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26.10.2010
di Giusi Marcante
«Choc troppo forte» Cevenini si ritira Il Pd senza candidato
Fa un po' effetto vederlo così: con le occhiaie, senza la cravatta che porta sempre, con la tuta da ginnastica (e felpa del Bologna calcio) e la voce rotta. «La mia corsa si ferma qui», dice Maurizio Cevenini. E' mezzogiorno nella saletta della clinica privata Villalba dove il Cev ha lavorato per una vita partendo come centralinista e arrivando ad amministratore delegato. Fuori piove a dirotto e il candidato del Pd alle primarie si ritira. Grosso guaio nel partito che adesso si ritrova senza colui che avrebbe vinto senza problemi e che probabilmente, grazie alla sua enorme popolarità, avrebbe riconciliato con la politica gli smarriti elettori bolognesi del Pd.
Ora si apre una fase che nessuno si sarebbe augurato ai vertici democratici (anche quelli nazionali che speravano in un esito scontato per la Bologna ferita dal commissariamento). Ieri si è riunito l'esecutivo del partito che ha messo le primarie sotto «moratoria». Vale a dire che sono congelate e ovviamente non si terranno nella data prescelta, il 5 dicembre. Ma si faranno? Anche per questo è troppo presto per dare una risposta e forse qualcuno spera che spunti un nome che possa salvare la situazione.
Una settimana fa Cevenini è stato colpito da un attacco di ischemia; «fisicamente mi sento meglio - ha detto durante la conferenza stampa del passo indietro - ma lo choc è stato troppo forte e io voglio essere libero di scegliere con i tempi che non sono quelli che la politica richiede». Il Cev lo ammette: ci sono anche «profili psicologici» dietro la sua scelta. Più di tanti ragionamenti lo indicano le sue parole: «Ho chiesto di stare due giorni in più in terapia intensiva perché attaccato a quelle macchine mi sentivo più protetto». Insomma non se la sente, anche se quello di diventare sindaco, aggiunge, «è stato il sogno di una vita». L'impressione è quella di una persona molto provata e d'altronde la sua segretaria storica lo dice prima dell'incontro con i giornalisti: «Psicologicamente è a zero». Cevenini è un politico che ha tessuto abilmente la sua popolarità, un eterno secondo (aveva già partecipato ad altre due primarie): ora che finalmente si è trovato al centro del gioco, l'esito è stato un altro. Quest'estate aveva già tenuto in ballo il partito e il Pd ha aspettato che lui «alzasse la mano». Era la convinzione del segretario provinciale Raffaele Donini, lui era il nome giusto per vincere anche se snobbato da alcuni dirigenti e personalità democratiche che non lo vedevano nel ruolo dell'amministratore.
Ora il Pd è senza dubbio in mezzo a un guado, stretto tra il percorso delle primarie che vede altri due candidati che hanno iniziato a raccogliere le firme, e il fatto di essere senza un nome. Ieri si è riunito l'esecutivo del partito e l'indicazione è quella di prendere un po' di tempo in uno scenario che a questo punto non può escludere niente, nemmeno l'annullamento delle primarie. Non si potrebbe tradurre in un altro modo il termine «moratoria» che è stato utilizzato dal segretario Donini. Oggi vedrà gli altri due candidati, Benedetto Zacchiroli e Amelia Frascaroli, e domani incontrerà i partiti della coalizione di centro sinistra. Un nome nuovo su cui puntare in questo momento sembra proprio non esserci, c'è una rosa di possibilità, senza contare il nome che viene sempre evocato nei momenti di crisi, quello di Romano Prodi. Che però continua a rispedire al mittente gli inviti a tornare in campo. Si discuterà probabilmente sul presidente del consiglio provinciale Virginio Merola (che aveva corso nelle primarie che candidarono Flavio Delbono), pronto a correre a meno che il suo nome non divida il Pd; c'è la new entry del vice presidente della provincia Giacomo Venturi e aleggia il nome dell'ex assessore regionale Duccio Campagnoli. Che due settimane fa aveva lasciato il campo a Cevenini.
 
