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FUORIPAGINA
24/02/2009
  •   |   Luigi Ferrajoli, Pino Ferraris, Giulio Marcon, Mario Pianta
    Per una lista unica, rispondono i promotori

    L'appello "Per una lista unica della sinistra" ha raccolto finora (martedi 24 febbraio, ore 11) 650 adesioni (all'indirizzo perleeuropee(at)gmail.com), ha

    promosso una discussione sul nuovo sito dell'appello (www.perleeuropee.wordpress.com) e ha ricevuto 180 commenti sul sito del manifesto.


    La richiesta ai partiti della sinistra di fare un passo indietro e di lasciare spazio a una lista unica che esprima un ampio arco di forze e movimenti della società

    civile sta crescendo con un passaparola tra cittadini e militanti, lontano dai clamori dei media. Nei messaggi di adesione che i promotori hanno ricevuto si trova la consapevolezza della gravità della situazione del paese, la minaccia alla democrazia, il pesante attacco al lavoro e ai diritti sindacali, la necessità di una nuova partecipazione politica, la spinta che viene da esperienze dal basso. Ad aderire sono persone comuni, elettori delusi della sinistra, esponenti del sindacato, attivisti di associazioni e movimenti, studenti e professori, e una manciata di "nomi noti" che hanno avuto responsabilità politiche nei partiti della sinistra.


    Sono voci che esprimono un bisogno di discussione, di soggettività politica, di impegno in prima persona di fronte alla deriva dei partiti e della politica italiana.

    Le stesse voci che leggiamo in una parte (forse metà) dei 180 commenti che compaiono nella discussione su questo sito. Persone che condividono il senso dell'appello, chiedono un cambiamento alla politica, a cominciare dalla sinistra. L'altra metà dei commenti ricevuti dal sito del manifesto si divide tra chi ha perplessità sul come si potrebbe realizzare la lista unica della sinistra e chi esprime un'aperta ostilità alla proposta, in nome dell'affermazione d'identità del "partito dei comunisti".
    La perplessità principale riguarda il rischio che la lista unica della sinistra riproduca l'esperienza negativa del cartello della Sinistra Arcobaleno

    presentato alle scorse elezioni politiche. Qui occorre una precisazione. Quello era un cartello di partiti, costruito con un'operazione di vertice, con i leader di

    partito che ne affollavano le liste. La proposta di una lista unica chiede invece ai partiti di fare un passo indietro, di unirsi a forze e movimenti della società

    civile per promuovere una lista senza dirigenti di partito, con candidati legati alle realtà locali, in ordine alfabetico e una presenza del 50% di donne.

    Un progetto che provi a dare espressione a quel 10% di elettorato che vuole una sinistra in cui riconoscersi. Per di più, viste le derive centriste del Pd di

    Franceschini, una lista unica della sinistra di questo tipo potrebbe apparire un "voto utile" anche per molti elettori delusi del Pd.

    Altre perplessità frequenti - come la questione del gruppo parlamentare in cui potrebbero confluire a Bruxelles gli eletti della sinistra italiana - rimandano

    a questioni specifiche di realizzazione del progetto, che potrebbero diventare facilmente risolvibili una volta che ci sia l'accordo dei partiti a fare un passo indietro.


    Infine le (dure) critiche alla proposta di lista unica della sinistra di chi pensa che il "partito dei comunisti" risolva ogni problema. Molti interventi esprimono un bisogno di identità ideologica e organizzativa che difficilmente può andare oltre i confini di un piccolo gruppo, e dimenticano il misero spettacolo che i partiti hanno dato di sè nei dieci mesi dopo la sconfitta elettorale. Un integralismo identitario di questo tipo rischia di essere parte del problema, più che della soluzione, per il futuro della sinistra in Italia e in Europa.


    In questi dieci mesi di governo Berlusconi milioni di persone si sono impegnate in prima persona per fermare le derive autoritarie, cercare alternative alla crisi

    economica, costruire la democrazia. Lo hanno fatto nelle centinaia di scioperi e manifestazioni del sindacato e dei precari, nelle mille proteste nelle scuole e

    università, nelle iniziative per i diritti civili e la difesa della Costituzione, nei cortei per la pace in Medio Oriente, nelle iniziative antirazziste, nelle moltissime mobilitazioni locali. E' questo il "popolo della sinistra" che - secondo noi - oggi ha bisogno di una rappresentanza politica, di una sinistra che torni ad affondare le proprie radici nella società e che sia capace di un'iniziativa comune.


