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FUORIPAGINA
02/02/2009
  •   |   Iaia Vantaggiato
    A Nettuno, odio xenofobo droga o puro divertimento?

    Un gioco, la noia, l'abuso di alcol e droga o l'odio per il più debole chiunque esso sia, immigrato a no?. Oppure come sostiene la comunità di S. Egidio un atto di razzismo xenofobo punto e basta?

    Chissà, magari saranno state tutte queste  "ragioni" messe insieme a spingere tre ragazzi di età compresa tra i 16 e i 29 anni a dar fuoco, sabato scorso, a un uomo di origini indiane che dormiva alla stazione di Nettuno.

    "Stavamo a cercà un'emozione forte, qualcuno che dorme per strada. Volevamo fà un gesto eclatante», ha dichiarato il più giovane degli aggressori. «Avevamo bevuto tanto e c'eravamo fatti le canne. Era tardi e stavamo ancora girando in macchina. Cercavamo un barbone, non doveva essere per forza uno straniero. Se era romeno o negro non ci fregava niente. Siamo passati dalla stazione e abbiamo visto uno sulla panchina». «Cominciava a starci poca gente in giro - ha raccontato il 16enne - ma noi stavamo ancora su belli carichi. Eravamo proprio svegli e non ci andava di andare a dormire. Stavamo in macchina nella zona del centro e ci è venuta l'idea di passare davanti alla stazione. Così, tanto per vedere se c'era qualcuno, se si poteva fare qualcosa». «Siamo andati a fare benzina a un self service, è lì che ci abbiamo pensato - hanno raccontato ai carabinieri i tre aggressori - Abbiamo riempito una bottiglia di benzina e siamo tornati alla stazione. Lui stava su una panchina al binario uno. Ma doveva essere solo uno scherzo». «L'abbiamo tirato giù da dove dormiva - hanno spiegato - Lui ha reagito. Ci siamo beccati qualche spintone e lui s'è preso un paio di cazzotti. Gli abbiamo spruzzato addosso la benzina e gli abbiamo dato fuoco con un accendino. Eravamo pronti a spegnerlo subito. Ma lui è scappato. Si spegneva le fiamme con le mani. E allora siamo scappati pure noi: non sapevamo che fare». I tre aggressori sono stati incarcerati, a Casal del Marmo il minerenne, a Velletri gli altri due.

     

    E se il ministro Maroni esclude la "matrice razzista della vicenda" che, secondo il titolare del Viminale, sarebbe stata provocata esclusivamente dall'abuso di alcol e droga, il presidente della provincia di Roma, Nicola Zingaretti, individua nel caso di Nettuno un legame con gli ultimi episodi di violenza verificatisi a Roma e nel suo hinterland, una radice comune: "il disprezzo e l'indifferenza nei confronti dell'altro, del più debole, della minoranza, di colui che si vede come un problema». Al di là dello sfondo politico o ideologico. 

    Una ferma condanna alla «cultura dello sballo» arriva dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che peraltro afferma: "Non si può considerare l'assunzione di droghe e alcol come una attenuante» nel giudicare i reati. E sulla vicenda di Nettuno è intervenuto ieri anche il capo dello Stato Napolitano: «Siamo dinanzi a episodi raccapriccianti che vanno ormai considerati non come fatti isolati ma come sintomi allarmanti di tendenze diffuse che sono purtroppo venute crescendo. Rivolgo perciò un forte appello a quanti hanno responsabilità istituzionali, culturali, educative perchè si impegnino fino in fondo per fermare qualsiasi manifestazione e rischio di xenofobia, di razzismo, di violenza».

    Restano intanto stazionarie le condizioni di Navtej Singh Sidho, il trentacinquenne indiano aggredito e dato alle fiamme mentre dormiva fuori dalla stazione di Nettuno. L'uomo che ha ustioni per il 40 per cento del corpo, delle quali il 30 per cento di terzo grado, si trova ancora in rianimazione e nonostante sia stato considerato fuori pericolo, la sua prognosi rimane riservata.

