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Iaia Vantaggiato
Il potere dei giudici, ti intercetto dunque sono
"Le intercettazioni - sentenzia Antonio Di Pietro - sono come il bisturi". Taglienti ma necessarie, insomma. Potrebbe anche aver ragione, ma a patto di ricordare che il bisturi può anche essere usato come arma offensiva, e trasformarsi così in volgare coltellaccio.
Il problema delle intercettazioni, che presto diventerà per l'ennesima volta oggetto di pubblico scannatoio, va in realtà articolato in due diverse domande. La prima chiede se sia opportuno un giro di vite sulle intercettazioni e sulla loro divulgazione a mezzo stampa. La seconda interroga sulla effettiva necessità, a tal fine, di una apposita nuova legge.
Sul primo quesito, chiunque ritenga la dfesa della garanzie un valore non può avere dubbi. L'estensione a macchia d'olio delle intercettazioni, l'abitudine a registrare e sbobinare anche discorsi che con l'ipotesi di reato in questione non c'entrano niente e, infine, la pratica comune di passare il tutto alla stampa e alle tv equivalgono a usare il bisturi per vibrare coltellate a destra e a manca. Un intervento su questo fronte, a parere di chi scrive, non è opportuno ma necessario e non differibile.
Il secondo quesito è più complesso. Non si tratta infatti di varare nuove leggi, che minaccerebbero peraltro di smussare l'efficacia del "bisturi" intercettazioni anche laddove il suo uso sia effettivamente necessario. Basterebbe rispettare le leggi già esistenti, che, purtroppo solo sulla carta, limiterebbero le intercettazioni ai casi in cui sussitono gravi indizi di reato e alle circostanze in cui dette intercettazioni siano, come recita il Codice, "assolutamente indispensabili ai fini della prosecuzione delle indagini". E' il caso tuttavia di segnalare che le succitate norme vengono allegramente ignorate dalla stragrande maggioranza dei magistrati.
Un discorso a parte merita l'ipotesi di sanzioni penali per i giornali che pubblicano le conversazioni intercettate. L'idea di mandare in galera i giornalisti per aver fatto il loro lavoro (che è quello di cercare le notizie) è balzana, tanto più se si pensa che nessuna sanzione colpirebbe i magistrati responsabili di aver diffuso illegalmente le intercettazioni. Ma l'ipotesi di comminare multe salate ai giornali che pubblicano intercettazioni ancora coperte dal segreto potrebbe invece rivelarsi utile e sensata.
Infine: alzi la mano chi non si è "divertito" a leggere almeno una delle mille e più intercettazioni pubblicate dai giornali in questi ultimi anni. Il successo della sit-com del retroscena politico-affaristico vorrà dire qualcosa?
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resto allibito dal taglio di questo articolo.
Sulla giusta applicazione della legge sulle intercettazioni, ci sarebbe molto da discutere, ma sottolineo solo una cosa, che esse vengono fatte proprio per avere delle prove indispensabili che "servono alla prosecuzione delle indagini" e, se questo non lo detemina il giudice, chi dovrebbe farlo? la politica?
Che giornali vengano puniti? E allora a che servono i giornali ed i giornalisti se non a darci notizie? Di giornalisti che diventano soltanto degli opinionisti da salotto buono ne ho piene le scatole: a me piacciono i giornali di "informazione" o meglio di contro-informazione, dove posso trovare notizie, quelle vere, non quelle cammuffate. E per questo, essendo anche comunista, mi piace per esempio un giornalista come Travaglio, anche se politicamente potremmo essere lontani su molti punti.
Concludendo, io sono siciliano, e al peniero che vi possano essere delle limitazione delle interecettazioni, mi si accappona la pelle: già c'è tanto malaffare, corruzione, tangenti, reati e violenze che non posso punirisi "per carenza di prove", e si parla ancòra di limitare le intercettazioni?
Io sono disposto a limitare la mia privacy per la leglità, soprattutto perché non ho niente da nascondere.
Un quotidiano comunista dovrebbe stare dalla parte degli onesti e dei lavoratori, che per esempio pagano TUTTE le tasse, non di coloro che possono commettere reati ed evadere il fisco.
