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Gian Paolo Calchi Novati
Morte di un riformatore
Il male della guerra non è la fine, che rappresenta il momento della catarsi come nella tragedia greca, ma l'inizio, quando tutte le scelte sono ancora aperte e il corso degli avvenimenti viene indirizzato dagli uomini verso la soluzione sbagliata. La morte di Muammar suscita orrore e pietà ma nel frattempo sono morti tanti Ahmed, Ibrahim e Mustafa e altrettanti Mustafa, Ibrahim e Ahmed, pur avendo avuto modo in passato di identificarsi in Muammar o di ricevere benefici dal suo regime come singoli o come membri della collettività, hanno sofferto troppo, hanno perso un padre o un fratello nella repressione o più semplicemente hanno avvertito all'improvviso il peso non più sopportabile della mancanza di libertà. Il popolo sa essere spietato ma il popolo - a differenza dei dirigenti, mossi per lo più dall'opportunismo o dalla vendetta personale - è il parametro infallibile di successi e insuccessi. Nella violenza contro un essere inanimato in quelle scene terribili di Sirte riaffiora quella medesima voglia di riappropriarsi del corpo del rais, poco importa se amato o odiato, che nel giorno del funerale al Cairo, in un trionfo invece che nell'obbrobrio, concluse la vicenda terrena di Nasser, il modello che Gheddafi ha cercato di emulare. È così che Muammar Gheddafi ha perso, dopo il fascino, il potere e la vita.
In tutto l'arco del suo governo Gheddafi ha condotto due lotte, distinte e sovrapposte, verso i suoi stessi connazionali e contro le forze esterne percepite come un ostacolo alla realizzazione della Libia che aveva in mente. All'interno, non è mai riuscito a conquistare il consenso necessario per rendere accettabili e in fondo comprensibili i suoi obiettivi. Fosse anche solo per questo, Gheddafi non è mai diventato un rivoluzionario. Ha precorso i tempi e gli sviluppi, non ha interpretato una classe, un'idea attuale o una nazione già formata. Si è cimentato in un'impresa impossibile proiettata nel futuro o nell'immaginario come una specie di auto-elite: lo stesso limite dello scià Reza Pahlevi, che voleva fare dell'Iran la terza potenza mondiale. Il risultato non poteva che essere un fallimento. Sull'altro fronte, le sfide lanciate all'imperialismo vecchio e nuovo lo hanno logorato in una partita a somma zero: i suoi interlocutori hanno finto di stare al gioco chiedendogli contropartite tutt'altro che liberatorie. Siccome Gheddafi era un riformatore (la nazionalizzazione degli idrocarburi, la chiusura delle basi, il mutamento dei rapporti fra Nord e Sud con mezzi leciti e illeciti) e non un semplice riformista, non è mai stato perdonato e accettato. Il paese assente e passivo che Gheddafi raccolse dopo il pallido regno di Idris possedeva virtualmente tutti i requisiti di cui il giovane capo degli «ufficiali liberi» si valse per la sua politica - il petrolio, lo spazio, la posizione strategica, ecc. - e in pochi anni trasformò la Libia conferendole dal nulla un ruolo e una visibilità di alto profilo, forse sproporzionati, che gli meritarono in Occidente un'ostilità a sua volta eccessiva date le possibilità reali della Libia, tanto più perché isolata.
Sopravvissuto a una lunga sequenza di sanzioni, complotti e raids, nella sua tenda di Tripoli o nel cielo di Ustica, Gheddafi non si è mai trovato faccia a faccia con il nemico a cui era stato assegnato il compito di eliminarlo. Non ci sarà nessuna icona paragonabile al corpo del Che freddato cinicamente dai militari boliviani a nome di un potere vicino e lontano. Gheddafi non è stato colpito neppure dalle bombe riversate sul suo bunker per giorni e settimane dalle potenze della Nato.