I COMMENTI:
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  • invenzione!! oppure no ma qui come partiti ci volevano ,,,,,,,papá MAMMA;figlia ; e figlio.e non tutti sti partiti con nomi che non si capiscono sinistra destra sotto sopra cazzate!! 11-04-2011 17:46 - marmormiola
  • Non riesco ancora oggi a comprendere le ragioni che spingono la vera sinistra ad essere divisi e presentarsi alle elezioni sempre con mille liste diverse?Spero che cominciate arendervi conto che cosi facendo si perderà la fiducia completa,(in fondo voi non siete quelli che predicate fratellanza)e allora perchè continuare ad essere divisi?Riprendiamoci la fiducia della gente mettendo a fuoco i problemi del lavoro in prima fila di tutte le argomentazione che i media cercano di distogliere continuamente:Cè bisogno di una vera sinistra quella che sta dalla parte della gente onesta,che difende la scuola e che si schieri dalla parte della vera libertà....per riconquistare la fiducia da parte di tanti uomini e donne di sinista e arrivato il momento di unirsi 18-09-2010 11:45 - sebanica
  • Chi ha proposto di perdere un giro alle Europee, sbaglia fortemente. Penso invece che fosse molto utile se
    le sinistre, parlassere di cose concrete, utile alle classi lavoratrici, a tutti coloro che
    non sanno come arrivare a fin mese. Fosse sufficente questi argomenti per rimetterci in cammino, dal momento incui nessuno parlano di queste cose.
    Fino ad oggi avete solo litigati fra di voi, disperdendo
    quella ricchezza umana consapevole di appartenere al vero popolo della sinistra Comu
    nista. Cosa dire,provate a dia
    logare, cercate di rimettere in
    sieme i cocci anche se, credo sia molto difficile. Provateci
    non avete nulla da perdere, ma
    state lontani dal P.D.
    Ho lottato una vita strasci
    nando le valige per quasi tutto
    il mondo, ho 76 anni, vi confes
    so che non immagginavo fosse co
    sì umiliante assere diventato
    improvvisamente appartenere ad
    un partito extraparlamentare.
    Lavorate per una lista unica
    magari con un solo simbolo che
    accontenta tutta la sinistra.
    AUGURI PER UN BUON RISULTATO
    un saluto e un abbraccio a tut
    ti i COMPAGNI e COMPAGNE di buo
    na volontà
    Il compagno
    Santino D'Astolfo 03-06-2010 19:29 - D'Astolfo Santino
  • Ho sempre votato comunista anche quando la delusione mi portava a turarmi il naso. Ho sempre portato con me i valori di un ideologia che mi ha formato come uomo. Ho resistito e resisterò sempre per portare avanti queste idee e per un unità della sinistra che sembra sempre più lontana. Quindi mi auguro almeno per una volta che queste divisioni vengano cancellate e che si ascoltino veramente le voci di quella base numerosa che è stanca e vuole un vero rinnovamento per battere la tracotanza di una destra che fa solo i propri interessi senza un minimo di opposizione. Superiamo le divergenze e uniamoci........ 31-07-2009 20:42 - Salvo
  • C'è qualcuno che ha il coraggio di scommettere che sarà un'altra SONORA sconfitta? Nessuna lista raggiungerà il 4%. Questa leadership è più interessata alla poltrona che agli interessi dei lavoratori e lavoratrici. Sono d'accordo per una tornata sabbatica! 06-06-2009 08:15 - NICO BASILE
  • Io voterò la lista comunista, non mi renderò complice della scomparsa del sinistra italiana. In questi anni la sinistra unitaria europea ha condotto tante lotte molte volte insieme ai sinacati si sono ottenute anche delle vittorie. basta con l'attendismo e la paura, diamo un colpo deciso e forte alla nostra volontà di cambiamento. Votiamo per l'unica lista che si riconosce per tutto e in tutto nella sinistra anche in Europa (ps. essere di sinistra non è un sentimento generalista e di percezione, significa prendere determinate posizioni, riguardo alla guerra ai beni pubblici al lavoro, ecc. Quindi il Pse non è un partito di sinistra. Ha votato insieme al PPE le peggiori cose tra cuila bolkestein) VOTA COMUNISTA e SU LA TESTA, la matita è un'arma, usala 31-05-2009 14:44 - Mattia Morelli
  • -un delegato di partito soprattutto di questi tempi deve dimostrare di studiare tantissimo ed al tavolo delle discussioni ci devono essere anche gli storici, non solo i filosofi; -in campo politico non si deve più parlare di 'bisogno' di dire la propria opinione, di farsi ascoltare, in quanto la politica è una scienza e come tale deve essere sostenuta dalla conoscenza dei fatti dei luoghi dei soggetti etc. in relazione allo spirito dei tempi, senza mettere il broncio a nessuno; -infatti i bisogni non sono dello stesso tipo dei DIRITTI e dei DOVERI: si deve riconoscere chi parla-scrive come cittadino..; -si deve guardare al futuro dell'Europa come territorio che comprenda anche la Russia e tanto altro, non solo e non ancora la Turchia; -la rivoluzione sarà aperta dall'Europa dei piccoli popoli che con queste elezioni diranno NO a tante ingiustizie e soprusi: la sinistra europea li ha mai ascoltati? perchè ancora e sempre burocrazia? -non si deve saltare un giro tanto per vedere come vanno le cose degli altri, perchè questo è anche uno dei TEMPI NOSTRI; vedere che tanti comuni in Veneto e altrove vogliono cambiare 'REGIONE' la dice lunga sul nuovo concetto di AUTONOMIA della gestione politica del sociale: fidarsi è un vero bene, ma a tempo determinato...Angela. 28-05-2009 08:18 - angela
  • Grazie Marco Pelleroni per aver cercato di proporre temi di riflessione,
    non solo sentimenti.

