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Luigi Ferrajoli, Pino Ferraris, Giulio Marcon, Mario Pianta
Per una lista unica, rispondono i promotori
L'appello "Per una lista unica della sinistra" ha raccolto finora (martedi 24 febbraio, ore 11) 650 adesioni (all'indirizzo perleeuropee(at)gmail.com), ha
promosso una discussione sul nuovo sito dell'appello (www.perleeuropee.wordpress.com) e ha ricevuto 180 commenti sul sito del manifesto.
La richiesta ai partiti della sinistra di fare un passo indietro e di lasciare spazio a una lista unica che esprima un ampio arco di forze e movimenti della societàcivile sta crescendo con un passaparola tra cittadini e militanti, lontano dai clamori dei media. Nei messaggi di adesione che i promotori hanno ricevuto si trova la consapevolezza della gravità della situazione del paese, la minaccia alla democrazia, il pesante attacco al lavoro e ai diritti sindacali, la necessità di una nuova partecipazione politica, la spinta che viene da esperienze dal basso. Ad aderire sono persone comuni, elettori delusi della sinistra, esponenti del sindacato, attivisti di associazioni e movimenti, studenti e professori, e una manciata di "nomi noti" che hanno avuto responsabilità politiche nei partiti della sinistra.
Sono voci che esprimono un bisogno di discussione, di soggettività politica, di impegno in prima persona di fronte alla deriva dei partiti e della politica italiana.Le stesse voci che leggiamo in una parte (forse metà) dei 180 commenti che compaiono nella discussione su questo sito. Persone che condividono il senso dell'appello, chiedono un cambiamento alla politica, a cominciare dalla sinistra. L'altra metà dei commenti ricevuti dal sito del manifesto si divide tra chi ha perplessità sul come si potrebbe realizzare la lista unica della sinistra e chi esprime un'aperta ostilità alla proposta, in nome dell'affermazione d'identità del "partito dei comunisti".
La perplessità principale riguarda il rischio che la lista unica della sinistra riproduca l'esperienza negativa del cartello della Sinistra Arcobalenopresentato alle scorse elezioni politiche. Qui occorre una precisazione. Quello era un cartello di partiti, costruito con un'operazione di vertice, con i leader di
partito che ne affollavano le liste. La proposta di una lista unica chiede invece ai partiti di fare un passo indietro, di unirsi a forze e movimenti della società
civile per promuovere una lista senza dirigenti di partito, con candidati legati alle realtà locali, in ordine alfabetico e una presenza del 50% di donne.
Un progetto che provi a dare espressione a quel 10% di elettorato che vuole una sinistra in cui riconoscersi. Per di più, viste le derive centriste del Pd di
Franceschini, una lista unica della sinistra di questo tipo potrebbe apparire un "voto utile" anche per molti elettori delusi del Pd.
Altre perplessità frequenti - come la questione del gruppo parlamentare in cui potrebbero confluire a Bruxelles gli eletti della sinistra italiana - rimandano
a questioni specifiche di realizzazione del progetto, che potrebbero diventare facilmente risolvibili una volta che ci sia l'accordo dei partiti a fare un passo indietro.
Infine le (dure) critiche alla proposta di lista unica della sinistra di chi pensa che il "partito dei comunisti" risolva ogni problema. Molti interventi esprimono un bisogno di identità ideologica e organizzativa che difficilmente può andare oltre i confini di un piccolo gruppo, e dimenticano il misero spettacolo che i partiti hanno dato di sè nei dieci mesi dopo la sconfitta elettorale. Un integralismo identitario di questo tipo rischia di essere parte del problema, più che della soluzione, per il futuro della sinistra in Italia e in Europa.
In questi dieci mesi di governo Berlusconi milioni di persone si sono impegnate in prima persona per fermare le derive autoritarie, cercare alternative alla crisieconomica, costruire la democrazia. Lo hanno fatto nelle centinaia di scioperi e manifestazioni del sindacato e dei precari, nelle mille proteste nelle scuole e
università, nelle iniziative per i diritti civili e la difesa della Costituzione, nei cortei per la pace in Medio Oriente, nelle iniziative antirazziste, nelle moltissime mobilitazioni locali. E' questo il "popolo della sinistra" che - secondo noi - oggi ha bisogno di una rappresentanza politica, di una sinistra che torni ad affondare le proprie radici nella società e che sia capace di un'iniziativa comune.
- 28/02/2009 [51 commenti]
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L'Italia della 1a Repubblica ha avuto due partiti forti: la DC e il PCI; negli anni intorno al 1975-76 il sorpasso era possibile e solo ostracismi di carattere internazionale che facevano leva sulla DC e i partiti di governo alleati (PRI, PLI, PSDI e anche PSI), impedirono un'alternativa al governo a maggioranza democristiana.
In vari paesi in cui si é tentato di por mano al sistema elettorale, forzando la natura proporzionale in senso maggiortitario non si é avuta la sparizione dei partiti minori, ma sopratutto la pretesa governabilità non ne é risultata migliorata.
L'esistenza dei partiti "minori", piaccia o meno, ha permesso in Italia un'articolazione di posizioni e di stimoli (vedasi la funzione dei radicali nei primi Referendum, vedasi la funzione dei partiti della Sinistra articolati diversamente nelle varie elezioni, anche al di fuori del blocco storico del PCI, (quindi Partito Democratico di Sinistra, ecc.)
