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Alberto Asor Rosa
Il referendum italiano
In questo impressionante marasma di notizie, affermazioni, smentite,menzogne e contraddizioni, e nella valanga ininterrotta di avvenimenti vecchi e nuovi che ogni giorno si accumulano sulla stampa e nei media, è difficile seguire un ordine logico, è quasi impossibile avere sempre ben presente il quadro storico-politico complessivo.
Per me il punto di partenza di qualsiasi ragionamento resta il voto negativo della Camera dei deputati l'11 ottobre scorso sull'Art.1 del Rendiconto dello Stato presentato dal governo. Ne ho scritto sul manifesto del 23 ottobre e si può non essere d'accordo sulle conseguenze estreme che io avrei tratto sul piano della sopravvivenza del Governo da parte della Presidenza della Repubblica (e infatti non è stato d'accordo con me Gaetano Azzariti, il manifesto, 26 ottobre), ma non si può non convenire che quel voto avesse la perfetta equivalenza di un voto di sfiducia, difficilmente rimediabile sul piano costituzionale (come ha argomentato da par suo Gianni Ferrara, il manifesto, 25 ottobre).
Apprendiamo successivamente da un fondo di Eugenio Scalfari su la Repubblica (30 ottobre) che, dopo il voto di fiducia rimediato con i soliti mezzi da Berlusconi, il 14 ottobre, per porre margine (?) allo sfascio potenziale conseguente al voto contrario sull'Art.1 del Rendiconto dello Stato, in una riunione dei capigruppo alla Camera dei deputati era stato deciso all'unanimità (ripeto: all'unanimità) di calendarizzare per l'8 novembre il ritorno alla Camera del Rendiconto, per l'eventuale approvazione, magari con un altro voto di fiducia.
In questa apparentemente modesta notizia ci sono invece due stranezze, di diseguale rilevanza. La prima è che Eugenio Scalfari è un grande editorialista ma non certo un cronista politico quotidiano. Ebbene, la conoscenza del fatto, - che tutti i gruppi parlamentari, opposizione compresa, avevano accettato il ritorno in aula alla Camera del Rendiconto, nonostante le obiezioni costituzionali di cui sopra - ci è pervenuta da un suo editoriale: la grande stampa d'informazione non lo ha sottolineato come rilevante.
La seconda è il fatto in sé: anche i gruppi parlamentari di opposizione hanno rinunciato, nessuno escluso, a esercitare il loro diritto di opposi alla disapplicazione dell'art.72 del Regolamento della Camera, il quale prescrive il divieto a ripresentare la stessa legge già bocciata prima che siano trascorsi sei mesi. Bastava che uno di loro lo facesse per rendere inapplicabile la misura invocata dal Governo, ed evidentemente nessuno lo ha fatto. C'è da chiedersi in che mani siano riposte le nostre speranze di cambiamento. Non sono il solo a chiedermelo: in un articolo conciso ed efficace come una staffilata (La Repubblica, 31 ottobre) Alessandro Pace spiega come «le opposizioni non si siano rese conto di essere andate al di là dei loro poteri, e di avere, con il loro beneplacito, creato un gravissimo precedente incostituzionale che si ritorcerà a loro danno, grazie alla disinvoltura costituzionale del governo in carica». Naturalmente è auspicabile che l'8 novembre la Camera dei deputati ponga fine a questa inverosimile commedia, bocciando per la seconda volta il Rendiconto, ma questo non cancellerebbe le contorsioni politico-istituzionali attraverso le quali si perverrebbe, del tutto gratuitamente, a questa ultima, definitiva (?) scelta.
Veniamo a noi. Tutto quello che è avvenuto successivamente a quell'11 ottobre (la delineazione, farraginosa e inconcludente, di un piano per affrontare la crisi, le trattative, vergognose per noi, con i Grandi d'Europa, la messa sotto tutela della linea di politica economica nazionale, ecc. ecc.), è stato opera di un governo che, costituzionalmente, sarebbe dovuto uscire di scena già da un bel po': il che fra l'altro ne spiega la palese, vergognosa, debolezza. Su tutto questo, lasciato passare di straforo, come ho detto, quasi a nessuno importasse, è precipitata la valanga della crisi economica. Ma anche su questo qualcosa da dire (o da obiettare) c'è.
