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COMMENTO
21/10/2011
  •   |   Maurizio Matteuzzi
    Fine primavera

    Con la morte del tiranno - o con il suo linciaggio - , la guerra civile in Libia e la «guerra umanitaria» della Nato è finita (anche se la Nato e i suoi capintesta: Francia, Gran Bretagna, Stati uniti, con l'Italia ad arrancare penosamente dietro, hanno già assicurato che ci resteranno anche dopo, a vegliare sulla vittoria e sui vincitori). Quella di Gheddafi era una fine annunciata. E' stata una fine, ancorché brutale e oltraggiosa, decente, da beduino che non sarebbe scappato né si sarebbe arreso, come aveva pronosticato fin dall'inizio il vescovo di Tripoli, monsignor Giovanni Martinelli, che lo conosceva bene.
    Ma la fine di Gheddafi, inevitabile e auspicabile dopo 42 anni di potere, non è, come molti diranno un altro anello della «primavera araba» cominciata in Tunisia e proseguita in Egitto. Al contrario. Quella catena - pronti a fare ammenda in caso di future smentite - in Libia si è spezzata, forse definitivamente.
    Perché l'insurrezione libica non era, fin dal suo inizio, il 17 febbraio a Bengasi, per nulla simile a quella tunisina di dicembre e a quella egiziana di gennaio. In Tunisia ed Egitto erano state rivolte di massa e di popolo, soprattutto rivolte disarmate e pacifiche. La «Rivoluzione del 17 febbraio» in Libia, fin dal suo inizio, è stata un'insurrezione armata, armatissima, destinata inevitabilmente - a meno di una improbabile resa o fuga di Gheddafi, divenuta ancor più improbabile dopo l'intempestivo mandato di cattura internazionale emesso dalla Corte penale dell'Aja - a trasformarsi in una sanguinosa e selvaggia guerra civile (altro che «mercenari africani»...). Che con l'intervento dell'Onu e di quella che appare sempre più la sua «agenzia militare» - la Nato -, per quanto truccato da operazione «umanitaria a protezione dei civili», ha assunto immediatamente i connotati chiarissimi di un intervento di stampo neo-coloniale. Con ben altri obiettivi, politici ed economici, che la protezione dei civili libici: un regime change, in quanto il vecchio «cane matto» di Tripoli nonostante la sua riconversione all'occidente non era considerato affidabile per un paese-chiave, all'intersezione di Medio Oriente, Mediterraneo e Africa sub-sahariana; il petrolio, tanto, di ottima qualità e di facile estrazione; l'acqua del Grande fiume, abbondante e che presto varrà più del petrolio.
    Lo sfrenato e sospetto attivismo (basti pensare al ruolo di un personaggio come il frusto nouveau philosophe Bernard-Henri Levy) di Francia e Inghilterra ha rimandato, per chi ha un briciolo di memoria, all'avventura anglo-francese del '56 contro il canale di Suez e l'Egitto di Nasser, piuttosto che a un'operazione di croce rossa internazionale.
    L'ondata democratica che si è levata dal Maghreb al Mashreq è stata presa a pretesto dalla Nato e dall'occidente per liberarsi di un personaggio scomodo non in quanto impresentabile (si dovrebbero organizzare «operazioni umanitarie in mezzo mondo...) ma in quanto inaffidabile, in un paese «strategico». E quella libica non è stato un nuovo capitolo nel dramma ancora inconcluso e dal finale incerto della «primavera araba», ma un'insurrezione non solo armata ma etero-diretta (senza nulla togliere alla partecipazione generosa e in molti casi eroica di tanti giovani «rivoluzionari» libici, chi sembra emergere finora dal fumo della vittoria sono o vecchi residuati del gheddafismo che hanno cambiato cavallo in corsa, o personaggi legati a filo doppio e triplo agli sponsor americani e francesi, o quegli stessi islamisti, e perfino ex -ex?- jiahdisti e qaedisti, che il laico Gheddafi faceva a fette con la benedizione dell'occidente).
    Non è un caso che la «guerra umanitaria» sia iniziata nella notte del 19 marzo, poche ore dopo che la risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza aveva autorizzato «la protezione dei civili», con i caccia francesi a sganciare missili sul compound di Bab al-Aziziya a Tripoli dove si sperava di far secco Gheddafi al primo colpo. Né che sia finita, ieri mattina, con una delle migliaia di raid aerei della Nato sul convoglio in fuga da Sirte (a proposito: dov'era l'Onu, chi ha protetto la popolazione civile della città sotto assedio e bombardamenti continui degli insorti per oltre un mese d'inferno?) che, con ogni probabilità e fino a prova contraria, è stato quello che alla fine ha «beccato» il Colonnello.
    Meglio che sia finita così. Per tutti. Per gli insorti, che dicevano di volerlo mandare sotto processo nella «nuova Libia» ma forse si sarebbero trovati un po' imbarazzati dal fatto di essere - molti - ex gehddafiani doc. Per gli sponsor occidentali che dicevano di volerlo mandare alla Corte penale internazionale ma forse si sarebbero trovati leggermente in imbarazzo nel momento in cui l'imputato Gheddafi avesse ricordato i baciamano e i salamelecchi con cui fino a qualche mese fa lo trattavano e ricevevano quegli stessi che ora l'accusavano in nome dei diritti umani. Forse meglio perfino per la Cpi dell'Aja che in pochi anni ha perso ogni credibilità nella sua trasformazione in una Corte penale dell'occidente rivolta solo contro i cattivi d'Africa o ex-Jugoslavia, un tribunale dei vincitori per giudicare i vinti di poco conto.
    Con la morte del tiranno Gheddafi è morta anche la primavera araba, anche se venisse rispettato il cronogramma presentato dai vincitori - il governo transitorio entro un mese, l'assemblea costituente entro 8 mesi, una costituzione ed elezioni «libere» all'inizio del 2013 - e se alla fine «la nuova Libia» divenisse un paese «democratico», senza il temuto spettro islamista a gravare sul suo futuro.
    Sembra una contraddizione ma non lo è. Era lampante che dopo essere «passata» in Tunisia ed Egitto, dopo la caduta dei tiranni Ben Ali e Mubarak, se l'ondata liberatrice e democratica fosse passata anche nella Libia di Gheddafi, niente e nessuno avrebbe più potuto fermarla. Dopo la Libia, la Siria, e poi giù dritta nel cuore della penisola arabica: lo Yemen, il Bahrein, il Qatar e le altre petro-monarchie del Golfo, fino in fondo: l'Arabia saudita, il vero obiettivo di ogni movimento di liberazione degno di questo nome. Tutti paesi e paesucoli gonfi di petrolio e di dollari, quasi sempre inventati dalle vecchie potenze coloniali - Gran Bretagna, Francia, Stati uniti - e regalati a sceicchi, emiri e re, legati contemporaneamente all'Islam più retrogrado e all'occidente più democratico, con il petrolio a fare da garanzia.
    Si spiega così il ruolo sfacciato del Qatar (e della sua al Jazeera, troppo mitizzata e «caduta» sul fronte libico) nella guerra contro Gheddafi.
    La primavera araba è morta in Libia, nel linkage perverso fra le petro-monarchie feudali del Golfo e l'occidente democratico accorso a salvare i valori della democrazia e dell'umanità per salvare i valori del petrolio.


