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COMMENTO
03/11/2011
  •   |   Francesco Indovina
    A questo punto il fallimento è necessario

    Diciamolo, forse è venuto il tempo, ma manca ancora il coraggio, l'intelligenza e la forza per cominciare a studiare e a predisporre i mezzi per fallire. L'illusione che la creazione di una improbabile fiducia avrebbe scoraggiato la speculazione si è dimostrata, appunto, una illusione. Il cane ha addentato l'osso e non lo molla, qualsiasi cosa si faccia. E se oggi tocca all'Italia, come alla Grecia, domani toccherà alla Spagna e poi alla Francia. Nessuno è al riparo: la speculazione si crea e realizza le proprie aspettative. Se vogliamo mettere a cuccia la bestia bisogna bastonarlo pesantemente la dove è sensibile, mentre tutti i provvedimenti non fanno che offrirgli carne fresca e irrobustirla.
    Alcuni commentatori pensano che un ruolo attivo della Bce in difesa illimitata del debito di tutti i paesi europei, operando come una banca centrale nazionale, insieme a una qualche forma di politica keynesiana, sarebbe la soluzione. Non lo credo, perché queste cure non tengono conto dei cambiamenti intervenuti. Il finanzcapitalismo è una nuova realtà, le regole e gli interventi che andavano bene per il buon vecchio capitalismo non valgono più.
    Nella situazione attuale del nostro paese, è necessario che si studi una forma incisiva e non devastante di fallimento. Questo può essere fatto in modi diversi (parziale, totale, concordato, puro e semplice). I discorsi intorno al fatto che l'Italia è troppo grande per fallire, coniugati con l'altra affermazione che appunto perché grande non può essere salvata, chiariscono la confusione e, soprattutto, la malafede di molti decisori. Ma certo appena si parla di fallimento si tira fuori la vedova, con il suo Bot, il piccolo risparmiatore, e simili casi umani. Che non solo sono reali, ma che possono essere salvati solo all'interno del fallimento. Pare, infatti, che sia sempre più chiaro che la strada tracciata sia quella greca: essere portati al fallimento dopo avere bastonato pesantemente lavoratori, ceto medio, pensionati, piccoli risparmiatori. Quella strada è molto peggio di un fallimento guidato, organizzato e attento all'equità; è spianata da un bulldozer con il vetro appannato che non vede nessuno e niente e guidato dagli interessi economici della speculazione. Ma, ovviamente, il fallimento non basta, si tratta di impostare una modifica della struttura economica e sociale, ricostruire una economia pubblica sana, sviluppare un'economia sociale, di convivenza, di innovazione tecnologica adatta, di dare corpo ad una nuova forma di convivenza e ad una modifica del regime sociale. Chiamando a questo impegno quanti non vogliono essere calpestati e asserviti dalla speculazione. Quello che si vede all'orizzonte, tuttavia, sono dei medici pericolosi, che guardano alle cose fatte dal governo greco come positive, che pensano a riforme impopolari, che hanno in mente il sogno di un mercato che può essere corretto. Non è più così. Sarà lunga, sarà dura, ci sarà bisogno delle migliori intelligenze oggi frustrate, ma la strada da prendere è un'altra.
    Sarebbe opportuno che il nostro paese fosse in grado di pesare a livello internazionale in modo da far diventare questo tipo di linea una politica comune, almeno in Europa. Ma questo è impossibile: in realtà siamo sotto tutela, non abbiamo facoltà di parlare, dobbiamo solo obbedire. Anche questa situazione va frantumata e capovolta. Berlusconi e il suo governo vanno benissimo alla speculazione. È una verità banale dire che i governi non li fanno i mercati, ma non capire che questo governo va benissimo ai mercati è una enorme e spregiudicata posizione. Cacciare Berlusconi e il suo governo e preparare il fallimento sono strade obbligate per salvare il paese e rispondere alle aspettative di milioni di noi.


