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Il capitalismo invecchia? La parola agli  economisti
 
Un gruppo di economisti tra loro molto diversi e un quesito da un milione di euro: la crisi che ha investito il capitalismo mette in discussione l'esistenza del capitalismo stesso? E' attorno a questa domanda che ruota l'iniziativa che da alcune settimane impegna il «manifesto» con la pubblicazione di interviste a un nutrito drappello di studiosi che hanno alle spalle culture politiche e teoriche tra loro eterogenee. Dal 18 novembre, ogni mercoledì e domenica sulle pagine de «il manifesto» sono presentati punti di vista, elaborazioni attorno alla crisi delle economie capitaliste accomunate da sei domande e dalle diversificate risposte raccolte da Cosma Orsi.
La divergenza nelle risposte non dovrebbe spaventare, perché la crisi attuale è sotto molti aspetti inedita rispetto al passato. Molte, infatti, le analogie con quella del 1929; altrettanto marcate le differenze. Il doppio movimento tra ripetizione e differenza sta nel cambiamento che ha caratterizzato il capitalismo negli ultimi tre decenni, senza che tale trasformazione coincida con il superamento del rapporto sociale che è alla sua base. Non siamo però di fronte a quell'abbaglio che spesso coglie quando si osserva una realtà dove tutto sembra che cambi, mentre tutto rimane uguale. Il capitalismo è davvero cambiato negli ultimi anni. Provare a individuare gli elementi di continuità e quelli di discontinuità non ha però nessuna pretesa accademica, bensì politica.
La realtà italiana vede una forte fibrillazione nel sistema politico, dove un Presidente del Consiglio pretende, populisticamente, di rappresentare l'intero corpo sociale attraverso la centralità assegnata alla figura dell'individuo proprietario, mentre dal parlamento sono assenti forze politiche che si rifanno alla cultura politica del movimento operaio. Una situazione davvero inedita per l'Italia. Ma è altresì significativa anche la situazione sociale al di fuori del sistema politico. La disoccupazione di massa è di nuovo una realtà, mentre la precarietà nei rapporti tra capitale e lavoro e diventata la norma che vede concretizzarsi il ridimensionamento, se non la cancellazione del welfare state. Mai dal dopoguerra a oggi, i rapporti di forza tra le classi hanno visto l'egemonia della destra politica e del capitale. Da qui l'urgenza, tutta politica e militante, di accumulare materiale di riflessione per chi, con intelligenza caparbietà, continua a stare «dalla parte del torto».
E' in questa situazione che è nata l'iniziativa «il capitalismo invecchia?». La scelta degli interlocutori ha visto economisti di diversa formazione culturale e politica. Nel corso del tempo, altri studiosi hanno espresso interesse rispetto al nodo da sciogliere. In un giornale lo spazio è un limite difficile da infrangere. E così abbiamo pensato di mettere a disposizione il sito de «Il manifesto» per chi volesse intervenire. Gli interventi o le risposte alle sei domande possono essere inviate a Cosma Orsi (cosma(at)ruc.dk) o a Benedetto Vecchi (bvecchi(at)ilmanifesto.it).
 
Giorgio Lunghini 18 novembre pdf
 
Katia Caldari 22 novembre pdf
 
Giacomo Becattini 25 novembre pdf
 
Tito Boeri 29 novembre pdf
 
Pierluigi Ciocca 2 dicembre pdf
 
Fabio Masini 6 dicembre pdf
 
Duccio Cavalieri 9 dicembre pdf
 
Andrea Fumagalli 13 dicembre pdf

Antonio Gay 16 dicembre pdf
 
Christian Marazzi 20 dicembre pdf
 
Alessandro Roncaglia 23 dicembre pdf
 
Carlo Vercellone 27 dicembre pdf
 
Marcello de Cecco 30 dicembre pdf
 
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