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Sara Farolfi
Sciopero generale, in attesa del 4 aprile
«Sapranno cogliere, i soggetti politici di opposizione, la grande significanza di questo evento, in questo paese soffocato da una presenza autoritaria? Sapranno sostenerlo?». C’è una cosa su cui Pietro Ingrao non ha dubbi: «Questa piazza parla a tutti, e la grande domanda è non solo come andrà lo scontro tra sfruttatori e sfruttati, ma come lo schieramento politico saprà sostenere questo ritorno in campo delle lotte sociali».
Tute blu e colletti bianchi da tutta Italia. Otto ore di sciopero (per nulla facili in tempi di crisi come quelli che corrono) e tre cortei a snodarsi lungo le strade della capitale, direzione piazza san Giovanni, dove si terrà il comizio conclusivo (con le conclusioni di Epifani).
E’ l’«unità anticrisi», il primo vero atto di opposizione alle politiche del governo Berlusconi, la prima di una serie di mobilitazioni che arriveranno alla manifestazione nazionale di tutta la Cgil il 4 aprile prossimo. Non è la prima volta che a mobilitare la parte democratica del paese è chiamato il sindacato. Il tentativo di mettere in campo «una cultura della solidarietà da contrapporre a quella dell’odio e dell’intolleranza», hanno spiegato ieri Gianni Rinaldini e Carlo Podda, segretari delle due categorie Cgil (Fiom e Fp) che, per la prima volta unite, hanno proclamato la mobilitazione.
Le risposte della politica (almeno di quella parlamentare), per ora, latitano. Palpabili, gli imbarazzi del partito democratico che della terzietà tra capitale e lavoro ha fatto una delle sue ragioni d’essere. Hanno aderito alla manifestazione un centinaio di parlamentari, Bersani giura che in piazza «ci sarà molto Pd», e il segretario Veltroni se la cava con un po’ di «comprensione» e speranze di un sindacato unito e unitario. Ma Bonanni, leader Cisl, parla di «una piccola minoranza rumorosa» e di «una cultura solamente antagonistica». «Non s’è capito contro chi scioperano», provoca il ministro Brunetta, «se gli statali della Cgil scioperano contro l’aumento già deciso, lo restituiscano».
«E’ una mortificazione, un’umiliazione sapere che domani i sindacati saranno rotti», ha detto ieri dalla piazza «democratica» Oscar Luigi Scalfaro, tra gli applausi di Veltroni: «Vorrei che partecipassimo tutti con spirito unitario». Ma qui, pare che gli applausi del segretario Pd si siano interrotti.
«A uno sciopero si aderisce o non si aderisce, ma di certo uno sciopero non si ’comprende’», commentano Rinaldini e Podda. L’emergenza sociale è sotto gli occhi di tutti, centinaia di migliaia di lavoratori sono in cassa integrazione a 700 euro al mese, i precari vengono licenziati direttamente, e il welfare viene picconato sotto la bandiera della lotta ai «fannulloni». «Manifestiamo contro il governo e contro la Confindustria e le altre associazioni imprenditoriali che hanno sottoscritto l’accordo separato sui contratti, una cosa che non si vedeva dagli anni ’50», dicono i segretari di Fiom e Fp: «Siamo di fronte a un progetto di autoritarismo complessivo, che si esplicita con l’attacco alla Costituzione».
«La crisi economica e sociale va di pari passo con l’imbarbarimento culturale - dice Paolo Beni, presidente dell’Arci - Rispetto a questo, inadeguato è il governo e insufficiente l’opposizione, perciò è importante che le forze sociali e il mondo dell’associazionismo partecipino e sostengano la Cgil».
Oltre all’Arci hanno aderito, tra gli altri, Attac, i partigiani dell’Anpi, l’Unione degli universitari, e ieri i medici e veterinari del servizio sanitario nazionale (aderenti alla Cgil) e le associazioni dei consumatori Adusbef e Federconsumatori.
Mille treni speciali e sedici pullman arriveranno oggi a Roma. lo sciopero del trasporto pubblico (bus, filobus e tram) è stato rinviato e i mezzi circoleranno regolarmente. I tre cortei si snoderanno, alle 9, da piazza della Repubblica (dove arriveranno treni e pullman provenienti da Trentino, Lazio, Umbria, Campania, Calabria e Sicilia), stazione Tiburtina (Veneto, Lombardia, Toscana, Marche, Abruzzo e Molise) e piazzale Ostiense (Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Sardegna, Friuli, Emilia Romagna, Puglia e Basilicata). Al comizio finale di piazza san Giovanni interverranno Podda, Rinaldini e il segretario generale Cgil, Epifani.