    ( Chiedo scusa per la lunghezza.)

    --- L'esistenza dei partiti "minori", piaccia o meno, ha permesso in Italia
    un'articolazione di posizioni e di stimoli (vedasi la funzione dei radicali
    nei primi Referendum...)---

    ...e la funzione del Partito Repubblicano storico in Romagna, ecc. In effetti,
    la stessa DC era un conglomerato di partiti locali, quella trentina di
    De Gasperi e poi Piccoli certo diversa da quella veneta di Rumor, quella
    toscana di La Pira e di Fanfani diversa da quella delle componenti siciliane
    Andreottiane, e cosi via. E certo il PCI degli operai torinesi era diverso
    da quello emiliano e da quello nato dalle lotte dei braccianti siciliani,
    e da quello delle lotte operaie di Bergamo, Mestre e Vicenza, ecc.

    --- L'Italia della 1a Repubblica ha avuto due partiti forti: la DC e il PCI;
    negli anni intorno al 1975-76 il sorpasso era possibile e solo ostracismi
    di carattere internazionale che facevano leva sulla DC e i partiti di governo
    alleati (PRI, PLI, PSDI e anche PSI), impedirono un'alternativa al governo a
    maggioranza democristiana.---

    Credo che occorra una analisi piu` approfondita, perche' gli "ostracismi
    di carattere internazionale" sono elemento strutturale del dopoguerra italiano.
    Il patto della Resistenza, dopo il crollo dello stato sabaudo, ha fornito
    una costituzione formale alla neonata Repubblica, in dialettica interazione
    con la costituzione materiale nata dalla Liberazione, dalla occupazione
    alleata. Qest'ultima ci ha portato nella NATO e nella Comunita` Europea,
    ma anche le clausole non scritte dell'esclusione del PCI dal governo nazionale
    ed altre ancora in vigore, come quelle che danno all'esercito USA il diritto
    di prelazione di terreni dismessi dall'esercito italiano (vedi la querelle
    sulla Base Dal Molin di Vicenza).