 
 
10.11.2010
di Giusi Marcante
 È sfida a tre per la corsa a sindaco. Si vota il 23 gennaio
Nel Pd bolognese si esce dal recinto e si va verso primarie del tutti contro tutti. Come interpretare altrimenti l'esito della discussione dopo l'uscita di scena di chi avrebbe vinto senza problemi, quel Maurizio Cevenini che due settimane fa al termine di un ricovero per ischemia si è congedato ammettendo che non se la sentiva: «La mia corsa finisce qui». 
Dalla riunione della direzione di lunedì sono uscite ben tre candidature. Due erano attese e sono quelle del presidente del consiglio provinciale Virginio Merola, ex assessore all'urbanistica della giunta che fu di Sergio Cofferati, e dell'ex segretario del partito Andrea De Maria. La terza è arrivata a sorpresa passata la mezzanotte e quando in molti, compreso il segretario, si erano rassegnati all'idea del duello: la deputata Donata Lenzi ha movimentato la fine di una riunione fiume scendendo in campo.
Cosa succederà adesso? È chiaro che questo non era l'esito auspicato dai dirigenti del Pd e che si va verso un quadro diverso dalla competizione addomesticata che aveva designato Flavio Delbono, il sindaco che si è dimesso travolto dall'inchiesta giudiziaria per i viaggi privati con l'ex segretaria e compagna Cinzia Cracchi fatti passare per missioni istituzionali. De Maria e Merola rappresentano due concezioni diverse del partito. Il secondo non fu mai d'accordo con la candidatura di Delbono e scese in campo anche in quelle primarie arrivando terzo. «A suo tempo nel partito ci fu una sottovalutazione del caso» ha detto Merola riferendosi all'ex sindaco e sapendo bene che l'elettorato del centrosinistra bolognese ha le antenne dritte sul rapporto tra comportamenti privati e immagine pubblica dei propri politici.
Il fiorire della competizione nel Pd ha ristretto i margini per quello che poteva essere il candidato civico: il preside di agraria Andrea Segrè, ideatore del progetto contro lo spreco alimentare Last Minute Market, nome che sarebbe molto piaciuto al segretario Donini che si è affannato non poco per un risultato unitario. Segrè dirà domani cosa intende fare ma è molto probabile una sua convergenza su Merola.
Tutto questo quando le primarie sono state spostate al 23 gennaio senza dimenticare che esistono già due candidati: Amelia Frascaroli e Benedetto Zacchiroli. Frascaroli, la cattolica con il cuore che batte a sinistra, è forse la vera sorpresa visto che ha già raccolto più di 3.200 firme, gliene bastavano 1.500. Una candidata che non sembra per nulla un out sider.
 
 
25.01.2011
di Giusi Marcante
 Boom di elettori. Base e periferie lanciano Merola
 Adesso che le primarie sono state un successo, che il candidato del Pd Virginio Merola ha avuto un risultato che lo legittima in pieno, la sfida sarà rispondere alla forte richiesta di politica degli elettori. E non perdere per strada quelli che votando Amelia Frascaroli hanno chiesto una sinistra più aperta alle tante forme di «resistenza» diffuse sul territorio, per usare una parola cara alla candidata civica che è stata sostenuta da Sinistra Ecologia e Libertà e dalla Federazione della Sinistra ma che ha avuto l'appoggio anche di Flavia Franzoni Prodi. Frascaroli ha raccolto il 36% dei voti, 10 mila 119 preferenze, un risultato decisamente buono anche se nei mesi passati sembrava che potesse persino vincere. Benedetto Zacchiroli, l'outsider che ha condotto una campagna piena di proposte si è fermato al 5,7%.
Ha vinto il candidato del Pd ma hanno vinto anche le primarie. A Bologna, contro tutte le previsioni, sono andate a votare 28.390 persone per eleggere il candidato del centro sinistra alle prossime amministrative. Una folla di cittadini che hanno voluto dire la loro e che sicuramente hanno apprezzato come queste non siano state primarie addomesticate, come era successo nel 2008 quando venne eletto Flavio Delbono (il sindaco breve travolto poi da un'inchiesta giudiziaria). Due anni fa furono poco meno di 25 mila gli elettori, le primarie erano solo di partito e si votò addirittura su due giorni. Ora come allora c'era Virginio Merola che si candidò anche in polemica con il suo partito e che questa volta ha centrato l'obiettivo. «Voglio vincere al primo turno» ha detto ieri il candidato sindaco spiegando che se c'è uno cui si ispira è Sergio Chiamparino e che «l'aspettativa del popolo di centro sinistra è l'unità». I partiti ci stanno, dall'Idv a Sel mentre la Fds tentenna, fino al giorno prima delle primarie aveva detto che si sarebbe tenuta le mani libere se a vincere fosse stato Merola mentre ieri ha detto che è pronta al dialogo.
Niente di certo si sa invece sul candidato del centro destra, sarà solo uno a sfidare l'attuale presidente del consiglio provinciale? La figura di Stefano Aldrovandi, imprenditore di stretta osservanza guazzalochiana (nel senso che a suo tempo fu Giorgio Guazzaloca a nominarlo amministratore delegato della municipalizzata di gas e acqua Hera ), ha fatto capolino nelle ultime settimane. Dietro di lui l'ex sindaco fautore del dialogo a 360 gradi e del civismo contro i partiti. Ovvio che questo non piaccia a Pdl e Lega Nord mentre il Terzo polo potrebbe anche gradire. La nebbia sembra ancora di là da diradarsi. È stato fatto anche il nome di Anna Maria Cancellieri, l'attuale commissario prefettizio, per una possibile candidatura di centro destra ma sembra un esercizio di fantasia. Merola su questo ha detto: «Ha servito lo stato con importanti responsabilità come prefetto e come commissario e trovo offensivo che qualcuno insista con lei».
Se le primarie sono state così partecipate il merito è anche di Amelia Frascaroli. Sembra fuori discussione che la candidata civica abbia risvegliato l'interesse di molte persone, le riconosce questo risultato la deputata del Pd Sandra Zampa, prodiana che l'ha sostenuta. A Frascaroli sono andati soprattutto i voti del centro e delle zone «alte» della città, i quartieri Saragozza e Santo Stefano, la candidata ha stravinto nel seggio dei fuori sede che era stato allestito nella sede di Arcigay e Arcilesbica. Merola ha raccolto il massimo dei voti nei quartieri periferici che più tradizionalmente sono roccaforte del Pd come il Navile (dove tra l'altro c'è la famosa Bolognina che diede il nome alla svolta di Achille Occhetto) e il Savena che guidò come presidente di quartiere. E se un altro vincitore di queste primarie va trovato è Raffaele Donini, il giovane segretario provinciale del Pd che ha difeso strenuamente lo strumento. Anche quando erano finite nelle acque agitate provocate dalle dichiarazioni dei vertici nazionali. Ma la domenica bolognese ha diradato le nebbie e, per dirla con le parole di una giovane volontaria al seggio, «le primarie sono sempre sorprendenti».
 
