domenica 17 febbraio 2013
Abbonamenti 2012

 
Forum
 
LA ROTTA D'EUROPA
Le crisi senza Unione
di Rossana Rossanda
OGGI IN EDICOLA
giornale domenica 17 febbraio 2013
ACQUISTA IL PDF
Ottobre 2011
 
 
 
In edicola
dal 18 Ottobre

a 3€ con il manifesto, a 1,70€ più il prezzo del giornale negli altri giorni
 
Tunisia, la vertigine di poter scegliere
di SERGE HALIMI
Fissione nel cuore del nucleare francese
di TRISTAN COLOMA
 
 
Condividi su facebooktwitteraddthis.com
FUORIPAGINA
15/02/2009
  •   |   Giulio Marcon, Mario Pianta
    Elezioni europee: dieci punti per la sinistra

    Le disgrazie non vengono mai sole, lo sappiamo. Ad aprile scorso la vittoria di Berlusconi e la completa sconfitta delle forze politiche di sinistra. A settembre la crisi finanziaria che apre la più grave recessione mondiale da settant'anni. Proprio quando più è necessaria una politica capace di governare la crisi, i vertici delle piccole formazioni di sinistra - nel frattempo divise in ogni possibile frazione - prospettano di presentarsi alle elezioni europee di giugno con tre o quattro liste diverse, sicure di non superare la soglia di sbarramento al 4% imposta dal governo e da Veltroni.
    Se i partiti non pensano a «saltare un giro», come ha proposto il direttore del manifesto Gabriele Polo, certo a astenersi ci penseranno gli elettori di una sinistra che nella società resta viva e vegeta, ma non trova un'espressione politica degna di questo nome, mentre altri cederanno alle sirene populiste di Antonio Di Pietro o Beppe Grillo. Una via d'uscita, con un passo indietro dei partiti, è stata proposta sul manifesto, prima da Giorgio Parisi, il 22 novembre 2008, poi con la proposta di Rina Gagliardi del primo febbraio scorso. Proviamone la fattibilità, allora.
    Che cosa c'è oggi di sinistra in Italia? Milioni di persone si sono date da fare da aprile in poi. Gli studenti sono entrati in agitazione come mai da decenni, il sindacato ha organizzato decine di scioperi e le cento manifestazioni della Cgil, abbiamo avuto i cortei per la pace in Medio Oriente durante il massacro di Gaza, mille iniziative antirazziste contro le nostre barbarie quotidiane verso gli immigrati, le idee del Forum sociale mondiale di Belem e migliaia di piccole campagne locali. Tutto questo non si è ancora tradotto in un protagonismo politico e le esperienze migliori, come l'iniziativa per una Sinistra unita e plurale promossa dal gruppo fiorentino intorno a Paul Ginsborg, non hanno fatto la strada necessaria. Eppure, è sempre dalla democrazia come partecipazione che dobbiamo partire.
    Se l'obiettivo è far vivere una sinistra - sociale e solidale, ambientalista e pacifista, plurale e unitaria - e portarne la voce al Parlamento europeo (e magari negli enti locali), diventa essenziale definirne le forme e i contenuti. Paradossalmente, sui contenuti il lavoro è più facile: il tracollo del neoliberismo e la nuova presidenza Obama aprono l'opportunità per politiche contro le diseguaglianze e per i diritti dei lavoratori e delle persone, contro la speculazione finanziaria e per uno sviluppo sostenibile e di qualità come risposta alla crisi, contro le guerre e per riduzioni delle armi e della spesa militare.
    E' soprattutto sulle nuove forme di una politica che sappia esprimere le energie del paese che occorrono idee nuove. Ne proponiamo dieci, che possono tracciare la strada da oggi alle elezioni europee - e magari avviare un più lungo percorso di ricomposizione della sinistra. Le abbiamo riprese dalle migliori tradizioni del movimento operaio, dai Verdi all'inizio della loro storia, dalle pratiche più avanzate di democrazia in giro per il mondo.