I COMMENTI:
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  • L'uccisione di Gheddafi era "auspicabile" secondo Matteuzzi. Complimenti a questi democratici e pseudoprogressisti infiltratisi nel Manifesto sono la quinta colonna della propaganda socialimperialista. Apparentemente con i precari e contro le privatizzazioni in Italia, con chi precarizza e privatizza dall'altra parte del Mediterraneo, anche a suon di bombe e di omicidi mirati contro chi si oppone. 24-10-2011 09:58 - Alex1
  • Soo pienamente d'accordo con Sergio Nessi. Mi aspettavo dal manifesto una posizione almeno più critica su questa barbarie - sia l'uccisione di Gheddafi e il modo in cui è avvenuta, sia tutta l'operazione ei cosiddetti ribelli. Mi pare che rispetto a qualche mese fa abbiate fatto passi in...avanti(l'Avanti di Lavitola, magari).) 22-10-2011 01:34 - maria
  • vergogna agli pseudo comunisti che salutano la morte di gheddafi. Se ragioniamo con l'ottica di classe, nonostante le privatizzazione degli ultimi anni, non possiamo dimenticare gli sforzi della jahamaria per il benessere del suo popolo, l'istruzione e le nazionalizzazioni. Se ragioniamo con l'ottica dell'antimperialismo non possiamo dimenticare la lotta per l'unità araba prima e africana dopo e per la decolonizzazione del terzo mondo. Se ragioniamo col culo parliamo come certi sionisti che scrivono certe stronzate. 22-10-2011 01:27 - ANDREA
  • la Nato, e quindi noi italiani, Napolitano, il buffo centro sinistra, ammazziamo un capo di stato che muore combattendo per la libertà del suo paese

    troviamo qualche delinquente che reciti la parte del ribelle e distruggiamo un paese con i nostri bombardieri

    se ci fossero ancora i comunisti, sarebbero con la resitenza libica e le sue bandiere verdi