 
13.05.2011
di Daniela Preziosi
 «Merola umile e concreto. In città serve aria nuova»
 
Vigilia, ma non di passione, a Bologna. I sondaggi danno gli indecisi a cifre da capogiro. Beppe Grillo è arrivato in città e si è scatenato - c'è scappato anche uno svarione sessista su Vendola - per accaparrarsi i loro voti. Il candidato sindaco Virginio Merola, l'ex assessore Pd a cui alla fine è rimbalzata la vittoria delle primarie, raccoglie l'eredità difficile di una città che ha subito lo scacco del commissariamento, dopo le dimissioni di Flavio Delbono, causa sexy-gate. Poi il ritiro del candidatissimo Maurizio Cevenini, motivi di salute. Oggi il nemico di Merola non è Manes Bernardini, il candidato leghista e del Pdl, né i grillini, ma l'astensione. Per questo Merola si tiene stretto agli ex sfidanti Benedetto Zacchiroli e Amelia Frascaroli, dossettiana amica di Vendola e di Prodi. 
In campagna elettorale ha fatto alcune gaffe e alcune cose buone, fra cui raccontare che da ragazzo ha fumato qualche canna. Il Pd non ha gradito. Un'altra volta ha sbagliato le vittorie del Bologna, e qui la provincia non perdona, è dovuto scendere in campo Gianni Morandi, tifoso e presidente onorario gialloblù, per assolverlo pubblicamente.
Alla Libreria.coop Ambasciatori, Bologna sta di là delle vetrine. E però anche di qua, dentro la libreria. Siamo nel quadrilatero, pieno centro. Deve il nome al cinema che c'era prima. Una imponente ristrutturazione, «abbiamo messo qualità, design e librai alla gestione», spiega Romano Montroni, consulente e anima della catena col marchio Coop, ormai è arrivata in quasi tutta Italia. All'Ambasciatori c'è anche vino e cibo, banco e ristorante. Va da sé che in due anni è diventata un epicentro culturale. A vocazione internazionale, ma cuore molto bolognese.

Quale vigilia elettorale vede di là dalle vetrine della libreria?
È stata una campagna diversa dalle altre. Partita da episodi brutti. Prima il caso Delbono, è stato fatto un forte errore di valutazione sull'uomo. Poi alle primarie il ritiro di Cevenini. E infine una campagna impostata male, all'inizio. Una partenza lenta. Ora va molto meglio, le persone riescono a capirci qualcosa.

