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Paolo Cacciari
Come si esce dall'economia del debito
Alzino la mano quanti hanno azioni? Pochissimi, a giudicare dal fatto che non ci dicono mai la loro vera consistenza (numero di persone per il valore delle azioni possedute). Alzino la mano quanti hanno titoli di stato? Non molti e comunque posseggono meno della metà della metà del valore dei titoli emessi (la metà è all'estero, l'altra metà è nelle casse di imprese e investitori istituzionali vari). Alzi la mano chi ha denari in banca? Abbastanza, ma si accontentano di interessi che non proteggono nemmeno dall'inflazione. E allora, chi se ne frega del default ! Falliscano pure banche e stati, non vengano rimborsati i prestiti che hanno avuto, o vengano congelati in attesa di tempi migliori. Le bancarotte (assieme alle guerre) sono il metodo più sbrigativo per la remissione dei debiti e ricominciare da capo. E' successo molte volte nella storia degli stati e, da ultimo, l'Argentina insegna che ci si può risollevare. Chi vive del proprio lavoro, chi non arriva alla quarta settimana, cioè la maggioranza delle famiglie, si libererebbe così finalmente dal peso di dover foraggiare rendite e interessi. Se è vero che su ogni italiano gravano 30.000 euro di debito pubblico, quanti anni ci vorranno per estinguerli, ammesso che i futuri governi riuscissero a non aggiungerne altri? I giovani senza futuro, gli indignados che protestano a Wall Street, i disoccupati nelle piazze spagnole e greche gridano: «Non vogliamo pagare noi i vostri debiti». Ed hanno più che ragione.
Ma c'è un ma che rende ancora più grave la situazione e più profonda la svolta economica e politica necessaria per uscire dalla crisi. Non sono solo gli avidi speculatori, gli approfittatori alla Soros, i manager pagati in opzioni alla Marchionne, i ministri della finanza creativa alla Tremonti che ci hanno portato sull'orlo del baratro. Via loro (e sa iddio quanto sarebbe bello!) non cambierebbe nulla perché anche l'azienda dove andiamo a lavorare, l'amministrazione comunale dove abitiamo, la locale azienda sanitaria, il fondo che gestisce la nostra pensione, la banca del nostro bancomat, l'agenzia di stato che sborsa il sussidio di disoccupazione a nostro figlio... sono da tempo, in un modo o nell'altro,tutti indebitati. Tutti avevano fatto il conto ("aspettativa" si dice in economia) di riuscire in futuro a guadagnare di più (facendo profitti, riscuotendo tasse, realizzando interessi, vendendo immobili e "cartolarizzando" il Colosseo...) di quanto non avessero ricevuto in prestito. Credevano, cioè, nella chimera di una crescita economica esponenziale e senza fine. Un calcolo tragicamente sbagliato. Da tempo (dieci, venti, chi dice trent'anni) le economie occidentali sono in crisi di realizzo, il loro tessuto produttivo non è più in grado di riprodurre guadagni tali da riuscire a mantenere gli standard dei consumi privati e pubblici. Per mascherare questo fallimento e allontanare il declino le hanno tentate tutte: la leva finanziaria, i titoli tossici, il signoraggio del dollaro, oltre, ovviamente, al vecchio trucco di stampare carta moneta. Niente, la "santa crescita", nonostante le continue invocazioni e i lauti sacrifici umani, non arriva. E non arriverà mai più, almeno per chi è da questa parte del mondo.
Doveva essere il secolo americano ed invece è quello del suo declino che si trascina con sé propaggini e imitazioni. Ciò accade un po' perché portare via le materie prime dal terzo mondo è sempre più costoso (militarizzazione crescente, prebende a regimi fantoccio, esaurimento delle risorse naturali), un po' perché i paesi emergenti hanno imparato che "arricchirsi è glorioso" e nemmeno così difficile. In un contesto di economia neoliberista, fondata sulla competizione selvaggia tra aree geografiche vince semplicemente il più forte: chi ha più capacità produttiva, chi riesce più a spremere i fattori e gli strumenti della produzione: a partire dal lavoro e dalle risorse naturali. Questa volta la Cina è davvero vicina.