Errore strategico dell'ultima stagione del Partito Democratico, che oggi é ahimè partito di forte minoranza, nonostante le sue ambizioni di recupero al Centro, é stato proprio lo strappo compiuto da Veltroni con la scelta del "corriamo da soli" che, promosso in piena crisi politica, determinata dall'ala destra dello schieramento, l'UdeuR, galvanizzata da promesse sottobanco dell'allora partito di opposizione Forza Italia, ha di fatto imposto la crisi politica e quindi, accogliendo il successivo sbarramento o soglia elettorale e il confinamento di forze politiche importanti, relegando vaste porzioni di elettorato all'astensione e/o all'impossibilità di riconoscersi nei partiti dominanti (tutti di fatto "personalizzati") e, in definitiva rendendo il blocco della destra amalgamato da Berlusconi, vincente.
Non credo si possa davvero sostenere quindi che ulteriori alchimie o la forzatura della rappresentatività, promosse anche per Referendum, ma di fatto sempre frutto di patteggiamenti dei partiti maggiori, sia stato un bene, o possa costituire un segno di modernità. Il rinnovamento deve essere promosso, ma solo con una forte pressione ed egemonia dei principi etici e di rifiuto del voto di scambio, momenti che il popolo italiano ha conosciuto nella stagione della lotta a tangentopoli e in altri momenti alti della crescita della coscienza politica nazionale in corrispondenza con lotte operaie e studentesche. Guarda caso anche l'attuale scelta di scorporare elezioni europee e Referendum mira di fatto a ridurre la partecipazione elettorale, oltre che a sterilizzare le opzioni di democrazia sulle vere priorità sociali, economiche, di espressione, di rappresentanza dei movimenti d'opinione e di giustizia.
Altra cosa é ripristinare il voto di preferenza come garanzia dal basso contro le scelte dei vertici di partito. Ma di questo, guarda caso non si parla e tantomeno Berlusconi é disposto a rompere questo suo giochino, che sta riducendo sempre più lo spazio di espressione politica. Perché solo una scelta dal basso può determinare i necessari cambiamenti del personale politico degli attuali eletti da mestieranti, proni ai dettati delle segreterie, in eletti, responsabili di fronte all'elettore e consapevoli di lavorare con contratto revocabile e "a tempo determinato."
Quanto alla scelta nelle elezioni europee avevo seguito con grande interesse la proposta sul Manifesto di una Sinistra di portavoce, unita su 10 punti condivisi di difesa della Democrazia. Ma siamo ormai con la campagna elettorale iniziata e il carosello propagandistico ci riporta un brusio di fondo di voci e schieramenti con polemiche basse, comprese quelle sempre reiterate del voto "disperso". Ma chi ha contributo a disperdere il voto di Sinistra? Forse solo le divisioni al suo interno? Per quanto riguarda la posizione del PD é opportuno che l'attuale gruppo dirigente si prenda la sua responsabilità, considerando i risultati ottenuti di dispersione, per non dire di disperazione. Per quanto mi riguarda voterò quindi ancora a Sinistra, pur consapevole che si tratterà, come nell'ultima tornata, di un voto disperso per l'ignavia di alcuni, ma sopratutto, per la responsabilità di chi ha creduto che l'imposizione della soglia elettorale fosse uno stimolo e non un bavaglio alla diversità, al cambiamento e in altre parole, al pluralismo. 12-05-2009 18:56 - Marco Palleroni
Laura (che vota la lista comunista e anticapitalista) 30-04-2009 22:25 - laura
mi chiedo come, nel momento della RESISTENZA a questo FINTO E INFAME IMPERO ci si possa disgregare.
i giovani, come me, vorrebbero capire. La nostra prima necessità è riconnettere il tessuto sociale, comprendere e concretizzare i nuovi progetti.
l' uno rispettando l' altro.
sarà possibile?? 28-04-2009 00:35 - luca
Tutto era accettabile,rinnoviamoci, allarghiamoci,(escluso il suo ;<<guai chi tocca Bertinotti,bandiera di rifondazione>>(ma perchè il comandante non lo si può criticare?,forse che lui è infallibile?...Tutt'altro!
è stato anche lui la causa della fortuna di rifondazione e dei guai di rifondazione e della sinistra tutta!)
Non credo che votare rifondazione è solo il bisogno di una difesa o di una ricerca identitaria.Se si vuole si può partecipare all'attività dei circoli,oppure lavorare nei movimenti e lottare a fianco a questi.
Speriamo che la gente sappia aprire gli occhi su chi ci governa, sulla deriva che ci attende per i prossimi anni se non si attivano gli anticorpi contro il totalitarismo.I pasi da fare sono tanti ,è arrivato il momento di resistere! dal 25 aprile in poi.
Dobbiamo difendere i partigiani,altrimenti il revisionismo storico dei berlusconidi scriverà sui testi di storia a scuola che il 25 aprile fu la vittoria della demorazia angloamericana contro il comunismo,scommettiamo?
In bocca al lupo ai comunisti,ai democratici e a tutti gli italiani.
Riappropriamoci della cultura,della storia del sapere.
Hanno ragione i grafittari che dai muri ci invitano a spegnere il televisore e a collegare il cervello.
I danni che fa gl'ignoranza di Marco Carta sono stati studiati a tavolino,anche se lui ha una bella voce(?), Maria De Filippi serve per questo, come tutti i programmi tv, soprattutto Fininvest. 24-04-2009 22:46 - angelo
Santoro non é simpatico; neppuere Travaglio o Lerner o la conduttrice di Report.
Ma tutti insieme siete le UNICHE voci libere! 24-04-2009 14:45 - Giovanni Omodeo Zorini