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FUORIPAGINA
08/01/2009
  •   |   Manuela Cartosio
    Gaza a Milano, preghiera e imbarazzi


    Luisa Morgantini, che da anni si batte per la causa della Palestina, dichiara (il manifesto di domenica 4 gennaio) l'«imbarazzo» - suo, dei pacifisti israeliani e dei palestinesi di sinistra) per le manifestazioni che si chiudono al grido di Allah Akbar, Dio è grande. Che cosa impedisce al manifesto di fare (almeno) altrettanto? Perché siamo ciechi, sordi e muti suicortei che sabato scorso nelle piazze italiane sono stati chiusi da una preghiera islamica? Non riempie questo vuoto il commento, su il manifesto di ieri, di Alessandro Dal Lago. Pur condivisibile, esso si limita a constatare che la religione è l'ultima risorsa dei diseredati. Guarda al problema dal punto di vista delle vittime, dei palestinesi, delle seconde generazioni musulmane immigrate in Europa (ovunque e sempre più fondamentaliste dei padri e delle madri). Tace su di noi che da un pezzo siamo costretti a allontanarci da manifestazioni per una giusta causa che usano un linguaggio sbagliato: manichini e bandiere bruciate, stella di David uguagliata alla svastica, ora le preghiere rivolte alla Mecca. Per la destra nostrana queste ultime sono un sacrilegio, una contaminazione dei sagrati e delle «radici cristiane».
    Fatti suoi.

    Fatti nostri, invece, che manifestazioni organizzate anche dalla sinistra deviino dalle sue «radici laiche». Considero questo rassegnato codismo come l'ultima delle prove dell'impotenza di una sinistra a pezzi, incapace persino di contrattare le modalità di un corteo. Non si obietti, per favore, che di fronte ai cinquecento morti a Gaza queste sono argomentazioni accademiche. Riguardano lo statuto della sinistra. E non si liquidi chi solleva questo problema come il malmostoso di turno che, prima di schierarsi e di portare aiuto, pretende di potersi identificare totalmemte con le vittime. Noi siamo schierati con la Palestina. Ma questo non ci deve impedire di chiamarci fuori da un fondamentalismo che sta rovinando sia la Palestina che Israele.

    Da ultimo, vorrei far notare la triste incongruenza, per noi, di cortei di uomini e donne chiusi da masse di soli uomini inginocchiati a pregare. Ecco un caso in cui l'esclusione delle donne è benvenuta. 

     

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    Ho letto la lettera di Manuela Cartosio su "il manifesto" di oggi ("Preghiere e imbarazzi") e vorrei provare a riflettere su quanto scrive.
    Condivido in gran parte le preoccupazioni di Manuela di fronte a quanto lei stessa definisce "linguaggio sbagliato" espresso nelle manifestazioni per Gaza, e per la forte caratterizzazione religiosa che hanno preso alcune di queste. Ancora più condivido la necessità da parte della "sinistra laica" (o di quel che ne rimane…) di "contrattare le modalità di un corteo".
    C'è solo un problema: per "contrattare" bisogna esserci. E mi riferisco alle manifestazioni milanesi, che conosco abbastanza bene. La "sinistra laica" milanese non è stata in grado di organizzare alcunché nei giorni scorsi, per le sue divisioni, le sue lentezze (e i giorni di festa, probabilmente, ma questa è un'aggravante, non una scusa…), la sua perdita di senso e identità – non solo "laica", ma contro le guerre e per
    un'attiva solidarietà internazionale. Quella sinistra ha delegato ai palestinesi l'organizzazione delle manifestazioni. E tra i palestinesi anche della diaspora in questi anni è cresciuta la componente islamica. Ma la "sinistra laica" milanese dov'era quando la ricostituita "comunità palestinese" laica chiamava alle sue iniziative? Chi è stato vicino a questa comunità (a parte quelli interessati a farla esprimere a favore delle loro idee di "pace" in medioriente – che non hanno nulla a che fare con la relatà dell'occupazione israeliana)?
    Alcuni di noi hanno provato sabato scorso a collaborare alla gestione del corteo, perché fosse pacifico e perché i segnali che uscivano fossero chiari e non creassero "imbarazzi". Ma, a parte le difficili condizioni della manifestazione (perché la rabbia dei giovani arabi di Milano ha travolto noi tutti), quale capacità di "contrattazione" si ha in un corteo in cui oltre l'80% dei presenti non sono "sinistra laica milanese"?
    Probabilmente molte/i, come Manuela, si allontanano da questi cortei perché non condividono alcune loro espressioni. Ma molte/i donne e uomini di ciò che rimane della "sinistra laica milanese" nemmeno si avvicinano a questi cortei. E non perché non ne condividono gli aspetti di fondamentalismo e linguaggio, ma perché non riescono a capire più cosa avviene in Palestina; non sentono sulla loro pelle la necessità di mobilitarsi contro questo nuovo tassello della "guerra globale permanente"; non sono così convinte/i che la "loro parte" sia ancora quella dei palestinesi. Troppe/i hanno da tempo sposato le "ragioni" degli "attacchi preventivi" israeliani!
    Credimi, Manuela, questo mi preoccupa, scandalizza e mi fa dannatamente incazzare altrettanto e più delle preghiere.
    Nei prossimi giorni saremo ancora in piazza per Gaza. Noi proveremo ancora a "contrattare" modalità che condividiamo maggiormente. Speriamo di essere qualcuna/o in più a farlo.
    Piero Maestri, Sinistra Critica Milano