     

     


I COMMENTI:
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  • C'è razzismo o meglio noi siamo meglio di lui,anche se fosse stato italiano era magari classismo,ma sempre disprezzo,c'è droga,c'è alcool, c'è noia,ma sopratutto non c'è la famiglia,la cultura,il rispetto degli altri,l'educazione sociale.Il bullismo è sempre esistito,ma era un fenomeno molto limitato,ma oggi non lo chiamerei più bullismo,ma adorazione della gang,oggi i giovani hanno bisogno di un gruppo e sopratutto di un capo che decida per loro,ora quando il capo propone la violenza e gli abusi, deve essere ubbidito ciecamente poichè altrimenti si rischia l'isolamente.I giovani non sono più seguiti e questo fenomeno è iniziato una trentina di anni fa,quando i genitori a loro volta non ebbero il coraggio di diventare adulti,poichè il male nasce, dalla famiglia, dalla scuola e dalla società,e i giovani sono il frutto dei loro sbagli e delle errate interpetrazione,i genitori hanno avuto paura dei figli e non hanno mai imparato a dire loro un no o un si ragionato e persuasivo.La televisione ha precipitato gli eventi mostrando un mondo irreale, e questi ragazzi prima bambini hanno cercato disperatemente di sostituire in un altro modo o i genitori o una figura educativa valida,che nella nostra società non esiste.Gli insegnanti sono impreparati poichè a loro volta hanno alle spalle la loro storia, i genitori devono fare gli amici e non ricoprono più il loro ruolo e poverini i bimbi e poi giovani cercano di fare del loro meglio e questi sono i risultati.Ed infine la colpa maggiore è dei nostri uomini politici,la politica non si è mai preoccupata dei giovani,garantendo loro,ottimi habitat,assistenza, scuole e sopratutto scuole di preparazione professionale,non tutti sono portati a svolgere mestieri intellettuali, hanno delegato alle regioni con dannosi corsi professionali,dove sono stati più quelli che hanno mangiato che i giovani che ne hanno tratto profitto.La poilitica italiana ha distrutto due generazioni e non dando a queste generazioni, sicurezza lavoro e dignità.Questo è il risultato di una società malata, dove chi ha i soldi vive e chi non ce li ha sopravvive.La colpa è di chi ci ha governato e di noi che non abbiamo saputo eliminarli.Guardiamo chi ci governa i razzisti di destra, gli ignoranti della lega e ilecchini del re eletto e noi dove siamo noi,mentre i nostri figli si perdono. 02-02-2009 18:05 - miaria gaia
  • I fatti tragici di quest'ultimo periodo mi stanno portando ad una specie di repulsione verso la mia stessa nazionalita'. Sono italiana ma mi vergogno di questi miei connazionali. Stiamo diventando un popolo di ignoranti, privi di memoria storica e di valori. Ci crediamo superiori a tutti gli altri popoli e a tutte le altre religioni. E' ora di scendere con i piedi per terra e renderci conto che ci sono molte cose da resettare.
    Questi ragazzi dalle teste vuote sono il prodotto di un clima generato e strumentalizzato ad arte da fazioni politiche. Trovare nello straniero la causa remota di tutti i mali e tenere la popolazione in uno stato di ignoranza tale sono due passi essenziali di una dittatura. Ho solo 29 anni ma ho studiato la storia e situazioni come queste mi richiamano alla mente tante altre situazioni di un passato non troppo lontano.
    E' ora di riempire questo vuoto, di batterci contro chi sta ricreando una sorta di caccia alle streghe, di educare questi giovani al rispetto e alla pluralita' dei punti di vista.
    Finiamola con questi scontri di civilta' o chi ci vuole far credere che sia in atto. Alla parola scontro preferisco la parola incontro. Solo nell'incontro e nel rispetto reciproco si possono gettare le basi di una societa' sicura e pacifica. 02-02-2009 17:53 - Chiara Barison
  • Che tristezza! Io abito in Brasile da dieci annie qui c'é stao un caso simile circa 10 anni fa a Brasilia, la vittima fu un capo indios che morí. Purtroppo icolpevoli, figli di giudici, avvocati etc., figli di papá, insomma, sono giá fuori e uno é impiegato federale e guadagna circa 10.000 reais al mese. Spero che in Italia non finisca cosí, e i colpevoli siano puniti. Anche perché qui si ha un'immagine dell'Italia come un paese razzista 02-02-2009 17:14 - fabio
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