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Benedetto Vecchi
Il Forum sociale smarrito nella foresta
E' tornato in Brasile, dopo le tappe di Mumbai e Nairobi, che fecero emergere volti dell'Asia e dell'Africa inediti nel Nord del pianeta. Questa volta il Forum sociale mondiale è in Amazzonia e non nella placida Porto Alegre. Il primo piatto servito è l'arrivo delle carovane dei popoli indigeni che si incontreranno a Belem. Poi le decine, anzi le centinaia di incontri, workshop e sedute plenarie daranno la possibilità ai partecipanti (quest'anno sono previste centomila presenze) di scambiarsi esperienze con il fine di stabilire quei tre, quattro punti politici su cui coordinare gli sforzi nel prossimo futuro. Gli altri piatti forti sono rappresentati dalla presenza dei vari presidenti latinoamericani “amici” del forum sociale, cioè Lula, Chavez, Morales, Correa e Lugo, mentre molti sperano che Barack Obama possa diventare un «compagno di strada» perché dice di volere porre termine al dominio del mercato.
Tutto bene, dunque. Colpisce però che la copertina dell'ultimo «Time» sia dedicata a Karl Marx per introdurre l'appuntamento contro cui era nato il Forum sociale mondiale, cioè quel summit dei potenti della terra che si tiene ogni anno a Davos. E da come sono presentati i temi che verranno discussi nella cittadina svizzera emerge una retorica che ha preso molti degli argomenti di chi si batteva per “l'altro mondo possibile”.
Il sentimento di smarrimento che ha caratterizzato la preparazione del Forum sociale mondiale viene proprio da un cambiamento tanto repentino, quanto imprevedibile avvenuto nel mondo. Alimentato dalla crisi economica mondiale, ma anche dal venire meno di molte condizioni che hanno portato gli altermondialisti alla ribalta nel decennio passato. (A proposito: che nessuno proponga di ricordare i dieci anni della rivolta di Seattle. La musealizzazione dei movimenti uccide la loro memoria e, dunque, la loro eredità). C'è poi il fatto, niente affatto trasurabile, che nel nord del pianeta gli altermondialisti sono spariti o dispersi in quei mille rivoli delle «realtà locali» che non riescono mai a diventare fiume, né onda. E quando si presentano gli altermondialisti europei balbettano della necessità di proposte concrete, indossando gli abiti di un algido politicismo che cancella la critica dell'esistente che doveva essere il loro marchio d'origine. Diceva un vecchio adagio che nessun dio ci può salvare. Per il forum sociale mondiale, l'unica speranza di salvarlo da se stesso sta forse nei popoli indigeni che si sono lì dati appuntamento. Perché tornare nella foresta del reale è l'unica via d'uscita da una ritualità sempre uguale a se stessa.
- 30/01/2009 [53 commenti]
- 29/01/2009 [14 commenti]
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scrivere un messaggio privato o ICQ 37192465 08-10-2011 04:31 - Jeremymr
voi ce lòi avete mai visti operai ed impiegati al forum? 31-01-2009 19:24 - pietro
Continuare la lotta é un dovere ma in questo momento mi sembrerebbe opportuno fermarsi.
Di rendersi conto che questi forum replicano gli stessi meccanismi di esclusione che criticano. Ci rendiamo conto di parlare solo a noi stessi? Che senza arrivare a MOLTE piú persone, senza appoggi FORTI anche finanziari si rimarrá sempre alla teoria e al livello di volontariato?
Un cittadino europeo di origine italiana. 29-01-2009 17:17 - Riccardo
29 gennaio 2009
Fare la pace con l´acqua a belem e´possibile!
Oggi qui a Belem alle 17 ora locale, i presidenti di 4 stati dell´America latina, che stanno applicando nelle loro pratiche di governo, molte delle istanze dei movimenti sociali, sollecitate dal WSF, incontreranno il presidente Lula.
L´economista Rafael Correa, neo eletto in Equador e´gia´forte di una nuova costituzione , votata dal 70% della popolazione che , onorando i 1500 indios amazzonici presenti qui al forum di Belem, contempla tra i suoi avanzatissimi 444 articoli, il riconoscimento della lingua indios come uno degli idiomi dello stato.
Il Quarto capitolo del Titolo II, afferma che ottengono la co-ufficialità con il castigliano (l’art. 2 della Costituzione introduce un regime di favore per le lingue kichwa e shuar, qualificate come «lingue ufficiali di relazione interculturale»). Alle realtà indigene vengono tra l’altro riconosciute funzioni giurisdizionali nelle materie regolate dalle tradizioni ancestrali, purché siano assicurati il rispetto dei principi contenuti in Costituzione e la tutela dei diritti umani riconosciuti a livello internazionale; lo Stato ha il dovere di garantire che le decisioni della giurisdizione indigena siano rispettate dalle istituzioni e dalle autorità pubbliche ed è altresì tenuto ad individuare «meccanismi di coordinamento e di cooperazione fra la giuridizione indigena e quella ordinaria» (art. 171).