    e invece i "giornali comunisti" come il Manifesto, che stanno alla storia comunista come l'Avanti di Lavitola sta alla storia dei socialisti italiani, stanno con gli USA e contro la libertà e l'indipendenza dei popoli, come sempre

    come sempre stanno con i "ribelli", purchè targati USA 21-10-2011 20:59 - sergio nessi
  • Ottimo articolo, complimenti davvero, con un'analisi perfetta di ciò che è avvenuto. Grazie a questa guerra, la Nato ha conquistato un altro avamposto strategico nella lotta per l'estrazione di petrolio. Dispiace veramente vedere questi farabutti vantarsi del loro intervento in Libia senza che nessuno abbia la possibilità di dirgli quanto siano stati cretini. Sono personaggi schiavi del capitalismo, che agiscono per volontà delle lobby economiche. Lo si vede del resto dalle loro politiche economiche palesemente impopolari, ed a vantaggio dei soliti privilegiati. Il linciaggio in diretta TV è stato l'epilogo di un marciume mediatico stile holliwoodiano, che poco a che vedere con i principi democratici da loro enunciati. Il colonialismo a braccetto con l'imperialismo ha fatto nuove vittime in Africa, non solo fra i militari, ma anche fra i migliaia di civili caduti sotto le bombe lanciate dagli aerei Nato. Per questo, e per i motivi politici sopraelencati, dico che questi balordi hanno poco da vantarsi. 21-10-2011 20:53 - Marx
  • Condivido il pensiero di fondo cui s'ispira questo articolo, che aiuta effettivamente a pensare in termini globali purché ciascuno di noi conservi la propria indipendenza di valutazione dei fatti. Sono infatti molto diffidente nei confronti di ogni "geopolitica", sia pur quella assai utile del petrolio e del gas. Quale forma mascherata di ideologia, la geopolitica oggi assai in voga tende ad attribuire un valore deterministico, ineluttabile,a quelle che in realtà sono scelte dettate da precisi interessi. Dunque, come ogni determinismo, è potenzialmente una minaccia per le libertà individuali, perchè fornisce schemi concettuali interpretativi già confezionati. 21-10-2011 19:35 - veronica aretini
  • La fine del dittare è stata indegna, anche l'esecuzione del duce al confronto fu benevola ed il vilipendio ci fu solo sul cadavere. Fianche la fine di Bin Laden è ridicola se comparata a questa barbara uccisione che rischia di farne un martire. L'italia avrebbe potuto fare una figura piu degna con qualsiasi atteggiamento diverso da quello intrapreso, neutralità o interventismmo, ma deciso e coerentemente tenuto fin dall'inizio. 21-10-2011 19:20 - Alex
  • Sono gioioso per la fine di Gheddafi, perché se lo meritava. Le seghe mentali ve le lascio tutte. 21-10-2011 17:32 - Gabrin
  • La "no fly zone" e la protezione dei civili si sono dimostrate un’ipocrisia. Per la prima volta si abbatte un regime andando oltre il mandato dell’Onu. Vergogna!
    Ora che Gheddafi non c’è più vengono a galla molti retroscena che fino a ieri restavano mescolati con sofisticazioni mediatiche, mezze verità e palesi falsità circa le presunte persecuzioni, fosse comuni, bombardamenti di civili, perpetrati dal regime libico. Tutta immondizia televisiva e giornalistica da dare in pasto ad una pubblica opinione addormentata e distratta, ad uso ed abuso dei veri aggressori atlantici i quali abbisognavano del caso bellico per occupare un paese sovrano, con l’ausilio di brancaleoni addestrati e corrotti in loco.Le dichiarazioni rilasciate delle autorità italiane sulla cattura e successiva esecuzione a sangue freddo del Rais sono peggiori del linciaggio subito da quest’ultimo per mano dei mercenari del CNT. Dal Presidente della Repubblica all’ultimo ed inutile parlamentare non si è sentita una voce dissonante sull’epilogo libico e sul suo Colonnello, il quale, solo pochi mesi fa, più che un pazzo sanguinario, era considerato da costoro un capo amato dal suo popolo ed un partner affidabile da invitare a Roma con tutti gli onori riservati ai potenti. 21-10-2011 15:51 - gianchi
  • E' uno spasso leggere questo blog. Sembra di entrare in una macchina del tempo. Gente (forse la stessa?) che ripete sempre le stesse cose, all'infinito, senza mai stancarsi, senza mai dubitare. I cattivi sono sempre gli stessi, ovunque in ogni tempo e situazione.
    E ora la rivolta in Egitto si sarebbe svolta "indipendentemente dagli USA". Comico.

    Ma l'avete un calendario da qualche parte o usate lo stesso da 50 anni? 21-10-2011 15:31 - Luca
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