mercoledì 18 settembre 2013
22.01.2011
di Adriana Pollice
di Adriana Pollice
Due Pd, una sinistra È l'ora di Napoli
Domenica sera Napoli avrà il candidato di centrosinistra alle prossime comunali di primavera. Il nome verrà fuori dalle urne delle primarie, nonostante la segreteria nazionale del Pd abbia provato a scongiurarle in tutti i modi. Perché non siano un flop, ci si attende circa 30mila votanti, pochi per una città di un milione di abitanti, molti rispetto a quelli delle scorse provinciali, 18mila. Quattro le opzioni. Umberto Ranieri, fedelissimo del presidente Giorgio Napolitano, è il superfavorito. I sondaggi che girano in rete lo danno, rispettivamente, al 32 e al 35%. Si tratta di un migliorista storico, avversario dell'ingraiano Antonio Bassolino fin dagli anni '80, con lui si sono schierati un folto gruppo di intellettuali, il segretario provinciale del Pd, i socialisti che fanno capo all'ex assessore regionale Marco Di Lello. Persino Enrico Letta, unico big del partito che si sia visto da queste parti. Con Ranieri anche commercianti e Verdi, che in un primo momento avevano schierato il loro candidato, Gino Sorbillo, pizzaiolo provetto di via dei Tribunali. Intorno a Ranieri sembra coagularsi una coalizione che, al secondo turno, potrebbe andare dalla sinistra fino al Terzo polo, se questi si sottraessero all'abbraccio con la destra, in atto in regione e provincia. Il filo diretto con Napolitano, poi, dovrebbe aiutare ad aprire i rubinetti dei finanziamenti statati, per un comune strozzato dai debiti e dai tagli di Giulio Tremonti e Stefano Caldoro.
Domenica sera Napoli avrà il candidato di centrosinistra alle prossime comunali di primavera. Il nome verrà fuori dalle urne delle primarie, nonostante la segreteria nazionale del Pd abbia provato a scongiurarle in tutti i modi. Perché non siano un flop, ci si attende circa 30mila votanti, pochi per una città di un milione di abitanti, molti rispetto a quelli delle scorse provinciali, 18mila. Quattro le opzioni. Umberto Ranieri, fedelissimo del presidente Giorgio Napolitano, è il superfavorito. I sondaggi che girano in rete lo danno, rispettivamente, al 32 e al 35%. Si tratta di un migliorista storico, avversario dell'ingraiano Antonio Bassolino fin dagli anni '80, con lui si sono schierati un folto gruppo di intellettuali, il segretario provinciale del Pd, i socialisti che fanno capo all'ex assessore regionale Marco Di Lello. Persino Enrico Letta, unico big del partito che si sia visto da queste parti. Con Ranieri anche commercianti e Verdi, che in un primo momento avevano schierato il loro candidato, Gino Sorbillo, pizzaiolo provetto di via dei Tribunali. Intorno a Ranieri sembra coagularsi una coalizione che, al secondo turno, potrebbe andare dalla sinistra fino al Terzo polo, se questi si sottraessero all'abbraccio con la destra, in atto in regione e provincia. Il filo diretto con Napolitano, poi, dovrebbe aiutare ad aprire i rubinetti dei finanziamenti statati, per un comune strozzato dai debiti e dai tagli di Giulio Tremonti e Stefano Caldoro.
Il secondo sfidante a scendere in campo è stato Nicola Oddati, assessore comunale alla Cultura. Un bassoliniano della diaspora, uno di quelli che ha cominciato a prendere le distanze per salvaguardare il proprio futuro politico. La sua proposta ruota soprattutto intorno al Forum delle culture 2013, in rete si può vedere il suo videoprogramma impaginato come un format tv "Nicola Oddati presenta". Lo sguardo rivolto agli artisti ma anche ai comitati antidiscarica e ai precari delle liste Bros ed ex Lsu, una galassia da cui gli altri candidati del Pd si sono tenuti lontani. Le previsioni per lui dicono 25 e 15%. Un buon risultato consoliderebbe la sua poltrona al Forum. Il terzo dei democratici a raggiungere la compagnia è stato Andrea Cozzolino, eurodeputato da oltre 137mila preferenze, ex assessore regionale alle attività produttive nelle giunte Bassolino. Un non pentito che si è conquistato il ruolo di anti Ranieri, con i sondaggi che lo danno, rispettivamente, intorno al 30 e al 27%. Che ci sia vita anche fuori dal Pd lo testimonia Libero Mancuso, candidato della Sel e delle Federazione delle sinistre. L'unico per cui si sono mossi i leader nazionali, Paolo Ferrero e, soprattutto, Nichi Vendola, arrivato in città a galvanizzare il popolo della sinistra prima al Teatro Augusteo e poi a Pomigliano, dopo il referendum Mirafiori. Su Mancuso l'ago oscilla tra il 10 e il 22%.
A giudicare dai sondaggi, quindi, a giocarsi la volata con Ranieri dovrebbe essere Andrea Cozzolino: «Ho cercato il confronto diretto con il popolo di Napoli, operai, salotti, ceti medi produttivi, senza la mediazione delle segreterie di partito». Al suo sfidante diretto un ammonimento: «Invece di parlare già di alleanze, recuperiamo il 48% di votanti che disertano le urne, un'astensione che qui è soprattutto di centrosinistra. Parlare di continuità e discontinuità non deve essere un alibi per la mancanza di idee». L'accusa che gli avversari gli rivolgono è di aver partecipato al governo della città, inclusi i fallimenti sotto gli occhi di tutti, Bagnoli, Napoli est e i rifiuti: «Nessuno può pensare di rimettere le lancette a prima del '93 - si difende - quando la politica del post-terremoto ha creato periferie invivibili e disastrato le finanze, un'eredità che pesa ancora oggi. Discutiamo di quello che non ha funzionato ma difendiamo i progetti che hanno modernizzato Napoli, come la rete infrastrutturale e la politica culturale, oggi minacciati dalla destra. Le primarie sono l'occasione per aprire una discussione veritiera, spiace che il Pd nazionale non l'abbia capito». Sui rifiuti, poi, Cozzolino ha una visione che parte dalle richieste della Ue: «Dieci anni fa ci chiedevano di adeguarci a un ciclo basato sulla termovalorizzazione. Oggi le politiche comunitarie puntano su riduzione, riuso e riciclo, tutto quello che dobbiamo fare è seguire le direttive».
A giudicare dai sondaggi, quindi, a giocarsi la volata con Ranieri dovrebbe essere Andrea Cozzolino: «Ho cercato il confronto diretto con il popolo di Napoli, operai, salotti, ceti medi produttivi, senza la mediazione delle segreterie di partito». Al suo sfidante diretto un ammonimento: «Invece di parlare già di alleanze, recuperiamo il 48% di votanti che disertano le urne, un'astensione che qui è soprattutto di centrosinistra. Parlare di continuità e discontinuità non deve essere un alibi per la mancanza di idee». L'accusa che gli avversari gli rivolgono è di aver partecipato al governo della città, inclusi i fallimenti sotto gli occhi di tutti, Bagnoli, Napoli est e i rifiuti: «Nessuno può pensare di rimettere le lancette a prima del '93 - si difende - quando la politica del post-terremoto ha creato periferie invivibili e disastrato le finanze, un'eredità che pesa ancora oggi. Discutiamo di quello che non ha funzionato ma difendiamo i progetti che hanno modernizzato Napoli, come la rete infrastrutturale e la politica culturale, oggi minacciati dalla destra. Le primarie sono l'occasione per aprire una discussione veritiera, spiace che il Pd nazionale non l'abbia capito». Sui rifiuti, poi, Cozzolino ha una visione che parte dalle richieste della Ue: «Dieci anni fa ci chiedevano di adeguarci a un ciclo basato sulla termovalorizzazione. Oggi le politiche comunitarie puntano su riduzione, riuso e riciclo, tutto quello che dobbiamo fare è seguire le direttive».