    L'anomalia del PCI nasce dalla maturita` della classe operaia italiana,
    ma anche dalla grandezza teorica di Antonio Gramsci, il cui pensiero e` ancor
    oggi studiato seriamente nel mondo anglosassone, e dalla grandezza pratica
    di Togliatti e degli altri dirigenti dirigenti storici del PCI che,
    avendo conosciuto in prima persona l'orrore del dittatore georgiano,
    cercarono bene di non dover dipendere troppo dalla benevolenza della
    burocrazia sovietica, senza purtroppo poterne fare interamente da meno.
    L'anomalia stava anche nell'avere creato un partito nazionale che amministrava
    solo regioni, ma che nonostante cio` seppe promuovere "l'egemonia della
    classe operaia" nella cultura italiana e nelle strutture di governo della
    "borghesia" e dello stato. Ma qui lo "stato" era ancora definito come
    stato nazionale, mentre la "costituzione materiale" in vigore nella penisola
    si configurava gia` come stato sovranazionale (NATO, Comunita` Europea,
    Fondo Monetario Internazionale, ecc).

    Ecco allora una destra che partecipa di quelle strutture di governo
    multinazionali pote' attaccare con l'arma del terrorismo proprio la`
    dove il compromesso togliattiano era riuscito a salvaguardare la capacita`
    progettuale alla sinistra: nel momento in cui l'obbligo di "colmare le
    lacune" dell'ordinamento giuridico vigente rispetto al dettato costituzionale
    si fa richiesta di massa (1969), e da dibattito su "riforme e rivoluzione"
    (tra Amendoliani ed Ingraiani) si fa pratica politica di centinaia di migliaia
    di persone, ecco che cominciano a scoppiare le bombe che provocano la sinistra
    sul piano della guerra civile.

    Questa incapacita` di fare fronte al nuovo sistema di governo multinazionale
    e` forse lo scoglio che fu fatale non solo all'esperienza del PCI, ma
    in ultima analisi della stessa democrazia italiana. Certo il PCI cerco`
    di collaborare con le socialdemocrazie europee e fece passi importanti
    in questo senso: ma queste a loro volta furono bersaglio della furiosa
    campagna dei conservatori inglesi e dei neo-cons americani.

    Ma mi domando se lo stallo della politica dal 1968 al 1978, l'incapacita`
    delle "forze di governo" italiane di risolvere le contraddizioni interne se non
    attraverso il sacrificio di Aldo Moro, non sia stata la pietra tombale della
    repubblica italiana. E` da allora che si comincia a dire che la costituzione
    nata dalla resistenza non e` piu` un elemento dinamico del processo politico
    italiano; e` da allora che gli apprendisti stregoni iniziano ad elaborare
    progetti di riforma costituzionale che facilitino il meccanismo della
    "governance", come se l'ingegneria elettorale potesse prescindere dalla
    geologia delle formazioni politico culturali sedimentate in un secolo.
    La riforma di Craxi finisce come sappiamo, e l'intelligentzia socialista
    autonomista (meneghina e non) diventa Berlusconiana. Che altro si vuole
    recuperare dal degrado di quella realta`?

    --- Errore strategico dell'ultima stagione del Partito Democratico, che oggi é
    ahimè partito di forte minoranza, nonostante le sue ambizioni di recupero
    al Centro, é stato proprio lo strappo compiuto da Veltroni con la scelta
    del "corriamo da soli" ---

    Si puo` correre da soli o correre insieme, ma occorre avere le gambe.
    Il muro di Berlino cadde 20 anni fa. La dirigenza del PCI di allora ha avuto
    VENTI ANNI per pensare come creare una forza politica riformista e la
    destra ha usato quello stesso tempo per costruire con i mezzi che sappiamo
    quel bel capolavoro di partito di massa che e` il Popolo della (Il-)Liberta`.
    In questi venti anni hanno messo assieme la sinistra DC e l'apparato
    ereditato dal PCI, liquidando anche gli elementi di progettualita` riformista
    dell'Ulivo di Prodi (era forse progettualita` velleitaria, ma se non altro
    fu un tentativo di creare un elemento dialettico rispetto alla ortodossia
    neo-liberista che ancora dominava la prassi governativa dello stesso Prodi).

    Hanno invece creato un Partito (Non-)Democratico, che non ha neppure fatto un
    congresso per definire la propria linea politica e finora ha recepito
    solo la retorica dell'omonimo Asinello. Ma nel frattempo sono diventati
    un partito regionale: presenti nel Centro e solo in alcune realta` del Nord,
    hanno subito una sconfitta a Roma ed in Campania, la cui portata e` difficile
    da valutare dall'esterno. Ma in parti importanti del Nord-Est si sono
    semplicemente squagliati in realta` civiche.

