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COMMENTO
01/11/2011
  •   |   Norma Rangeri
    La nostra battaglia di libertà

    1971, la nascita del "manifesto"

    La lettera del presidente Napolitano è la più forte e autorevole testimonianza dell'emergenza democratica che in questo momento colpisce il mondo dell'informazione indipendente. La tempestività con cui il Presidente della Repubblica ha risposto all'appello delle oltre novanta testate interessate dai tagli di Berlusconi e Tremonti conferma l'emergenza e la gravità estrema della situazione. A ventiquattr'ore dalla pubblicazione del nostro appello, il capo dello stato ci ha inviato la sua riflessione e il suo impegno, consapevole del vulnus che sarà inferto quando, con un prossimo voto parlamentare nella legge di stabilità, verranno mandate al macero le 400 mila copie vendute ogni giorno dalle testate in cooperativa e no-profit.
    La scelta del governo di azzerare i fondi per l'editoria non ha nulla a che fare con la necessità di risanare i dissestati, e dissennati, bilanci dello stato (molto di più sarebbe quel che le casse pubbliche dovrebbero spendere per ammortizzare la disoccupazione dei quattromila addetti al settore). Mentre ha molto a che vedere con la decisione politica di togliere di mezzo un arcipelago (nazionale e locale), rappresentativo di culture e orientamenti diversi,colpevole di non rispondere a gruppi politico-finanziari.
    Il presidente Napolitano, come si legge nella sua risposta, si farà portavoce del nostro, collettivo, punto di vista. Che reclama il diritto al finanziamento insieme al dovere di ripulire il settore dalla giungla dei Lavitola di turno. Il diritto perché chi parla di mercato imbroglia le carte: quale mercato se Mediaset che ha meno audience della Rai arraffa la fetta più grande della pubblicità? Quale mercato se, al contrario di quel che avviene in Europa e negli Stati uniti, la televisione mangia tutta la torta lasciando alla carta stampata le briciole e ai giornali in cooperativa e no-profit più nulla? Quale mercato se il vertiginoso aumento dei costi industriali rende impossibile pubblicare senza strutture di produzione sostenute da un welfare di settore? Da anni, inascoltati, chiediamo di togliere i soldi pubblici a chi non ne ha alcun diritto. Il governo non lo ha mai voluto fare e ora pensa di accendere un bel falò.
    Nel paese che per quindici anni ha subito l'offesa di avere al governo il più potente editore privato e sopportato la complicità di un'opposizione che ha consentito lunga vita al conflitto di interessi, non deve stupire se oggi palazzo Chigi tenta il colpo finale cancellando un intero settore della carta stampata dopo aver fatto piazza pulita delle voci scomode della Rai. Tutto quasi senza reazioni né scandalo.
    Ieri Michele Santoro ha presentato il suo "servizio pubblico", progetto di multipiattarfoma televisiva, esperimento editoriale contro il bavaglio che umilia quel che resta della Rai. Un'impresa ambiziosa, una scommessa politica che si rivolge ai cittadini, con una forma di sottoscrizione pubblica, per dare voce e rappresentanza a una larga, profonda, ostinata opposizione sociale, umiliata dalla censura del sistema. Noi, nel nostro piccolo, siamo su questa trincea da quarant'anni. Testimoni della resistenza possibile all'omologazione dell'informazione. E chi ci vuole zittire, da Berlusconi a Beppe Grillo, è lo sponsor migliore della nostra battaglia di libertà.

     

    LEGGI LA LETTERA DI NAPOLITANO

     