25.01.2011
di Andrea Fabozzi
di Andrea Fabozzi
Pasticcio napoletano sul voto fai da te
Un disastro. «Un altra brutta figura per la città, un altro segno del degrado napoletano», dice Biagio De Giovanni. Il professore è critico di vecchia data di Bassolino, è stato sostenitore di Ranieri, ma non si riferisce al risultato cioè alla vittoria di Cozzolino: parla delle primarie, espressione di «una concezione primitiva della democrazia». Non lo incantano i 40mila e più ai seggi di Napoli, li «rispetta», ma «democrazia non è portare un po' di gente a votare, non più di avere gruppi dirigenti legittimati e capaci di decidere». Quando poi il risultato è questo pasticcio, con un comitato dei garanti che sarà costretto a avvallare un risultato decisamente sospetto per evitare guai peggiori, si scopre cosa vuol dire «fare le primarie senza un'organizzazione legale e un sistema di controllo». L'esito è «pessimo» dice De Giovanni, e il Pd ne sarà «dilaniato». Quanto al vincitore sub iudice Cozzolino «rappresenta una sconfitta per la sinistra napoletana». Perché «ha un elettorato forte solo nel sistema bassoliniano oggi in ritirata» e «non consentirà di allargare la coalizione, sicuramente non all'Udc». Ranieri invece, secondo il professore, «era riuscito a stabilire un rapporto con un pezzo importante della società napoletana anche al di fuori dell'elettorato del Pd, avrebbe rappresentato una forte discontinuità». Con Cozzolino, invece, «ripiombiamo nel continuismo bassoliniano, con l'aggravante che il bassolinismo senza Bassolino è come lo stalinismo senza Stalin: molto peggio».
Da oggi, da quando il collegio di garanzia proclamerà «con riserva» la vittoria di Cozzolino, il Pd avrà quattro giorni per trovare una soluzione prima che arrivi in città Bersani, sabato, per un'assemblea nazionale che secondo programma dovrebbe essere aperta dal saluto del vincitore delle primarie. In due o tre seggi di Napoli nord Cozzolino ha raccolto quasi altrettanti voti di quelli che alle scorse elezioni comunali aveva preso tutto il Pd. Una valanga di voti concentrati che gli ha consentito di recuperare e sorpassare Ranieri, altrimenti vincitore in altre zone della città. In queste primarie non è stata prevista una norma che altre volte era stata proposta: annullare il risultato in quei seggi dove alle primarie si registrano più dell'80% dei voti delle elezioni ordinarie. Di fronte al rischio caos è probabile che il Pd deciderà di puntare sul senso di responsabilità di Ranieri, candidato moderato e affettuosamente seguito a Roma dal presidente della Repubblica. E più da vicino dai vecchi compagni «miglioristi» napoletani, primo fra tutti Andrea Geremicca. Che avverte i garanti: «I risultati sono sconcertanti e lasciano molti dubbi. Bisognerà intervenire con molta chiarezza, sanare questa ferita aperta con gli elettori. O si riesce in questa operazione verità o altrimenti nessuno può chiedere a noi di giurare sul valore di queste primarie». Un discorso che si ferma a un passo dall'annunciare l'ammutinamento e che in concreto punta a vedere riconosciute formalmente le irregolarità. In ogni caso difficilmente si potrà ripetere il voto nei seggi contestati.
Che la vita dei democratici napoletani sia alquanto spericolata non lo si scopre adesso. Basta ricordare quello che accadde all'ultimo congresso nazionale del partito, fine 2009, quando chiudendo le iscrizioni si scoprì che la sola città di Napoli valeva in tessere circa un decimo del partito, quasi 70mila tessere su 800mila (record assoluto). L'allora commissario del partito napoletano pensò di portare la lista degli iscritti in procura. E c'è chi, come Massimo Villone, alle primarie non ha votato per niente. L'ex senatore di Sinistra democratica le considera uno «strumento pericoloso». Perché, spiega, «'fatte in casa', in questo modo, senza le garanzie formali che hanno in altri paesi dove sono previste per legge, si risolvono in un regolamento di conti interno ai partiti e in una truffa per gli elettori». Neanche la grande partecipazione è motivo di soddisfazione perché, al di là del possibile inquinamento del voto, «è una partecipazione usa e getta, non garantisce continuità». Il disastro napoletano, dice Villone, «era prevedibile» e quella che resta al centrosinistra è un'eredità pesante: «Il Pd adesso è più diviso e non so come sarà possibile recuperare un po' di unità alle elezioni vere. Hanno fatto un bel favore agli avversari». Dopo i successi del Pdl in regione nel 2010 alla provincia nel 2009, l'amministrazione comunale è tutto quello che avanza dagli anni della sinistra vincente a Napoli.
Da oggi, da quando il collegio di garanzia proclamerà «con riserva» la vittoria di Cozzolino, il Pd avrà quattro giorni per trovare una soluzione prima che arrivi in città Bersani, sabato, per un'assemblea nazionale che secondo programma dovrebbe essere aperta dal saluto del vincitore delle primarie. In due o tre seggi di Napoli nord Cozzolino ha raccolto quasi altrettanti voti di quelli che alle scorse elezioni comunali aveva preso tutto il Pd. Una valanga di voti concentrati che gli ha consentito di recuperare e sorpassare Ranieri, altrimenti vincitore in altre zone della città. In queste primarie non è stata prevista una norma che altre volte era stata proposta: annullare il risultato in quei seggi dove alle primarie si registrano più dell'80% dei voti delle elezioni ordinarie. Di fronte al rischio caos è probabile che il Pd deciderà di puntare sul senso di responsabilità di Ranieri, candidato moderato e affettuosamente seguito a Roma dal presidente della Repubblica. E più da vicino dai vecchi compagni «miglioristi» napoletani, primo fra tutti Andrea Geremicca. Che avverte i garanti: «I risultati sono sconcertanti e lasciano molti dubbi. Bisognerà intervenire con molta chiarezza, sanare questa ferita aperta con gli elettori. O si riesce in questa operazione verità o altrimenti nessuno può chiedere a noi di giurare sul valore di queste primarie». Un discorso che si ferma a un passo dall'annunciare l'ammutinamento e che in concreto punta a vedere riconosciute formalmente le irregolarità. In ogni caso difficilmente si potrà ripetere il voto nei seggi contestati.
Che la vita dei democratici napoletani sia alquanto spericolata non lo si scopre adesso. Basta ricordare quello che accadde all'ultimo congresso nazionale del partito, fine 2009, quando chiudendo le iscrizioni si scoprì che la sola città di Napoli valeva in tessere circa un decimo del partito, quasi 70mila tessere su 800mila (record assoluto). L'allora commissario del partito napoletano pensò di portare la lista degli iscritti in procura. E c'è chi, come Massimo Villone, alle primarie non ha votato per niente. L'ex senatore di Sinistra democratica le considera uno «strumento pericoloso». Perché, spiega, «'fatte in casa', in questo modo, senza le garanzie formali che hanno in altri paesi dove sono previste per legge, si risolvono in un regolamento di conti interno ai partiti e in una truffa per gli elettori». Neanche la grande partecipazione è motivo di soddisfazione perché, al di là del possibile inquinamento del voto, «è una partecipazione usa e getta, non garantisce continuità». Il disastro napoletano, dice Villone, «era prevedibile» e quella che resta al centrosinistra è un'eredità pesante: «Il Pd adesso è più diviso e non so come sarà possibile recuperare un po' di unità alle elezioni vere. Hanno fatto un bel favore agli avversari». Dopo i successi del Pdl in regione nel 2010 alla provincia nel 2009, l'amministrazione comunale è tutto quello che avanza dagli anni della sinistra vincente a Napoli.
26.01.2011
di Daniela Preziosi
di Daniela Preziosi
Nei guai campani Per Bersani week end di paura
Veltroni esulta per l'onda lunga del Lingotto, Bersani e il resto della ditta cercano di uscire dal mare di 'monnezza' delle primarie di Napoli. Non è bella, ma è la foto di quel Pd «unito» di cui ieri ha parlato anche Massimo D'Alema.