    E` bene far fallire il referendum sulla legge elettorale in qualche modo,
    con l'astensionismo o con il no, se votare non rischia di favorire il si:
    non si puo` rischiare di dare legittimita` a questi pasticcioni manipolatori
    della Costituzione repubblicana, cui l'elettorato ha gia` risposto di no
    molte volte, ma che, da bravi Non-Democratici, non possono accettare
    una lezione dell'elettorato che sia una.

    Ma a mio parere lo sviluppo della democrazia in Italia deve essere contestuale
    con lo sviluppo della democrazia in Europa ed il vero problema e` SU QUALE
    PARTE DEL CONTINENTE EUROPEO E` POSSIBILE OGGI LOTTARE PER UNO SVILUPPO
    DELLA DEMOCRAZIA, CHE NON SIA DOMINATO DALLE LOBBY DEL CAPITALISMO FINANZIARIO.

    In altre parole: se Lord Mandelson (membro non-eletto del Governo Britannico)
    si oppone a che il Regno Unito adotti il limite europeo delle 48 ORE DI LAVORO
    SETTIMANALE, (per non danneggiare una economia che puo` arrivare a chiedere
    fino a 65 ORE DI LAVORO SETTIMANALI), c'e` qualcosa che un parlamentare europeo
    puo` e deve fare per far uscire il Regno Unito dal XIX secolo e sviluppare ivi
    la democrazia?

    --... solo una scelta dal basso può determinare i necessari cambiamenti
    del personale politico degli attuali eletti da mestieranti, proni ai dettati
    delle segreterie, in eletti, responsabili di fronte all'elettore e consapevoli
    di lavorare con contratto revocabile e "a tempo determinato."---

    Ma quali politiche dovrebbe portare avanti una forza politica di sinistra
    a Strasburgo? La cosa piu` ATROCE e` che si sta per andare a votare per
    le elezioni europee, e che a quanto pare NESSUNO discute cosa farebbe
    un rappresentante della sinistra a Strasburgo in quanto PARLAMENTARE.

    Si noti che i poteri del Parlamento Europeo non sono certo da disprezzare.
    Gran parte della legislazione nella UE consiste di leggi europee divenute
    automaticamente leggi degli stati membri. Certo il Parlamento di Strasburgo
    non ha ancora la capacita` di presentare progetti di legge (questa e`
    prerogativa della Commissione); pero` approva proposte di legge e nomine
    di commissari (si ricordi che fu il Parlamento Europeo a bloccare la nomina
    dell'on Buttiglione, criticandolo per le sue opinioni conservatrici sulle
    politiche del genere). E la decisione se espandere o no i poteri del
    Parlamento Europeo sarebbe tema appropriato di una campagna elettorale
    per questo Parlamento.

    Questo mi pare un punto cruciale. Una cosa ATROCE e` che SEMBRANO avere
    idee piu` chiare sulla democrazia in Europa gruppi e partiti (come
    l'United Kingdom Independence Party o come la Lega Nord) a cui non
    si affiderebbe mai la tutela della democrazia.

    Confesso un pregiudizio: sospetto che la cultura politica della Lega
    sia essenzialmente di tipo nazista: culto dei leaders, canalizzazione
    del risentimento profondo di strati sociali da sempre esclusi dal potere,
    ma giunti ora all'affluenza (grazie ad un modello produttivo
    familiare-territoriale che ha funzionato per una volta e per l'ultima),
    intolleranza razziale, xenofobia, uso strumentale del conservativismo
    religioso in una cornice fondamentelmente pre-cristiana (culto dei fiumi,
    paccottiglia kitsch neoceltica ecc).

    Ma la Lega propone un tema che era stato della sinistra, il regionalismo,
    con la parola d'ordine del federalismo fiscale. [Nota bene: I democratici
    del Nord-Est si fanno federalisti: in Recoaro (VI) una lista civica
    unisce PD e Lega alle prossime elezioni Corriere della Sera, 11.05.09.]