Si sarebbe potuto pensare che Silvio Berlusconi sarebbe stato sbalzato di sella per i suoi innumerevoli e innominabili vizi privati, o per le infinite inchieste giudiziarie, o per le menzogne pronunciate in pubblico anche nella veste di Presidente del Consiglio, o per la sua alleanza con una forza separatista come la Lega o per la più volte comprovata incapacità a risollevare il paese dalla crisi non meno ideale che economica in cui lui stesso l'ha fatto cadere. No: la sua sopravvivenza come premier è tuttora legata alla sua disponibilità/capacità di garantire in Italia l'applicazione dei diktat europei. E l'alternativa al suo governo, ciò di cui attualmente si discute, è rappresentata da un governo tecnico e/o di transizione che, pescando nei fondi di barile di questo screditatissimo Parlamento, faccia quello che Berlusconi potrebbe non esser più in grado di fare. Ai vari vulnus costituzionali, di cui la nostra storia recente è, come ho cercato di argomentare, costellata, si sovrapporrebbe così il pannicello caldo di un'obbedienza più dignitosa e di conseguenza più certa e sicura al verbo merkel-sarkozyano che attualmente ci governa.
Su quest'ultimo punto ci sarà tempo e modo di tornare. Basti dire per ora sinteticamente (ma non ironicamente) che l'Italia non conosceva uno così straripante predominio dello straniero all'interno dei suoi confini naturali (dello straniero, sì, non dell'Europa, perché l'Europa ha preso per ora, il volto dello straniero) dai tempi delle settecentesche guerre di successione (peggio, ora: almeno allora c'era il modesto bastione sabaudo-piemontese a tenere accesa una fiammella). Cambiano i modi, certo, il capitale finanziario ha sostituito gli eserciti, ma la sostanza è la stessa. Insieme con la crisi costituzionale bisogna dunque far fronte a una crisi identitaria, ancora una volta economica e culturale (e forse fra «crisi economica» e «crisi culturale» bisognerà riconoscere che ci sono più reciproci condizionamenti di quanto non appaia a prima vista).
Sere fa, assistendo (del tutto casualmente, s'intende) a una trasmissione di Porta a Porta, ho ascoltato un nostro rappresentante, Pietro Ichino, dichiarare che ormai non era più questione di destra e di sinistra, ma di sapere e volere applicare, oppure no, le misure richiesteci dall'Europa. Lì per lì ho pensato che Ichino, come gli capita, estremizzasse. Poi sono arrivato alla conclusione che avesse ragione e che in effetti la spaccatura di fondo, indipendentemente dagli schieramenti politici e ideali (o pseudoideali) passi fra chi pensa che governare l'Italia consista nell'applicare sic et simpliciter la ricetta europea (farsi commissariare fino in fondo e bene, non poco e maldestramente come ormai sono solo capaci di fare Berlusconi e il suo governo), oppure riconquistare rapidamente tutti i margini d'iniziativa politica, economica e culturale che ci competono, nel contestuale, rinnovato rispetto del dettato costituzionale.
Non è possibile? Non c'è altra strada che l'obbedienza cieca e assoluta? Non esiste una terza possibilità capace di mediare fra il comando brutalmente economico e le esigenza di sopravvivenza e di democrazia politico-sociale del popolo italiano? Bene, vorremmo che qualcuno responsabilmente ce lo dicesse prima di chiederci fiducia a condividere e sostenere l'ardua impresa. Per questo qualsiasi governo tecnico e/o di transizione, espresso da questo Parlamento, non va bene, è un rimedio peggiore del male, non può che peggiorare le cose. Se è vero quel che Ichino dice, e molti pensano e lavorano per realizzare, bisogna che i partiti, le forze politiche, i movimenti e i tecnici ce lo vengano a dire prima. Prima di che? Prima del voto, ovviamente. Qualsiasi sia la strada da scegliere e da battere, bisogna che gli schieramenti siano visibili prima, che i nostri programmi siano formulati prima, che i politici (i nostri futuri rappresentanti) ci dicano prima i prezzi e i vantaggi. Questo è il nostro referendum, il referendum italiano. Chi preferisce rinunciarvi, lavora perché dalla crisi veramente non si esca, perché l'Italia e gli Italiani non siano i soggetti consapevoli del cambiamento. E noi questo non possiamo più permettercelo.
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"La sostanza e' che il pianeta e' sotto il governo occulto degli usurai cosmopoliti di Wall Street".