Nel pomeriggio il segretario ha riunito la segreteria, ufficialmente per mettere a punto l'affollata scaletta dell'assemblea nazionale che si terrà venerdì e sabato nel capoluogo campano. In realtà l'appuntamento ha ancora molte incognite. Se i garanti campani non troveranno una 'quadra' entro venerdì, la Mostra d'oltremare potrebbe diventare teatro di una contestazione. Il segretario ha escluso la possibilità, che alcuni dei suoi gli proponevano, di rimandare l'appuntamento, o di dirottarlo su Roma. Ma la 'quadra' napoletana è difficile: nel gruppo dirigente ormai volano stracci. Il segretario provinciale Tremante ha annunciato di avere le prove dell'inquinamento del voto. Il vincitore Andrea Cozzolino gli ha dato dell'irresponsabile e delirante. Se venisse invalidata anche una parte dei i voti contestati, la vittoria spetterebbe al favorito della prima ora Umberto Ranieri. Una figuraccia che il Pd non può permettersi. Né Ranieri accetterebbe una vittoria che scatenerebbe nuove polemiche. Intanto oggi Bersani a Roma presenterà un libro sul sud, Napoli Italia. Il cui autore è nientemeno che Antonio Bassolino, considerato il vero regista della vittoria di Cozzolino.
Mentre la maggioranza cerca di uscire dai guai, la minoranza veltroniana miete allori. Lunedì su La 7 sono stati resi noti due sondaggi: uno, spiega Giorgio Tonini, «fatto a metà della scorsa settimana, segnalava un calo del Pdl, ma contemporaneamente una flessione del Pd che scendeva al 23 per cento. Il secondo , eseguito dopo il Lingotto, registrava un Pd al 25 con una crescita di circa 400mila voti negli ultimi tre giorni». Insomma, per il braccio destro di Veltroni «in quei 400mila voti che si sono spostati verso il Pd è racchiusa una forte potenzialità». Rallegramenti da parte di tutte le anime di Modem. Che ieri ha guadagnato un'altra adesione di peso: quella di Luigi Bobba, già leader delle Acli. Bobba in un primo momento era rimasto alla finestra. Ora invece sente la chiamata alla «rivoluzione democratica» di Veltroni, il cui orizzonte «non è la ridotta di un partito già di sinistra, ma l'ambizione di una forza - i democratici - che vuole parlare a tutto il Paese».
Mentre la maggioranza cerca di uscire dai guai, la minoranza veltroniana miete allori. Lunedì su La 7 sono stati resi noti due sondaggi: uno, spiega Giorgio Tonini, «fatto a metà della scorsa settimana, segnalava un calo del Pdl, ma contemporaneamente una flessione del Pd che scendeva al 23 per cento. Il secondo , eseguito dopo il Lingotto, registrava un Pd al 25 con una crescita di circa 400mila voti negli ultimi tre giorni». Insomma, per il braccio destro di Veltroni «in quei 400mila voti che si sono spostati verso il Pd è racchiusa una forte potenzialità». Rallegramenti da parte di tutte le anime di Modem. Che ieri ha guadagnato un'altra adesione di peso: quella di Luigi Bobba, già leader delle Acli. Bobba in un primo momento era rimasto alla finestra. Ora invece sente la chiamata alla «rivoluzione democratica» di Veltroni, il cui orizzonte «non è la ridotta di un partito già di sinistra, ma l'ambizione di una forza - i democratici - che vuole parlare a tutto il Paese».
13.02.2011
di Francesca Pilla
di Francesca Pilla
Cozzolino scrive a Bersani: mi faccio da parte
Al commissario Andrea Orlando, inviato da Pierluigi Bersani per ricomporre i cocci del Pd partenopeo, almeno va riconosciuto il merito di essere riuscito a ottenere il ritiro elegante di Andrea Cozzolino, vincitore nelle polemiche sulle accuse di brogli delle primarie celebrate il 23 gennaio. Ieri l'europarlamentare, in una lettera al segretario, si è detto pronto a mettere a disposizione il risultato, precisando però che non si tratta di un passo indietro, ma di una scelta «per chiedere scusa a Napoli e in primo luogo ai cittadini che hanno risposto all' appello partecipando alle primarie».
Al commissario Andrea Orlando, inviato da Pierluigi Bersani per ricomporre i cocci del Pd partenopeo, almeno va riconosciuto il merito di essere riuscito a ottenere il ritiro elegante di Andrea Cozzolino, vincitore nelle polemiche sulle accuse di brogli delle primarie celebrate il 23 gennaio. Ieri l'europarlamentare, in una lettera al segretario, si è detto pronto a mettere a disposizione il risultato, precisando però che non si tratta di un passo indietro, ma di una scelta «per chiedere scusa a Napoli e in primo luogo ai cittadini che hanno risposto all' appello partecipando alle primarie».
Ci sono voluti 20 giorni e questo la dice lunga sul pantano che blocca la sinistra a poche settimane dal termine ultimo per presentare un candidato. Il ritiro del delfino di Bassolino, «ottenuto» solo dopo una certosina opera di mediazione, è solo il primo passo. Ora la strada è tutta in salita: individuare un nome in grado di unire e magari anche vincere non è semplice. La trattativa con Paolo Mancuso, procuratore di Nola e fratello di Libero che alle consultazioni, in corsa con Sel e Fed, si è aggiudicato 7mila consensi, sembra allo stallo. E fonti vicine a Raffaele Cantone, sponsorizzato da Saviano, spiegano che il magistrato anticamorra non sarebbe nemmeno stato contattato dai democratici per verificarne la disponibilità. Pare invece che il Pd sia indirizzato verso una scelta «super partes», ma di partito. E' circolato il nome della senatrice Maria Fortuna Incostante, già in giunta con Bassolino al comune e alla regione, una donna che potrebbe mettere pace tra cozzoliniani e miglioristi.
Ma a rompere le uova nel paniere di Bersani ci si mette l'europarlamentare dell'Idv Luigi De Magistris che venerdì, in un'assemblea all'Hotel Oriente, ha detto a gran voce di essere pronto ad assumersi l'impegno. Il Pd non avrebbe ancora parlato ufficialmente con De Magistris che ieri, al telefono dalla Calabria, ha confermato le sue intenzioni: «Ormai è passato il messaggio forte che la mia candidatura c'è, se non arriva una risposta seria capace di unire tutti subito, andrò avanti con le persone oneste e affidabili che mi sosterranno. Non intendo aspettare a lungo, per quanto mi riguarda la prossima settimana sarò già in campagna elettorale».
Ma a rompere le uova nel paniere di Bersani ci si mette l'europarlamentare dell'Idv Luigi De Magistris che venerdì, in un'assemblea all'Hotel Oriente, ha detto a gran voce di essere pronto ad assumersi l'impegno. Il Pd non avrebbe ancora parlato ufficialmente con De Magistris che ieri, al telefono dalla Calabria, ha confermato le sue intenzioni: «Ormai è passato il messaggio forte che la mia candidatura c'è, se non arriva una risposta seria capace di unire tutti subito, andrò avanti con le persone oneste e affidabili che mi sosterranno. Non intendo aspettare a lungo, per quanto mi riguarda la prossima settimana sarò già in campagna elettorale».
22.03.2011
di Francesca Pilla
di Francesca Pilla
Caos primarie atto secondo
La conta interna a Sinistra e libertà premia il prefetto e candidato del Pd Mario Morcone, che ottiene quasi 100 voti in più di Luigi De Magistris e diventa anche il candidato di Sel nella corsa a sindaco di Napoli. Ma com'era prevedibile le primarie dei vendoliani invece di portare la pace nella sinistra si trasformano nella mela d'oro di Paride, con una scia di polemiche tra i due schieramenti.