     
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    Caro manifesto,
    ti prego di farmi parlare con Manuela Cartosio che scrive oggi sul giornale a proposito della manifestazione di Milano in solidarietà con la Palestina.
    Al corteo di Milano c'ero e sono stato benissimo, anche quando chi ha voluto si è messo a pregare.
    Io sono comunista, dalla parte dei palestinesi e della loro Resistenza, in particolare il riferimento è il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina. Credo che in questo momento, come dicono anche i compagni del Fronte, sia importante lavorare per l'unità delle forze palestinesi e di quanti solidarizzano con la loro lotta, quindi niente di sbagliato scendere in piazza insieme ad altri che sono diversi da noi, ad esempio spesso ci ritroviamo insieme tra chi è pacifista e chi come me non lo è.
    Noi eravamo con le bandiera rosse del Fronte Popolare E nessuno ha avuto niente da ridire, avevamo striscioni con parole d'ordine di sinistra e nessuno ci ha detto niente, anzi.
    Credo sia importante scendere in piazza per denunciare i crimini sionisti con tutti quelli che credono che in Palestina si stia commettendo una ingiustizia, che il popolo palestinese abbia il diritto alla propria terra e alla Resistenza.
    Piuttosto sarebbe utile che Manuela Cartosio spiegasse come sta in un giornale che si è speso a favore di Israele ospite d'onore alla Fiera del Libro, se ha vissuto lo stesso disagio che vive oggi quando guarda le nostre grandi e belle manifestazioni.
    Grazie, Francesco Giordano - Milano

     

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    Cari compagni,
    ho letto la lettera di Manuela Cartosio, imbarazzatissima perché alcuni cortei contro la criminale ecatombe di Gaza si sono chiusi con "una preghiera islamica". Ho il sospetto che se la preghiera invece che "islamica" fosse stata "cristiana" o "ebraica", la vostra valente collaboratrice non avrebbe obiettato alcunché. Ma ovviamente non ho la controprova di questa mia affermazione. La Signora Cartosio lamenta anche il fatto di essere spesso costretta ad allontanarsi da manifestazioni "per una giusta causa ma che usano un linguaggio sbagliato", e mette sullo stesso piano "manichini e bandiere bruciate, stella di David uguagliate alla svastica" e "preghiere rivolte alla Mecca". Personalmente, non mi turbano più di tanto né i manichini bruciati né l'analogia  fra la bandiera israeliana e quella nazista (l'uso della rappresaglia fatto da Tsahal ha molto in comune con quello praticato dalle SS): ma in ogni caso non riesco a cogliere il nesso fra questi due atti simbolici più o meno condivisibili e quello della preghiera (sia pure "verso la Mecca"!!!). Forse la nostra Manuela dovrebbe farsi spiegare da un ottimo studioso (nonché firma del "Manifesto") come Massimo Campanini che nell'area mediorientale la religione ha un ruolo molto diverso da quello che ha qui da noi. La cosa può piacere o meno, ma chiamare tout court  "fondamentalisti" delle persone che pregano, dicendo semplicemente che "Dio è massimo",  mette in evidenza  profonda ignoranza, quando non malafede. Io sono assolutamente ateo, ma so bene che occuparsi di Medioriente significa trovarsi continuamente davanti a problematiche religiose. Se la Signora Cartosio non gradisce tali problematiche, eviti di occuparsi di Palestina. Non è obbligata a farlo.
    Faremo a meno di lei.
    Saluti comunisti, Marco Di Branco





