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FUORIPAGINA
15/02/2009
  •   |   Giulio Marcon, Mario Pianta
    Elezioni europee: dieci punti per la sinistra

    Le disgrazie non vengono mai sole, lo sappiamo. Ad aprile scorso la vittoria di Berlusconi e la completa sconfitta delle forze politiche di sinistra. A settembre la crisi finanziaria che apre la più grave recessione mondiale da settant'anni. Proprio quando più è necessaria una politica capace di governare la crisi, i vertici delle piccole formazioni di sinistra - nel frattempo divise in ogni possibile frazione - prospettano di presentarsi alle elezioni europee di giugno con tre o quattro liste diverse, sicure di non superare la soglia di sbarramento al 4% imposta dal governo e da Veltroni.
    Se i partiti non pensano a «saltare un giro», come ha proposto il direttore del manifesto Gabriele Polo, certo a astenersi ci penseranno gli elettori di una sinistra che nella società resta viva e vegeta, ma non trova un'espressione politica degna di questo nome, mentre altri cederanno alle sirene populiste di Antonio Di Pietro o Beppe Grillo. Una via d'uscita, con un passo indietro dei partiti, è stata proposta sul manifesto, prima da Giorgio Parisi, il 22 novembre 2008, poi con la proposta di Rina Gagliardi del primo febbraio scorso. Proviamone la fattibilità, allora.
    Che cosa c'è oggi di sinistra in Italia? Milioni di persone si sono date da fare da aprile in poi. Gli studenti sono entrati in agitazione come mai da decenni, il sindacato ha organizzato decine di scioperi e le cento manifestazioni della Cgil, abbiamo avuto i cortei per la pace in Medio Oriente durante il massacro di Gaza, mille iniziative antirazziste contro le nostre barbarie quotidiane verso gli immigrati, le idee del Forum sociale mondiale di Belem e migliaia di piccole campagne locali. Tutto questo non si è ancora tradotto in un protagonismo politico e le esperienze migliori, come l'iniziativa per una Sinistra unita e plurale promossa dal gruppo fiorentino intorno a Paul Ginsborg, non hanno fatto la strada necessaria. Eppure, è sempre dalla democrazia come partecipazione che dobbiamo partire.
    Se l'obiettivo è far vivere una sinistra - sociale e solidale, ambientalista e pacifista, plurale e unitaria - e portarne la voce al Parlamento europeo (e magari negli enti locali), diventa essenziale definirne le forme e i contenuti. Paradossalmente, sui contenuti il lavoro è più facile: il tracollo del neoliberismo e la nuova presidenza Obama aprono l'opportunità per politiche contro le diseguaglianze e per i diritti dei lavoratori e delle persone, contro la speculazione finanziaria e per uno sviluppo sostenibile e di qualità come risposta alla crisi, contro le guerre e per riduzioni delle armi e della spesa militare.
    E' soprattutto sulle nuove forme di una politica che sappia esprimere le energie del paese che occorrono idee nuove. Ne proponiamo dieci, che possono tracciare la strada da oggi alle elezioni europee - e magari avviare un più lungo percorso di ricomposizione della sinistra. Le abbiamo riprese dalle migliori tradizioni del movimento operaio, dai Verdi all'inizio della loro storia, dalle pratiche più avanzate di democrazia in giro per il mondo.
    1. I partiti saltano un giro e si presenta una lista della buona politica, con al centro i diritti, la pace, l'ambiente, il lavoro, un'altra idea di sviluppo, la questione di genere. A governare quest'esperienza si scelgono sei «saggi» (che non si candidano), tre uomini e tre donne, che non siano politici di professione e con importanti esperienze di lavoro nei movimenti, nel sindacato, nella cultura (lo fecero i Verdi per le prime candidature negli anni '80).