A quando la demoplutocrazia di fascistissima memoria, a quando l'autarchia? e a quando la grande proletaria dal sangue giovane e incorrotto che finalmente si muove????? 06-11-2011 14:19 - valerio caciagli
Così come ritengo ingiusto che a pagare siano le classi più deboli e coloro che hanno sempre pagato (come il sottoscritto), ritengo altrettanto sbagliato che siano altri a pagare i nostri debiti (e quelli della Grecia). Se la Grecia (come l'Italia) ha truccato i conti e ha vissuto al di sopra delle proprie possibilità per decenni, restituisca prima i soldi e poi faccia tutti i referendum che vuole. 06-11-2011 13:18 - Vittorio
Se la TV ce lo propone e' una finzione per tener buoni noi ingenui.
La sostanza e' che il pianeta e' sotto il governo occulto degli usurai cosmopoliti di Wall Street, che hanno membri (o almeno gregari pagati profumatamente in cambio di obbedienza) anche italiani. 06-11-2011 12:50 - bozo4
Dobbiamo fare come dice l'europa. Meglio se con una patrimoniale che gravi solo sui ricchi, ma piuttosto che fare default tassate anche me e la mia pensione, magari prima i rofessori universitari con villetta in toscana. 06-11-2011 12:38 - valerio caciagli
1. Non voglio andare ad Elezioni anticipate senza cambiare questa porcata di legge elettorale possibilmente in senso più proporzionalistico che maggioritario visto che, in questo Paese non è possibile un Bipolarismo tra un CentroSinistra costituzionale e un CentroDestra eversivo. Lo spirito del maggioritario, a cui ho aderito in un primo tempo, ci ha portato ad una specie di Democrazia mediatica anticamera di ogni forma di Totalitarismo.Il Bipolarismo invece funziona abbastanza bene nelle Amministrative.
2. Con un Governo di Emergenza ci possiamo liberare più facilmente e subito di Berlusconi e dei suoi più stretti diciamo collaboratori. E già questo sarebbe come una nuova Liberazione.Certo, se ci dovessero riproporre i Gianni Letta o gli Schifani o gli Alfano allora si cambia la Legge elettorale e si va a votare.
3.Andando ad elezioni subito, essendo questo Regime capace di tutto, non gli vorrei affidare anche la Gestione e l’ Amministrazione delle nuove Elezioni che secondo me dovrebbero avere carattere Costituente.
4. Per il Risanamento del Bilancio e per il Rilancio dell’Economia condivido l’Intervento di quel Ex Direttore di Banca di cui non ricordo il nome che parlava di un Prelievo di un certo numero di Miliardi dal Patrimonio globale di coloro il cui Reddito globale complessivo superasse una certa soglia. Questo L’ho sentito dire nella trasmissione L’Infedele di Gad Lerner.
Le Pensioni non si toccano perchè quella che si è allungata non è la Vita ma la Vecchiaia.
E gli Uomini hanno ancora un Debito con le Donne.
Il Lavoro è un Diritto e non una Merce. Il Lavoro, come si usa dire, è un Bene Comune.
Con tutto quello che ne consegue in termini di Giustizia e di Libertà.
5. Al primo punto ritengo che ci debba essere la Bonifica di questo Ambiente eversivo e di questa Illegalità così diffusa.
E’ necessario al più presto ripristinare lo di Stato di Diritto.
E scusate se è poco.
Mi si dice : <<,,,.Certo, andare al voto con questa legge elettorale vuol dire riempire il Parlamento ancora di lacchè e di nominati. Per questo è indispensabile far precedere la composizione delle liste da primarie di collegio. ......>>
Andare con questa legge elettorale non è solo questione di riempire il Parlamento ancora di lacchè e di innominabili.... è permettere che un Partito o una Coalizione del 39% abbia il 55% della Camera, Questo non è ammissibile.
E' questo premio di maggioranza che ha permesso e permetterà ai Berlusconi di turno di strafare in Parlamento. Senza Premi di maggioranza questo non sarebbe stato mai possibile. Fino a prova contraria siamo ancora in una Repubblica Parlamentare dove i Governi si fanno e si disfanno in Parlamento e chi afferma il contrario cianciando di Costituzione materiale è un Eversivo, il vero Golpista. 06-11-2011 12:38 - Romolo Cappola
http://www.movisol.org/znews017.htm 06-11-2011 11:25 - bella la vita che se ne va.....