La conta interna a Sinistra e libertà premia il prefetto e candidato del Pd Mario Morcone, che ottiene quasi 100 voti in più di Luigi De Magistris e diventa anche il candidato di Sel nella corsa a sindaco di Napoli. Ma com'era prevedibile le primarie dei vendoliani invece di portare la pace nella sinistra si trasformano nella mela d'oro di Paride, con una scia di polemiche tra i due schieramenti.
«Non ho corteggiato nessuna nomenclatura e mai lo farò. Con molto rispetto, invece, mi sono rivolto a Sel, in particolare ai suoi militanti e simpatizzanti. Ho grande rispetto e fiducia che in questa sfida importantissima sapranno scegliere tra la continuità con una politica giudicata da molti fallimentare e la possibilità di un cambiamento». Questo il commento di De Magistris che si dice sbalordito dall'esito delle consultazioni ma non meravigliato. E alle richieste dei vertici locali del Pd che l'avevano invitato a riflettere sulla possibilità a questo punto di riunire la coalizione, risponde invece di voler andare avanti convinto di arrivare al ballottaggio. De Magistris non è tenero con Sel, anche perché il risultato è ritenuto falsato da molti suoi sostenitori, delusi perché la sinistra vendoliana non ha scelto di stare insieme a Federazione della sinistra e Idv. Sospetti si addensano sia sul numero dei partecipanti, poco più di 600 contro i 2200 iscritti, sia sul risultato ottenuto nei 5 seggi disponibili. In particolare a Barra, nella periferia Nord, dove Morcone ha vinto con 168 preferenze contro 35, mentre De Magistris ha prevalso al Vomero (80 a 56) e a Bagnoli (54 a 36) per attestarsi su un testa a testa, con un leggero vantaggio del prefetto, nel centro storico (59 a 57) e a Secondigliano (37 a 28).
I dirigenti di Sel non apprezzano i commenti piovuti su Facebook, né le dichiarazioni a caldo di domenica dello stesso De Magistris che ha parlato di accordi sottobanco dei vertici di Sel con Antonio Bassolino, e ha puntato il dito sul seggio di Barra «controllato» dal bassoliniano di Sel Dino Di Palma, ex presidente alla provincia di Napoli in quota Verdi. «Un attacco ingiusto e ingeneroso» da parte di chi «ha l'abitudine di parlare di cose che non conosce e pretende di esprimere giudizi su persone che hanno una storia specchiata all'interno della sinistra», rispondono da Sel i segretari Peppe De Cristofaro e Arturo Scotto. Ormai a giochi fatti e con l'appoggio di una parte degli iscritti corredato dal plauso di Nichi Vendola («è stata una grande prova di democrazia») Scotto e De Cristofaro non risparmiano bordate contro quello che fino a ieri poteva essere un candidato da appoggiare: «De Magistris ha qualche forma di allergia verso i meccanismi democratici, qualunque essi siano: non ha partecipato alle primarie, non ha accettato di confrontarsi con le forze del centrosinistra e non riconosce infine il voto libero degli iscritti di Sel. Gli ricordiamo che l'avversario da battere è la destra di Cosentino e Lettieri». Poche le battute di Di Palma: «Sono parole offensive nei confronti di Sel e degli iscritti - risponde - domenica c'è stata una partecipazione vera, tutti sono andati liberamente a votare anche per il grande dibattito dentro il partito. In particolare nei circoli di Barra i compagni hanno discusso per settimane. Se abbassiamo tutti i toni possiamo lavorare insieme».
Invece il clima si avvelena, e in queste condizioni potrebbe anche sfumare l'idea di unire la sinistra almeno per le municipalità, dove restando così le cose ci si aspetta una sconfitta sonora. Ieri dagli studi di un'emittente locale Bernardo Tuccillo, ex assessore di Rifondazione oggi Sel, ha invitato i militanti a disobbedire e votare De Magistris. A rincarare la dose ci si è messo anche il segretario cittadino dell'Idv Vincenzo Ruggiero: «Non si può tacere sul vero collante che non ha permesso di convergere su De Magistris, un sistema articolato di potere e di sottogoverno. Lasciamo in pace la sacra parola democrazia quando si parla di consultazioni in cui scopriamo che tutti i 'barresi' sono colpiti da profondo amore per Morcone». Da parte sua il prefetto tenta di moderare le polemiche: «Mi sono impegnato a non parlare mai dei miei avversari e continuerò così. Il mio obiettivo è unire la sinistra».
I dirigenti di Sel non apprezzano i commenti piovuti su Facebook, né le dichiarazioni a caldo di domenica dello stesso De Magistris che ha parlato di accordi sottobanco dei vertici di Sel con Antonio Bassolino, e ha puntato il dito sul seggio di Barra «controllato» dal bassoliniano di Sel Dino Di Palma, ex presidente alla provincia di Napoli in quota Verdi. «Un attacco ingiusto e ingeneroso» da parte di chi «ha l'abitudine di parlare di cose che non conosce e pretende di esprimere giudizi su persone che hanno una storia specchiata all'interno della sinistra», rispondono da Sel i segretari Peppe De Cristofaro e Arturo Scotto. Ormai a giochi fatti e con l'appoggio di una parte degli iscritti corredato dal plauso di Nichi Vendola («è stata una grande prova di democrazia») Scotto e De Cristofaro non risparmiano bordate contro quello che fino a ieri poteva essere un candidato da appoggiare: «De Magistris ha qualche forma di allergia verso i meccanismi democratici, qualunque essi siano: non ha partecipato alle primarie, non ha accettato di confrontarsi con le forze del centrosinistra e non riconosce infine il voto libero degli iscritti di Sel. Gli ricordiamo che l'avversario da battere è la destra di Cosentino e Lettieri». Poche le battute di Di Palma: «Sono parole offensive nei confronti di Sel e degli iscritti - risponde - domenica c'è stata una partecipazione vera, tutti sono andati liberamente a votare anche per il grande dibattito dentro il partito. In particolare nei circoli di Barra i compagni hanno discusso per settimane. Se abbassiamo tutti i toni possiamo lavorare insieme».
Invece il clima si avvelena, e in queste condizioni potrebbe anche sfumare l'idea di unire la sinistra almeno per le municipalità, dove restando così le cose ci si aspetta una sconfitta sonora. Ieri dagli studi di un'emittente locale Bernardo Tuccillo, ex assessore di Rifondazione oggi Sel, ha invitato i militanti a disobbedire e votare De Magistris. A rincarare la dose ci si è messo anche il segretario cittadino dell'Idv Vincenzo Ruggiero: «Non si può tacere sul vero collante che non ha permesso di convergere su De Magistris, un sistema articolato di potere e di sottogoverno. Lasciamo in pace la sacra parola democrazia quando si parla di consultazioni in cui scopriamo che tutti i 'barresi' sono colpiti da profondo amore per Morcone». Da parte sua il prefetto tenta di moderare le polemiche: «Mi sono impegnato a non parlare mai dei miei avversari e continuerò così. Il mio obiettivo è unire la sinistra».
23.03.2011
di A. Po.
di A. Po.
«Noi dei centri sociali stiamo con De Magistris. È un'alternativa vera»
«Siamo nei territori per costruire una partecipazione attiva sui temi dei beni comuni, dai rifiuti all'acqua pubblica. Si può scegliere di praticare solo il conflitto sociale oppure verificare se esiste una sponda politica che interpreti le nostre buone pratiche. Per questo saremo nella lista civica di Luigi De Magistris». Antonio Musella, della rete Commons, racconta così l'impegno di una parte del movimento nelle amministrative partenopee di maggio prossimo. Un passo in più rispetto alla scorsa tornata, in cui il motto era stato «scegli il tuo nemico», preferendo cioè Rosa Russo Iervolino come interlocutore antagonista rispetto al candidato delle destre, allora ci furono due consiglieri di municipalità eletti. Questa volta si punta al Consiglio comunale: «Per aprire un laboratorio politico sul futuro di Napoli, in prima linea ma fuori dai partiti». In lista ci sarà Pietro Rinaldi, avvocato e attivista, che ha attraversato l'esperienza dei centri sociali, da Officina 99 allo Ska, adesso con Insurgencia e il presidio di Chiaiano e Marano antidiscarica.