    2. Associazioni, movimenti, sindacati, comitati locali, giornali come il manifesto, reti e voci della società civile che vi aderiscono diventano i «garanti» di questa lista, in accordo con i partiti che rinunciano a presentarsi con i loro simboli alle elezioni europee. Si stabilisce un «patto di consultazione» tra gli eletti e i movimenti per concordare in modo permanente politiche e iniziative.
    3. Da questo mondo emergono le candidature alle elezioni. C'è incompatibilità tra candidature e cariche di partito (una tradizione degli albori del movimento operaio) e c'è un limite massimo di due mandati tra parlamento europeo, nazionale, consigli regionali. In questo modo si evita che la politica sia un lavoro a vita.
    4. Si organizzano le primarie per la scelta dei candidati e per definire i contenuti del programma politico. Una consultazione di massa sulla politica, una pratica di democrazia diretta che ha dato buoni frutti perfino nell'Unione.
    5. Le liste dovranno avere lo stesso numero di uomini e di donne, presentati in ordine alfabetico. E' una lezione da imparare dal femminismo: riconoscere la dimensione di genere della politica e favorire la partecipazione di tutti e di tutte.
    6. I candidati si presentano nel collegio dove risiedono o svolgono abitualmente la loro attività. Questo valorizza la dimensione comunitaria e locale, il rapporto della politica con il suo insediamento sociale.
    7. Gli eletti avranno una retribuzione massima complessiva di 100mila euro lordi. La quota eccedente viene versata nei fondi della lista. Il rinnovamento della politica parte anche dalla sobrietà dei protagonisti.
    8. La metà dei fondi della lista (finanziamento pubblico e quota delle retribuzioni degli eletti) viene destinata a un «Fondo per la politica diffusa» che sostiene le iniziative di movimenti, comitati, etc. E' quello che facevano i Verdi all'inizio della loro storia, utilizzando i soldi per progetti di natura ambientale.
    9. I meccanismi di decisione all'interno della lista e nel «patto di consultazione» utilizzano forme di democrazia deliberativa, il metodo del consenso, il sorteggio di rappresentanti ove necessario, evitando la formazione di correnti e il voto a maggioranza.
    10. Tra le attività della lista c'è l'organizzazione di una piattaforma web di e-democracy, utilizzata per informare i cittadini, dare conto dell'attività politica e legislativa, effettuare consultazioni con i propri elettori, praticare nuove forme di partecipazione politica, dare visibilità a esperienze locali. Le opportunità di democrazia offerte dalla rete devono essere utilizzate.
    Rimaniamo convinti che la rappresentanza sociale non debba sostituirsi a quella politica e che il principio guida debba essere quello della «pari dignità» delle diverse forme della politica (partiti, movimenti, associazioni, etc.), ciascuna con la sua specificità. Ma, in questo momento di emergenza - con partiti sempre più frammentati e autoreferenziali, incapaci di autoriformarsi - ci sembra necessaria una scossa, una forte discontinuità.
    Queste dieci regole non rappresentano certo un progetto politico complessivo - altri sono i momenti per discuterne - ma scegliere questa strada, da qui alle elezioni europee, rappresenterebbe una svolta, darebbe il segnale che la sinistra è capace di provare a cambiare la politica e il suo modo di essere. E anche di avere successo alle elezioni.


