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FUORIPAGINA
04/02/2009
  •   |   Giulio Raffi
    Nettuno, minorenni senza realtà

     

    Interpretare un fatto di cronaca così grave e assurdo penso sia un compito difficile anche per psicologi navigati, per noi, semplici, anche se attenti, osservatori della realtà, la fatica è assai ardua. Però qualche riflessione, da ex insegnante, sento di poterla fare. Non vorrei banalizzare il tutto dicendo quello che è ormai diventato un luogo comune ma, non di meno, una verità incontestabile: la realtà per i giovani è qualcosa di poco palpabile. Essa si confonde ormai con ciò che appartiene al mondo virtuale. E' da lì che attingono grande parte delle loro emozioni, fino a modificare nel profondo le proprie sensibilità ed il loro interagire con il mondo reale, quello dei conflitti, come quello di una sana partecipazione sociale. In poche parole il comune sentire che porta ad un vivere solidale con una ampia comunità d'appartenenza. Ecco che allora,come schegge impazzite ci si rifugia nel piccolo gruppo,il branco che vive e soffre della tua stessa patologia, ed essa, perchè comune, ti fa sentire normale anche il gesto scellerato che tanto indigna chi ancora riesce a mantenersi a galla in questo putrido mondo alla deriva.

     


I COMMENTI:
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  • Invito a tutti (e a me stessa) a riflettere dentro noi stessi e sui nostri pensieri e azioni quotidiane, nel tantativo di isolarli dai soggetti (noi stessi). Quel che vedo e’ una persona libera, fortunata e grata per esserlo; azioni che ammiro e ed altre meno. In questa storia vedo azioni, sicuramente da denunciare, e persone rinchiuse dentro quel che sensibilmente si percepisce dall’ esterno.
    Questa storia mi incoragga a guaradarmi dentro e attorno, e a cercar di intervenire su me stessa e a cooperare con le persone che ho vicino, a discutere su cosa c’e’ che va e non nella vita quotidiana, reale.Invito me stessa a usare le mie risorse per far qualcosa, per esempio, perche’ no? organizzare classi per bambini e adolescenti che non possono permettersi attivita’ educative nelle ore extra-scolastiche..
    E invito a chi puo’, a non aspettare che il Governo reintroduca un certo tipo di lezioni nelle scuole (aspettare chi d altronde...), ma ad organizzarle direttamente. 05-02-2009 14:49 - Penny
  • io , a volte , rimango costernato di quanti guardano sbigottitti all'assassino , cercando di capirlo , cercando di trarne le ragioni;
    ciò che ci fa paura di quell'assassino è che possa somigliarci , esiste una difficoltà nel capire e nell'ananlizzare se non si è vissuti in un adolescenza così diversa , se non si possiedono esperienze simili da poterne trarre similitudini;
    il non capire l'altra parte di mondo, ci mette poi nella condizione di poter sbagliare nel giudicare e nel vivere questa nostra parte di mondo;


    è raccapricianti , quanti immobili e stupiti indicano col dito l'assassino che ride mentre va via , mentre il barbone è ancora lì fumante;
    ci si vuole muovere , per dio , questo è il secondo episodio di barbone bruciato , ed altri di barboni picchiati , questi esistono ancora , e devono essere protetti;
    cerchiamo di capire il barbone : è un uomo , che ha paura di questa violenta ed intollerante società , è un uomo che ha rifiutato perfino la violenza del grambiule , la violenza delle parole fatte , la violenza dell'essere un oggetto , il barbone ha paura di questa società , ha il terrore di questa cultura violenta , che cosa sono questi tre ? sono tre nazisti , tre militanti del ku klux klan; non vi basta , volete una spettrografia del loro pensiero; dopo;