«Siamo nei territori per costruire una partecipazione attiva sui temi dei beni comuni, dai rifiuti all'acqua pubblica. Si può scegliere di praticare solo il conflitto sociale oppure verificare se esiste una sponda politica che interpreti le nostre buone pratiche. Per questo saremo nella lista civica di Luigi De Magistris». Antonio Musella, della rete Commons, racconta così l'impegno di una parte del movimento nelle amministrative partenopee di maggio prossimo. Un passo in più rispetto alla scorsa tornata, in cui il motto era stato «scegli il tuo nemico», preferendo cioè Rosa Russo Iervolino come interlocutore antagonista rispetto al candidato delle destre, allora ci furono due consiglieri di municipalità eletti. Questa volta si punta al Consiglio comunale: «Per aprire un laboratorio politico sul futuro di Napoli, in prima linea ma fuori dai partiti». In lista ci sarà Pietro Rinaldi, avvocato e attivista, che ha attraversato l'esperienza dei centri sociali, da Officina 99 allo Ska, adesso con Insurgencia e il presidio di Chiaiano e Marano antidiscarica.
Pietro, da Genova 2001 a sostenere un magistrato?
Partiamo dal fatto che il centrodestra campano è pericoloso. Fosse solo affarismo, malgoverno e politiche repressive, con Berlusconi abbiamo imparto a reagire. Oltre le inchieste su Nicola Cosentino, c'è la cronaca quotidiana a spiegarci di cosa parliamo. Dopo provincia e regione, sono pronti a mettere le mani sulla città. Solo una chiarissima rottura con il passato del centrosinistra, che non è solo bassolinismo ma un gruppo di potere trasversale, può attivare le forze vive per il riscatto della città.
Nessuna critica su come è maturata la candidatura De Magistris?
Il centrosinistra ci ha sostanzialmente fatto capire di non volere la discontinuità. La vicenda delle primarie conferma pienamente il dato. Certo non ci piace l'idea che solo tra magistrati si possa raccogliere le forze sane della società, ma in De Magistris non vediamo il magistrato di una inchiesta "scomoda", ma un politico che rompe gli schemi, soprattutto con il passato. Poi ci è stato vicino da europarlamentare nella battaglia di Chiaiano, sposando le nostre idee sull'abbandono definitivo delle discariche e degli inceneritori per la raccolta differenziata e il trattamento meccanico. Per la battaglia senza se e senza ma sull'acqua pubblica.
Una posizione, la vostra, condivisa da tutti i pezzi di movimento napoletano?
Non rappresentiamo tutto il movimento, ma di sicuro importanti aree stanno guardando a De Magistris come un'opportunità e non nella logica del meno peggio. È una candidatura di eccellenza, l'unica possibile. Saremmo rimasti indifferenti a Ranieri o Cozzolino. Il fatto che Pd e Sel non sentono la pancia dell'elettorato è abbastanza evidente, non stanno sul marciapiede e non sentono l'umore di una città che vuole il cambiamento. Il problema è evitare che si cambi in peggio, ritrovandosi con Gianni Lettieri.
Quale sarà il vostro contributo?
Innanzitutto sfruttando l'esperienza che abbiamo fatto sul campo nella questione dei rifiuti, ma quello che più ci interessa è avere un sindaco che inverta la linea, che apra le porte del comune. Il sindaco che vogliamo è quello che sa dialogare con i disoccupati e con i precari senza tuonare contro il conflitto, che si faccia carico dei problemi. E se non può dare risposte, si faccia portavoce con chi il potere e i soldi ce li ha (la regione e il governo) del malessere della città. Il sindaco che vogliamo sa essere il primo cittadino delle comunità in rivolta che difendono il proprio territorio.
Partiamo dal fatto che il centrodestra campano è pericoloso. Fosse solo affarismo, malgoverno e politiche repressive, con Berlusconi abbiamo imparto a reagire. Oltre le inchieste su Nicola Cosentino, c'è la cronaca quotidiana a spiegarci di cosa parliamo. Dopo provincia e regione, sono pronti a mettere le mani sulla città. Solo una chiarissima rottura con il passato del centrosinistra, che non è solo bassolinismo ma un gruppo di potere trasversale, può attivare le forze vive per il riscatto della città.
Nessuna critica su come è maturata la candidatura De Magistris?
Il centrosinistra ci ha sostanzialmente fatto capire di non volere la discontinuità. La vicenda delle primarie conferma pienamente il dato. Certo non ci piace l'idea che solo tra magistrati si possa raccogliere le forze sane della società, ma in De Magistris non vediamo il magistrato di una inchiesta "scomoda", ma un politico che rompe gli schemi, soprattutto con il passato. Poi ci è stato vicino da europarlamentare nella battaglia di Chiaiano, sposando le nostre idee sull'abbandono definitivo delle discariche e degli inceneritori per la raccolta differenziata e il trattamento meccanico. Per la battaglia senza se e senza ma sull'acqua pubblica.
Una posizione, la vostra, condivisa da tutti i pezzi di movimento napoletano?
Non rappresentiamo tutto il movimento, ma di sicuro importanti aree stanno guardando a De Magistris come un'opportunità e non nella logica del meno peggio. È una candidatura di eccellenza, l'unica possibile. Saremmo rimasti indifferenti a Ranieri o Cozzolino. Il fatto che Pd e Sel non sentono la pancia dell'elettorato è abbastanza evidente, non stanno sul marciapiede e non sentono l'umore di una città che vuole il cambiamento. Il problema è evitare che si cambi in peggio, ritrovandosi con Gianni Lettieri.
Quale sarà il vostro contributo?
Innanzitutto sfruttando l'esperienza che abbiamo fatto sul campo nella questione dei rifiuti, ma quello che più ci interessa è avere un sindaco che inverta la linea, che apra le porte del comune. Il sindaco che vogliamo è quello che sa dialogare con i disoccupati e con i precari senza tuonare contro il conflitto, che si faccia carico dei problemi. E se non può dare risposte, si faccia portavoce con chi il potere e i soldi ce li ha (la regione e il governo) del malessere della città. Il sindaco che vogliamo sa essere il primo cittadino delle comunità in rivolta che difendono il proprio territorio.
19.04.2011
di Francesca Pilla
Indagati e condannati nelle liste, così Lettieri fa il prestanome di Cosentino
La campagna elettorale napoletana entra nel vivo. E con la presentazione delle liste, in tutto 32 per 10 candidati a sindaco, saltano fuori anche i nomi degli "impresentabili". Gianni Lettieri, sostenuto da Nicola Cosentino, ne ha imbarcati almeno due. L'ex consigliere di Fi Achille De Simone, capolista per l'Adc di Pionati, arrestato nel 2009 e sotto processo con l'accusa di violenza privata finalizzata a favorire il clan Sarno. E Marco Nonno, finito 14 mesi ai domiciliari con l'accusa di devastazione e resistenza durante gli scontri per l'apertura della discarica di Pianura, in un processo che vede imputati anche affiliati della camorra. A puntare il dito contro gli aspiranti consiglieri Pdl ci si sono messi Pd, Idv e soprattutto Terzo Polo dove un implacabile Italo Bocchino ha picconato il presidente degli industriali dandogli della «controfigura» per i progetti del coordinatore regionale. Cosentino ieri in aula a Santa Maria Capua Vetere nel processo che lo vede imputato per associazione esterna con il clan dei casalesi, ha risposto al vice di Fini definendolo un «quaquaraquà».