    1. I partiti saltano un giro e si presenta una lista della buona politica, con al centro i diritti, la pace, l'ambiente, il lavoro, un'altra idea di sviluppo, la questione di genere. A governare quest'esperienza si scelgono sei «saggi» (che non si candidano), tre uomini e tre donne, che non siano politici di professione e con importanti esperienze di lavoro nei movimenti, nel sindacato, nella cultura (lo fecero i Verdi per le prime candidature negli anni '80).
    2. Associazioni, movimenti, sindacati, comitati locali, giornali come il manifesto, reti e voci della società civile che vi aderiscono diventano i «garanti» di questa lista, in accordo con i partiti che rinunciano a presentarsi con i loro simboli alle elezioni europee. Si stabilisce un «patto di consultazione» tra gli eletti e i movimenti per concordare in modo permanente politiche e iniziative.
    3. Da questo mondo emergono le candidature alle elezioni. C'è incompatibilità tra candidature e cariche di partito (una tradizione degli albori del movimento operaio) e c'è un limite massimo di due mandati tra parlamento europeo, nazionale, consigli regionali. In questo modo si evita che la politica sia un lavoro a vita.
    4. Si organizzano le primarie per la scelta dei candidati e per definire i contenuti del programma politico. Una consultazione di massa sulla politica, una pratica di democrazia diretta che ha dato buoni frutti perfino nell'Unione.
    5. Le liste dovranno avere lo stesso numero di uomini e di donne, presentati in ordine alfabetico. E' una lezione da imparare dal femminismo: riconoscere la dimensione di genere della politica e favorire la partecipazione di tutti e di tutte.
    6. I candidati si presentano nel collegio dove risiedono o svolgono abitualmente la loro attività. Questo valorizza la dimensione comunitaria e locale, il rapporto della politica con il suo insediamento sociale.
    7. Gli eletti avranno una retribuzione massima complessiva di 100mila euro lordi. La quota eccedente viene versata nei fondi della lista. Il rinnovamento della politica parte anche dalla sobrietà dei protagonisti.
    8. La metà dei fondi della lista (finanziamento pubblico e quota delle retribuzioni degli eletti) viene destinata a un «Fondo per la politica diffusa» che sostiene le iniziative di movimenti, comitati, etc. E' quello che facevano i Verdi all'inizio della loro storia, utilizzando i soldi per progetti di natura ambientale.
    9. I meccanismi di decisione all'interno della lista e nel «patto di consultazione» utilizzano forme di democrazia deliberativa, il metodo del consenso, il sorteggio di rappresentanti ove necessario, evitando la formazione di correnti e il voto a maggioranza.
    10. Tra le attività della lista c'è l'organizzazione di una piattaforma web di e-democracy, utilizzata per informare i cittadini, dare conto dell'attività politica e legislativa, effettuare consultazioni con i propri elettori, praticare nuove forme di partecipazione politica, dare visibilità a esperienze locali. Le opportunità di democrazia offerte dalla rete devono essere utilizzate.
    Rimaniamo convinti che la rappresentanza sociale non debba sostituirsi a quella politica e che il principio guida debba essere quello della «pari dignità» delle diverse forme della politica (partiti, movimenti, associazioni, etc.), ciascuna con la sua specificità. Ma, in questo momento di emergenza - con partiti sempre più frammentati e autoreferenziali, incapaci di autoriformarsi - ci sembra necessaria una scossa, una forte discontinuità.
    Queste dieci regole non rappresentano certo un progetto politico complessivo - altri sono i momenti per discuterne - ma scegliere questa strada, da qui alle elezioni europee, rappresenterebbe una svolta, darebbe il segnale che la sinistra è capace di provare a cambiare la politica e il suo modo di essere. E anche di avere successo alle elezioni.