L´articolo 3 afferma che fra i principali doveri dello Stato vi è quello di «garantire, senza alcuna discriminazione, l’effettivo godimento dei diritti contemplati nella Costituzione e nelle fonti internazionali, con particolare riguardo all’educazione, la salute, l’alimentazione, la sicurezza sociale e l’acqua»,
Si ribadisce quindi quanto gia´anticipato dalla costituzione Uruguaiana che l´acqua e´un bene comune.
L´indigeno Evo Moraes rappresenta egli stesso la popolazione indigena della Bolivia, stato simbolo della lotta per l´acqua e dei conflitti che possono scatenarsi per questa risorsa, recentemente ha rinazionalizzato il petrolio, sottraendosi allo sfruttamento nordamericano. Anche lui ha l´ímpegno di una nuova Costituzione.
Il vescovo ribelle Fernando Lugo e´ora il nuovo presidente del Paraguay a cui, l´altro capo di stato presente qui a Belem, il generale Ugo Chavez del Venezuela ha subito offerto aiuto, tra cui la disponibilita´ del petrolio che garantisce indipendenza e autonomia al Venezuela. Ugo Chavez e´stato l´unico capo di stato che ha osato dichiarare "invasione terrorista", l´intervento militare nella striscia di Gaza.
Il presidente del Brasile Ignazio Lula Da Silva , certo conosce bene la storia del suo paese, e sa che il suo antenato Pedro II con il suo generale e primo ministro Stroessner, nel 1865, agli ordini dell´impero britannico che mal sopportava la resistenza del Paraguay all´invasione del mercato inglese, scrisse una delle pagine piu´infami della storia dell´America Latina: La guerra della "Triplice alleanza" con Argentina e Uruguay conmtro il governo di Carlos Antonio Lopez.
Furono massacrati 1.500.000 paraguayani e i 250.000 che sopravvissero diventarono prigionieri schiavi di guerra. I tre stati vincitori furono rovinati dai debiti dei costi della guerra ma si spartirono le terre del Paraguay.
Edoardo Galeano nel 1971 scriveva su "Le vene aperte dell´Ámerica latina":
"militari brasiliani esigono che i cittadini paraguaiani esibiscono i passaporti per potere circolare nel loro paese; sono brasiliane le bandiere e le chiese. La pirateria della terra e´stata esercitata anche sulla cascate del Guayra´, la maggiore fonte pótenziale di energia di tutta l´America Latina, che oggi si chiamano in portoghese "Sete Quedas", e sulla zona di Itaipu´, dove il Brasile costruira´la maggiore centrale idroelettrica del mondo."
Ci auguriamo che la pagina di storia che verra´scritta oggi a Belem segni una nuova era di pace e di cooperazione e che il presidente Lula, per riparare agli errori nefasti perpetrati dai suoi predecessori, faccia un paso indietro, decidendo di non concedere lo sfruttamento dei fiumi brasiliani alle multinazionali europee e nord americane che hanno fomentato le guerre nel suo paese.
Il prossimo 12 e 13 febbraio al parlamento europeo a Bruxelles, con la presenza di Marina Silva, Adriana Marchisio e molti altri attivisti dei diritti umani e dell´acqua, si terra´il convegno "Fare la pace con l´acqua" , organizzato da IERPE, sarebbe un grande segnale per l´Europa se questi 4 capi di stato instaurassero una alleanza per l´acqua bene comune in sinergiua col World Social Forum, che da domani si appresta a discutere su come agire in occasione del Forium mondiale dell´acqua a Instambul in Marzo.
Paolo Rizzi
Comitato Italiano Contratto Mondiale sull´Acqua
acqua.paolo@alice.it 29-01-2009 16:57 - paolo rizzi
GIACOMO CASARINO, un vecchio compagno del MANIFESTO, UNO CHE E`QUI. CIAO. e NON AVERMENE 29-01-2009 13:29 - gicomo casarino
Insomma il movimento in Europa non ha ancora inciso profondamente nelle scelte dei governi ma sicuramente ha creato un substrato culturale cui al momento si fa portavoce una piccola minoranza. Tra l'altro l'effetto più importante del movimento in Europa, assolutamente non trascurabile, è stato quello di definire un nuovo modello organizzativo alle varie realtà locali che si sono unite nelle varie lotte formando un interessante network da cui partire per gli sviluppi futuri della lotta politica.
In Sud America, e lo dimostra la presenza di tanti primi ministri Sud Americani quest'anno al forum, molti partiti politici (tra l'altro al governo di importanti stati) sono parte integrante del movimento stesso e questo naturalmente non può non aver giovato alla forza del movimento in quel sub continente. 29-01-2009 11:07 - Marco
Sei anche tu una marionetta del potere economico che gestisce l'economia mondiale......
e sempre sara' cosi' negli USA. Al meno che il popolo si ribelli contro il sistema capitalista 28-01-2009 20:46 - Rafael Bellotta