Da parte sua, Lettieri ha preso le distanze dai candidati, nonché dai fedelissimi del plurindagato Roberto Conte, condannato in primo grado per concorso esterno in associazione di stampo camorristico , disseminati nelle liste Pdl: «Non voglio i loro voti, De Simone era già stato cacciato», ha detto. Gli interessati però hanno fatto sapere di non avere intenzione di fare un passo indietro. «Questi nomi dimostrano che Lettieri è il prestanome di Cosentino» anche per il commissario del Pd napoletano, Andrea Orlando. Che rivendica il rigore applicato nelle liste del prefetto Mario Morcone. «Abbiamo fatto delle scelte in linea con il nostro codice etico, da noi non c'è nessuno con procedimenti in corso per reati contro la pubblica amministrazione e per collegamenti con la camorra».
Nel centrosinistra, che al comune di Napoli corre diviso (Pd, Verdi e Sel con Morcone, Idv e Fed con Luigi De Magistris) all'ultimo minuto si è raggiunta un'intesa in 8 municipalità su 9. Niente accordo sull'ottava, quella dov'è il quartiere di Scampia, dove il 23 gennaio scorso l'europarlamentare Andrea Cozzolino fu accusato dal suo stesso partito di brogli. I democratici hanno deciso di sostenere alla presidenza Mario Maffei, Idv e Fed hanno candidato Ivo Poggiani, giovane attivista della Rete antidiscarica di Chiaiano. «Il Pd si è rifiutato di sostenere il nome indicato dai movimenti - spiega Antonio Musella del Laboratorio Insurgencia - e proprio nelle periferie dove serve una forte discontinuità hanno riproposto un bassoliniano doc". Ma per il Pd la colpa è dell'area De Magistris che ha rifiutato la mediazione. Eccetto l'avvocato Carlo Taormina che ha deciso di fare ricorso in tribunale, tutti gli altri candidati hanno presentato in tempo le liste. Tra questi, Clemente Mastella dell'Udeur e Roberto Fico per il Movimento 5 Stelle.
Nel centrosinistra, che al comune di Napoli corre diviso (Pd, Verdi e Sel con Morcone, Idv e Fed con Luigi De Magistris) all'ultimo minuto si è raggiunta un'intesa in 8 municipalità su 9. Niente accordo sull'ottava, quella dov'è il quartiere di Scampia, dove il 23 gennaio scorso l'europarlamentare Andrea Cozzolino fu accusato dal suo stesso partito di brogli. I democratici hanno deciso di sostenere alla presidenza Mario Maffei, Idv e Fed hanno candidato Ivo Poggiani, giovane attivista della Rete antidiscarica di Chiaiano. «Il Pd si è rifiutato di sostenere il nome indicato dai movimenti - spiega Antonio Musella del Laboratorio Insurgencia - e proprio nelle periferie dove serve una forte discontinuità hanno riproposto un bassoliniano doc". Ma per il Pd la colpa è dell'area De Magistris che ha rifiutato la mediazione. Eccetto l'avvocato Carlo Taormina che ha deciso di fare ricorso in tribunale, tutti gli altri candidati hanno presentato in tempo le liste. Tra questi, Clemente Mastella dell'Udeur e Roberto Fico per il Movimento 5 Stelle.
12.05.2011
di Andrea Fabozzi
di Andrea Fabozzi
Cantone: liste sporche il marcio è un metodo
A fine campagna elettorale, parla il candidato mancato che ha rifiutato l'offerta del centrosinistra. Raffaele Cantone, il magistrato che ha indagato sui Casalesi, spiega il voto di scambio «istituzionalizzato». Critica i trasformisti e la borghesia napoletana e dice: neanch'io sarei riuscito a controllare le liste, ho ricevuto una proposta tardiva.
Senza di lui il centrosinistra si è diviso. E ora spera che sia il ballottaggio a imporre quell'unità che Raffaele Cantone, se avesse accettato di correre per la carica di sindaco di Napoli, avrebbe ottenuto già dal primo turno dietro alla sua candidatura. E invece eccolo qui a ragionare a conclusione di questa campagna elettorale - «senza rimpianti, o forse solo un po', ogni tanto» - da osservatore esterno. Ma il magistrato che dalla Dda di Napoli ha coordinato le inchieste sui Casalesi, e che da tre anni è a Roma in Cassazione, a Napoli vorrebbe tornare: di recente ha fatto domanda per il posto di procuratore aggiunto.
Cantone, la questione delle liste inquinate dalla camorra ha dominato la campagna elettorale. Le pare che il fenomeno si sia presentato in termini nuovi?
Niente affatto, il problema si è posto in maniera assolutamente identica anche in altre precedenti elezioni. Ogni volta si sentono le stesse assicurazioni sulla volontà di cambiamento e di trasparenza. Ma questa volta nessuno dei quattro candidati principali è un politico di professione, il che lasciava sperare in una maggiore disponibilità alla pulizia delle liste. Invece abbiamo un candidato dietro il quale ci sono ben undici liste, fatto assolutamente indicativo dell'effetto traino che si vuole ottenere.
Quel candidato è Lettieri, secondo lei il caso degli «impresentabili», a Napoli, può penalizzare chi li ha presentati?
Probabilmente una vicenda del genere è servita a convincere gli indecisi. A spingere ad andare a votare gli elettori del centrosinistra che pensavano invece di astenersi. Ma nel complesso penso che questa vicenda inciderà in modo poco rilevante.
Esiste un voto di opinione in città?
Esisterà pure, non so se sia effettivamente decisivo.
In compenso avere in lista certe persone garantisce un ritorno elettorale.
Certi nomi tra i candidati indicano che non si vuole rinunciare ai pacchetti di voti. Anche volendo credere alla buona fede di chi compila le liste e non controlla tutti i candidati, sarebbe comunque un caso di culpa in vigilando. E non mi pare una buona presentazione per gli aspiranti amministratori esordire in questo modo. La verità è un'altra - ma qui devo fare un discorso più generale, non ho elementi per riferirmi al voto napoletano. Presentando tante liste e tanti candidati si rischia di istituzionalizzare il voto di scambio. Invece di comprare pacchetti di voti si mette in lista chi quei pacchetti di voti avrebbe venduto. Ottenendo indirettamente lo stesso vantaggio.
L'alternativa qual è? Le liste civiche e dei professionisti? A Napoli è il capo della squadra mobile a spiegare che i primi riciclatori di denaro non sono i camorristi ma i professionisti che evadono.
Non mi pare che in queste elezioni si possa parlare di una grande presenza di liste civiche vere e proprie. Ce n'è qualcuna, ma ho visto pochi nomi della società civile.
Ma se Lettieri attacca gli intellettuali.
Gli intellettuali, come al solito, sono rimasti alla finestra. Si sono svegliati un po' dopo il caso delle liste sporche o per contrastare l'uso politico della spazzatura, ma in campo sono scese poche persone e soprattutto in ritardo. Segno che le vicende degli ultimi anni alimentano la sfiducia.
Ammesso che ci sia mai stata in città una borghesia illuminata.
Figurarsi, io sulla borghesia napoletana ho da tempo enormi riserve e forse ha ragione chi sostiene che è morta nel 1799. Più concretamente penso che una parte della borghesia abbia vissuto in questi anni legata alla politica e proprio per questo non abbia potuto esprimersi autonomamente contro la cattiva politica. C'è troppa parte della società borghese napoletana che ha prosperato nel legame con il mondo politico sia durante la prima repubblica che durante la seconda, sia con la democrazia cristiana che con il centrosinistra. Basta vedere quanti professionisti sono stati coinvolti dalle amministrazioni nelle consulenze. È un discorso che non vede estraneo il centrodestra, allora all'opposizione ma coinvolto in maniera consociativa.
Il trasformismo è un tema di questa campagna elettorale. È rimasto sorpreso dal numero degli esponenti di centrosinistra che ha cambiato schieramento?