I COMMENTI:
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  • Un commento da outsider. Vivo in Romania da quasi 8 anni, ne avevo 22 quando ho fatto la scelta di tornare in questo paese, un po' per amore un po' per un percorso 'costruttivo' di quello che vuole mettersi alla prova ed andare oltre. Il mio sogno era lavorare in Africa, ma ho trovato una (o forse piu') missione / i in Romania. Non vi nascondo che quest'anno non ho votato, anzitutto per un motivo cretino..non avevo con me la cartella elettorale, lasciata in Italia l'anno scorso.. Ora, in breve, una mia opinione sul tutto, senza aver letto tutti i commenti e avendo solo dato un'occhiata ai 10 punti (che condivido pienamente e che, a mio avviso, restano validi anche dopo le elezioni europee, come approccio generale alla politica della cosiddetta sinistra italiana). Quando sono arrivata in Romania ero imbevuta di entasi da movimenti studenteschi e discorsi no global. Poi il trauma e il 'risveglio'. Ragazzi/e, sappiamo tutti quanto il mondo sia fatto di realta' ben piu' difficili di quella italiana. E sappiamo tutti come i partiti (tutti) abbiano fallito e le ideologie abbiano avuto un senso piu' drammatico che non salutare per la vita di molti (troppi) popoli. E' ora di CAMBIARE LINGUAGGIO e di cambiare attitudine verso la politica. E' ora di essere realisti e di smettere di credere nelle favole di un mondo ideale. La "sinistra", tutta, deve accettare la propria inferiorita' di potere, perche' anche se il neoliberalismo sembra fallito gli interessi economici e il mercato detteranno sempre le leggi del mondo. E' un problema antropologicamente e psicologicamente 'umano': la sete di potere sara' sempre piu' forte dello spirito di solidarieta'. Detto questo, cosa fare? appunto, ci vuole realismo e concretezza (come dite voi, di 'contenuti'), occorre orientarsi ai risultati, e smetterla di sprecare parole. Occorre smettere di parlare di politica e iniziare a fare 'le politiche'. Occorre rispondere alle provocazioni degli arroganti e dimostrare la loro stupidita' con la logica matematica di chi ha le idee chiare. Se la societa' civile e tutte le organizzazioni che in realta' fanno 'le politiche' piu' dei politici, non riesce a penetrare nella burocrazia partitica e non trova una rappresentanza occorre che la societa' civile entri direttamente in politica. Io, come tanti, ho scelto di essere un outsider perche' forse sono troppo poco populista per la politica di oggi, ma forse e' una strategia sbagliata, perche' cosi' non posso contribuire a quel 'rinnovamento' di cui parliamo tutti. Pero' c'e' una cosa di cui sono certa: per avere una minima influenza nella direzione del mondo e in cio' che pensa la gente, le cose piu' efficaci sono il 'buon esempio', l'integrita', la conoscenza, l'esperienza. Gandhi, Madre Teresa, non volevano necessariamente cambiare il mondo, il loro obiettivo era molto piu' concreto: aiutare gli altri, il loro popolo, con tutte le loro forze. E sono rimasti nella storia perche' con la loro umilta' e il loro esempio, hanno, invece, cambiato il mondo. Secondo me, per avere una minima possibilita' di essere piu' forti dei 'potentati' del mondo, bisogna, anzitutto, dare voce a quelli che cambiano il mondo in silenzio. Occorre unirsi al Forum Mondiale Sociale, per dimostrare che esistono le alternative e che ci sono tanti, nel mondo, che ci credono e che fanno qualcosa per metterle in pratica. Bisogna portare il Forum Mondiale Sociale nel parlamento italiano e nel parlamento europeo. Quindi si, che si astengano i partiti, c'e' tempo fino alle prossime elezioni perche' le forze si uniscano sotto questa identita' comune, europea e mondiale. L’errore fondamentale della ‘sinistra’ italiana lo conosciamo tutti: non e’ riuscita ad andare oltre le dispute interne. Facciamoci un regalo per il futuro: lasciamo la storia dov’e’, nel passato, e scriviamone un'altra, nel presente. 09-06-2009 09:42 - Gloria
  • E' la strada giusta per essere veramente alternativi.