I COMMENTI:
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  • Ai mercati finanziari, cioè alla speculazione internazionale, il governo Berlusconi va benissimo, ma non così sembra al capitalismo italiano. Altrimenti dovremmo pensare ai "gridi di dolore", alle doléances della Mercegaglia come a pura finzione oppure come all'ennesima replica dell'inveterato ruolo di Confindustria quale postulante nei confronti dello Stato, in termini protezionistici. E' su questo divario, su questo squilibrio che, una volta "stralciati" i licenziamenti facili e le misure più apertamente anti-popolari, si potrà saldare il blocco politico/sindacale che darà vita al nuovo assetto, neocentrista come formula politica, iperliberista come duraturo orizzonte di governo. Assetto che tuttavia, per quanto pattuito tra i rappresentanti delle "parti sociali",fin da principio si presenterà percorso da contraddizioni non sanabili, tra chi vuole subire sic et simpliciter le ricette della BCE e chi punterebbe a riempirle di risposte almeno parzialmente diverse.Quanto avviene dentro il PD sta lì a dimostrarcelo. 03-11-2011 18:57 - Giacomo Casrino
  • articolo da sottoscrivere ma c'è un problema...ki farà default?? il pd vendola napolitano? e ce lo permetteranno o magari faremo la fine dellaa Libia, dell'Irak, dell'Afganistan... compagni teniamo presente ke i governi nazionali non contano nulla rispetto agli interessi dei padroni della finanza. mai come ora la democrazia è stata debole soprattutto nell'idea della sinistra istituzionale 03-11-2011 18:37 - leonardo
  • Forse la crisi sta dando alla testa anche a voi del manifesto?
    Che siamo TUTTI finiti in un pasticcio per una crisi che parte MOLTO DA LONTANO e che ha cause MOLTO COMPLESSE è verissimo. Che i principali governi non riescano a mettersi d'accordo per una soluzione (tutta ancora da immaginare e valutare) è verissimo e molto preoccupante. Che i "poteri forti" nelle crisi ci sguazzino e diventino ancora più forti è verissimo (ed è colpa "della politica", cioè colpa nostra che abbiamo accettato di mettere, passo dopo passo, "la politica" nelle mani e al servizio dei suddetti "poteri forti"). Che anche la non-competenza e non-credibilità di un pagliaccio come Berlusconi sia uno dei problemi non solo italiani ma (da un paio d'anni) mondiali, è anche verissimo.
    Ma che qualcuno proponga proponga seriamente soluzioni "da 4 amici ubriachi al bar" (come - nientedimeno - l'uscita dall'euro o il default, detto anche "fallimento", per non parlare della vendita delle riserve auree - come? a chi? a che prezzo? - e di altre amenità che si sentono, e purtroppo anche si leggono) è - a mio modesto parere - una colossale idiozia. Al livello di quella dell'indipendenza della Padania.
    Ma scherziamo?, o semplicemente non capiamo che l'economia mondiale (di cui purtroppo, finché non si capirà come muoversi e cosa farne, la "finanza" è diventata negli ultimi 30 anni la parte di gran lunga preponderante) è una rete UNICA, un nodo gordiano che non si può tagliare in nessun punto con la spada senza far crollare TUTTO????
    Chi parla (o scrive) ha un'idea di che cos'è una "moneta"? Una moneta è qualcosa che prima di tutto si regge sulla fiducia, su un patto fra cittadini e Stato: altrimenti è solo pezzi di carta, dischetti di metallo, o numeri scritti su dei foglietti chiamati "estratti conto". Abbiamo mai sentito parlare di inflazioni al 10.000 per cento al mese? Su un altro versante, abbiamo presente quando (in Birmania, non tanti anni fa) il governo ha detto di colpo che i biglietti da 10, 100, 1000 non valevano più, e ne ha emessi di nuovi da 3, 70, 120 (e cose del genere, non mi ricordo più i valori)? Abbiamo chiaro in mente che cosa succede quando in un paese i correntisti si spaventano e corrono a ritirare il denaro dalle banche? Per favore, non scherziamo col fuoco.
    "Il mondo è guasto", come scrive Toni Judt, e la distribuzione dei redditi è scandalosa, come dicono da anni (nomi a caso) René Dumont, Paul Krugman e Guido Rossi, ma anche Obama, Warren Buffett e Bill Gates. O si fa qualcosa di serio o si muore, considerato anche che ora siamo 7 miliardi (dai nemmeno 3 di quando sono nato io) e stiamo consumando e distruggendo il mondo come cavallette. Guido Viale (e non solo lui) ha scritto in passato molte cose sensate, ma tradurre le buone intenzioni in pratica è tutt'altra cosa.
    Oggi abbiamo davanti la crisi più grave di sempre, una crisi strutturale che deve indubbiamente far ripensare l'intero modello capitalista (come, è tutto da vedere, vedi la recente serie "Rethinking capitalism" su "The Nation", che non mi sembra abbia partorito soluzioni brillanti). Ma si tratta di calmarsi e ragionare. La prima urgenza è oggi TAMPONARE la crisi, come si tampona un'emorragia, poi si pensa al resto e al "che fare" per il futuro.
    Oggi, in questa situazione, anche solo immaginare - ancora peggio proporre dalle colonne di un giornale - che l'uscita dall'euro o, peggio, il "fallimento" possano essere "soluzioni", e non "aggravamento dei problemi" è veramente solo un ritornare all'ideologia del "tanto peggio tanto meglio". Così dopo la terza guerra mondiale i sopravvissuti ricominceranno a marciare verso il radioso futuro e il sole dell'avvenire.
    (((Mi scuso di aver scritto in fretta e senza tante sottigliezze, lasciando anche molti aspetti sottintesi, ma spero di esser stato chiaro.))) 03-11-2011 18:28 - claudio cappuccino
