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Iaia Vantaggiato
Stupri, la violenza non ha nazione
Roma, Bologna, Milano.
Tre stupri in tre giorni. Ed è allarme sicurezza.
Quello che, prima di tutto, si scaglia solo e soltanto contro gli “extracomunitari”.
Sarebbero romeni, secondo gli inquirenti, i due uomini che avrebbero violentato una ragazza di soli 14 anni nei pressi del parco della Caffarella a Roma.
E però sono quattro – e non “sarebbero” - i cittadini romeni che stasera sono stati aggrediti sempre a Roma, all'interno di un locale sulla via Appia, da alcuni giovani a volto coperto e armati di mazze di legno. Conviene registrare che solo poche ore prima si era svolta per le vie del quartiere, lo stesso dove si era consumata la violenza, una manifestazione di Forza Nuova “contro” lo stupro.
E non è tutto.
Ha descritto come nordafricano il suo aggressore, la giovane studentessa ventunenne che ha subito violenza all'uscita da una discoteca milanese.
Mentre a Bologna il ministro della Giustizia Alfano ha avviato accertamenti preliminari su Jamel Moamid, il clandestino tunisino arrestato a Bologna per violenza sessuale su una ragazza di 15 anni.
Difficile distinguere tra allarme sicurezza e allarme “immigrati”.
Criminalizzare gli stranieri? Macché. Il sindaco di Roma Gianni Alemanno, rifiuta qualunque equazione tra violenza e campi nomadi o tra violenza e stranieri: "Nessuno - precisa - vuole criminalizzare questo o quel gruppo etnico. Dobbiamo però intervenire sulle condizioni di degrado, perché dal degrado nasce l'insicurezza".
Come che sia è immediato il giro di vite del governo che intende anticipare - tramite un provvedimento da varare al prossimo Consiglio dei ministri - alcune misure contenute nel disegno di legge sicurezza approvato dal Senato, tra cui quella che esclude la possibilità della concessione degli arresti domiciliari a chi è accusato di stupro.
La certezza della pena. Questo sembra essere l'unico punto all'ordine del giorno.
La certezza della pena. Sulla sua utilità si interrogò a lungo il movimento femminista negli anni '70 e a quella certezza si attaccano i nostri politici (maschi) che poco sanno del corpo delle donne.
E ancor meno della guerra che su quel corpo ancora si scatena.
In gioco – vorremmo dir loro - c'è il destino di quella che chiamano “sicurezza”, c'è il cosiddetto “scontro di civiltà”, c'è la lotta tra le religioni che quei corpi si contende, c'è la deriva proletaria che le donne colpisce più di ogni altro soggetto e c'è il silenzio dei “nostri” uomini incapaci di riconoscere anche l'ultimo dei sondaggi. Quello che dice che sono mariti o ex-mariti, fidanzati o ex fidanzati gli autori delle peggiori violenze contro le donne. In Italia come altrove.
E non fanno, rispetto a tutto questo, un po' indignare le parole del sindaco di Bologna, Sergio Cofferati, che ancora punta l'indice su quello che considera l'unico problema? "Come mai questo signore (il tunisino arrestato per lo stupro di Bologna, ndr ) era in giro? Se persone di questa natura possono commettere gravi reati, ne commettono altri ancora, e poi non vengono tenuti in prigione e neppure espulsi, è evidente che c'è un problema. Anzi più di uno".
La Lega, dal canto suo, s'inventa una raccolta di firme per “la castrazione degli stupratori” mentre l'opposizione critica l'inadeguatezza delle misure del governo e la maggioranza accusa la magistratura, tanto per cambiare, di eccessivo lassismo. Quanto al leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini funambolico come sempre è il suo intervento: «Nessuno può strumentalizzare gli atti di violenza che si ripetono nelle più grandi città italiane. Ma la frequenza con cui essi avvengono, a partire da Roma, dimostra che è giunto il momento della riflessione e dell'autocritica nella gestione della sicurezza. Le misure prese dal governo sono un fallimento o nella migliore delle ipotesi acqua fresca».
E Di Pietro a che pensa? Alle intercettazioni naturalmente: «Siccome con il ddl del governo per intercettare ci dovranno essere 'gravi indizi di colpevolezza', di fatto sarà impossibile usare questo indispensabile strumento di indagine per la violenza sessuale». Di Pietro fa notare anche che, nei casi di stupro, il più delle volte non si sa chi è il responsabile, e che per i reati commessi da ignoti il ddl prevede che il magistrato possa disporre l'intercettazione solo se è la vittima a farne richiesta e solo sulle sue utenze. «Nel caso delle ultime due ragazze violentate, ad esempio, mi sembra davvero difficile che gli stupratori si rifacciano vivi per telefono», commenta sarcastico Di Pietro.
Simpatico, davvero.
Ma tanto lo sappiamo. Non sono tutti clandestini?
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attenzione per le vittime:
LE DONNE 16-02-2009 12:01 - patrizia
Curioso che in Italia, mai si ebbero reazioni di questo tipo ad abusi vari perpetrati nel tempo, ora che però si può ricollegare tutto al "diverso" di turno ecco che ci sentiamo legittimati ad agire in prima persona e schifati degli accadimenti. Eh, come son lontani i tempi in cui non era un reato contro la persona l'abuso! Grazie immigrati, grazie clandestini, grazie comunitari e non, ma soprattutto grazie italiani violentatori e fomentatori per la grande lezione che ci state impartendo: la presa di coscienza avanza, immondizia permettendo. 16-02-2009 11:56 - verissimo
la condanna al carcere certa. Leggi che debbono rendere sicure le nostre citta' e alle nostre donne la liberta' di vivere liberamente senza paura di essere stuprate . Orribile .un disastro quello che al colpevole di un delitto le venga comunata una pena insufficiente oppure si danno gli arresti domiciliari a condannati per stupro.Il cittadino non ne puo' piu' di questa non giustizia.E il governo cosa ci da: la ronda padana che subito richiama alla memoria le squadraccie fasciste del 1921. Difatti queste ronde anno gia' manganellato persone innocenti ma secondo le pattuglie colpevoli di essere rumeni . Questo non si puo' permettere . Non si risolvono i guai dell'ordine pubblico con le
ronde padane. Certamente ci vogliono leggi adeguate alle
nuove esigenze per il flusso continuo dell'emigrazione clandestina.
Ci vuole una politica dell'accoglienza compatibile con i diritti dell'umanita' a essere trattati da cittadini del mondo non certo come li trattiamo noi con discrimine .Le liberta civili , politiche ,religiose e di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge sono descritte benissimo nella nostra costituzione. Facciamola nostra. 16-02-2009 10:31 - pierdomenico