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Iaia Vantaggiato
A Nettuno, odio xenofobo droga o puro divertimento?
Un gioco, la noia, l'abuso di alcol e droga o l'odio per il più debole chiunque esso sia, immigrato a no?. Oppure come sostiene la comunità di S. Egidio un atto di razzismo xenofobo punto e basta?
Chissà, magari saranno state tutte queste "ragioni" messe insieme a spingere tre ragazzi di età compresa tra i 16 e i 29 anni a dar fuoco, sabato scorso, a un uomo di origini indiane che dormiva alla stazione di Nettuno.
"Stavamo a cercà un'emozione forte, qualcuno che dorme per strada. Volevamo fà un gesto eclatante», ha dichiarato il più giovane degli aggressori. «Avevamo bevuto tanto e c'eravamo fatti le canne. Era tardi e stavamo ancora girando in macchina. Cercavamo un barbone, non doveva essere per forza uno straniero. Se era romeno o negro non ci fregava niente. Siamo passati dalla stazione e abbiamo visto uno sulla panchina». «Cominciava a starci poca gente in giro - ha raccontato il 16enne - ma noi stavamo ancora su belli carichi. Eravamo proprio svegli e non ci andava di andare a dormire. Stavamo in macchina nella zona del centro e ci è venuta l'idea di passare davanti alla stazione. Così, tanto per vedere se c'era qualcuno, se si poteva fare qualcosa». «Siamo andati a fare benzina a un self service, è lì che ci abbiamo pensato - hanno raccontato ai carabinieri i tre aggressori - Abbiamo riempito una bottiglia di benzina e siamo tornati alla stazione. Lui stava su una panchina al binario uno. Ma doveva essere solo uno scherzo». «L'abbiamo tirato giù da dove dormiva - hanno spiegato - Lui ha reagito. Ci siamo beccati qualche spintone e lui s'è preso un paio di cazzotti. Gli abbiamo spruzzato addosso la benzina e gli abbiamo dato fuoco con un accendino. Eravamo pronti a spegnerlo subito. Ma lui è scappato. Si spegneva le fiamme con le mani. E allora siamo scappati pure noi: non sapevamo che fare». I tre aggressori sono stati incarcerati, a Casal del Marmo il minerenne, a Velletri gli altri due.
E se il ministro Maroni esclude la "matrice razzista della vicenda" che, secondo il titolare del Viminale, sarebbe stata provocata esclusivamente dall'abuso di alcol e droga, il presidente della provincia di Roma, Nicola Zingaretti, individua nel caso di Nettuno un legame con gli ultimi episodi di violenza verificatisi a Roma e nel suo hinterland, una radice comune: "il disprezzo e l'indifferenza nei confronti dell'altro, del più debole, della minoranza, di colui che si vede come un problema». Al di là dello sfondo politico o ideologico.
Una ferma condanna alla «cultura dello sballo» arriva dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che peraltro afferma: "Non si può considerare l'assunzione di droghe e alcol come una attenuante» nel giudicare i reati. E sulla vicenda di Nettuno è intervenuto ieri anche il capo dello Stato Napolitano: «Siamo dinanzi a episodi raccapriccianti che vanno ormai considerati non come fatti isolati ma come sintomi allarmanti di tendenze diffuse che sono purtroppo venute crescendo. Rivolgo perciò un forte appello a quanti hanno responsabilità istituzionali, culturali, educative perchè si impegnino fino in fondo per fermare qualsiasi manifestazione e rischio di xenofobia, di razzismo, di violenza».
Restano intanto stazionarie le condizioni di Navtej Singh Sidho, il trentacinquenne indiano aggredito e dato alle fiamme mentre dormiva fuori dalla stazione di Nettuno. L'uomo che ha ustioni per il 40 per cento del corpo, delle quali il 30 per cento di terzo grado, si trova ancora in rianimazione e nonostante sia stato considerato fuori pericolo, la sua prognosi rimane riservata.
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Ora, mi chiedo come mai nel 2009 ci troviamo a parlare di episodi di razzismo di matrice "xenofoba" compiuta da tre idioti solo perchè si dovevono divertire. Questo va aggiunto ad altri episodi di tal genere Evidentemente qualcosa non va, ilmondo sta cambiando, si certo condivido...ma in peggio le istituzioni, la scuola, la famiglia devono prendere coscienza del fatto che svolgono un "ruolo fondamentale", devono dare altri messaggi, come quelli di convivenza pacifica, di far capire che chi viene da un altro paese non viene qui per rubarci il lavoro, ma è qui per arricchire in meglio la nostra società.
Daniel Pennac in una intervista rilasciata all'Unità parlava di mescolamento tra popoli, dove ogniuno porta la propria culture, le prorpie esperienze, le prorpie capicità.
Non dobbiamo avere paura di chi la pensa in maniera diversa da noi, di confrontarci, altrimenti non si vedrà una via di uscita.
Chiudo con una frase di F. De Andrè tratta da una sua canzone: Se non sono gigli, son pur sempre figli vittime di questo mondo. luigi Infuso. 03-02-2009 15:26 - luigi infuso
Come se l'annientamento di una persona indifesa fosse l'unico modo per far percepire la propria prsenza sulla scena "pubblica".....
Di certo non si può escludere la matrice razzista, che sembra ripercorrere la logica dei manifestanti che hanno tentato il linciaggio degli stupratori di Guidonia...... 03-02-2009 10:09 - giovanni
E’ stata proprio questa dinamica a portare prima all’imperialismo italiano di Crispi (il cosiddetto ‘Secondo Risorgimento’) e poi a quello di Mussolini che ha conservato l’unità nazionale in un’epoca di crisi economica ed emigrazione di massa, fasciandola in bende coloniali.
L'arrivo degli emigrati in Italia non ha fatto altro che allargare questa dinamica ai nuovi arrivati che diventano il nuovo 'l'altro' da cui smarcarsi per potersi accreditare come 'progrediti' e 'civili' assicurando in questo modo il proprio dominio culturale ed economico.
Spezzare questo meccanismo perverso significherebbe rovesciare le mitologie di quasi 150 anni di storia unitaria. Magari è giunta l’ora di farlo. 03-02-2009 09:30 - Gerardo Papalia
Ma nessuno fa nulla? E i cosiddetti 'cattolici'? E la sinistra? Se il razzismo e' condonato e giustificato dalle istituzioni governative e i politici, c'e' davvero poca speranza. Mi vergogno di essere italiana... 03-02-2009 09:13 - Stefania Minervino
La miseria è un'arma potente, lo sa chi ha avuto la fortuna di utilizzare un libro di storia per studiare e non per fare spessore alla gamba sbilenca di un tavolo. Ma in Italia siamo troppo abituati a porci le domande sbagliate e impegnarci tanto per trovare risposte inutili. La domanda giusta da porsi è: "Perché si accelera il processo di smantellamento della civiltà?" Sperano davvero in una sorta di guerra civile che garantirebbe loro l'assalto finale, alla soppressione della democrazia?
Le domande sono due, mi rendo conto, ma la risposta è una:
"Se non saremo complici, risolveranno loro alla vecchia maniera."
E anche questo, in Italia, l'ha scritto la storia; anche se forse non è riportato sui libri. 03-02-2009 01:51 - Rita Pani
Lo so che sto parlando di televisione, ma sarebbe da proiettare nei circoli, magari nelle scuole, e sono sicuro che Norma Rangeri domattina o mercoledì ne parlerà. 02-02-2009 21:48 - lorenzo