  • Nel 999 dopo Cristo giravano molti personaggi che chiedevano alla gente di pentirsi perchè la fine del mondo era vicina. Adesso mi chiedo perchè, a sinistra, esista questa fatale attrazione per il fallimento. Perchè questo fascino? Coprire con il fallimento totale un fallimento personale? Noia? Disperazione? Mah. Il bello è che si cerca anche di dare delle motivazioni pseudo scientifiche a queste sciocchezze. Fallito è bello!! Ma quando mai? Viviamo in società che non sono certamente il meglio ma che, ma per la maggior parte della popolazione, sono discretamente accettabili.Decine di generazioni prima della nostra hanno avuto sicuramente condizioni di vita molto peggiori. Compito di tutti noi, della sinistra, è renderle migliori, meno ingiuste. Questo auspicare immaginifici fallimenti come strada per il bene è solo un cercare disperate scorciatoie rispetto ad impegni collettivi complessi. E' la versione a sinistra di quella deresponsabilizzazione che a destra crea il mito dell'uomo solo al comando che decide per tutti. 03-11-2011 18:05 - Marco58
  • L'unica via d'uscita per l'Italia e' uscire dall'euro. Con Berlusconi e' male, con Bersani sara' peggio. Con questa sinistra ci bastoneranno pur di mentenerci nell'euro.
    Cianca 03-11-2011 16:50 - cianca
  • Il commento che ho inviato prima non è stato capito, nessun problema, non lo spiego, invece scrivo quest’altro ……..
    Il fatto è che a fallire per togliersi da una situazione pessima e riuscire a costruire qualcosa di meglio, dovrebbe essere l’Europa intera ……..
    Tra le varie spiegazioni mi piace questa : ipotizziamo che uno degli stati dell’U.E. diventi realmente socialista, tale Stato non potrebbe più stare nell’unione europea per evidenti motivi economico/politici ……. 03-11-2011 16:35 - Piaccia o no
  • Questa storia del default come soluzione per la crisi del debito italiano mi stuzzica molto ma non mi convince del tutto.
    Per prima cosa vorrei capire chi ci rimetterebbe, cioè chi perderebbe i soldi che l'Italia decidesse di non restituire ( o restituire solo in parte ). Se si trattasse solo di finanzieri d'assalto o di scicchi non mi dispiacerrebe affatto. Ma gli altri? Ad esempio colpendo le banche non si colpirebbero in ultima istanza anche semplici cittadin, lavoratori e pensionati con qualche rispsrmio? E ancora; colpendo i fondi pensione non si colpirebbero i lavoratori, italiani o stranieri che siano poco importa? Il precedente dell'Argentina che ho sentito fare spesso come esempio positivo, in realtà è stata una tragedia per milioni di persone.
    C'è un secondo aspetto che non mi convince: perchè l'Italia dovrebbe fare default e gli altri paesi invece no? Solo perchè abbiamo il 120%? E chi ha il 100% o l'80% o anche il 50% perche no?
    Francamente, mi sembra una proposta semplicistica ed anche un pò egoistica.
    Tutto sommato, mi piacerebbe molto di più la proposta di dare una bella piallata al debito con una massicia patrimoniale ( la proposta Amato ); colpendo gli italiani ricchi e spesso anche evasori.
    Si dirà che è una proposta inattuabile politicamente; lo so, ma anche il default non si farà, a meno che non finiamo come la Grecia ( spero di no ).
    In ogni caso, sono convinto che per il fututo l'Italia dovrà essere governata in modo molto diverso dal passato, sia sul piano della spesa pubblica che del fisco; altrimenti non ne usciremo mai. Putroppo, non vedo proprio chi lo saprà fare. 03-11-2011 16:27 - pieffe
  • Siccome la presa del "palazzo d'inverno" è a dir poco una chimera, ben venga un default pilotato e solidale, nell'interesse delle classi più penalizzate da ormai oltre trent'anni di turboliberismo e finanzkapitalismo. Tuttavia, questa misura compromissoria e d'emergenza deve essere solo l'inizio di una virata dell'attuale modello politico-economico-sociale (almeno a livello europeo).
    Orami è evidente: il capitalismo, soprattutto quello attuale, è ormai irriformabile. Forse, con tale modello di convivenza, potremmo avere anche qualche fotocamera digitale più performante, ma i costi, per chi è più avveduto e sensibile a certi temi, sono ormai noti: sfaldamento di autentiche e appaganti relazioni umane, mancanza di solidarietà e vita comunitaria, natura devastata, modelli di riferimento e di consumo aridi e insostenibili, esistenze inutilmente stressate e poco divertite, disuguaglianze folli; lavoro eccessivo e/o alienato, produzioni e professioni inutili; per non parlare di fame e sete nei posti più diseredati. Mi rendo conto che anche solo l'inizio di tale lungo cammino è al momento impensabile, ma il vecchio "compromesso socialdemocratico", più o meno attuato dopo la prima guerra mondiale, si è rilevato alla lunga non efficace (anche per l'insopportabile e opportunistica cooptazione da parte del modello neolibersita dei suoi rappresentanti pubblici sempre più cosidetti "di sinistra").
    Quindi, basta con approci compromissori al ribasso, e puntiamo ad un modello radicalmente alternativo all'attuale. Bisogna subito individuare cosa non vogliamo (ossia, l'attuale modello di convivenza e produzione) tramite, finalmente, una seria e articolata analisi (quanto ci mancano i "pensatori" di una volta...) e, dunque, batterci per questo (con il nostro stile di vita; con la divulgazione con qualsiasi forma e modalità delle nostre idee, soprattutto verso i più giovani; favorendo e istituendo organizzazioni, da quelle più leggere e estemporanee, a quelle più auspicabilmente longeve, onnicomprensive e strutturate; collaborando con chi non la pensa esattamente allo stesso modo, privilegiando tuttavia la sintesi d'azione e d'idealità).
    Su come poi organizzare concretamente il "nuovo mondo" vedremo: d'altronde, anche il vecchio e caro Karletto guardava ad una società di tipo comunistico come "divenire" e non come assodato dato di fatto già prestabilito in ogni suo aspetto...no? 03-11-2011 16:12 - Pupigol
  • I concetti contenuti in quest'articolo assomigliano a quelli più volte espressi da Viale su questo stesso giornale a proposito di una riconversione ecologica dell'economia: "modifica della struttura economica e sociale, ricostruire una economia pubblica sana, sviluppare un'economia sociale, di convivenza, di innovazione tecnologica adatta" E VIA BIGHELLONANDO DI CONCETTO IN CONCETTO SENZA MAI PRECISARE COME.