    Approvo i dieci punti, non vedo strade migliori da seguire, rimbocchiamoci le maniche compagni in ognuno di noi sono radicati i valori della sinistra italiana e' il momento di rattualizzarli. 11-05-2009 22:54 - luigi
  • Sarò l'ultima ruota del carro, ma a me sembra che la priorità qui sia innanzitutto unirsi TUTTI nell'anti-berlusconismo IN ITALIA. E non è la classica critica all'attuale Presidente del Consiglio (anche se sono tra quelli che ingenuamente crede ancora che non possa esserlo controllando la totalità delle televisioni e alcuni giornali con il giochino inaccettabile dell'intestarli a suoi familiari e amici) ma a tutto il sistema di inciuci Pd-Pdl che egli con il gioco dei premi ha creato e che la sinistra dei partiti ha contribuito ad alimentare... Ora, in Europa tutti ci ridono dietro per la nostra situazione, sono molto più informati di noi sulla nostra incredibile situazione, ma nessuno muoverà un dito in nostro soccorso e il perchè è ovvio: interessi da spartire (vedi alleanza per il nucleare Berlusconi-Sarkozy). Per questo credo che una maggioranza di "sinistra" al Parlamento europeo non cambi per niente la situazione e le energie dovrebbero concentrarsi nell'unione tra chi vuole cambiare qualcosa. A tal proposito non mi sembra la strada migliore dare del populista a Grillo o a Di Pietro. Ricordo che il primo ha raccolto 500000 firme per dei referendum più che sensati in un giorno, e il secondo ha raccolto il 6-7% dei voti alle elezioni. Che ce ne facciamo di questo popolo che gli è andato dietro? CONTINUIAMO A SNOBBARLO COME SEMPRE LA SINISTRA PARTITICA FA, O PROVIAMO A TROVARE I PUNTI DI CONTATTO (e ce ne sono tantissimi) E SCENDIAMO IN PIAZZA TUTTI INSIEME UNA VOLTA PER TUTTE A CAMBIARE QUALCOSA? Signori, qui secondo me non si può più sperare nella capacità di autorinnovamento della politica italiana, bisogna rendersi conto che la politica siamo noi o altrimenti cullarci aspettando invano la prossima Tangentopoli e il prossimo rimpastone all'italiana.. E nel frattempo non vi stupite se nel 2015 il 25 aprile sarà la "Festa dei repubblichini"!
    Salud, dinero y amor 30-04-2009 14:18 - Francesco Alfeo
  • 1. I partiti saltano un giro e si presenta una lista della buona politica, con al centro i diritti, la pace, l'ambiente, il lavoro, un'altra idea di sviluppo, la questione di genere.....
    Tutto bene. Ma....
    Ma con al Centro la Costituzione, lo Stato di Diritto, la Legalità, in breve la sconfitta e la caduta di questo Governo.
    Bisogna ribadire anche le cose che si danno per scontate ma sono al primo punto : il ripristino dello Stato di Diritto in questo Paese.
    Le elezioni europee dovranno dimostrare che questo Governo non rappresenta più la maggioranza degli Italiani.
    E' forse più facile realizzare questi dieci punti con questo Governo in carica oppure con un Governo di CentroSinistra seppur spostato al Centro ?
    E se non ora , quando ?
    Ringraziamenti e saluti. 06-03-2009 11:43 - Romolo Cappola
  • A me invece non sembra affatto una buona idea, principalmente per due motivi.

    Il PRIMO è che mi sa di puro e semplice espediente tattico, tanto per procrastinare ancora un po' e rimandare ulteriormente il momento della vera resa dei conti: quella che finalmente avrà luogo quando ci si deciderà a confrontarsi coll'evidenza inaggirabile che non abbiamo più un programma politico degno di essere chiamato tale, da proporre e su cui andare a chiedere voti a potenziali elettori, con una probabilità maggiore di zero di venire eletti.