Potrebbe essere stato però un aereo o un drone della coalizione intervenuta, come si sa, a difendere i civili, a far partire la bomba o il missile fatale, lasciando ai libici intontiti dalla vittoria ormai prossima - in un'ultima, perversa rivalutazione della Jamahiriya, la repubblica delle masse - l'onore o l'onere di macchiarsi dell'ultima ignominia. In questo la morte di Gheddafi ricorda piuttosto la morte di Patrice Lumumba, assassinato da una squadra di sicari in cui figuravano, con tutti i mimetismi del caso, i suoi nemici interni e un ufficiale belga. Nel 2011 come nel 1961 l'Onu ha svolto la parte vile di chi c'è ma guarda da un'altra parte. Il «pazzo di Tripoli» ha resistito a quattro presidenti americani: Reagan, Clinton e i due Bush. È caduto vittima del più «terzomondiale» dei presidenti americani così come il cadavere martoriato di Lumumba fu uno dei primi assilli del neo-presidente Kennedy, liberale e anticolonialista. Dopo aver seguito con tanta passione l'assassinio in diretta di Osama Bin Laden, pare che Hillary Cliton abbia avuto un'altra scossa leggendo sul suo blackberry la notizia della morte di Gheddafi: ha qualche motivo per essere fiera essendo stata probabilmente lei a decidere a Washington la partecipazione alla guerra o a far decidere Obama.
I capi degli stati che hanno condotto la guerra contro Gheddafi, almeno quelli europei, avevano tutti alle spalle una più o meno lunga frequentazione del leader della rivoluzione libica. Con un atto di contrizione non richiesto Gheddafi nel 2003 aveva chiesto e ottenuto di rientrare nella legalità perché non voleva essere l'Iraq del Nord Africa anche se paradossalmente non è sfuggito allo stesso destino di Saddam Hussein, massacro dei figli compreso. Il «bel giorno» vissuto dalla Libia secondo Sarkozy e i suoi complici con l'uccisione di Muammar Gheddafi contrasta con i giorni «bui» quando Gheddafi era ospite dell'Eliseo (la prima visita ufficiale della Guida in un paese occidentale) o era abbracciato da Blair arrivato fino a Tripoli e naturalmente riceveva gli omaggi di Berlusconi (così come, prima di lui, di Andreotti, Dini e D'Alema). Buon vicinato e Realpolitik in diplomazia non sono neppure disdicevoli in sé. Molto peggio la retorica dell'aiuto promesso per contribuire a costruire la nuova Libia, tutta democrazia e concessioni petrolifere con l'aggiunta di qualche base militare per tenere a bada un'area che sta conoscendo un'evoluzione tumultuosa. Il ministro Frattini vuole dedicarsi in particolare a rifare le scuole. Tutti hanno le certezze che derivano dai precedenti di Iraq e Afghanistan.
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http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=36964 23-10-2011 19:30 - muriel
E' cambiato lo strumento non le finalità.(...) Nel gioco mefitico del potere restiamo prigionieri di una "democrazia" lioquida enunciata e declinata nel consumismo e nella guerra continua dei BUSCHOBAMA di turno. la "novella" sta tutta nella considerazione di Stefano B. :"aveva trasformato una Nazione africana in terra di immigrazione". C'è presupposto la storia di cinque secoli con le migliaia di tonnellate di carne umana che l'ha raratterizzata. Nel tempo, come Obama & Company, v'è tato chi dalla poltrona ha assistito all'uccisione degli agnelli per preparare la Pasqua. 23-10-2011 10:52 - antonio
cosi afferma il web venezuelano aporrea.org ed altri media spagnoli come publico.es....
E' chiaro tra i ribelli libici c'e' una maggioranza di militanti e guerriglieri che prendono l'ordine da al qaeda e non dai colonialisti occidentali..... bene ed ora comincia la guerra per l'emirato islamico!!!MA RICORDO AI GENTILI LETTORI CHE I COSIDDETTI PALADINI DEL MONDO LIBERO hanno infiltarto in libia centinaia e centinaia di contractors mercenari travestiti da islamisti con barbe finte!!!!
Mercenari si il fior fiore di tagliagole ed assassini di tutte le risme autori dei delitti piu turpi e di stermini, gravissima la voce che gia girava sul web della presenza a Sirte dei paracos colombiani cioe delle piu feroce BANDA ARMATA DELL'IMPERO
queste bestie si sono macchiate dei piu feroci crimini contro l'umanita del dopoguerra non solo in Colombia...
IL VIDEO IN QUESTIONE E' STATO STUDIATO...mentre si lincia orribilmente GHEDDAFI SI SENTE CHIARAMENTE "vamos, vamos vamos ed altre parole in spagnolo con una netta parlata "colombiana"!!!gia da tempo la stessa stampa filogovernativa di Bogota parla di spostamenti di ex ufficiali inquisiti per massacri e PARAMILITARI SUI SETTORI MEDIORENTALI
Lascio a voi di tirare le somme, per gli esaltati che inneggiano alla morte di Gheddafi MA CON CHI VOLETE CREARE LA DEMOCRAZIA???