Per il resto, il problema della pubblicazione non rigurda la gente comune (il popolo), ma soltanto gli alti vertici, le elite, non quella onesta, ma quella che delinque. 29-12-2008 16:38 - Andrea Lo Vato
Complimenti al tempismo...noi sappiamo cosa Iaia voglia dire (dibattito garantista sui teoremi tipo Calogero e annessi, degli anni 70' e 80'..),e poteva spiegarlo meglio,ma su Internet gira altra gente,altre generazioni;con loro o si spiega bene a fondo (e in poco spazio) o è meglio lasciar perdere se no si perdono punti,ciao.
http://altromedia.blogspot.com/ 29-12-2008 16:22 - Mario
Sinteticamente rispondo: “zappare la terra” è uno dei lavori tra i più nobili, visto che grazie al lavoro della terra si sopravvive, io nella mia vita l’ ho fatto varie volte e sono orgogliosa di questo. Per quanto riguarda il signor Davide come rispettoso delle idee altrui, si commenta da solo… mi definisce democraticamente “ottusa”, ma non sa niente di me e non mi conosce….
Per quanto riguarda la lettura di “Libero” che mi viene suggerita; con certi pezzi del “Manifesto” siamo entrambi sulla buona strada, visto che certi articoli (vedi Iaia Vantaggiato) sembrano molto più adatti a giornali come “Libero” piuttosto che a giornali come il “Manifesto”…
Sveglia Davide!!! La mia era solo una provocazione… non tifo certo per la chiusura del “Manifesto” e contro la libertà di espressione e di opinione in Italia, impegnati a tal fine abbiamo fin troppi dirigenti politici italiani (purtroppo anche di "sinistra"…)
Saluti, maria 28-12-2008 20:56 - maria
gianni 28-12-2008 20:14 - gianni
Da molti anni a questa parte, ed in particolare dall'aprile di quest'anno, non c'è più politica. Non si tratta più di scegliere tra destra e sinistra. Siamo in emergenza democratica. Sono ormai entrati in prima persona, a manovrare le leve del potere, gli stessi che fino a qualche anno fa tiravano i fili dei burattini che lavoravano per mantenere e aumentare i privilegi di casta ed affari. Assaltatori sistematici della diligenza che oggi dilapidano i nostri soldi per distribuirseli tra di loro.
La Costituzione e le leggi in queste condizioni non si toccano: qualsiasi tentativo di controriforma ha l'evidente scopo di distruggere il Patto che i padri costituenti hanno pensato e redatto nell'immediato dopoguerra.
Dai distruttori non ci si può attendere nulla di buono.
Quando parlano della necessità di dare un giro di vite alle intercettazioni, parlano di loro, della necessità di continuare a rimestare nel torbido senza essere disturbati. Ai lavoratori non interessa nulla delle intercettazioni, non devono nascondere niente di illecito.
I giornalisti invece sono l'opinione pubblica, devono sapere per informare ed hanno già una disciplina più che garantista.
Non cadiamo in queste trappole che un po' di memoria storica ci ha già fatto provare all'inizio del ventennio fascista! 28-12-2008 16:28 - Luigi
ma assolutamente no!
sono ladri, io lavor e pago le tasse e loro si psartiscono i soldi che dovrebbero usate per il bene della collettività, all'inferno la loro privacy
secondo me a voi del manifesto serve un'attimo una calmata, il fatto che noi lettori si sia disposti a fare sacrifici per mantenervi in edicola non vuole dire che si sia disposti a farlo in eterno, soprattutto se continuate a scrivere di queste cose, che a leggere i Fuoripagina pubblicati qua sul sito sono sempre più frequenti 28-12-2008 10:58 - Paolo
"andate a zappare la terra" e di un ignoranza rara. si vergogni.
anche non essendo daccordo con il fuori pagina rispetto le opinioni di tutti.d 27-12-2008 22:13 - davide vicini
Per determinati reati (quelli dei colletti bianchi) le intercettazioni sono l'unica maniera per agire.
La loro limitazione non è altro che un golpe oligarchico... tanto più che i galantuomini nulla hanno da temere dall'essere intercettati.
Saluti e buona fortuna. 27-12-2008 21:22 - Andrea de Falco