I COMMENTI:
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  • E basta col santoro in trincea che vive e lotta con noi! Che noia! La televisione fa male al cervello. 01-11-2011 17:13 - Luis B.
  • ai primi due commentatori chiedo:
    @donatella, cosa ci stavi a fare nell'aula 17 di ingegneria? pulivi la lavagna? si, perché, a parte la sgrammatica, nello stesso commento dici di essere lettrice-sostenitrice del manifesto e, contemporaneamente dici "arrangiatevi"..
    @marcoF, è evidente, non ha nemmeno letto l'articolo della rangeri e non ha la più pallida idea di come funzioni (e di come venga alimentato) il pluralismo dell'informazione nel resto d'europa.. ti ha mandato qui grillo o travaglio?
    io continuo a trovare il manifesto l'unico quotidiano leggibile, l'unico dove ci sia dibattito, l'unico che si (pre)occupa di far sapere ai suoi lettori ciò che accade in giro per il mondo (e perché), l'unico che va oltre la mera cronaca giudiziaria/anti-berlusconiana.
    ed è per questo che lo leggo e sostengo, perché a me di quante stronzate abbia detto ieri il padrone delle libertà interessa ben poco.. mi preoccupa di più sapere, per esempio, com'è composta la galassia palestinese e che israele non è solo il suo governo di fascisti, oppure dove le mafie d'italia hanno sparso in giro i rifiuti tossici.
    e di queste cose si legge solo su il manifesto! 01-11-2011 17:07 - iggy
  • inviata due volta al manifesto cartaceo. Invio anche qui, perchè mi pare in tema:
    ----------------
    Sabato 29 alla convention fiorentina dei rottamatori le contestazioni dei tranvieri, delle educatrici dei nidi che Renzi vuole privatizzare, dei comitati per l’acqua pubblica. Nel mese scorso a Parma partono le contestazioni al sindaco ed alla sua giunta di ladri ed incapaci. A Modena un gruppo di cittadini esasperati, di fronte al sacco della città ad opera del centrosinistra e dei vari potentati locali, ha fatto un’inchiesta ed ha messo in rete un documentario di una cinquantina di minuti, cfr: http://youtu.be/uKpWLZzAG-s - Mentre il comune Reggio E., dove io vivo, insieme a quelli di Genova e Torino ha privatizzato l’acqua e partorito IREN, un colosso che vede al proprio interno il gotha della finanza italiana e vaticana e che, fra l'altro, pare che investa i nostri soldi in America Latina ed in Africa. Sempre a Reggio Emilia intorno alla fermata mediopadana della TAV (un'opera megagalattica che poteva costare un sesto di quello che effettivamente costerà) si vuole costruire un nuovo quartiere in cui sono previste 15.000 nuove abitazioni che porteranno all’esasperazione un territorio che ha già visto negli anni scorsi una esplosione urbanistica abnorme. Per non parlare della privatizzazione e della clericalizzazione del welfare locale reggiano! E spesso, di fronte a questi enormi problemi, la sinistra radicale locale, o almeno una parte di essa, muta quando non connivente.

    Questo per riferirvi le cose che so da lungo tempo o che ho visto in internet e in TV nei giorni scorsi. Altre sicuramente ce ne sono in giro per l’Italia. Ebbene, compagne e compagni della redazione, di fronte a questi sconci dov’è il Manifesto? Che dice il Manifesto? Mao diceva: “chi non ha fatto l’inchiesta non ha diritto di parola”. Oggi, di fronte alle afasie del Manifesto, penso si potrebbe dire: “Chi rinuncia a fare un’inchiesta perde automaticamente il diritto di parola poiché è destinato a perdere i propri lettori”. E parla un socio, oltre che un abbonato al Manifesto. Amicalmente, Dino Angelini – Reggio Emilia 01-11-2011 16:35 - Dino Angelini
  • E dimenticavo nell'irritazione del ricordo di quel pomeriggio (ma siamo andati via prima di sentire parlare la Rangeri), se qualcuno dei giornalisti storici del Manifesto lavora come militante a 1.500,00 euro al mese, è una scelta che non può e non deve scaricare e scagliare come colpa da sottoporre ai presenti presetnanodlo come un sacrificio personale.
    E' una libera scelta, sentita e appassionata,fatta per sé stessa e le sue idee.
    E retorica per retorica, il mondo è andato avanti per scelte ben più importanti di queste citate, e molto meno egoistiche.
    Donatella Castellucci 01-11-2011 15:29 - Donatella Castellucci
  • Vi leggo da sempre, ero all'aula 17 di ingegneria, ma a prescindere dalle giuste battaglie per la difesa della pluralità di informazione di questo momento, ciò che è uscito da quella riunione è stata una arrogante dichiarazione di intellettuali di sinistra dichiaratamente e apertamente lontani dalla base.
    Lontani dai "facitori" del popolo.
    io non sono un "facitore", ma li stimo, li rispetto e combatto per loro perchè sono l'essenza della nostra nazione.
    Oltrettutto questi dibattiti interni vostri, come giustamente avete detto, sono glis tessi dalla vostra fondazione.
    vi ho sempre difeso, ma forse era meglio che non venivo.
    Se il giornale è più vostro che nostro, potete fare un circolo culturale di elite, come è diventata la sinistra e non chiederci aiuti, non è intellettualemente corretto in quel caso.
    Donatella Castellucci 01-11-2011 12:45 - Donatella Castellucci
  • Ma smettetela per favore di chiedere l'elemosina allo stato. Se ce la fate da soli, benedetto sia il pluralismo dell'informazione. Altrimenti, vi prego, chiudete. Scomparire è più dignitoso che piangere miseria 01-11-2011 11:11 - MarcoF
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