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FUORIPAGINA
23/02/2009
  •   |   Roberto Silvestri
    L'Oscar capovolto dello sciuscià islamico

    Il multipolarismo, almeno estetico, avanza. La «dottrina Obama», per il momento, stravince al Kodak Theatre di Los Angeles, in occasione della cerimonia Oscar numero 81. Beverly Hills non contempla più, estasiata, il proprio ombelico. Sarà la crisi? Il crollo delle produzioni locali a budget gonfio? L’esigenza di blandire altri mercati, ricchi e finora sottovalutati? Il fatto che si sia imposto ormai un cinema esperanto, nomade e creolo, quello dell’ altra modernità, come direbbe Nicolas Bourriaud?

    Sono ben 8 i riconoscimenti maggiori di Hollywood (5810 i votanti
    dell’Academy) che vanno infatti non a un kolossal Usa ma all’odissea
    (non solo tragica) di due sciuscià islamici. Cioè al caleidoscopico
    dramma indiano, semifiaba-semiwikipedia, Slumdog Millionaire, in Italia
    The Millionaire. Danny Boyle, l’anticonformista regista scozzese (ma è
    nato a Manchester), qui più quieto del solito, lo ha tratto dal
    bestseller di Vikas Swarup, scrittore hindi, diplomatico e ex braccio
    destro del ministro degli esteri K. Natwar Singh (del partito del
    Congresso), scritto 15 anni fa e che fu anche audiolibro da hit parade.
    Il romanzo raccontava la misteriosa, megagalattica vincita, in un quiz
    show tv, di un ignorantissimo ex ragazzo di strada di Bombay (o Mumbay,
    alla fondamentalista) che veniva dalla città di Nehru e Indira Gandhi. E
    si basava su un’inchiesta giornalistica nei bassifondi di Allahabad, che
    svelò un paese paradossalmente in crescita economica anche perché molti
    pixote locali, schiavizzati e sfruttati in tutti i sensi dalla malavita,
    se la cavavano comunque benissimo tra internet e cellulari, droghe
    benemerite della materia grigia. Infarcito di star di Bollywood,
    riscritto da Simon Beaufoy, il film ha ammaliato il globo (anche perché,
    astuzia eccessiva, a basso budget).

    Tutta la nottata delle stelle, è stata, al contrario della settimana
    sciovinista di Bonolis (quel martellare ottuso sull’eccellenza
    italica), seria, aperta, buffa e cosmopolita. Come, anni fa, quando era
    invece il mercato della grande Cina a essere blandito e sedotto dalle
    coreografie acrobatiche di Ang Lee (noi neppure il mercato rumeno siamo
    capaci di conquistare). Dal basso continuo «british» (con gli Oscar
    anche a Kate Winslet, a La duchessa, The Reader, Il cavaliere oscuro, e
    non solo per l’addio festoso a Heath Ledger), all’omaggio alla
    supertecnica castigliana Penelope Cruz; da Berlino e Tokyo indicati come
    le capitali della produzione più sperimentale (i corti, animati o meno)
    all’apolide Jerry Lewis (grande rimosso radical che imbarazza da sempre
    la cultura Usa) e Woody Allen, che ha scelto negli ultimi tempi l’esodo
    irriducibile. Pesanti, artisticamente, anche i premi «made in Usa»: i
    due a Milk (e al ribelle Sean Penn), i tre a Benjamin Button (inno al
    ringiovanimento obbligatorio, fiancheggiando The Millionaire nella
    polemica contro chi piange sull’infantilizzazione del consumatore: i
    giovani incorporano l’adulto, sanno altro, forse più) e l’Oscar al film,
    ghettizzato tra i soli cartoon, che forse più degli altri indica la
    strada (tutta sangue e fatica) per uscire dall’incubo Bush: Wall-E (se
    si è «sintetici», vecchi e giovani in questo caso è lo stesso).

    Milk, ovvero alle origini dell’Obama pensiero, tra questi, è il film
    forse più amato dai critici. Nessun collega british, nel sondaggio di
    Sight and Sound, la rivista specializzata più prestigiosa, nomina The
    Millionaire, semmai Changelling, Wall-E, Gomorra, La classe... Ma la
    notte degli Oscar è off limits per la critica. Gli artisti si premiano.

    The Millionaire (che in Italia tutti hanno subliminalmente frainteso per
    lo sciagurato e emblematico capovolgimento di senso nella traduzione
    della scena del pogrom, che è anti-musulmano non islami sta, ma ora la
    Lucky Red ha promesso di rimediare) è un omaggio, riveduto e corretto,
    al melodramma poliemozionale dei rivali di Bollywood, con sangue e
    danza, ferocia e dolcezza, umorismo e torture, amore e gangsterismo, ma
    ha non poche originalità. Racconta la solitudine di due orfani (vittime
    dei linciaggi delle ronde induiste), sperduti nel buio e fragili ma,
    nello stesso tempo, dall’indomita voglia di vivere, lottare per imporre
    i propri diritti con tutti i mezzi necessari. E vincere contro caste e
    schiavitù, novelli Ambedkar, il leader dei «dalits», dei senza casta.
    Alcuni stereotipi popolari che riguardano la genialità, la celebrità e
    lo showbiz vengono ribaltati con ironia e ferocia. Per questo il film,
    presentato in anteprima mondiale a Toronto nel settembre scorso (3
    premi), aveva già trionfati ai Globi d’oro (altre 4 statuette).