Oppure si decide di uscire dal gioco per davvero. Si esce dall'economia del debito (cioè da quella economia che pone gli interessi del capitale sopra a quelli del lavoro e della stessa vita delle persone e dell'ecosistema terrestre) con tutto quello che ne deriva. E' questo il vero recinto di pensiero da cui nemmeno la sinistra-sinistra riesce ad uscire. Le vecchie ricette keynesiane non hanno realmente più margini di applicazione dentro una crisi strutturale di queste dimensioni e di questa qualità. Le politiche riformiste, anche quelle più caute sono tagliate fuori sia sul versante del modello economico, sociale ed ecologico, sia su quello della distribuzione della ricchezza. E' ormai chiaro che le risposte possono venire solo uscendo dalle regole e dai dogmi del mercato. Dovremmo pensare ad un altro tipo di ricchezza, ad un altro tipo di benessere, ad un altro modo di lavorare, ad un altro modo di relazionarsi tra le persone che non sia quello che passa attraverso il portafogli. E sarebbe certamente una società più umana, più in armonia con la natura, più capace di futuro, più desiderabile. Se provassimo a mettere la cura e la fruizione dei beni comuni (l'acqua, la terra, le foreste, il patrimonio naturale, ma anche quello culturale: la conoscenza, i saperi) al centro della nostra idea di società, riusciremmo facilmente e con grande soddisfazione individuale e collettiva a fare a meno dell'ossessione dell'aumento del Pil. Anzi, essere costretti a pagare per possedere, invece che condividere per accedere ad una fruizione collettiva, sarebbe un indicatore negativo di benessere. Decrescere la dipendenza dal mercato è l'unico modo per sottrarsi ai suoi diktat. Non c'è modo di liberarsi dalla tirannia della produttività misurata in budget se non ci si libera dal dispositivo dell'incremento del valore di scambio delle merci. Ed è esattamente questo, non altro, quello che chiamano, in modo assolutamente bipartisan (da Napolitano a Berlusconi, dalla Camusso a Marchionne, dagli economisti marxisti a quelli liberisti): crescita.
Il guaio non è la «vera e propria crisi del capitalismo» (sono parole di The Observer), ma la mancanza di una alternativa di sistema. Cioè, la mancanza di una soggettività politica che abbia il coraggio civile e intellettuale di prospettare un sistema di valori etici e di regole sociali all'altezza della odierna crisi di civiltà e capace di evitarci di pagare le conseguenze del collasso. Per esempio: non ci si libera dagli strozzini e dagli usurai se non si stabilisce che la finanza e la moneta devono tornare ad essere strumenti neutri, beni comuni pubblici, di servizio, che nessuno (né grande banchiere, né piccolo azionista) può pensare di usare per arricchirsi. Non ci si evolve dal lavoro schiavo e precario se non si torna a stabilire che anche il lavoro è un bene comune, non una merce, un modo di realizzare sé stessi e, assieme, contemporaneamente, un modo per offrire agli altri cose utili, sane, durevoli. Non ci si libera dal peso delle crescenti spese militari e per la "sicurezza", se non si capisce che la pace e la sicurezza sono beni indivisibili, universali.
Fastidiose utopie, dirà qualcuno, indispensabili modi di essere per chi pensa che sia possibile praticare forme di economia non monetizzata, sociale e solidale. Ernst Friedrich Shumacher diceva che l'economia è una «scienza derivata», che deve cioè «accettare istruzioni». È urgente che qualcuno impartisca nuove istruzioni.
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di gianni - 06.08.2013 06:08












Ma l'idea di fondo rimane valida: il dogma del crescimento Pil è non solo insostenibile ma anche indesiderato, poiché concentra li sforzi della società in sviluppi non necessari (non in tutti i casi, evidentemente).
Il vero atto di cambio allora diventa l'articolazione di questo modo di vivere, dal micro (organizzazioni locali e volontarie che si occupano da piccoli modi di produzione fino ai passatempi - e basate non sul denaro ma sul condivisione) al macro (un partito politico che presenta una visione dell'economia che s'interessa più sulla piena occupazione che su una target di inflazione minore al 3%...). 29-10-2011 15:05 - Davide
Peccato che il nazismo rifiutò di pagarlo il debito con le banche.. Per quello che diventò brutto e cattivo? Sarebbe stato più corretto scrivere “Euro Heil!”, visto che nemmeno si può sottoporre a referendum un’eventuale uscita!Torniamo alla LIRA e lasciamo perdere questo massacro NON VOLUTO!. 29-10-2011 14:48 - nazinatofascismokomunista
Immaginate un esercito in guerra. Ha una potenza di fuoco schiacciante. I generali, tuttavia, annunciano che in realtà odiano tutto questo e che limiteranno il fuoco quanto più possibile. Alcuni dei generali sono così sconvolti dalla prospettiva di andare in guerra che danno le dimissioni dall’esercito. I generali rimasti quindi dicono al nemico che gli spari saranno solo temporanei, e che l’esercito andrà a casa il più presto possibile. Qual è il risultato probabile di questa guerra? Avete indovinato. Sconfitta totale.
