domenica 17 febbraio 2013
Abbonamenti 2012

 
Forum
 
LA ROTTA D'EUROPA
Le crisi senza Unione
di Rossana Rossanda
OGGI IN EDICOLA
giornale domenica 17 febbraio 2013
ACQUISTA IL PDF
Ottobre 2011
 
 
 
In edicola
dal 18 Ottobre

a 3€ con il manifesto, a 1,70€ più il prezzo del giornale negli altri giorni
 
Tunisia, la vertigine di poter scegliere
di SERGE HALIMI
Fissione nel cuore del nucleare francese
di TRISTAN COLOMA
 
 
Condividi su facebooktwitteraddthis.com
FUORIPAGINA
23/02/2009
  •   |   Roberto Silvestri
    L'Oscar capovolto dello sciuscià islamico

    Il multipolarismo, almeno estetico, avanza. La «dottrina Obama», per il momento, stravince al Kodak Theatre di Los Angeles, in occasione della cerimonia Oscar numero 81. Beverly Hills non contempla più, estasiata, il proprio ombelico. Sarà la crisi? Il crollo delle produzioni locali a budget gonfio? L’esigenza di blandire altri mercati, ricchi e finora sottovalutati? Il fatto che si sia imposto ormai un cinema esperanto, nomade e creolo, quello dell’ altra modernità, come direbbe Nicolas Bourriaud?

    Sono ben 8 i riconoscimenti maggiori di Hollywood (5810 i votanti
    dell’Academy) che vanno infatti non a un kolossal Usa ma all’odissea
    (non solo tragica) di due sciuscià islamici. Cioè al caleidoscopico
    dramma indiano, semifiaba-semiwikipedia, Slumdog Millionaire, in Italia
    The Millionaire. Danny Boyle, l’anticonformista regista scozzese (ma è
    nato a Manchester), qui più quieto del solito, lo ha tratto dal
    bestseller di Vikas Swarup, scrittore hindi, diplomatico e ex braccio
    destro del ministro degli esteri K. Natwar Singh (del partito del
    Congresso), scritto 15 anni fa e che fu anche audiolibro da hit parade.
    Il romanzo raccontava la misteriosa, megagalattica vincita, in un quiz
    show tv, di un ignorantissimo ex ragazzo di strada di Bombay (o Mumbay,
    alla fondamentalista) che veniva dalla città di Nehru e Indira Gandhi. E
    si basava su un’inchiesta giornalistica nei bassifondi di Allahabad, che
    svelò un paese paradossalmente in crescita economica anche perché molti
    pixote locali, schiavizzati e sfruttati in tutti i sensi dalla malavita,
    se la cavavano comunque benissimo tra internet e cellulari, droghe
    benemerite della materia grigia. Infarcito di star di Bollywood,
    riscritto da Simon Beaufoy, il film ha ammaliato il globo (anche perché,
    astuzia eccessiva, a basso budget).

    Tutta la nottata delle stelle, è stata, al contrario della settimana
    sciovinista di Bonolis (quel martellare ottuso sull’eccellenza
    italica), seria, aperta, buffa e cosmopolita. Come, anni fa, quando era
    invece il mercato della grande Cina a essere blandito e sedotto dalle
    coreografie acrobatiche di Ang Lee (noi neppure il mercato rumeno siamo
    capaci di conquistare). Dal basso continuo «british» (con gli Oscar
    anche a Kate Winslet, a La duchessa, The Reader, Il cavaliere oscuro, e
    non solo per l’addio festoso a Heath Ledger), all’omaggio alla
    supertecnica castigliana Penelope Cruz; da Berlino e Tokyo indicati come
    le capitali della produzione più sperimentale (i corti, animati o meno)
    all’apolide Jerry Lewis (grande rimosso radical che imbarazza da sempre
    la cultura Usa) e Woody Allen, che ha scelto negli ultimi tempi l’esodo
    irriducibile. Pesanti, artisticamente, anche i premi «made in Usa»: i
    due a Milk (e al ribelle Sean Penn), i tre a Benjamin Button (inno al
    ringiovanimento obbligatorio, fiancheggiando The Millionaire nella
    polemica contro chi piange sull’infantilizzazione del consumatore: i
    giovani incorporano l’adulto, sanno altro, forse più) e l’Oscar al film,
    ghettizzato tra i soli cartoon, che forse più degli altri indica la
    strada (tutta sangue e fatica) per uscire dall’incubo Bush: Wall-E (se
    si è «sintetici», vecchi e giovani in questo caso è lo stesso).

    Milk, ovvero alle origini dell’Obama pensiero, tra questi, è il film
    forse più amato dai critici. Nessun collega british, nel sondaggio di
    Sight and Sound, la rivista specializzata più prestigiosa, nomina The
    Millionaire, semmai Changelling, Wall-E, Gomorra, La classe... Ma la
    notte degli Oscar è off limits per la critica. Gli artisti si premiano.