I COMMENTI:
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  • ero presente alla manifestazione,e vedere migliaia di persone che alle 17 si sono inginocchiate per pregare non mi ha dato nessun fastidio:la manifestazione non era organizzata dalla nostra sinistra laica addormentata,ma dai mussulmani,per esprimere la solidarietà VERSO ALTRI MUSSULMANI.A chi ha assistito alla manfestazione ed è credente cattolico,la preghiera avrà sicuramente dato fastidio,invidia,perchè lo metteva di fronte a una fede più forte e radicata della propria,e lo dico da ateo convinto.per il resto la manifetazione è stata organizzata in maniera ottimale,controllata e gestita perfettamente.Trovarsi in mezzo a migliaia di persone che pregavano metteva vergogna,perchè ci faceva rendere conto che non abbiamo più nulla in cui credere,confidare e affidarci,divinità o partito politico che sia. 31-01-2009 21:47 - ivan asso+tradate
  • L'intervento del Di Branco si commenta da solo,tanto è ignorante e autolesionsta.

    Fermo restando che vorrei vedere cosa accadrebbe se ebrei o cristiani pregassero in qualche moschea/Centro Islamico...

    Detto questo: è l'incoerenza assoluta di molta sinistra (dalla caduta del Muro di Berlino in poi) a distruggerla.

    Ed un esempio è questo "Due pesi e due misure" che fa sì che la religione sia "l'oppio dei popoli", ma che sia una droga un po' più leggera quando si tratta dell'Islam

    Chi ha per anni combattuto per principi "laicamente sacri" non può appoggiare certe manifestazioni fondamentaliste (lo dico senza paura) e misogine.

    E qualcuno dica a Di Branco che se si vuole "l'Islam moderno ed integrato" bisogna dimenticarsi di cose tipo "nell'area mediorientale la religione ha un ruolo molto diverso".

    E' pretendendo di importare tout court un modello religioso/culturale in un mondo diverso, che l'Islam da una pessima immagine di sè.

    Saluti
    JZ 24-01-2009 12:55 - John Zorn
  • ci ha pensato Maroni a togliere gli imbarazzi per le preghiee! 22-01-2009 14:41 - anto
  • la prossima volta organizziamo una manifestazione pro-palestina senza i palestinesi 18-01-2009 14:05 - anto
  • premesso che capisco le sofferenze dei palestinesi, e che rispetto qualsiasi religione, e che mi son sempre definito di sinistra. mi domando se quelli che in questa pagina si stan firmando come comunisti abbiano un vago senso del significato che possa avere una preghiera in una manifestazione come quella di milano (soprattutto di questi tempi).
    e come possano schierarsi cosi' nettamente in un conflitto del genere, che dura da decenni, dalle cause complesse e che tralaltro ha sempre tenuto in gioco altre nazioni.
    come provocazione, sembra che ancora non ci sia stancati di tutto cio'...
    saluti 17-01-2009 08:01 - enrico solieri
  • Concordo con Cartosio e dico: finalmente! Non concordo affatto con chi dice che l'atteggiamento sarebbe diverso se si trattasse di preghiere di altre religioni: la questione è la laicità, non un credo in particolare, tantomeno una cultura. La religione islamica, oggi, dal punto di vista politico, è un fattore oscurantista, ed è in buona compagnia. 12-01-2009 19:50 - Livia Castelli
  • Sono stata ieri alla manifestazione di Parigi... C'erano i francesi, organizzati in partiti e gruppi spontaneti, solidali con le vittime di Gaza;
    c'eravamo noi stranieri: che facevamo tenerezza perchè capivamo il testo dei cori solo quando stavano per finire;
    c'erano le organizzazioni cattoliche: con i loro cartelli e volantini in cui esprimevano che "Cristo non vuole questo" e che quindi dobbiamo "gridare insieme per la Pace in Palestina"...
    e c'erano musulmani che, ogni tanto, si fermavano a pregare.
    Beh... fatevelo dire da una persona PROFONDAMENTE LAICA come me: PROFONDAMENTE convinta che la religione sia una grande cazzata:
    ERA COMMMOVENTE!
    Non credo in Cristo come non credo in Allah... ma ho sentito un profondo rispetto per ogni persona che era lì.
    Ognuno ha manifestato la propria rabbia e, insieme, il proprio amore per il genere UMANO con le proprie convinzioni e con i propri mezzi... chi col megafono, chi coi cartelli, chi pregando!
    Non solo non posso condividere le parole di Manuela Cartosio, ma non riesco neanche a capire quale sia il disturbo che una persona possa provare in un simile frangente!