Sorpreso no. Da tempo penso che il trasformismo abbia assunto dimensioni tali da richiedere interventi drastici. È un male che è stato sempre sottovalutato perché così ha fatto comodo a tutti. Ricordiamo in Campania quanti esponenti del centrodestra passarono rapidamente a sostenere Bassolino. Al di là della buona fede dei singoli, il fenomeno va regolamentato. Faccio una proposta, provocatoria mi rendo conto: stabiliamo che chi lascia lo schieramento con il quale è stato eletto non può andare ad assumere cariche pubbliche.
A Napoli parliamo al momento di ex amministratori o grandi elettori del centrosinistra che si limitano a dare indicazione di voto per Lettieri.
Vedremo se qualcuno di questi non sarà recuperato in una eventuale giunta o con incarichi di consulenza. Con molta franchezza, fatico a credere a certe conversioni sulla via di Damasco di chi ha condiviso fino all'ultimo le sorti del governo di centrosinistra. È un po' quello che si è già verificato in regione dove chi aveva partecipato alla gestione del potere con Bassolino si è immediatamente ricollocato dall'altra parte.
Avendo assistito da fuori a questa campagna elettorale, se potesse tornare indietro accetterebbe la candidatura?
No, penso di aver fatto la scelta giusta. Devo riconoscere che c'era stata grande disponibilità, da De Magistris a tutto il Pd, da Sel alla Federazione della sinistra; persino, con mia sorpresa, Martusciello del Pdl si era espresso a mio favore. Ma a mente fredda alle ragioni di carattere personale che mi hanno portato a rifiutare posso aggiungerne un'altra: non credo che in pochi giorni si può preparare una candidatura di rottura, in grado di innescare grandi novità. Con quel tempo a disposizione non mi sarebbe stato possibile incidere in profondità sulle liste e sulle candidature. Ripeto, è stata una proposta molto seria, molto aperta, ma forse fuori tempo massimo.
Senza di lui il centrosinistra si è diviso. E ora spera che sia il ballottaggio a imporre quell'unità che Raffaele Cantone, se avesse accettato di correre per la carica di sindaco di Napoli, avrebbe ottenuto già dal primo turno dietro alla sua candidatura. E invece eccolo qui a ragionare a conclusione di questa campagna elettorale - «senza rimpianti, o forse solo un po', ogni tanto» - da osservatore esterno. Ma il magistrato che dalla Dda di Napoli ha coordinato le inchieste sui Casalesi, e che da tre anni è a Roma in Cassazione, a Napoli vorrebbe tornare: di recente ha fatto domanda per il posto di procuratore aggiunto.
Cantone, la questione delle liste inquinate dalla camorra ha dominato la campagna elettorale. Le pare che il fenomeno si sia presentato in termini nuovi?
Niente affatto, il problema si è posto in maniera assolutamente identica anche in altre precedenti elezioni. Ogni volta si sentono le stesse assicurazioni sulla volontà di cambiamento e di trasparenza. Ma questa volta nessuno dei quattro candidati principali è un politico di professione, il che lasciava sperare in una maggiore disponibilità alla pulizia delle liste. Invece abbiamo un candidato dietro il quale ci sono ben undici liste, fatto assolutamente indicativo dell'effetto traino che si vuole ottenere.
Quel candidato è Lettieri, secondo lei il caso degli «impresentabili», a Napoli, può penalizzare chi li ha presentati?
Probabilmente una vicenda del genere è servita a convincere gli indecisi. A spingere ad andare a votare gli elettori del centrosinistra che pensavano invece di astenersi. Ma nel complesso penso che questa vicenda inciderà in modo poco rilevante.
Esiste un voto di opinione in città?
Esisterà pure, non so se sia effettivamente decisivo.
In compenso avere in lista certe persone garantisce un ritorno elettorale.
Certi nomi tra i candidati indicano che non si vuole rinunciare ai pacchetti di voti. Anche volendo credere alla buona fede di chi compila le liste e non controlla tutti i candidati, sarebbe comunque un caso di culpa in vigilando. E non mi pare una buona presentazione per gli aspiranti amministratori esordire in questo modo. La verità è un'altra - ma qui devo fare un discorso più generale, non ho elementi per riferirmi al voto napoletano. Presentando tante liste e tanti candidati si rischia di istituzionalizzare il voto di scambio. Invece di comprare pacchetti di voti si mette in lista chi quei pacchetti di voti avrebbe venduto. Ottenendo indirettamente lo stesso vantaggio.
L'alternativa qual è? Le liste civiche e dei professionisti? A Napoli è il capo della squadra mobile a spiegare che i primi riciclatori di denaro non sono i camorristi ma i professionisti che evadono.
Non mi pare che in queste elezioni si possa parlare di una grande presenza di liste civiche vere e proprie. Ce n'è qualcuna, ma ho visto pochi nomi della società civile.
Ma se Lettieri attacca gli intellettuali.
Gli intellettuali, come al solito, sono rimasti alla finestra. Si sono svegliati un po' dopo il caso delle liste sporche o per contrastare l'uso politico della spazzatura, ma in campo sono scese poche persone e soprattutto in ritardo. Segno che le vicende degli ultimi anni alimentano la sfiducia.
Ammesso che ci sia mai stata in città una borghesia illuminata.
Figurarsi, io sulla borghesia napoletana ho da tempo enormi riserve e forse ha ragione chi sostiene che è morta nel 1799. Più concretamente penso che una parte della borghesia abbia vissuto in questi anni legata alla politica e proprio per questo non abbia potuto esprimersi autonomamente contro la cattiva politica. C'è troppa parte della società borghese napoletana che ha prosperato nel legame con il mondo politico sia durante la prima repubblica che durante la seconda, sia con la democrazia cristiana che con il centrosinistra. Basta vedere quanti professionisti sono stati coinvolti dalle amministrazioni nelle consulenze. È un discorso che non vede estraneo il centrodestra, allora all'opposizione ma coinvolto in maniera consociativa.
Il trasformismo è un tema di questa campagna elettorale. È rimasto sorpreso dal numero degli esponenti di centrosinistra che ha cambiato schieramento?
Sorpreso no. Da tempo penso che il trasformismo abbia assunto dimensioni tali da richiedere interventi drastici. È un male che è stato sempre sottovalutato perché così ha fatto comodo a tutti. Ricordiamo in Campania quanti esponenti del centrodestra passarono rapidamente a sostenere Bassolino. Al di là della buona fede dei singoli, il fenomeno va regolamentato. Faccio una proposta, provocatoria mi rendo conto: stabiliamo che chi lascia lo schieramento con il quale è stato eletto non può andare ad assumere cariche pubbliche.
A Napoli parliamo al momento di ex amministratori o grandi elettori del centrosinistra che si limitano a dare indicazione di voto per Lettieri.
Vedremo se qualcuno di questi non sarà recuperato in una eventuale giunta o con incarichi di consulenza. Con molta franchezza, fatico a credere a certe conversioni sulla via di Damasco di chi ha condiviso fino all'ultimo le sorti del governo di centrosinistra. È un po' quello che si è già verificato in regione dove chi aveva partecipato alla gestione del potere con Bassolino si è immediatamente ricollocato dall'altra parte.
Avendo assistito da fuori a questa campagna elettorale, se potesse tornare indietro accetterebbe la candidatura?
No, penso di aver fatto la scelta giusta. Devo riconoscere che c'era stata grande disponibilità, da De Magistris a tutto il Pd, da Sel alla Federazione della sinistra; persino, con mia sorpresa, Martusciello del Pdl si era espresso a mio favore. Ma a mente fredda alle ragioni di carattere personale che mi hanno portato a rifiutare posso aggiungerne un'altra: non credo che in pochi giorni si può preparare una candidatura di rottura, in grado di innescare grandi novità. Con quel tempo a disposizione non mi sarebbe stato possibile incidere in profondità sulle liste e sulle candidature. Ripeto, è stata una proposta molto seria, molto aperta, ma forse fuori tempo massimo.
13.05.2011
di Fr. Pil.
di Fr. Pil.
