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Alberto Piccinini
E' arrivato lo sceicco che si porta via Kakà
Lo sceicco di Abu Dhabi Mansour Bin Zayed ha un patrimonio personale stimato in 33 miliardi di sterline. Molti dei suoi investimenti hanno come base l'Inghilterra. Si è saputo per esempio che il recente crollo delle azioni della banca Barclay gli è costato una perdita secca di 484 milioni di euro, cioè il prodotto interno lordo di un paese come il Gambia. Dall'inizio della stagione calcistica Mansour è il proprietario del Manchester City, la “seconda squadra” di Manchester, club di mezza classifica dal tifo tradizionalmente operaio, che però già arriva da un esperienza simile: il precedente proprietario del club era infatti il magnate thailandese delle comunicazioni ed ex presidente del suo paese, Thaksin Shinawatra.
Il primo regalo dello sceicco al Man City è stato l'acquisto del brasiliano Robinho, arrivato dal Real Madrid per 42 milioni di sterline. Il secondo e più clamoroso potrebbe essere quello del milanista Kakà. Ci sono 110 milioni sul piatto per il Milan e altri svariati milioni per il giocatore (500.000 sterline a settimana, pare). Ieri di questo ha parlato Berlusconi, da presidente rossonero: “In questo caso ti metti una mano sulla coscienza e dici: vabbè... del resto poi ti chiederesti con che spirito resterebbe al Milan visto che in Inghilterra andrebbe a guadagnare così tanto”. Gli hanno risposto alcuni tifosi del Milan con delle scritte apparse davanti alla sede del club, a Milano: “Giù le mani da Kakà. Curva Sud”. Anche in Rete c'è gran fermento, da Facebook in giù. L'affare Kakà, ai tifosi rossoneri, proprio non va giù.
Ci sono tifosi incavolati, e tifosi contenti. Quelli del Man City sembrano contenti. La lista dei desideri dello sceicco Mansour infatti non si ferma qui, e comprende (secondo quanto si legge sui giornali sportivi) il romanista De Rossi, lo juventino Buffon e l'allenatore dell'Inter Josè Mourinho. Come si dice: roba da fantacalcio.
Altro è interrogarsi se bastino due o tre campioni a fare una squadra, ma qui già andiamo sul discorso tecnico, a chi interessa. Neppure è la prima volta che il calcio fa i conti con storie del genere. In Inghilterra, dove il calcio è da qualche anno paradiso degli investitori stranieri, è venuta prima l'era dei soldi russi con Abramovich e poi quella dei soldi Usa (il Manchester United e il Liverpool hanno proprietari Usa). Ora è arrivato il momento dei petroldollari. Il petrolio, del resto, ha sempre riempito i serbatoi delle squadre di calcio (basti pensare ai Moratti e ai Sensi in Italia).
Se il calcio ha perso la sua anima, e i suoi valori, come sostiene per esempio il presidente dell'Uefa Platini, non si può dire tuttavia che questo sia un fenomeno recente. Mentre lo sport professionistico americano considera i soldi investiti in una squadra come parte del gioco, e ha sempre cercato di mettere tutte le squadre sullo stesso piano con l'invenzione del “tetto salariale” ai giocatori, il calcio professionistico può snocciolare una lunga lista di miliardari, industriali, avventurieri (ricchi scemi, come li chiamava Brera) che hanno buttato valanghe di soldi nelle squadre di cui hanno preso il controllo. Con uno spirito molto più vicino a quello della festa del Santo Patrono, o del kolossal hollywoodiano, che non dell'oculata gestione aziendale.
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gli occhi ai tifosi.
In riferimento poi alla scarsissima partecipazione a questo "dibattito"(pensate a,invece,quanti discutono su Santoro...)resta la difficoltà
dei lettori de il manifesto a discutere delle cosidette "chiacchiere da bar" 18-01-2009 17:23 - daniele
sono decenni ormai che il calcio ha perso la sua anima e i suoi valori.
Mi fanno pena quei tifosi incavolati e mi fanno rabbia perchè sono sempre loro, con i loro soldi, che alimentano e sovvenzionano i club e i loro presidenti.
Mi fanno pena perchè ancora sono convinti che esista (o debba esistere) da parte dei calciatori "l'attaccamento alla maglia" e non hanno capito che i loro IDOLI sono dei semplici MERCENARI.
E mi fa rabbia che questi stessi mercenari debbano percepire compensi milionari (con annessi e connessi) in nome del dio pallone, mentre ogni giorno centinaia di migliaia di esseri umani nel mondo muoiono per mancanza di cibo, acqua o medicinali.
Questo è quello che ci deve fare incavolare e non se un MERCENARIO cambia maglia o bandiera.
E poi, non si capisce perchè, quando questo succede nel "calcio" , tutti pronti a protestare e a fare le manifestazioni mentre, quando succede in politica, nessuno si scandalizza o mette striscioni di denuncia.
E invece di mettere (come apprendo dall'articolo) le scritte sui muri o in rete "giù le mani" dal Kakà di turno , perchè non scrivono allo sceicco o al Cavaliere : GIU' LE MANI DAI NOSTRI SOLDI !!! 18-01-2009 00:57 - Antonio