    In questi ultimi anni, infatti, si è colpevolmente interrotta tanto l'attività di elaborazione di serie e valide politiche, da contrapporre aggressivamente alle varie e dannose pseudo-politiche via via avanzate dalla destra: quanto quella, forse ancora più essenziale, di costruzione di un "ORDINE DEL DISCORSO", o di una credibile "RETORICA", di cui i suddetti potenziali elettori potessero appropriarsi. Inutile adesso scoprire, a quattro mesi dalle elezioni, con l'acqua delle europee (e delle amministrative) alla gola, quanto sarebbe opportuno archiviare i vecchi apparati e le decrepite liturgie con cui essi ricevevano la "legittimazione" della "base", quanto poco senso abbiano ancora e come portino al disastro. Sarebbe invece davvero meglio, forse, saltare il giro (tanto, l'argomento per cui senza la sinistra italiana le istanze del lavoro e sociali non sarebbero rappresentate al parlamento europeo non regge, perché comunque lì saremmo convenientemente rappresentati da quelle componenti delle varie sinistre europee forse altrettanto in crisi di noi, ma con le idee un po' più chiare sul da farsi) e dedicare il tempo risparmiato a costruire davvero l'alternativa. Cosa per cui - qui sì! - sarebbe opportuno che tutto il vecchio arsenale d'apparato venisse messo definitivamente nel baule, e si ripartisse dai fondamentali. Uno per tutti? Lo diceva benissimo ieri Asor Rosa in quel meraviglioso articolo di ultima pagina, che credo incornicerò: "Torniamo alla liberaldemocrazia classica? Risposta: perché no, se i tempi sono di estrema emergenza?"

    Il SECONDO motivo per cui la proposta, così com'è, non mi pare una buona idea, è che, appurata la necessità che gli apparati responsabili del disatro di un anno fa si facciano da parte, non vedo però quali garanzie vi sarebbero a puntare sulla pura e semplice "società civile dotata di buona volontà". Ipotesi "d'accademia": nella lista per le europee della circoscrizione in cui voterò io, si presenta un mio caro amico, onestissimo e assolutamente di sinistra, il cui cognome comincia per 'A'. Per questo fatto, e poiché non c'è alcuna "star" fra cui scegliere, il mio amico prende tanti voti da finire al parlamento europeo. Peccato però che il nostro eroe, del tutto ipotetico, tanto è competente nel proprio mestiere quanto poco sa di "mestiere della politica". Il probabile risultato sarebbe di mandare a Strasburgo una pattuglia formata da una maggioranza di persone "politicamente sprovvedute", inframmezzate da qualche "vecchia volpe" che finirebbe per fare da capogruppo e dettare le strategie. Risultato quanto a tasso di cambiamento dell'agire politico? Nessuno, o quasi.

    Una proposta del genere avrebbe avuto senso lo scorso ottobre, quando era già del tutto chiaro che le cose sarebbero finite così, e c'era però tutto il tempo per prepararla in maniera meno raffazzonata. Adesso, a me pare troppo tardi.

    Secondo me, quindi, sarebbe più opportuno che chi è nelle condizioni per farlo si concentrasse maggiormente sulle amministrative, dove forse le probabilità di riaprire i giochi sono già buone: e che alle europee si andasse ognuno come crede.

    Nell'attesa, urge seguire la raccomandazione di Asor Rosa. E dunque, studiare studiare studiare ;) 27-02-2009 16:15 - Alan Ross
  • Una Sinistra per essere tale, deve avere un progetto alternativo alla destra altrimenti farà la fine dell'arcobaleno.PRC ,PCl,SC e Comunisti Italiani insieme ed io li voto. 26-02-2009 19:19 - Alfonso
  • Trovo la proposta ottima:soprattutto perchè è una presa atto che gli attuali partiti sedicenti di sinistra non sono più tali eticamente e stanno letteralmente dilapidando una preziosa eredità politica.