La BCE si sta comportando come i generali. Quando ha annunciato il suo programma di acquisto di titoli di Stato ha reso noto ai mercati finanziari (il nemico), che in realtà lo detesta e che intende cessare il più presto possibile. Alcuni membri del Consiglio direttivo della BCE hanno rassegnato le dimissioni per il disgusto davanti alla prospettiva di dover acquistare titoli cattivi. Come l’esercito, la BCE ha una schiacciante (in effetti illimitata) potenza di fuoco, ma ha chiarito che non è disposta a usare in pieno la sua capacità di creare denaro. Qual è il risultato probabile di tale programma? Avete indovinato. Sconfitta da parte dei mercati finanziari.Rendendo chiaro fin dall’inizio che non crede nel proprio programma, la BCE ha garantito il suo fallimento. Segnalando che diffidava dei bonds che acquistava, ha anche segnalato agli investitori che devono diffidare anche loro. Sicuramente una volta che la BCE ha deciso di acquistare titoli di Stato, c’era un modo migliore per eseguire il programma. La BCE avrebbe dovuto annunciare che era completamente intenzionata ad utilizzare tutta la sua potenza di fuoco per comprare titoli di Stato, e che non avrebbe permesso al prezzi delle obbligazioni di scendere sotto un determinato livello. In tal modo, si sarebbe creata fiducia. Gli investitori sanno che la BCE ha una potenza di fuoco superiore, e quando si fossero convinti che la BCE non avrebbe esitato ad usarla, sarebbero rimasti in possesso delle loro obbligazioni. La bellezza di questo risultato è che la BCE non avrebbe dovuto acquistare molti bonds.Le obiezioni che sono state sollevate contro l’idea che la banca centrale dovrebbe essere un prestatore di ultima istanza sui mercati obbligazionari del governo di un’unione monetaria.Il risultato di questo fallimento della BCE ad essere un prestatore di ultima istanza è stato che ha dovuto essere creato un istituto surrogato, l’EFSF / ESM, che tutti sanno sarà inefficace. Ha una potenza di fuoco insufficiente e ha una struttura di governance impraticabile, dove ogni paese mantiene il suo potere di veto. In tempi di crisi sarà paralizzato. I mercati lo sanno, e la sua credibilità sarà debole. Per nascondere queste carenze i leader europei ora stanno creando l’illusione che con qualche trucco intelligente le risorse del EFSF / ESM possono essere moltiplicate, permettendo alla BCE di ritirarsi nel suo giardino panglossiano1 di inflation targeting. I leaders europei dovrebbero sapere, però, che la leva crea rischi, rischi molto grandi. Essi appaiono con tutta la loro forza quando scoppiano crisi di liquidità. Così, quando il trucco leva sarà più necessario, fallirà in quanto mostrerà che le posizioni di coloro che hanno garantito la costruzione della leva sono effettivamente a rischio. I governi che ora godono di credito AAA prenderanno in pieno una perdita del 100% sulla loro tranche di titoli e perderanno il loro merito di credito in un sol colpo. L’intera rischiosa costruzione crollerà come le altre intelligenti costruzioni finanziarie del recente passato. Gli accademici hanno la reputazione di vivere in una torre d’avorio, lontano dalla realtà del mondo. La mia impressione è che invece degli accademici, sono i leaders Europei che vivono in una torre d’avorio. Scollegati dalla realtà economica e finanziaria, hanno creato un istituzione che non funziona e non potrà mai farlo in modo appropriato. Ora stanno creando un espediente finanziario che, nelle loro fantasie, si aspettano potrà risolvere i problemi di finanziamento dei principali paesi della zona euro.
E’ tempo che i leaders Europei ritornino nel mondo reale.
Rappresentanza popolare: abbattimento coatto del 75 % degli emolumenti e compensi ad europarlamentari, parlamentari, consiglieri regionali e comunali; congelamento ed abolizione delle pensioni di anzianità legislativa con effetto retroattivo; dimezzamento del numero dei parlamentari, dei consiglieri regionali e comunali (indennità corrisposte solo sulla effettiva presenza nelle attività consiliari).
Accorpamento amministrativo: i Comuni continueranno a mantenere la loro identità geografica, ma vi sarà un unico apparato amministrativo, sindaco e giunta compresi, per comprensori urbani con un bacino di 25.000 abitanti. Abolizione di tutte le province in qualità di enti amministrativi, fatta eccezione per le aree metropolitane.
