-
|
Gabriele Polo
Napolitano sulle foibe, la memoria e la ragione
«La memoria che coltiviamo innanzitutto è quella della dura esperienza del fascismo e delle responsabilità storiche del regime fascista, delle sue avventure di aggressione e di guerra». E ancora: «Nessun revisionismo, conservare la memoria e coltivarla». Il richiamo è del presidente Napolitano, in occasione della giornata del ricordo, quella dedicata alla tragedia delle foibe e all'esodo coatto degli italiani dall'Istria dopo la nascita della Repubblica Federativa di Jugoslavia. Napolitano ha ragione, perché il rischio forte – per come vengono gestiti politicamente la memoria e gli anniversari nell'Italia di oggi – è quello di semplificare e piegare le realtà storiche – con i loro drammi – alle convenienze politiche e alla propaganda.
Non si può capire ciò che successe al confine orientale nell'immediato dopoguerra senza ricordare alcune cose. 1) Che l'irredentismo italiano della prima guerra mondiale con il fascismo si trasformò in nazionalismo ai danni delle popolazioni slave (slovene e croate), fino al punto di negarne l'autonomia culturale e cancellando ogni loro diritto. Cosa che nemmeno l'Impero austro-ungarico aveva fatto. 2) Che negli anni di dominio italiano sui territori poi passati alla Jugoslavia, il regime fascista mise in atto politiche xenofobe e razziste nei confronti dei «non italiani» a livello politico, sociale, economico e culturale. 3) Che durante la seconda guerra mondiale gli italiani – segnatamente le truppe regie e le squadre fasciste – perpetrarono numerosi massacri ai danni delle popolazioni slave, al punto da superare per ferocia le truppe tedesche e le Ss.
Le foibe nascono così, da questo contesto. Tra l'altro i primi a usare i budelli carsici come tombe in cui gettare persone ancora in vita furono proprio militari e fascisti italiani. Da questo contesto – da un clima di vendetta e di odio nazionalista – vennero i giorni dell'occupazione jugoslava di Trieste, i rastrellamenti ai danni degli italiani (bastava il minimo sospetto per essere definiti «fascisti»), e, infine, l'esodo delle persone di lingua italiana dall'Istria e dalla Dalmazia, con relativo sequestro dei loro beni.
E' rammentando tutto questo che bisogna dare atto al Presidente Napolitano di aver evocato una memoria vera. «Ragionata». Al fine di essere comprensibile e poterne trarre delle lezioni per l'oggi e il domani.
- 28/02/2009 [51 commenti]
- 26/02/2009 [94 commenti]
- 24/02/2009 [23 commenti]
- 24/02/2009 [149 commenti]
- 23/02/2009 [19 commenti]
- 20/02/2009 [200 commenti]
- 19/02/2009 [32 commenti]
- 17/02/2009 [277 commenti]
- 17/02/2009 [2 commenti]
- 16/02/2009 [84 commenti]
- 15/02/2009 [56 commenti]
- 13/02/2009 [96 commenti]
- 13/02/2009 [27 commenti]
- 12/02/2009 [16 commenti]
- 12/02/2009 [26 commenti]
- 11/02/2009 [20 commenti]
- 10/02/2009 [102 commenti]
- 10/02/2009 [23 commenti]
- 10/02/2009 [137 commenti]
- 07/02/2009 [95 commenti]
- 07/02/2009 [69 commenti]
- 06/02/2009 [142 commenti]
- 05/02/2009 [41 commenti]
- 04/02/2009 [21 commenti]
- 02/02/2009 [327 commenti]
- 02/02/2009 [23 commenti]
-
La Somalia va a pesca
| di Giorgia Fletcher del 21.12.2012 -
La termoelettrica di Huexca
| di Fulvio Gioanetto del 20.12.2012
-
Bob Lutz in Gm, l'eterno ritornoBob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili.7 novembre 2011
-
Lezioni di dissensoDomenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.7 novembre 2011
-
Mahony: Ombra sul Conclave
di luca celada - 16.02.2013 20:02
-
Gentile cavaliere, scenda dalla sella
di Luisa Betti - 15.02.2013 18:02
-
Sulla gerontocrazia e i “grandi vecchi”
di massimozucchetti - 14.02.2013 22:02
-
Scuola: “Concorso-truffa”, seconda parte
di Roberto Ciccarelli - 13.02.2013 09:02
-
Matrimonio per tutti: l’Assemblée approva, 329 a favore, 299 contro
di Anna Maria - 12.02.2013 18:02
-
Dead Writers, annusa il profumo della letteratura
di arianna - 08.02.2013 09:02
-
Revolution: J.J. Abrams e i suoi errori
di nefeli - 04.02.2013 08:02
-
Full Metal Jacket, il diario in una App per Ipad
di Filippo Brunamonti - 02.02.2013 20:02
-
Metti Jac all’Ara Pacis: quadretti di un’esposizione
di Andrea - 20.01.2013 19:01
-
Un mezzo trasloco
di a. d. - 16.01.2013 15:01
-
Gomorra2, e che fiction sia
di francesca - 13.01.2013 16:01
-
I comunicati zapatisti / 2 e fine
di gianni - 10.01.2013 03:01
-
Ford Fiesta, MyKey è la tua
di fpaterno - 26.11.2012 19:11