    The Millionaire (che in Italia tutti hanno subliminalmente frainteso per
    lo sciagurato e emblematico capovolgimento di senso nella traduzione
    della scena del pogrom, che è anti-musulmano non islami sta, ma ora la
    Lucky Red ha promesso di rimediare) è un omaggio, riveduto e corretto,
    al melodramma poliemozionale dei rivali di Bollywood, con sangue e
    danza, ferocia e dolcezza, umorismo e torture, amore e gangsterismo, ma
    ha non poche originalità. Racconta la solitudine di due orfani (vittime
    dei linciaggi delle ronde induiste), sperduti nel buio e fragili ma,
    nello stesso tempo, dall’indomita voglia di vivere, lottare per imporre
    i propri diritti con tutti i mezzi necessari. E vincere contro caste e
    schiavitù, novelli Ambedkar, il leader dei «dalits», dei senza casta.
    Alcuni stereotipi popolari che riguardano la genialità, la celebrità e
    lo showbiz vengono ribaltati con ironia e ferocia. Per questo il film,
    presentato in anteprima mondiale a Toronto nel settembre scorso (3
    premi), aveva già trionfati ai Globi d’oro (altre 4 statuette).

     
     
     
     
     


I COMMENTI:
  pagina:  2/2  | prima  | precedente
  • Sono islamici oppure no? In ogni caso ha importanza? Non mi pare che la religione abbia un qualche peso nella storia se non come cultura di fondo, le dinamiche sono simili a quelle possibili in ogni realtà marginale, e se fosse stata ambientata nelle favelas brasiliane non penso sarebbe cambiata molto. Il film è molto bello ma non credo sia un assoluto capolavoro, questo però per l'Oscar in fondo va bene, non sempre lo hanno vinto i film migliori. In ogni caso bello davvero e davvero interessante. 24-02-2009 13:04 - Fiorenzo De Vecchis
  • Ma di che parliamo? Non sono islamici i due ragazzi, se nemmeno si è visto il film come si fa a criticarlo??? 24-02-2009 12:56 - Fiorenzo De Vecchis
  • Il film è una storia di miseria endemica ma con un alto tasso di ricchezza intelletuale nel volere a tutti i costi il riscatto sociale che è arrivato.The millionaire lo desrive con dovizia e da speranza a tutti i poveri del mondo che sono ricchi della loro capacita' intelletiva per un riscatto sociale e politico. carlo L. 24-02-2009 11:01 - carlo lagrange
  • islamici? ma l'avete visto il film? 24-02-2009 08:57 - urs
  • Vorrei conoscere almeno una delle "non poche originalita" di questo film, una lista di episodi splatter copiati pari pari da format televisivi, da I miserabili, da analoghi episodi di cattivo gusto dei precedenti film di Boyle, dagli originali Bollywoodiani.... 24-02-2009 08:30 - miky
  • bravo Roberto, azzeccato il paragone bonolisiano (pippebaudiano)....
    bene per il Giappone, soprattutto per Maison en petits cubes...

    ciao 24-02-2009 04:30 - matteo
  • Non ho visto gli altri film tranne The Millionaire, credo sia meritata la statuetta per il miglior film e la miglior regia...gli inseguimenti nei bassifondi...lo sguardo prospettico. Da vedere assolutamente 24-02-2009 02:41 - Vincenzo Amodeo
  • Scommetto che nessun film di Eisenstein avremme mai vinto un oscar. Ma, in fin dei conti, che se ne frega degli oscar americani e veltroniani... 24-02-2009 01:45 - murmillus
  • non ho visto il film, ma ho letto molti commenti. La correlazione tra lo stato dell'italia e sanremo , che è un indice , e l'america nuova e questa rassegna degli Oscar è tangibile.E mi sembra che l'articolo lo evidenzi. Grazie 23-02-2009 22:07 - giacomo
I COMMENTI:
  pagina:  2/2  | prima  | precedente
INVIA UN COMMENTO
* richiesto
Nome   *
E-mail  
Immagine CAPTCHA per prevenire lo SPAM
Se non riesci a leggere la parola, clicca qui.
Codice   *
Commento   *
 
INDICE
freccia
ottobre 2011 [ 106 ]
freccia
freccia
agosto 2011 [ 112 ]
freccia
luglio 2011 [ 111 ]
freccia
giugno 2011 [ 129 ]
freccia
maggio 2011 [ 132 ]
freccia
aprile 2011 [ 100 ]
freccia
marzo 2011 [ 99 ]
freccia
freccia
gennaio 2011 [ 100 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
marzo 2010 [ 62 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
marzo 2009 [ 27 ]
freccia
freccia
TERRA TERRA
  • Bob Lutz in Gm, l'eterno ritorno
    Bob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili. 
    7 novembre 2011
  • Lezioni di dissenso
    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
    7 novembre 2011
MANIFESTO BLOG
LOSANGELISTA Luca Celada
freccia
ANTIVIOLENZA Luisa Betti
freccia
LO SCIENZIATO BORDERLINE Massimo Zucchetti
freccia
QUINTOSTATO Roberto Ciccarelli
freccia
FRANCIAEUROPA Anna Maria Merlo
freccia
ROVESCI D'ARTE Arianna Di Genova
freccia
POLTERGEIST Nefeli Misuraca
freccia
HORROR VACUO Filippo Brunamonti
freccia
NUVOLETTA ROSSA Andrea Voglino
freccia
ESTESTEST Astrit Dakli
freccia
NAPOLI CENTRALE Francesca Pilla
freccia
POPOCATÉPETL Gianni Proiettis
freccia
AUTOCRITICA Francesco Paternò
freccia
SERVIZI