«Se Lettieri va al ballottaggio solo io posso batterlo»
Mario Morcone (Pd-Sel-Verdi) ha usato contro di lui la stessa virulenza riservata al candidato del Pdl Lettieri. A destra lo accusano di essere un moralista con gli altri e poi usare l'immunità per i propri processi, i democratici lo tacciano di giustizialismo.
Mario Morcone (Pd-Sel-Verdi) ha usato contro di lui la stessa virulenza riservata al candidato del Pdl Lettieri. A destra lo accusano di essere un moralista con gli altri e poi usare l'immunità per i propri processi, i democratici lo tacciano di giustizialismo.
Luigi De Magistris la scelta di correre a Napoli appoggiato solo dal suo partito, l'Idv e dalla Fds non è stata una strada in discesa...
Nei miei confronti si è scagliato il partito unico della spesa pubblica, non è un caso che Morcone, Lettieri e Mastella parlino lo stesso linguaggio. Da quando ho osato indagare sui rapporti di potere sono stato colpito da 50 procedimenti penali, nella maggior parte di essi sono stato prosciolto oppure sono stati archiviati. L'immunità è un diritto sacrosanto quando si manifestano pubblicamente delle opinioni, un concetto che a Bruxelles mi è stato ripetuto da diversi parlamentari minacciati di morte o sotto scorta per il loro dissenso politico. Non sono un giustizialista, ho sempre applicato la legge in modo uguale e non usando la spada di latta con i potenti e quella di ferro con gli immigrati. Sono fiero di avere con me la borghesia come i disoccupati, il mondo delle professioni ma anche i precari e i centri sociali. Nelle mie liste non ci sono impresentabili in odore di camorra, mentre in quelle di Lettieri si va alla conta se scatta una retata. A sostenermi non troverete nemmeno i figli e i parenti della tangentopoli napoletana, come invece succede a Morcone.
A 48 ore dall'apertura delle urne ha paura del voto utile invocato negli ultimi giorni dal Pd?
Sono io a fare appello al voto utile. Gli ultimi sondaggi sono chiari, se Lettieri arriva al ballottaggio con Morcone vince, viceversa con me perde. Così faccio appello anche al voto disgiunto, per chi vuole mantenere un rapporto con il proprio candidato al comune ma non vuole far vincere la destra di Cosentino.
Teme che i capibastone e la compravendita dei voti possano inquinare il risultato?
Sono molto preoccupato. I segnali sono pessimi, chiedo la massima vigilanza da parte di tutti, rappresentanti delle liste, cittadini, istituzioni. Dobbiamo confidare nel voto libero dei napoletani che sono sicuro non sceglieranno la commistione di politica e camorra.
Oggi a Napoli arriva Berlusconi che, preceduto da tonnellate di immondizia e proteste dei cittadini, per ingraziarsi una parte dell'elettorato ha detto di avere una discarica pronta nel nolano e ha annunciato lo stop delle demolizioni abusive fino a dicembre...
Berlusconi dopo essersi reso responsabile del dramma ambientale e sanitario della città ora si pone come garante e a difesa di tutte le illegalità. Non dimentichiamo che il presidente del consiglio nel 2008 aveva propagandato un miracolo senza risolvere nulla, che Caldoro in due anni non è riuscito a creare un ciclo virtuoso regionale, che Giggino 'a polpetta (Luigi Corsaro, presidente della provincia, ndr) non ha individuato i siti per sversare. Anche la Iervolino ha le sue responsabilità: non ha attuato la raccolta differenziata. Mi chiedo perché in tutta la campagna elettorale nessuno ha spiegato che fine hanno fatto i miliardi stanziati per la bonifica, per il depuratore di Cuma e per l'avvio del riciclo dell'immondizia. La soluzione non è un nuovo inceneritore, ma la raccolta porta a porta e l'apertura di siti di compostaggio, la prima cosa che farò dopo l'insediamento al comune.
13.05.2011
di Francesca Pilla
di Francesca Pilla
«Passa Morcone e può vincere perché convince i moderati»
«Al ballottaggio andrà Mario Morcone, la destra lo attacca perché lui può aggregare un largo schieramento in grado di non far cadere Napoli nelle mani di Cosentino». È agguerrito, Andrea Orlando, e seccato dalle ultime polemiche. Infatti prima il sottosegretario all'interno Nitto Palma ha tirato fuori un vecchio procedimento, archiviato, nei confronti del candidato Pd nel periodo in cui gestì, da prefetto, l'arrivo dei migranti a Lampedusa; poi è arrivato l'annuncio di querele incrociate tra il responsabile giustizia Pd, nonché commissario del partito napoletano - Orlando, appunto - e l'ex viceprefetto vicario Vincenzo Covato.
«Al ballottaggio andrà Mario Morcone, la destra lo attacca perché lui può aggregare un largo schieramento in grado di non far cadere Napoli nelle mani di Cosentino». È agguerrito, Andrea Orlando, e seccato dalle ultime polemiche. Infatti prima il sottosegretario all'interno Nitto Palma ha tirato fuori un vecchio procedimento, archiviato, nei confronti del candidato Pd nel periodo in cui gestì, da prefetto, l'arrivo dei migranti a Lampedusa; poi è arrivato l'annuncio di querele incrociate tra il responsabile giustizia Pd, nonché commissario del partito napoletano - Orlando, appunto - e l'ex viceprefetto vicario Vincenzo Covato.
Morcone ha accusato Covato di aver temporeggiato nello screening delle liste inquinate favorendo Lettieri. È andata così?
So solo che l'informativa delle forze dell'ordine sul consiglio comunale è arrivata in prefettura il 3 maggio, quella per le municipalità ancora non è stata esaminata. Gli effetti sono evidenti, i napoletani probabilmente stanno leggendo negli elenchi dei candidati affissi per le municipalità i nomi di persone incandidabili.
Dopo le accuse di Nitto Palma, Morcone ha detto di aver paura del metodo Boffo...
Vorrei solo ricordare che questo governo ha nominato Morcone capo dell'agenzia dei beni confiscati alla Mafia. È singolare che un sottosegretario in piena campagna elettorale venga a Napoli a gettare ombre sull'operato di un funzionario di stato che ha caratterizzato la sua carriera con posizioni sinceramente democratiche, quando si è occupato di immigrazione, di libertà civili, di combattere la camorra.
Ma se De Magistris dovesse andare al ballottaggio il Pd lo appoggerebbe?
Dobbiamo essere uniti contro la destra, ma al secondo turno andrà Morcone. E sarà un bene per tutti visto che è l'unico in grado di portare l'elettorato moderato su posizioni avanzate rispetto a temi come l'acqua pubblica, la lotta alla speculazione, la tutela dei più deboli. Diversamente De Magistris è indigesto a una fetta di elettori che si pongono al centro.
Ma non sarebbe stato meglio andare uniti?
La fine di un ciclo politico genera personalismo e populismo, che sono un problema e non una soluzione. Abbiamo fatto il possibile per unire, De Magistris si è autocandidato prima che il centrosinistra potesse esprimersi.
Avreste potuto vincere al primo turno. Il premier punta su Napoli e Milano per il referendum su di sé. Ieri ha bloccato le demolizioni in Campania.
Non dobbiamo lasciarci trascinare sul terreno che piace a Berlusconi e che, in sintonia con l'ex sottosegretario Cosentino, punta a mobilitare le aree di illegalità e i poteri criminali. Dico ai cittadini di chiedersi se stanno meglio oggi o 15 anni fa.
Come mai Antonio Bassolino proprio in questi ultimi giorni ha iniziato un'accorata campagna elettorale, mentre la Iervolino non è mai stata invitata a nessuna manifestazione al fianco del vostro candidato?
Morcone ha unito da subito tutto il Pd lacerato dalle primarie, gli interventi a suo sostegno sono oggi più forti perché è progressivamente emersa la posta in gioco. Si tratta dell'unica figura totalmente nuova rispetto alla scena politica napoletana per questo ha diritto di essere valutato senza associazioni a questa o a quella esperienza di governo a prescindere dal giudizio che si può dare su di essa.
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