    Ora a mio parere il federalismo fiscale nell'epoca della crisi economica
    che viviamo e` un bufala. Se il pacchetto di Obama per la ripresa negli
    USA e` di UN TRILIONE di dollari, da dove viene una somma analoga per lo
    sviluppo in Europa? Risparmiando sulle spese di "Roma ladrona"?

    Il federalismo fiscale come forma di devolution puo` pero` essere
    desiderabile. Solo che uno si domanda: ma per fare cosa? Si vuole consentire
    alle varie regioni di competere tra loro con politiche di sgravi fiscali?
    E questo mentre un coordinamento sovranazionale delle politiche fiscali
    e` richiesto per consentire ai governi di fare interventi significativi
    di polica sociale, dato che proprio "i gettiti fiscali, ridotti a causa
    della concorrenza fiscale [tra vari stati europei] spesso non permettono
    il finanziamento di programmi sociali (Mario Monti, Un patto (vero) per
    l'Europa, Corriere della Sera,10.05.2009).

    E che senso ha il federalismo fiscale nella sola Italia? Infatti nel
    Nord-Est parlano di macro-regioni e pensano all'Austria. Ma, di grazia,
    dove sta in Europa un processo che porti a dare rilevanza alle regioni
    multinazionali rispetto agli stati nazionali? Finche' il Consiglio dei
    Ministri avra` piu` poteri del Parlamento Europeo non vi sara` alcun modo
    di mettere in scacco i poteri degli stati nazionali a partire dalle
    macroregioni rappresentate nel Parlamento.

    Ma la Lega propone anche un tema che la Sinistra non ha mai affrontato,
    l'obsolescenza dello stato italiano, e questo e` un tema reale. Qual e`
    il bilancio dell'economia criminale in Italia? E` questa la risorsa
    anticiclica che ci consente di sopravvivere alla crisi meglio delle altre
    nazioni europee? Possiamo permetterci uno stato di diritto, se prima non
    riconduciamo nell'alveo del diritto questa parte importante della nostra
    economia? La vedova Anna Mazza aveva proposto una soluzione per far rientrare
    nella normalita` una forma troppo esuberante di creativita` capitalistica:
    la dissociazione dei camorristi (R Saviano, Gomorra, 2006, pp 158-9).
    La sinistra ha una politica migliore?

    Finche' il nostro eroe e' un povero vecchietto che prima crea un caso
    diplomatico con il governo brasiliano per cancellare il fatto che alcuni
    italiani negli anni 70 furono rifugiati politici in Francia e poi in Brasile,
    e poi riesce finalmente a mettere nero su bianco DOPO 40 ANNI che
    un'ingiustizia fu fatta anche a Pinelli, e non solo a Calabresi, bene allora
    il problema della economia criminale in Italia sara` discusso forse nel 2050,
    quando per molti di noi sara` un po' tardi.

    Pertanto mettiamoci il cuore in pace: se i leader delle varie sinistre
    scismatiche non sono stati capaci di creare una lista unica, forse e` perche'
    VOLEVANO SALTARE UN GIRO NEL DIBATTITO POLITICO, costringendosi a vicenda
    a verificare la loro impotenza.

    Possiamo anche andare a votarli se ci gratifica, ma questo, caro Paolo
    Hutter, non ha nulla a che fare con il voto dei vecchi partigiani.

    Gianluigi Bellin 26-05-2009 22:58 - Cassandro
  • A leggere i nominativi dei candidati nelle liste separate (sic!) dei tre principali raggruppamenti si diventa RABBIOSI!!Ma possibile che devo trovare la Hack da una parte, Agnoletto dall'altra, la Sgrena da un'altra ancora, e Vattimo e tantissime altre persone di questa levatura morale e politica separati???Non verrà eletto nessuno di loro!!E' un suicidio politico prima ancora che un'altra occasione sprecata...NON SI SA SE CE NE SARANNO TANTE ALTRE! 23-05-2009 02:06 - Corrado
  • COME I PARTIGIANI

    Gli ex partigiani hanno sempre votato. C' è gente che ha dato la vita per il diritto a voatre. Pensateci 14-05-2009 13:50 - paolo hutter
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TERRA TERRA
  • Bob Lutz in Gm, l'eterno ritorno
    Bob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili. 
    7 novembre 2011
  • Lezioni di dissenso
    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
    7 novembre 2011
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