CON I PARAMILITARI COLOMBIANI,I NARCOS COLOMBIANI,MESSICANI GLI ZETA???? I KOSSOVARI, I MERCENARI SAUDITI!!! I GOLPISTI HONDUREGNI,LE BANDE MERCENARIE KENIOTE ED UGANDESI MARIONETTE DI OBAMA?????
CARI LETTORI QUESTE SONO LE BANDE ARMATE DELL'IMPERO......
VIA QUESTO PUTRIDO MONDO MERCENARIO E SANGUINARIO CHE SA DI MORTE DI GUERRE, LINCIAGGI, STERMINII, SANGUE FOSSE COMUNI,VIOLENZA....
UN ALTRO MONDO E' POSSIBILE 23-10-2011 10:30 - george
Mah il pianeta ha fatto troppi bambini comincia la mattanza ... 23-10-2011 09:20 - bozo4
Un nuovo Manifesto su cui dissertare di scie chimiche, complotti sionisti e verità alternative del 9/11.
Sempre in prima pagina qualche bella foto di bambini morti.
E, a giorni alterni, editoriali di Chiesa e Mazzucco.
Sotto il titolo la nuova dicitura: quotidiano Nazional Comunista.
O, in un audace impeto di onestà, Comunitarista.
Auguri. 23-10-2011 08:55 - Galaverna
La barbarie è ormai inconfutabile e più andiamo avanti e sempre più violenza vedremo.
Anche le manifestazioni contro l'impero diventeranno sempre più violente.
Ormai siamo entrati nel vortice.
La democrazia,che tanto si decantava e si poneva contro le dittature,è diventata un'utopia!
Tutto,oggi appare più reale!Gheddafi è morto in diretta e alla faccia della democrazia! 23-10-2011 08:03 - maurizio mariani
Purtroppo le migliaia di vittime inermi del regime libico
resteranno per sempre sconosciute. Però il governo italiano queste cose le
conosceva benissimo ed ha voluto accogliere ugualmente il dittatore e la
sua famiglia con tutta quella pompa magna solo due anni fa, mica ai tempi
delle Guerre Puniche ! Ed alle sinistre che protestavano, Berlusconi ha riso
in faccia. Detto questo, proprio io che più di una volta ho espresso il
mio disaccordo con i nostalgici di Tito e di Stalin che non mancano in
Rifondazione Comunista, non andrò certo a difendere il satrapo Gheddafi,
anche se le modalità della sua uccisione a sangue freddo poco dopo la
cattura mi lasciano alquanto perplesso. Io sono convinto che la dittatura sia una forma di governo inumana e rivoltante. Se si comincia a dire che ci sono dittatori buoni e dittatori cattivi,
allora è finita, perchè si cade nella trappola della ideologia, e non se ne
esce più. Sono perciò d'accordo che le dittature dovrebbero essere
cancellate dalla faccia della terra, come pure i dittatori, ma non credo che
questo risolverebbe i problemi dei popoli del terzo mondo. Di questo però ci
sarà tempo per discutere un'altra volta.
Per concludere una piccola considerazione di costume : Viaggiando fra i blog
di alcune testate giornalistiche, ho trovato molti padri di famiglia che si
dichiarano entusiasti della fine di Gheddafi, magari senza sapere niente
della Libia, e bacchettano senza pietà i dubbiosi e gli scettici. Ma quando
si passa ad argomenti di casa nostra, tipo l' indecoroso show
Berlusconi-Scilipoti, quegli stessi personaggi se ne rimangono in silenzio.
Sono sicuro che se qualcuno sparasse al loro amato premier, ne farebbero
immediatamente un martire.
P.S. : Dieci anni fa Oriana Fallaci scriveva che i popoli arabi sono
ingovernabili e che l'Islam è una religione mortifera e sanguinaria. Io ho
commentato dicendo che la Fallaci doveva avere la testa piena di armadilli.
Speriamo solo che il tempo non le dia ragione, perchè allora ci troveremmo
tutti in grossi guai. 23-10-2011 05:59 - gianni