sabato 16 febbraio 2013
Abbonamenti 2012

 
Forum
 
LA ROTTA D'EUROPA
Le crisi senza Unione
di Rossana Rossanda
OGGI IN EDICOLA
giornale sabato 16 febbraio 2013
Ottobre 2011
 
 
 
In edicola
dal 18 Ottobre

a 3€ con il manifesto, a 1,70€ più il prezzo del giornale negli altri giorni
 
Tunisia, la vertigine di poter scegliere
di SERGE HALIMI
Fissione nel cuore del nucleare francese
di TRISTAN COLOMA
 
 
Condividi su facebooktwitteraddthis.com
Intervista a Luciano Gallino
redazione - 2 ottobre 2011
 
 
Che cos'è che ti colpisce di più della crisi attuale dell'Europa? L'immutabilità del paradigma liberista? L'intoccabilità della finanza? L'incapacità politica?
Colpiscono tutte e tre le cose, che però vanno ridefinite. È davvero liberista la politica economica europea, una politica economica in verità imposta da un solo paese, la Germania? In che senso la finanza è intoccabile, se non nel senso che essa finanza è al governo e che dunque la politica è impotente? La finanza è al governo perché l'Unione Europea, non essendo una unione politica, è indifesa nei confronti di quello che Chomski, riprendendo Eichengreen, chiama il «senato virtuale». Questo senato virtuale è costituito da prestatori di fondi e da investitori internazionali che continuamente sottopongono a giudizio le politiche dei governi nazionali; e che se giudicano «irrazionali» tali politiche - perché contrarie ai loro interessi - votano contro di esse con fughe di capitali, attacchi speculativi o altre misure a danno di quei paesi (e delle varie forme di stato sociale). I governi democratici hanno dunque un doppio elettorato: i loro cittadini e il senato virtuale, che normalmente prevale. Ma ciò che colpisce di più è la straordinaria occasione storica che l'Europa ha mancato, nonostante le risorse di cui dispone: l'occasione di diventare una Unione democratica e giusta, ricca e indipendente.

La costruzione europea si è fondata su mercati e monete. C'era un'alternativa?
Il modello c'era, era quello prefigurato dai grandi federalisti italiani. Scriveva Ernesto Rossi, nel 1953: «Una tesi degli esperti (una tesi sostenuta dall'allora presidente della Confindustria, Angelo Costa nda) è che non è necessario costituire una autorità politica sovranazionale incaricata della unificazione del mercato europeo. La unione economica, secondo loro, può essere anche raggiunta con trattati che, conservando integra la sovranità degli Stati nazionali, aboliscano i contingenti alle importazioni, riducano la protezione doganale, regolino la convertibilità delle monete. Solo quando avremo così costruite le mura maestre dell'edifico europeo - essi dicono - potremo metterci sopra il tetto di un governo federale». Questa, infatti, fu la strada intrapresa, ma - avvertiva Rossi - «la verità è che, a questo modo, non si costruisce un bel niente: soltanto l'unificazione politica ci può dare la garanzia che il processo di unificazione economica sarà un processo irreversibile». Si può forse tornare indietro e ricominciare da capo?

La finanza internazionale ha avuto un'espansione straordinaria. Cosa è cambiato nel funzionamento del capitalismo?
Un sistema economico capitalistico è impensabile senza moneta, senza banche e senza finanza. Nella struttura del sistema gli elementi reali e gli elementi monetari sono strettamente interconnessi, ma tra di loro c'è però una gerarchia, nel senso che un sistema economico capitalistico potrebbe riprodursi senza crisi, per usare il linguaggio di Marx, soltanto se la distribuzione del prodotto sociale fosse tale da non generare crisi di realizzazione, di 'sovrapproduzione'; e soltanto se moneta, banca e finanza fossero soltanto funzionali al processo di produzione e riproduzione del sistema, e non dessero invece luogo a sovraspeculazione e a crisi di tesaurizzazione. Nel linguaggio di Keynes, non si darebbero crisi se la domanda effettiva, per consumi e per investimenti, e la domanda di moneta per il motivo speculativo fossero tali da assicurare un equilibrio di piena occupazione. Ora è improbabile che questo caso si dia automaticamente, di qui la necessità di un disegno di politica economica. In breve: il sistema capitalistico non è capace di autoregolarsi. Negli ultimi decenni si è avuto un cospicuo spostamento, nella distribuzione del reddito, dai salari ai profitti e alle rendite finanziarie, e dunque si è determinata una insufficienza di domanda effettiva e una disoccupazione crescente. D'altra parte la finanza è diventata un gioco fine a se stesso. In condizioni normali la finanza è un gioco a somma zero: c'è chi guadagna e chi perde; ma quando essa assume le forme patologiche di una ingegneria finanziaria alla Frankestein, ci perdono tutti: anche e soprattutto quelli che non hanno partecipato al gioco. Tuttavia non è con delle regole e con delle prediche che lo strapotere della finanza può essere ridimensionato.

Quali sono le politiche alternative per uscire dall'impasse?
Sarebbe stato necessario dotare l'Unione dello strumento fiscale, e dubito che ciò sia possibile fare oggi. Un'Unione economica dotata soltanto dello strumento monetario, e la cui filosofia ha come unico obiettivo il controllo dell'inflazione, è costituzionalmente incapace di incidere sulle determinanti reali della crisi in atto. Una buona ricetta, liberale, l'aveva proposta Keynes: redistribuzione della ricchezza e del reddito, eutanasia del rentier, e una socializzazione di una certa ampiezza dell'investimento. Ma Keynes, come si sa, era una Cassandra. A riproporre oggi quella ricetta si verrebbe bollati come bolscevichi.

E in Italia che cosa si potrebbe fare?
Temo che sia troppo tardi per fare qualcosa di risolutivo. Un errore madornale di tutti i governi è stato quello di ricorrere a una politica dei due tempi: prima il risanamento, poi la crescita. Una politica dei due tempi non può realizzare nessuno dei due obiettivi: basterebbe studiare un po' di teoria e storia della politica economica per saperlo.
 
 
FORUM ECONOMIA
TERRA TERRA
  • Bob Lutz in Gm, l'eterno ritorno
    Bob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili. 
    7 novembre 2011
  • Lezioni di dissenso
    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
    7 novembre 2011
MANIFESTO BLOG
ANTIVIOLENZA Luisa Betti
freccia
LO SCIENZIATO BORDERLINE Massimo Zucchetti
freccia
QUINTOSTATO Roberto Ciccarelli
freccia
LOSANGELISTA Luca Celada
freccia
FRANCIAEUROPA Anna Maria Merlo
freccia
ROVESCI D'ARTE Arianna Di Genova
freccia
POLTERGEIST Nefeli Misuraca
freccia
HORROR VACUO Filippo Brunamonti
freccia
NUVOLETTA ROSSA Andrea Voglino
freccia
ESTESTEST Astrit Dakli
freccia
NAPOLI CENTRALE Francesca Pilla
freccia
POPOCATÉPETL Gianni Proiettis
freccia
AUTOCRITICA Francesco Paternò
freccia
SERVIZI