    @alvise bojago:
    Beh... ma la risposta è NO!
    Legga (ad esempio, ma ci sono tante altre fonti su internet) la Lettera di Mustafa Barghouthi (Parlamentare palestinese, leader del partito di sinistra Mubadara - L’Iniziativa)...

    Marzia 11-01-2009 16:57 - Marzia
  • Condivido appieno le preoccupazioni di Manuela Cartosio su una manifestazione che secondo il mio parere era intrisa di fondamentalismo e decisamente meno di pacifismo.
    Gli slogan lanciati(allah e' grande,allah punisci i cani infedeli etc.) credo che siano lontani anni luce dal bagaglio culturale di una sinistra in cui la maggior parte di noi dovrebbe riconoscersi e cioe' pacifista,laica,comunista.
    Le manifestazioni di ieri sono veramente indice della crisi profonda in cui la sinistra in Italia si dibatte da anni;incapace ormai di organizzare e guidare con i propri ideali questi cortei.
    Ritengo,forse ingenuamente, che il pacifismo dovrebbe essere equidistanza,dovrebbe essere la condanna delle violenze da qualunque parte esse arrivino.
    Quindi la condanna dell'imperialismo di Israele tanto quanto quella del regime fondamentalista e totalitario di Hamas.
    Dovremmo essere antimperialisti,laici,internazionalisti,comunisti,non di certo antisemiti o filointegralisti. 11-01-2009 15:37 - Antonio Carluccio
  • Salve,
    volevo esprimere il mio accordo con quanto scritto da Gianluca Fantoni. Noi Italiani/e non abbiamo ancora imparato a confrontarci con altre culture. Abito a Londra, ma quando vengo in Italia sento il palpabile senso di divisione/sospetto che gli/le italiani/e bianchi/e provano per le nuove generazioni di immigrati/e o per gli/le italiani/e di altre origini. La comunicazione si crea a livello quotidiano ponendosi con una mente critica anche verso tutta la propaganda razzista e gli stereotipi presenti in molti media italiani. A londra sto marciando con donne e uomini di tutte le religioni; ci sono uomini che si fermano a pregare e altri che gridano Allah e' grande, ma xche' dovrebbe darmi fastidio? Non credo neanche alla storia delle donne arabe che sono sottomesse agli uomini: le mie amiche mussulmane, una algerina e una palestinese, sono donne forti che ammiro e con cui ho molte cose in comune! Conosciamoci e rompiamo i muri che ci dividono quotidianamente, altrimenti finiamo tutti per accettare i muri costruiti dai politici con la scusa di proteggerci da paure create!
    Grazie per lo spazio!
    Paola Cavallin 11-01-2009 15:22 - paola cavallin
  • In fondo vedere centinaia di fedeli inginocchiati verso la Mecca di fronte all’immensa mole della cattedrale milanese, simbolo di un’altra e spesso contrapposta fede, inquieta ma fa pensare che le tradizioni delle grandi religioni e culture mediterranee siano destinate a trovare un punto di confluenza. Davanti a un Duomo forse un giorno riusciremo a portare anche candelabri a sette braccia. E’ questa la direzione in cui dobbiamo cercare di andare? Forse sì.
    Ma c’è stato un periodo, corto per la verità, in cui a noi europei era parso possibile costruire un’altra storia che, senza rifiutare quella precedente, aprisse le menti degli uomini a prospettive più vaste di quelle pure importanti della loro tribù, della loro famiglia, delle loro tradizioni culturali. Forse è il caso di riconoscere che è stata un’illusione, come quella dell’internazionalismo che, in un capodanno di molti anni fa, mi aveva portato in quella medesima piazza a cantare con Svampa e Patruno: l’uomo ha due patrie, una è la sua casa, l’altra è il mondo e tutti siam fratelli.
    Forse la globalizzazione ha realizzato una parte di quel sogno e in fondo ci sentiamo un po’ tutti cittadini del mondo, ma le tradizioni culturali rivendicano i loro diritti – ci eravamo illusi – e riprendono la forma delle antiche religioni. Credo non ci sia niente da fare se non continuare a ricordare che esistono anche altri giudizi, altre interpretazioni, altri possibili modi di guardare il mondo.
    Spero che un giorno in piazza del Duomo compaiano anche i candelabri a sette braccia; sarà un passo decisivo, ma non credo che mi interesserà essere presente, a meno che in un angolo sventoli anche una bandiera con la presa della Bastiglia. 11-01-2009 15:12 - Massimo Parodi
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