I COMMENTI:
  pagina:  2/6  | prima  | precedente  | successiva  | ultima
  • L'idea è buona in particolare se stigmatizza una cesura tra le classi dirigenti dei micro partiti esistenti e i 'nuovi' politici e se bandisce termini come 'centro' 'cattolico' 'liberismo' e compagnia.
    Chi si candida sia a cariche del 'movimento' sia a cariche elettorali non deve essere mai stato nelle dirigenze anche a livello locale dei partiti.
    Solo tagliando i ponti in maniera chiara con il passato e il presente si può sperare di essere nuovi e convincenti.
    Per risanare l'ambiente della politica di sinistra 'è vietato riciclare i politici e ridefinire i programmi'.
    Eliminare i vertici dell'attuale sinistra radicale non è sufficiente perchè dopo ci si ritrova una classe dirigente fatta dai 'portaborse' come in alcuni partiti dopo tangentopoli.

    Inoltre si deve definire un programma di sinistra dove non debbono esistere mai i termini 'cattolico', 'liberista'e compagnia ma soprattutto uguaglianza e salario.

    Da ultimo è fondamentale comunicare e imparare, dalla destra purtroppo, su come farlo perchè solo con la semplificazione dei messaggi e solo con il focus sui problemi quotidiani del popolo si cattura l'interesse: alle persone medie che non sono colte, non leggono i giornali e che pensano in maniera 'pratica' non interessa un esercizio intellettuale su valori distanti dal quotidiano e quindi perchè un movimento di sinistra abbia consenso è imperativo fare esercizio di semplificazione nella comunicazione (e solo in quella). Spero che i dieci punti si concretizzino in una spinta movimentista e popolare che spazzi via le micro oligarchie che hanno distrutto la parola 'sinistra' dal lessico
    politico 18-02-2009 11:39 - Leopoldo
  • L'idea è buona in particolare se stigmatizza una cesura tra le classi dirigenti dei micro partiti esistenti e i 'nuovi' politici e se bandisce termini come 'centro' 'cattolico' 'liberismo' e compagnia.
    Chi si candida sia a cariche del 'movimento' sia a cariche elettorali non deve essere mai stato nelle dirigenze anche a livello locale dei partiti.
    Solo tagliando i ponti in maniera chiara con il passato e il presente si può sperare di essere nuovi e convincenti.
    Per risanare l'ambiente della politica di sinistra 'è vietato riciclare i politici e ridefinire i programmi'.
    Eliminare i vertici dell'attuale sinistra radicale non è sufficiente perchè dopo ci si ritrova una classe dirigente fatta dai 'portaborse' come in alcuni partiti dopo tangentopoli.

    Inoltre si deve definire un programma di sinistra dove non debbono esistere mai i termini 'cattolico', 'liberista'e compagnia ma soprattutto uguaglianza e salario.