Non sarà colpa solo della sfortuna, per il Pd.
Merola è stato partorito, male, alla fine di tanti passi falsi. Però poi alle primarie ha preso un fracasso di preferenze. È stato un voto liberatorio per tutti.

Resta che i sondaggi danno gli indecisi a quote da capogiro.
In città la disaffezione alla politica era palpabile. E Merola era poco conosciuto, pur avendo fatto l'assessore. Ma da quanto ho osservato ovunque sia andato - compreso a casa mia, dove ha incontrato una quarantina di giovani - la gente si è convinta che è un uomo umile ma concreto, con i piedi per terra. Quello giusto. Non ha l'apparato della Moratti, ma si è fatto un gran mazzo. Se il Pd avesse una tv privata riuscirebbe a comunicare di più la qualità di quest'uomo semplice, buon amministratore, non una punta di diamante, ma una persona a cui dare fiducia.

Non un Cofferati, intende dire?
Cofferati l'ho conosciuto bene, e l'ho apprezzato per le sue qualità intellettuali e umane. In campagna elettorale era una festa, dava l'illusione che Bologna sarebbe diventata una capitale europea. Purtroppo non aveva voglia di fare il sindaco. Poi le sue vicende personali l'hanno distratto.

Al di là delle vicende private, Cofferati non aveva un ottimo rapporto con il Pd bolognese.
E faceva bene. È stato bravo a rompere lo schema del consociativismo.

Da quei tempi il Pd ha vissuto una fase molto travagliata, che forse non è ancora finita. E che forse penalizza i candidati?
Non è una specialità bolognese, questo travaglio è uguale a quello nazionale. Merola ha scelto una squadra di trentenni. Bravi, alcuni li conosco. I risultati non li raccoglieremo domenica, ma alla prossima tornata, se tutto va bene, ma insomma il tentativo di rinnovamento c'è. È mancata l'apertura alla società civile. Nei primi tempi si era parlato di Lorenzo Sassoli, presidente del Mambo, il Museo di arte moderna, industriale, grandi doti culturali e manageriali. Ma qui non è ancora tempo per un esterno al Pd. Comunque poi Merola ha recuperato.

A proposito di società civile, i grillini sono accreditati per un altro exploit.
I grillini non pescano solo nell'astensione, pescano anche nel Pd. C'è molta gente a cui piace l'urlo. Ma urlare è facile, fare è un'altra cosa. E non mi sembra che abbiano la preparazione per amministrare.

E poi c'è la Lega, che piace anche ad alcuni storici elettori del centrosinistra, come l'architetto Cervellati e il politologo Pasquino.
Il candidato leghista, Manes Bernardini, erode al Pdl, che ha tanti scontenti. I casi che lei cita sono singoli, dettati dalla delusione personale. Le parabole discendenti amareggiano, si può capire. Ma non fanno opinione.

Nessuna sorpresa a Bologna, a questo giro?
Non credo. Merola potrebbe non vincere al primo turno, come del resto è successo a Delbono. Ma non mi pare che ci sia partita per altri. La vittoria di Guazzaloca fu clamorosa, dovuto più che altro agli errori dell'allora centrosinistra. Oggi la storia è diversa. Le organizzazioni tengono.

Eppure, a proposito di organizzazioni, il movimento cooperativo la scorsa estate ha polemizzato duramente con il Pd locale.
Il nostro ruolo è importante. I candidati possono cambiare, ma il movimento guarda alla coerenza dei progetti. Se si vede il programma di Bernardini, e di Aldrovandi (candidato Udc, ndr), non ci siamo. Le coop, come gli industriali, hanno una voce partecipativa alla gestione della città. Non appoggiano per appoggiare, non fanno più accordi in bianco. È stato Cofferati a spezzare il cerchio, a mettere i rapporti sul binario della fattibilità reale, non più sull'appartenza al movimento. Ed è giusto: oggi la nostra classe dirigente non viene più dal partito. Nel mondo coop ci sono fior di dirigenti che potrebbero stare in qualsiasi società privata. Merola capisce questo linguaggio. Guardi, per prendersela con lui possono solo attaccarsi al calcio.

Il candidato ha fama di gaffeur ed è stato preso in castagna sui successi del Bologna.
Roba da ridere. L'Italia è il paese che va più allo stadio che in biblioteca. Io non ho mai visto una partita in vita mia, e credo che sia meglio andare di in biblioteca. E in libreria.
 
ELEZIONI AMMINISTRATIVE 2011
TERRA TERRA
  • Bob Lutz in Gm, l'eterno ritorno
    Bob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili. 
    7 novembre 2011
  • Lezioni di dissenso
    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
    7 novembre 2011
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