    Francesco Indovina ci dovrebbe spiegare come fare a pagare gli stipendi del personale della scuola, della sanità e degli altri impiegati dello stato, tra cui probabilmente anche lui stesso (leggo da urbania:"Francesco Indovina insegna Analisi territoriale e Pianificazione presso l'Università IUAV di Venezia e presso la Facoltà di Architettura di Alghero")all'indomani del fallimento con l'ovvia difficoltà a rifinanziare un bilancio dello stato che rimanesse in deficit.

    C'è una sola, unica soluzione: risanare il deficit!
    Come? abrogando le pensioni di anzianità?
    No, cacciando dall'università i professori usi a dire castronerie evidenti! 03-11-2011 15:27 - valchrcaciagli@alice.it
  • Che stagione teatrale quest'anno! Un anno fa la pochade della cucina dei Tulliani, roba miserella in verità. Quest'anno una via di mezzo tra l'Apocalisse e il Re Lear.C'è un angiolone con la tromba in bocca ad ogni angolo di strada e squilla 'Lettera della Bce', 'Lettera della Bce': e sì, non ci siamo fatti mancare nulla, anche la lettera - le lettere? - misteriosa stile Edgar Allan Poe o Arthur Conan Doyle.

    Inoltre, lamenti, urla, accuse e controaccuse come tra amanti delusi: Draghi che fà l'occhietto a Napolitano, Berlusconi che scaccia Tremonti, Bersani e Renzi ancora indecisi tra convivenza e relazione senza impegno. L'Otello impallidisce.

    Uno spasso. Peccato che il biglietto cominci a costare un po' troppo. Fino a poco tempo fa con lo stesso esborso ce ne prendevi due. Gl'impresari ci hanno annunciato che i prezi sono in salita. In forte salita.

    Forse è saggio non è rinnovare l'abbonamento, cambiare teatro, o, cosa migliore, mettere su una bella filodrammatica. Una cosetta da poco, anche in un teatrino di periferia. Provare, per una volta, l'ebbrezza d'essere protagonisti.
    Perchè no? Le vecchie star mica ci possono obbligare a restare seduti a guardarle.

    O sì?

    Saluti. 03-11-2011 14:51 - bruno.diprisco
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