Deportazione forzata la quasi totalità dei nostri rappresentanti in moderni GULAG autogestiti sino all'autoannientamento fisico, preferibilmente al di fuori del territorio nazionale (deserti, steppe, ghiacciai,ecc…)
Sovranità monetaria: istituzione di Banca Stato Italia, ente pubblico interamente detenuto dal Ministero del Tesoro, autorizzato dal Parlamento ad emettere moneta in nome e per conto della popolazione italiana a fronte di esigenze e finalità di natura socioeconomica o di investimenti infrastrutturali. Abbandono dell’euro, con il ripristino della nuova lira italiana e conseguente definizione di un sistema monetario a doppia circolazione valutaria. Tasso di sconto ed offerta monetaria, entrambe variabili macroeconomiche stabilite esclusivamente dal Ministero del Tesoro e dal Ministero delle Finanze in accordo con le linee guida della Politica Sociale per il Paese.
Tassazione della prostituzione: istituzione di un’aliquota unica con regolamentazione della figura professionale e dei relativi obblighi ed adempimenti sia fiscali che sanitari.
Embargo commerciale: istituzione di dazi doganali di sbarramento all’ingresso per i prodotti confezionati, assemblati e realizzati al di fuori dell’Unione Europea, in particolar modo per quelli alimentari.
Abolizione delle tariffe minime: per i liberi professionisti iscritti agli Albi Professionali.
Tassazione della Salute: istituzione della Tassa sulla Salute che colpisce inversamente il reddito dei contribuenti in rapporto a determinate abitudini alimentari e stili di vita (alcol, fumo, droga, abuso di grassi animali e vita sedentaria).
Nuova fiscalità diffusa: detrazione integrale dall’imponibile di tutte le spese ordinarie e straordinarie riguardanti l’amministrazione e la gestione della casa, la fruizione di un mezzo di trasporto (auto e motocicli), oltre a qualsiasi prestazione medica privata.
Detassazione degli utili aziendali reinvestiti per l’ammodernamento o l’ampliamento delle linee produttive e/o il miglioramento delle competenze delle risorse umane.
Mutuo sociale: istituzione del Mutuo Sociale per l’acquisto integrale della prima casa. L’immobile che si è deciso di acquistare viene acquisito e diviene proprietà dell’Istituto del Mutuo Sociale S.p.A. (holding immobiliare integralmente a capitale pubblico). Le rate mensili vengono calcolate applicando un tasso fisso di cortesia in relazione alla durata ed alla capacità di rimborso di ogni contribuente. Al termine del periodo di ammortamento l’immobile viene trasferito d’ufficio in proprietà al contribuente senza l’applicazione di alcun onere o tassa.
No tax area: individuazione e definizione delle no tax area (distretti industriali) nelle seguenti regioni disastrate e ridotte al 4 mondo: Sicilia, Sardegna, Calabria, Campania, Puglia, Basilicata, Molise con totale esenzione del pagamento di imposte dirette per un arco di tempo di 25 anni ad aziende con insediamenti industriali con più di 250 dipendenti assunti a tempo indeterminato. 29-10-2011 14:27 - il cimitEURO
Una rivoluzione e' l'unico modo per ottenerla e su questo non ci sono dubbi visto che chi ha il potere economico e politico non lo molla con le buone. La Storia insegna.
Rimane il problema irrisolto della "sovrastruttura" che non si modifica ed anzi riprende il sopravvento. L'uomo e' un animale molto imperfetto e con tendenze autodistruttive. 29-10-2011 14:07 - Murmillus
Come creare nuovi investimenti dopo il default? Ci affidiamo totalmente ai risparmi privati? A parte che questo sarebbe un esproprio, come fanno i privati a fare i loro investimenti?
L'Argentina... L'Argentina si trova in un contesto geopolitico differente. Da tre anni circa i paesi dell'America del Sud si sono liberati dal giogo degli Stati Uniti. Mi pare che il nostro contesto geopolitico sia un bel po' diverso.
Infine, io non concorderò mai con un discorso militante che invece di mettere al centro il problema del Soggetto politico da organizzare mette al centro il Soggetto di Stato. I militanti che parlano a nome di un Soggetto di Stato? Questo è il segno di come "indignarsi non basta".
Mi pare che qui circoli un'idea dello Stato invece che un'idea del governo (politico ed economico): se lo Stato fa default, come si governa dopo? Ci affidiamo ai peronisti italiani come in Argentina - dove non mi pare ci sia la sinistra al governo... 29-10-2011 13:40 - Daniel
http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=BHci1TNsr08 29-10-2011 13:09 - francesco