    Sarebbe utile rinforzare il concetto del punto 1, per CHIUDERE LE PORTE ai "mandarini" che provassero a candidarsi come "espressioni del movimento". Per chiarezza: non solo i "bertinotti" ma anche gli "agnoletto" sono responsabili di questa nostra Caporetto e sono acclaratamente destituiti di ogni credibilità che superi il 4% del consenso di popolo (palesemente lo sanno anche loro ma la presunzione impedisce che essi ne derivino comportamenti conseguenti). Certamente io, da comunista, non voterei mai una lista che ospitasse ancora tali caricature mondane "dell'intellettuale organico", ispirato da Narciso anziche da Gramsci. 26-02-2009 18:15 - bruno gualco
  • L'idea non è del tutto sbagliata. I partiti di oggi sono diventati troppo autoreferenziali e la colpa è dei dirigenti di partito. E questo ce lo si può aspettare da partiti di destra, ma è inaccettabile da chi porta avanti ideali di sinistra, anzi, comunisti. La rivoluzione deve partitire dalla classe dirigente dei partiti, con l'idea che non si può essere segretari a vita. Dobbiamo avere nelle liste elettorali operai, impiegati, persone che possono rappresentare veramente gli elettori. E penso che sia arrivato il momento di realizzare un partito comunista unito, che però deve camminare al fianco di movimenti spontanei, anche durante le elezioni. Per quanto riguarda il dialogo con il PD, non è cosa che riguarda noi comunisti, sono loro che devono decidere in che direzione andare. Ma è certo che se preferiscono stare dalla parte delle banche e della Chiesa, allora il PD può restare li a destra dove già si trova. 24-02-2009 16:57 - Mauro
  • sei saggi, associazioni, movimenti, reti (ma c'è ancora qualcuno che crede nelle reti?), la società civile, le primarie, i patti di consultazione: dico, ma siete mai usciti di casa? se la risposta è sì, ora che avete terminato il vostro esercizio formale, potete gentilmente levarvi di qui e accomodarvi nel PD, dove hanno tanto bisogno di nuove piattaforme. io, assai più modestamente, mi accontento di un PARTITO COMUNISTA. tutte le proposte alternative lette fino ad oggi, da rossanda a gagliardi in poi, sono solo rimescolamenti del già visto, compresa la proposta di candidature alternative per riconquistarsi una verginità politica. se dovete continuare con questi aborti politici, abbiate almeno il coraggio di scrivere a chiare lettere, che per voi il comunismo è morto. 19-02-2009 13:51 - lucam
  • non mi sorprende ancora una volta di leggere parole cosi' lontane dalla realtà. Si ha una percezione talmente distorta di cio' che accade che ormai ci si attacca a tutto. Ma di quali manifestazioni parlate? di queli sindacati parlate? E dov é stata la CGIL negli ultimi 15 anni!!! Forse sarebbe bene chiederlo all'esercito dei precari che cerca di sopravvivere. Abbiamo bisogno di parole forti. Abbiamo bisogno di coraggio e abbiamo bisogno di una critica seria di cio' che é avvenuto in Italia negli ultimi 15 anni e non solo!!!Non essere più
    complici e non dimenticare di perdonarsi x ricominciare. Forse quello che
    servirebbe all'Italia, dovremmo tutti imparare a perdonarci, questo
    sottintende, quantomeno, una presa di responsabilità. La nostra Italia che
    affoga é colpevole tutta, nessuno escluso e allora diciamocelo che siamo il Paese "mafia e spaghetti",
    come ci chiamano gli stranieri, il Paese delle mazzette e della pacca sulla
    spalla, dei 150 km/h perché siamo più potenti. Solo allora ci potremmo ricordare che
    siamo anche il Paese della resistenza, della solidarietà pugliese e
    siciliana, il Paese della pittura, del cinema, della bellezza, delle
    bandiere di pace alla finestra e ricominceremo a vivere. la sinistra perderà le elezioni europee e amministrative ed é bene che sia cosi' altrimenti non ci sveglieremo più da un coma ventennale che ci sta massacrando. Propongo di staccare il sondino!!! 18-02-2009 17:17 - teti
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TERRA TERRA
  • Bob Lutz in Gm, l'eterno ritorno
    Bob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili. 
    7 novembre 2011
  • Lezioni di dissenso
    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
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