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La cgil un sindacato che ha recuperato il rapporto con i lavoratori metalmeccanici della fiom , che in ogni crisi è la piu' colpita da licenziamenti e cassa integrazione .Questi padroni trovano sempre un alleato o nella politica oppure in certe organizzioni sindacali che come acronimo fanno cisl; uil.Codeste organizzazioni hanno firmato un accordo con le parti sociali che ha come risultato un arretramento
nella normativa e nella liberta' di sciopero. Ilavoratori vogliono lottare per migliorare le loro condizioni non soltanto all'interno del posto di lavoro ma anche nella societa' civile minacciata da politiche autoritarie che fanno ritornare indietro l'orologio della storia . Difendere la democrazia nel nostro paese è sempre stato dopo il 1945 compito dei lavoratori e dalla sinistra.Il popolo di lavoratori oggi in piazza chiede al pd e alle forze democratiche presenti in tutti i partiti e in quelle forze sindacali oggi assenti dallo sciopero di impedire che la crisi attuale la paghino unicamente i lavoratori ..........pierdomenic 13-02-2009 10:14 - pierdomenico
Quando hanno regolamentato gli scioperi ridotti a sterili proteste virtuali, la CGIL diceva: tutto si può risolvere nel tavolo che conta.
Quando hanno tolto la scala mobile, la CGIL diceva: i salari si difendono con la concertazione.
Quando hanno tagliato le pensioni, la CGIL diceva: tanto noi gestiremo i loro TFR nei fondi pensione.
Quando hanno istituito, complici CISL e UIL, il lavoro in affitto e i co.co.pro, la CGIL diceva: tanto noi contrattiamo le assunzioni.
Quando escludevano i sindacati di base dalla trattativa e negavano il diritto di assemblea, la CGIL diceva: sono solo degli estremisti corporativi antiunitari.
Quando nonostante il no delle assemblee dei lavoratori decidevano i funzionari, i burocrati sindacali o i voti dei pensionati usati come massa di manovra, la CGIL diceva: la democrazia è l’interesse generale del paese.
Quando hanno trasformato il contratto dei pubblici dipendenti in contratto privato, la CGIL diceva: finalmente ora siamo sullo stesso piano e potremo godere delle migliorie.
Quando hanno siglato decine di contratti a perdere, elargendo elemosina ai lavoratori, e inneggiando alla meritocrazia e al sistema premiante, la CGIL diceva: è ora di cambiare musica.
Quando faceva fuori il dissenso interno, la CGIL diceva: difendiamo l’unità dei lavoratori e la democrazia.
Quando i salari italiani sono diventati i più bassi d’Europa, la CGIL non aveva più niente da dire. 13-02-2009 09:04 - stefa73
Nel '92 mi cancellai dalla CGIL perchè le lacrime di Trentin non mi convinsero. Era così chiaro quello che sarebbe accaduto. Ripresi la tessera anni dopo, all'era di Cofferati e della lotta per l'art. 18. In lui la tragica storia dell'ontogenesi e della filogenesi era ben mimetizzata. A Bologna si è scatenato. E ora? La tengo, la tessera, perchè, a fasi alterne, la CGIL alza la testa. Forse ha finalmente capito che l'unione e la moderatezza si possono preticare in pochissimi casi nel privato, nei matrimoni votati al fallimento, ma non nel sociale. La concertazione con questi padroni delle ferriere, unici nel mondo a trattare i lavoratori come schiavi di cui fare strame, è pura follia. Questi padroni, che ora piangono, non hanno reinvestito i loro profitti nell'ammodernamento e hanno nel migliore dei casi delocalizzato- con il solo scopo di abbassare i diritti- mentre la ricchezza accumulata l'hanno investita in borsa e nei titoli spazzatura da vendere, con guadagni inimmaginabili da strozzini. Guadagni facili e ora perdite che devono pagare i lavoratori a cui era stato promesso l'eldorado dell'inebitameto facile mentre i loro salari scendevano. Non sapevano quello che sarebbe successo, questi padroni che ora chiedono bere l'ultima goccia del nostro sangue? Erano perfettamente consci. Del resto i governi sono cosa loro e, cosa inaspettata, anche parte dei sindacati. Un sogno.Un incubo. A seconda dei punti di vista 13-02-2009 08:16 - maria francesca
Tuttavia protesto fortemente per l'assenza di richieste che non risponde al grande spirito di lotta e di protesta che viene dai lavoratori. Gli scioperi non chiedono praticamente niente tranne una socialcard per i precari. Gli ammortizzatori per i precari saranno più o meno una socialcard.
Non si chiedono aumenti salariali necessari per un uso più produttivo dei soldi che si vogliono regalare alle imprese. Non si chiedono miglioramenti dellelle pensioni ferme da molti anni. Non si chiede l'abrogazione della legge trenta.
Insomma, fatto lo sciopero di oggi e quello del quattro aprile non cambierà niente.
E' falso dire che il PD ha una posizione di terzietà tra capitale e lavoro. E' con la Confindustria. Ichino,Colannino e Galeari sono nel gruppo a dimostrarlo. Letta,Treu,Damiani sono il corrispettivo di Sacconi,Cazzola ed altri. La stessa scuola di pensiero. Il monetarismo applicato al giuslavorismo. Sempre meno diritti, meno soldi, meno welfare.Andate a leggervi la 133 scivolata nel silenzio generale.
Gli scioperi sono cannonate a salve. Il sindacato va riformato. Sta perdendo la sua parte più cosciente con una silenziosa scissione che è solo un dissanguamento. Bisogna che
ci sia una profonda, radicale svolta. La CGIL non farà questa svolta.
Pietro ancona
già membro dell'esecutivo cgil 13-02-2009 08:08 - pietro