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Norma Rangeri
La nostra battaglia di libertà
La lettera del presidente Napolitano è la più forte e autorevole testimonianza dell'emergenza democratica che in questo momento colpisce il mondo dell'informazione indipendente. La tempestività con cui il Presidente della Repubblica ha risposto all'appello delle oltre novanta testate interessate dai tagli di Berlusconi e Tremonti conferma l'emergenza e la gravità estrema della situazione. A ventiquattr'ore dalla pubblicazione del nostro appello, il capo dello stato ci ha inviato la sua riflessione e il suo impegno, consapevole del vulnus che sarà inferto quando, con un prossimo voto parlamentare nella legge di stabilità, verranno mandate al macero le 400 mila copie vendute ogni giorno dalle testate in cooperativa e no-profit.
La scelta del governo di azzerare i fondi per l'editoria non ha nulla a che fare con la necessità di risanare i dissestati, e dissennati, bilanci dello stato (molto di più sarebbe quel che le casse pubbliche dovrebbero spendere per ammortizzare la disoccupazione dei quattromila addetti al settore). Mentre ha molto a che vedere con la decisione politica di togliere di mezzo un arcipelago (nazionale e locale), rappresentativo di culture e orientamenti diversi,colpevole di non rispondere a gruppi politico-finanziari.
Il presidente Napolitano, come si legge nella sua risposta, si farà portavoce del nostro, collettivo, punto di vista. Che reclama il diritto al finanziamento insieme al dovere di ripulire il settore dalla giungla dei Lavitola di turno. Il diritto perché chi parla di mercato imbroglia le carte: quale mercato se Mediaset che ha meno audience della Rai arraffa la fetta più grande della pubblicità? Quale mercato se, al contrario di quel che avviene in Europa e negli Stati uniti, la televisione mangia tutta la torta lasciando alla carta stampata le briciole e ai giornali in cooperativa e no-profit più nulla? Quale mercato se il vertiginoso aumento dei costi industriali rende impossibile pubblicare senza strutture di produzione sostenute da un welfare di settore? Da anni, inascoltati, chiediamo di togliere i soldi pubblici a chi non ne ha alcun diritto. Il governo non lo ha mai voluto fare e ora pensa di accendere un bel falò.
Nel paese che per quindici anni ha subito l'offesa di avere al governo il più potente editore privato e sopportato la complicità di un'opposizione che ha consentito lunga vita al conflitto di interessi, non deve stupire se oggi palazzo Chigi tenta il colpo finale cancellando un intero settore della carta stampata dopo aver fatto piazza pulita delle voci scomode della Rai. Tutto quasi senza reazioni né scandalo.
Ieri Michele Santoro ha presentato il suo "servizio pubblico", progetto di multipiattarfoma televisiva, esperimento editoriale contro il bavaglio che umilia quel che resta della Rai. Un'impresa ambiziosa, una scommessa politica che si rivolge ai cittadini, con una forma di sottoscrizione pubblica, per dare voce e rappresentanza a una larga, profonda, ostinata opposizione sociale, umiliata dalla censura del sistema. Noi, nel nostro piccolo, siamo su questa trincea da quarant'anni. Testimoni della resistenza possibile all'omologazione dell'informazione. E chi ci vuole zittire, da Berlusconi a Beppe Grillo, è lo sponsor migliore della nostra battaglia di libertà.LEGGI LA LETTERA DI NAPOLITANO
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http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&t=40498 02-11-2011 08:33 - muriel
http://www.movisol.org/privatizzazioni.pdf 02-11-2011 08:10 - muriel
Tralascio ogni tipo di considerazione, che peraltro negli stessi commenti viene del tutto ignorata, circa la reale situazione del “mercato” dell'informazione in Italia. Dichiarazioni come quelle in questione invocano le sottintese regole del mercato a sostegno della loro idea ma dovrebbero per lo meno fare i conti con il fatto che non solo nel “mercato” dell'informazione, ma anche in tanti altri settori, queste benedette regole del “mercato” sono truccate. Gli autori delle considerazioni in questione non si sono accorti (ma che giornali leggono?) che il grosso della raccolta pubblicitaria che sostiene non solo i piccoli giornali ma anche le televisioni e le grandi testate è del tutto sbilanciata a favore di Mediaset, della Rai e dei grossi gruppi editoriali? Non si sono accorti che sul mercato chi ha i capitali è in grado di operare con maggiore efficienza a scapito dei piccoli che di solito muoiono? Non si sono accorti, “en passant”, che Berlusconi è stato ed è tuttora il nostro Presidente del Consiglio con una grande passione per le leggi “pro domo sua”? Non sarà forse che i nostri ci stanno spacciando la solita vecchia legge del più forte?
Ma non vado oltre su questa questione che ovviamente in questo contesto non può che essere affrontata se non superficialmente e preferisco puntare la mia attenzione su un altro aspetto che rende palese la “violenza” che è implicita nel concetto che sto esaminando ed è sostenuto con apparente così grande equilibrio. Sono un lettore de "il manifesto" e lo sono presumo insieme a circa altre 30/50.000 persone. A stare a sentire i fresconi del “mercato”, le mie idee in quanto appartenenti a una minoranza siccome “non vendono” non hanno diritto di essere espresse e di trovare posto su dei mezzi di informazione. In fondo questa non è altro che un'ulteriore declinazione della legge del più forte. Come al solito dietro a questi facili concetti si cela la stessa logica di sempre: oggi minoranza relegata su piccoli giornali, domani in silenzio e dopodomani chissà, magari in “villeggiatura” con tanti altri dissidenti. Evviva la libertà di pensiero purché sia accompagnata da tanti soldoni; gli altri zitti!
La cosa che mi lascia allibito è che ci sia un certo numero, che purtroppo dati i tempi mi sembra in crescita esponenziale, di miei concittadini che ignorando del tutto il diritto di parola e di opinione che ciascuno dei cittadini teoricamente ha, impongono la loro prosopopea, sputando sentenze di condanna e buttando alle ortiche secoli di cultura e pensiero non dico comunista, per carità, ma democratico e liberale per il quale uno dei pilastri della civiltà umana è il diritto alla libertà di parola e di pensiero. I miei complimenti per la vostra piccineria. 02-11-2011 01:07 - Luca Moiraghi
Purtroppo non lo stesso si puo' dire di vari grandi mass-media italiani, farne il nome sarebbe doloroso. 01-11-2011 20:53 - bozo4