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Tommaso Di Francesco
Vietnami-stan, Afgan-nam l'escalation di Obama
Vietnami-stan o Afghan-nam: l'Afghanistan può diventare il Vietnam di Barack Obama? Con la decisione, più volte rimandata, di inviare da qui all'estate 17mila tra soldati e marine, il pericolo è concreto.
Certo l'aveva annunciato, in campagna elettorale e all'insediamento. Perché quella guerra è bipartisan, diversamente dall'avventura sanguinosa in Iraq, con tanto di missione «non compiuta» per Bush grazie agli insurgent, che è alla base dell'affermazione di Obama - che ora pare dimenticarlo. Ma la decisione è grave lo stesso. Obama ha chiaro, lo ha ripetuto anche ieri, che «la soluzione non è solo militare». Eppure aumenta le truppe «per bloccare il deterioramento della situazione a Kabul», così come alla fine ha deciso per il proseguimento delle extraordinary rendition e per i poteri della Cia ad esse collegate. Riguardano anche quelle lo scenario afghano e del Pakistan, dove la nuova realtà talebana si allarga alle aree tribali di un paese immenso, «atomico», sconvolto dall'integralismo islamico.
Vengono in mente le similitudini vietnamite. L'attacco recente ai palazzi del governo a Kabul non sembrava l'offensiva del Tet del 1968? E il corrotto Hamid Karzai non assomiglia forse al corrotto Ngo Di Ndiem al potere a Saigon che gli americani si tolsero dai piedi? In realtà si tratta di pallide somiglianze, anche perché al posto della lotta di liberazione di popolo dei vietkong ci sono, anche se resistenti, gli integralisti talebani. Così è escalation, e invece della soluzione politica si incrementa l'infausta e controproducente soluzione militare. Perché, come dichiarano l'inviato speciale di Obama, Richard Holbrooke e il generale David Petraeus capo del Comando centrale americano, «in Afghanistan sarà molto più duro che in Iraq», e lì «è in gioco il futuro dell'Alleanza atlantica».
Ma soprattutto perché secondo un rapporto dell'Onu di questi giorni sono 2.118 i civili uccisi in Afghanistan nel 2008, il 40% in più del 2007. La guerra della Nato e degli Usa, la guerra di vendetta per l'11 settembre, è guerra di raid aerei che fanno strage della popolazione civile. Più che aiutarli i civili afghani, li ammazziamo, noi della coalizione occidentale impegnata in armi dappertutto visto che i talebani dopo otto anni di guerra sono più forti di prima e all'offensiva nel 72% del territorio. E le forze internazionali perdono consensi ad ogni afghano ucciso dai raid Quelle forze che ora Obama chiama a ruolo, come ha fatto telefonando a Berlusconi. E che fa l'Italia? Ha già rivisto i timidi caveat che temporaneamente fermavano l'entrata in combattimento dei nostri 2.800 soldati, e ieri ha annunciato per bocca del ministro della difesa La Russa la disponibilità a inviare altri 250 soldati per le presidenziali di agosto. Insomma, la ronda al corrotto Karzai. Intanto il ministro Frattini ieri a Kabul si è detto vergognosamente «dispiaciuto» per l'ennesima, preventivata strage di innocenti. Un bombardamento Usa e della Nato, nostro, al quale collaboriamo con i Tornado italiani che indicano i target, ha fatto scempio della vita di 16 donne e bambini nella regione di Herat, quella del nostro contingente.
- 28/02/2009 [51 commenti]
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Non c'è forse più guerra che scandalizzi?
Al prossimo articolo! Francesca Blache 24-02-2009 11:12 - francesca