     
     
     
     
     


I COMMENTI:
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  • E invece i cattolici per le donne e i gay hanno un rispetto esemplare!!!! ma perchè non la smettete di fare del generalismo sull'islam??? tutti i fondamentalismi sono negativi, ma perchè non guardate quello che abbiamo in casa nostra???? 25-02-2009 16:33 - Morgan
  • Sono Mussulmani certo ed ha importanza.
    In Italiano è stato volutamente stravolto il senso del film.
    A meno di un mese dalla strage di Mumbay si è voluto cavalcare l'onda e fare apparire i mussulmani come i cattivi di turno.
    Chidete alla Luky Red come ha potuto tradurre la frase "They are muslims get them" con la frase "Sono Mussulmani scappiamo" 25-02-2009 16:13 - Vittorio Briganti
  • Nel doppiaggio italiotico, la ragazza saluta il milionario, alla fine del film, dicendogli "abibti" che è femminile. La forma corretta per "amore (amico) mio" i arabo è "abibi". Certi errori, come quelli del massacro che non si capisce che è compiuto contro la popolazione islamica dimostrano il livello abissale della (voluta) ignoranza dei nostri gestori del luogo comune. 25-02-2009 15:30 - Paolo
  • In genere sono razzisti anche verso i bassi di statura. Sono i primi a difendere gli stranieri con il colore di pelle diverso e sono razzisti verso i loro connazionali bassi di statura. Fanno vomitare! Poi in genere fanno gli snob perchè conoscono le scienze sociali (tipo sociologia che non serve a nulla) e sono ingoranti in medicina e ingegneria (le vere scienze), perchè troppo difficili da studiare. Bleah 25-02-2009 12:38 - Fulvio
  • Compagnucci razzisti(verso gli italiani)andate in africa poi mi direte cosa pensano gli islamici dei diritti fondamentali dselle donne e dei gay. Ma già voi siete ignoranti indottrinati ed obsoleti. meno male che siete spariti! 25-02-2009 10:38 - fanculetor
  • Ragazzi, è solo un film. 25-02-2009 10:17 - Piero
  • Fulvio avresti fatto meglio a tacere, conta fino a dieci prima di dare dell'ignorante al prossimo: se vai a farti un giro su wiki o su encarta (come fa mio figlio in terza media) sapresti che in India vive una consistente minoranza islamica (circa 13% del miliardo e passa di abitanti), rimasta entro i confini dello Paese di Ghandi dopo la guerra civile seguita all'indipendenza dal Regno Unito, che vide la nascita cruenta oltre che dell'India anche del Pakistan Occidentale e Orientale (oggi Bangladesh) entrambi a maggioranza islamica. La rilevanza del particolare discende dal fatto che nel film originale i due orfani - di famiglia islamica - danno la colpa delle loro disgrazie agli scontri scatenati dagli opposti integralisti. La maldestra traduzione italiana forse per allinearsi agli umori dell'Italia di Gentilini e Magdi "Cristiano" Allam, ha omesso il riferimento ala religione Indù, finendo per far apparire la morte della madre dei ragazzi, come conseguenza di violenze islamiche, e con ciò cancellando il semplice ma chiaro messaggio pacifista e laico del film. 25-02-2009 00:38 - Daniel
  • sì i due ragazzi sono musulmani. Non solo per i nomi propri (Salim e Jamal), non solo per l'apparizione inquietante della divinità indù 'blu' durante il massacro, ma anche per la famosa battuta, mal tradotta nella versione italiana, che è al centro dello scandalo in questi giorni sulla stampa, e che ha costretto la casa di distribuzione del film, la Lucky Red, a buttare nel cesso tutte le 400 copie stampate e a ristamparle, perché, invece di far capire che le vittime della spedizione punitiva hindu erano musulmani, come la mamma del protagonista, ha proprio capovolto il senso della scena con la battuta "SONO STATI I MUSULMANI !".
    E poi non tutte le donne musulmane portano il burka, e non tutti i ragazzi musulmani pregano 5 o 7 volte al giorno verso la Mecca. Possono essere proprio come i cristiani, i cattolici o gli hindu non fondamentalisti....
    Inoltre. Credo anche io che quelli di sinistra stiano diventando sempre più ignoranti (caccia al rumeno). magari solo un po' meno di quelli di centro (il rogo ai Dico) e molto meno di quelli di destra (che lavorano per costruire mille centomila Cpt, che poi i soldi li fa Berlusconi), e moltissimo meno di quelli di estrema destra (ossessionati dall'Olocausto imperfetto).
    Ma io sono di un estremista di sinistra.
    E dunque non c'entro con tutti quei mostri.

    Se è vero che per amare o criticare il film questo particolare non conta mi chiedo se, fraintendendo l'identità del protagonista, si capisce qualcosa di un film. Se si capisse che Rambo è un cambogiano amico intimo di Pol Pot sarebbe la stessa cosa? 24-02-2009 20:27 - Roberto Silvestri
  • E' un film dove si ride e si piange, come succede in tutti i bei film con bambini protagonisti, non troppo originali e non troppo schierati. 24-02-2009 15:09 - Piero
  • Almeno Bonolis i film, prima di criticarli, li guarda.
    Islamici? A forza di fare autogestioni e rifiutare di imparare le poesie a memoria, voi di sinistra state diventando sempre più ignoranti. 24-02-2009 14:49 - Fulvio
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