Inquadrare la vicenda delle foibe, solo come un fatto nazionalistico come fa anche Napolitano è scientificamente fuorviante, perchè mira ad occultare le responsabilità staliniste e dei suoi partiti in europa prima, durante e nel dopoguerra. Nelle foibe ci finirono anche tanti compagni italiani, che per la rivoluzione si unirono alle brigate di Tito, ma non essendo in linea con lo stalinismo di Togliatti, rappresentavano un pericolo per il P.C.I. e la sua politica di collaborazione con la borghesia italiana e le sue istituzioni. Ci furono anche dei compagni internati nei campi di correzione da Tito. Tutto questo è stato taciuto negli anni della repubblica italiana anche grazie al fatto dello strappo successivo di Tito da Mosca, inquadrandolo tra i paesi non allineati e vezzeggiato dall'occidente; prova ne è che i profughi istriani non furono ben accolti in italia e furono presto dimenticati. Ora i fatti iugoslavi tornano strumentalmente e il presidente ex stalinista Napolitano, con le sue dichiarazioni, lo inquadra solo come lotta nazionalista-antifascista e non invece come l'inevitabile scontro tra due sistemi contrapposti, nonostante gli accordi di Yalta, che ha avuto quegli esiti anche per la convergenza di interessi dello stalinismo con il suo "socialismo in un paese solo" e l'occidente capitalista. Combattere il comunismo e quanti ancora si ostinano a difenderlo è l'obbiettivo ultimo di simile propaganda, raccontando la storiella commovente delle" vittime italiane"delle foibe, invocando la conciliazione tra quelli che scelsero il fascismo e gli antifascisti, instaurando infine, il pensiero unico. 01-03-2009 12:10 - skossa65
Abito in un rione alla periferia di Trieste,Servola, in questo piccolo territorio sono cadutìi per mano dei fascisti e dei loro alleati tedeschi 130 antifascisti,uomini e donne,italiani e sloveni.
Nell'Italia democratica,nata dalla Resistenza,abbiamo dovuto
aspettare oltre 50 anni,per poter erigere a nostre spese,un
monumento che ricordasse il loro sacrificio. Nella nostra zona non c'è paese o villaggio che non abbia i propri martiri.
Per loro non c'è nessuna giornata del ricordo. 13-02-2009 11:16 - Robi Filipac
a scuola la storia si fermava sempre non più oltre della prima guerra mondiale quando vi si arrivava , nessuno parlava della seconda e malamente della prima , veniva echeggiato un orrore per il genocidio degli ebrei e poi null'altro;
il sapere e la curiosità non si appagava neanche di fronte ai film della televisione , troppo splendenti per essere veri;
la resistenza , percepita come unica fonte di orgoglio nazionale , di orgoglio umano , ma poco altro;
la lettura , non è mai stata il mio forte , ma era un debito da scontare : l'agnese va a morire , italo calvino , george orwell , uomini e no di elio vittorini, nuto revelli , rigoni stern , poi recentemente ho letto i giornali de l'epoca , quanta propaganda , quanta strumentalizzazione , quanto forte il desiderio di potere assunto dal dominio del pensiero , quanti i malcontenti , gli ammutinati , gli eversori , gli imboscati , i prigionieri volontari , gli alpini che sognano di tornare non italia , ma tra i propri monti;
di sicuro , è che i fascisti non hanno portato gran fama all'italia , e a quelli che parlavano italiano , e dicevano di essere italiani; di sicuro quando arrivavano gli italiani , o i fascisti , nessuno li accoglieva con feste e danze , ma tutti si nascondevano nelle case , sbarravano le porte , pregavano sotto a un letto o dentro l'armadio , che quella porta non fosse sfondata; di sicuro c'e' che tante porte vennero sfondate ,che tante donne e tanti uomini , mutilati e macellati : la differenza , di uccidere un uomo in una fucilazione , ed ucciderlo tagliandolo a pezzettini fino a che il respiro non tace , è che questa non è la necessità di uccidere , non è la costrizione di un mondo insano , è delirio e il dipanamento della follia scellerata , che nella atroce sofferenza altrui trova la soddisfazione , trova la vittoria;
credo che la fucilazione , dei fascisti o degli italiani in jugoslavia , era forse l'unico atto dovuto che potesse risanare il terrore subito; uccidere il mostro , era l'unico punto di partenza di una società; il mostro non lo trovarono , pagarono per lui coloro che soffiavono sullo stesso ideale , non lo trovarono perchè tornò poi in patria , in italia , si nascose dietro le tende , e ridendo per averla fatta franca , oggi ritorna di tanto in tanto a spaventare e scotennare , oggi li ritrovi istituzionalizzati , con una divisa , o sotto ai banchi del governo , e per le strade , dietro alle ben note associazioni ed organizzazioni politiche;
una ragione di stato , un interesse nazionale , vede il mostro nascosto in cantina una arma necessaria , una risorsa , per controllare il paese , e per poter sfidare il mondo;
il mostro , urla , chiede libertà , chiede di diventare un uomo , ciò che un tempo era; 11-02-2009 17:01 - Gianpaolo Sartori
Non sono, davvero, temi da "regalare" alla destra.
Dopotutto, i diritti umani devono valere a 360 gradi. O no? 11-02-2009 11:27 - severino