    Da ultimo è fondamentale comunicare e imparare, dalla destra purtroppo, su come farlo perchè solo con la semplificazione dei messaggi e solo con il focus sui problemi quotidiani del popolo si cattura l'interesse: alle persone medie che non sono colte, non leggono i giornali e che pensano in maniera 'pratica' non interessa un esercizio intellettuale su valori distanti dal quotidiano e quindi perchè un movimento di sinistra abbia consenso è imperativo fare esercizio di semplificazione nella comunicazione (e solo in quella). Spero che i dieci punti si concretizzino in una spinta movimentista e popolare che spazzi via le micro oligarchie che hanno distrutto la parola 'sinistra' dal lessico
    politico 18-02-2009 10:32 - Leopoldo
  • cari compagni per ritornare ad essere credibili verso tutti i nostri elettori bisogna ritornare a lottare vicino alla gente,ritornare ad ascoltare i veri problemi di tutta quella grossa fetta di paese che è costretta a rispecchiarsi in una credibilità a destra che tutti noi sappiamo che non c'è ma che noi non sappiamo piu' trasmettere!ricostruire un unico partito con i soli che ancora si rispecchiano nei valori della sinistra.prc,pdci,e sinistra democratica! 18-02-2009 00:52 - claudio nicodemo
  • Trovo che la proposta sia un po' fuori luogo, molta fantapolitica, i sei saggi, ambosessi, ricorda un po' la Repubblica di Platone in cui i filosofi governavano. Quindi una proposta scolatica. Succede a chi fa studi classici, non riuscire a staccarsi da quanto e' stato appreso, qui bisogna essere scientifici, non si puo' saltare la politica, non si puo' fare politica senza partiti. In primis occorre che Veltroni si dimetta.E le dimissioni siano accettate. 17-02-2009 23:29 - Marcello
  • Sono pienamente d'accordo con questa piattaforma, è possibile utilizzare questo metodo democratico per cercare di ricominciare onestamente e democraticamente, dal basso, avendo pari dignità. Man mano che la formazione politica si delinea, si costruisce una piattaforma comune che attraversa partiti, movimenti, associazioni, giornali, pacifisti,società civile. Questa volta partire dal basso sarebbe pienamente costruttivo. I garanti di questa lista saremo tutti noi, riunire sotto un'unica formazione tutto il panorama della sinistra è cosa buona e giusta. E' ora di fare un bagno di umiltà e riprendersi un po di rappresentanza politica dal basso, democraticamente. Chi ha rappresentato la sinistra oggi, deve riuscire a conquistarsi la propria candidatura democraticamente, e se non ci riesce si mette a lavorare cme tutti gli altri. Personalmente mi adopererò per passare l'informazione a quanta più gente possibile. Metterò la proposta sul mio blog e cerchero di farla mettere anche ai miei amici e associazioni del sud, della lucania. 17-02-2009 23:21 - patrizio
  • rifondazione deve riuscire ad aggregare attorno a sé le altre forze anticapitaliste, e non solo in prospettiva elettorale. le altre soluzioni prospettate sul giornale mi sembrano dilettantesche, come peraltro qualche altro lettore ha già giustamente detto, e buone solo come esercizio accademico, ciò di cui nessuno oggi ha bisogno. i pericoli che corre la costituzione sono per me molto gravi, e temo che la situazione possa precipitare presto. 17-02-2009 22:30 - stefano federici
  • Ma state scherzando?
    VIA TUTTI!
    avete consegnato il paese in un regime catto-berlusconiano e voi perdenti che ci avete trascinato nel baratro volete proporre soluzioni adeguate?
    che la gente si svegli,i partiti della cosidetta sinistra radicale sono morti,finchè NOI che siamo il nuovo, e non abbiamo voglia di arrivare alla scarana in parlamento,non ci mettiamo in testa di agire in prima persona. Voialtri derelitti post-arcobaleno vi butterei a forza nel PD,con i vostri simili.
    La sinistra sono io,sono i cittadini che hanno scritto sotto di me,voi non rappresentate più nessuno. 17-02-2009 20:19 - David
  • Sono proposte che si rivelerebbero un fallimento totale. L'unico modo per agire è fare un cartello unico di sinistra aperto veramente alla società civile e aperta a dialogare con il Partito Democratico. Con la linea di Ferrero e Diliberto e le vostre proposte la sinistra va verso l'autodistruzione finale. 17-02-2009 19:58 - Nicola Nardin
  • candidate Berlusconi come capolista... è l'unica possibilità che avete di vincere! 17-02-2009 19:52 - ridanciano
  • La moderazione e' il nemico della sx , LOTTA DURA AL CAPITALISMO in DIFESA DELLA CLASSI PIU DEBOLI . in eu col PRCe nel GUE 17-02-2009 19:28 - ilario
I COMMENTI:
  pagina:  2/6  | prima  | precedente  | successiva  | ultima
INVIA UN COMMENTO
* richiesto
Nome   *
E-mail  
Immagine CAPTCHA per prevenire lo SPAM
Se non riesci a leggere la parola, clicca qui.
Codice   *
Commento   *
 
INDICE
freccia
ottobre 2011 [ 106 ]
freccia
freccia
agosto 2011 [ 112 ]
freccia
luglio 2011 [ 111 ]
freccia
giugno 2011 [ 129 ]
freccia
maggio 2011 [ 132 ]
freccia
aprile 2011 [ 100 ]
freccia
marzo 2011 [ 99 ]
freccia
freccia
gennaio 2011 [ 100 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
marzo 2010 [ 62 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
marzo 2009 [ 27 ]
freccia
freccia
TERRA TERRA
  • Bob Lutz in Gm, l'eterno ritorno
    Bob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili. 
    7 novembre 2011
  • Lezioni di dissenso
    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
    7 novembre 2011
MANIFESTO BLOG
LOSANGELISTA Luca Celada
freccia
ANTIVIOLENZA Luisa Betti
freccia
LO SCIENZIATO BORDERLINE Massimo Zucchetti
freccia
QUINTOSTATO Roberto Ciccarelli
freccia
FRANCIAEUROPA Anna Maria Merlo
freccia
ROVESCI D'ARTE Arianna Di Genova
freccia
POLTERGEIST Nefeli Misuraca
freccia
HORROR VACUO Filippo Brunamonti
freccia
NUVOLETTA ROSSA Andrea Voglino
freccia
ESTESTEST Astrit Dakli
freccia
NAPOLI CENTRALE Francesca Pilla
freccia
POPOCATÉPETL Gianni Proiettis
freccia
AUTOCRITICA Francesco Paternò
freccia
SERVIZI