    volete capirli e salvarli , questi nazisti , certo , va bene , ma a mio avviso ci sono delle priorità immediate;
    e la priorità oggi è il barbone e la sua difesa; 05-02-2009 14:29 - Gianpaolo Sartori
  • Colpa di tutto questo sono le televioni del gruppo mediaset e televisione di stato che regalano ai nostri giovani solo reality show scadenti schifosi e vomitevoli e che insegnano a loro il nulla se non l'essere ttarsgressivi e basta.
    Colpa di tutto questo sono i centri sociali dove i giovani gozzovigliano fanno niente in tutto il giorno se non solo canne.
    Colpa di tutto questo sono i politici che begano per cazzate e non ceracno di fare politiche sane e prospettive di lavoro per i giovani e il loro futuro. 05-02-2009 13:37 - fabio
  • ..."la cultura dominante si riproduce tanto più facilmente quanto meno sono disponibili letture alternative di ciò che accade" ricorda Gabriella.
    Bene: se è vero - e Dio solo, se c'è, sa quanto è vero! - prendiamoci la colpa di aver secolarizzato la società in nome della libertà, di aver deideologizzato la politica in nome della libertà, di aver reso meno giusto il mercato (delle merci e del lavoro) in nome del liberismo. E non stupiamoci se - di liber in liber - siano proprio i "liberi", i figli, a pagarne le conseguenze. Altro che virtuale e reale, amici miei! Se c'entra qualcosa, questa modaiola antinomia, è perché tra i tanti lumi accesi, da un paio di decenni in qua, brilla anche la finestra della rete, sempre in nome della libertà, ovviamente.
    Riconsidererei volentieri un'ipotesi che mettesse al centro della discussione la "fatica", piuttosto che la libertà: in senso antropologico, nei confini teologici, nella misura della storia. È la fatica che giunge all'uomo che nasce come destino inevitabile, non la libertà. E la politica è il lavoro - individuale e collettivo - necessario per alleggerirla.
    Quindi ai poveretti che imbottiti di psicotròpi danno fuoco a un loro simile perché non lo riconoscono come tale consiglio soltanto di sperimentare la fatica e il dolore. 05-02-2009 12:54 - stefano
  • Ho sentito adesso alla radio che il Senato ha approvato il decreto della Lega che obbliga i medici a denunciare i migranti clandestini che si presentano all'ospedale. Come può il governo condannare un atto come quello di Nettuno, se vara delle leggi simili, razziste e lesive dei diritti universali dell'uomo? 05-02-2009 11:57 - lorenzo
  • Ho due figli, e certi atteggiamenti estremi mi rattristano. Vedo intorno a me molti ragazzini che crescono profondamente soli e ciò per svariati motivi (genitori che lavorano, o con difficoltà di comunicazione...). Credo sia importante, stare loro vicini, ascoltarli e dare esempi positivi di vita e rimetterci noi adulti in discussione, per instaurare e mantenere nel tempo una buona relazione, in modo da prevenire avvenimenti così tristi come quello avvenuto a Nettuno.Francesca 05-02-2009 11:49 - francesca
  • Ciò che colpisce di questo commento è la doppia negazione: ci sono dei giovani (dei non adulti) che sono senza realtà (perché vivono nel virtuale). Credo che per spiegarci fatti come quelli di Nettuno sia necessario prima di tutto rimuovere questi due dati di senso comune, cioè che i figli siano diversi dai loro genitori e che la realtà “là fuori”, sia appannaggio di pochi.
    Mi sembra invece, che le ragioni della violenza giovanile siano un’indicazione del fatto ben noto che i giovani sono permeabili e ultrasensibili alle sollecitazioni del mondo esterno e che reagiscono a questi stimoli in modo meno dissimulato e protetto dalle sovrastrutture che gli adulti hanno imparato a utilizzare. Una società che si sta velocemente rifascistizzando non può avere minorenni responsabili e corretti, a meno che i più giovani non si diano anticorpi critici appoggiandosi a letture differenti della “realtà”. Come spiegava Bourdieu in un articolo di trent’anni fa, la cultura dominante si riproduce tanto più facilmente quanto meno sono disponibili letture alternative di ciò che accade. Il problema dei giovani allora non è di aver perso contatto con l’esistente, un contatto che per i moderni è impossibile da separare dalla sua mediatizzazione, ma di averne troppo e di non avere mezzi per capire.
    I nostri adolescenti non guardano un TG, ma sono un concentrato di commenti stereotipati sull’attualità di cronaca che assorbono dai frammenti di discorsi captati a cena o messi in circolo nei bar. Combattere la violenza a scuola o nei quartieri popolari non è allora il compito di educatori che facciano manutenzione dei sani e vecchi valori, come sento proporre da anni, ma di adulti che rimuovano strati di ignoranza abissale dalle coscienze giovanili. Esattamente ciò che si teme. Non è stato forse soppresso l’insegnamento delle scienze sociali alle superiori? Dall’ano prossimo negli ex licei di Scienze sociali insegneremo invece della sociologia e della psicologia sociale, la pedagogia e anche l’educazione civica, cioè quei buoni sentimenti di cui giustamente i nostri figli sono stufi, perché capiscono assai meglio di noi quanta ipocrisia ci sia nei discorsi violenti degli adulti pronti a scandalizzarsi dei balbettanti tentativi dei minori di imitarli. 05-02-2009 09:21 - gabriella giudici
  • Gli esempi proposti dagli adulti sono stati (in gran parte) quelli di una politica senza dignità,di un' economia senza scrupoli,della quasi totale mancanza di solidarietà e del profitto come unico ed insostituibile valore. Cosa potevamo aspettarci? 05-02-2009 08:50 - Bruno Bar
  • Sicuramente il messaggio più onesto e sensibile tra i tanti visti in questi giorni. Grazie! Stampa e televisione trattano una notizia o argomento del genere con la stessa drammaticità di una sconfitta della nazionale di calcio e lo stesso fanno per tutte le atrocità che accadono ormai più volte al giorno. Assisteremo a un crollo inimaginabile e allora gli sfortunati inizieranno a gioire.Felice di non vivere da anni dentro uno stivale che puzza maledettamante e di cui mi vergogno. 05-02-2009 04:23 - hubble
  • Secondo me questo scollamento dalla realtà, inteso come mancaza di capacità di distinguere il reale con il "virtuale" non è una caratiristica che si riscontra solo nei giovani.
    Tale concetto si può applicare alla stragrande maggioranza della popolazione italiana, quindi di conseguenza si riflette sui comportamenti giovanili. Non penso che siano i giovani ad essere "malati", ma la società che li circonda. Sono invece, secondo me, la parte della nostra società più esposta e più volnerabile, alla crisi socio-culturale dei nostri tempi.

    p.s. secondo la "stampa ufficiale" questo atto non è razzista, ma frutto di degenerazione giovanile. Però vorrei porre una domanda: avrebbero fatto la stessa cosa (anche se sbronzi o fatti) se non fosse stato un immigrato? 04-02-2009 19:51 - jacopo
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