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FUORIPAGINA
24/02/2009
  •   |   Maria Delfina Bonada, Sandrone Dazieri
    Do you remember Montalto di Castro?

    Festa della primavera a Montalto

    di Maria Delfina Bonada

    (il manifesto, 22 marzo 1977)


    Montalto di Castro. Doveva essere, secondo l'Unità, il "raduno nazionale degli autonomi", e, dalle colonne della prima pagina, metteva in guardia chi voleva andare a Pian dei Cangani, a manifestare la sua opposizione alla costruzione di due centrali nucleari, nella campagna maremmana, sul litorale tra Tarquinia e l'Argentario.
    Il presidente della Regione, il comunista Maurizio Ferrara, aveva inviato una telegramma al sindaco socialista di Montalto, peraltro dimessosi sabato perchè contario alla centrale, e quindi in dissenso con li Pci: "Colgo l'occasione", diceva il telegramma, per "esternare preoccupazione, auspicare vigilanza democratica per annunciata partecipazione di gruppi ed elementi intenzionati a praticare l'esercizio di metodi violenti e illegali". E l'appello non aveva mancato di destare preoccupazione tra la gente del posto, braccianti, pescatori, scaricatori al porto di Civitavecchia, tutti o quasi di sinistra.
    "Ci avevano detto in piazza, mi raccontano due donne di Montalto, che ci sarebbero state legnate e molotov". "Mio marito mi ha telefonato questa mattina: qui ci sono tanti giovani che ballano e cantano, m'ha detto. Allora siamo venute tutte".
    E' vero, domenica erano migliaia, poco importa se 5 o 10.000.
    L'importante è che "la festa è riuscita" e che, a un mese dall'altra manifestazione alla quale avevano partecipato poche centinaia di persone, questa volta la manifestazione ha assunto dimensioni nazionali con delegazioni venute da Seveso. dal Veneto, da tutte quelle zone ferite dagli inquinamenti industriali. E questa volta la "festa" era organizzata sotto il segno del'antifascismo e dell'anticapitalismo, anche se espresso in forme colorite. Protagonisti della "festa della primavera" sono stati soprattutto gli indiani metropolitani in versione campestre. Gli slogan che gridavano nelle strade di Roma, fino alla scorsa settimana, erano stati messi in musica e cantati. Lo strumento era la fisarmonica, i girotondi li facevano attorno a gruppi di contadini col vestito buono della domenica. Nel giro di una giornata i visi dipinti si sono moltiplicati con addirittura qualche ombra di trucco sul volto di Caracciolo, esponente del comitato civico cui aderiscono i cittadini e non i partiti, tant'è vero che ne fanno parte numerosi montaltesi che pure sono iscritti al Pci. A Pian dei Gangani, gli striscioni delle forze politiche erano dunque assenti. C'erano invece quelli di alcuni collettivi di facoltà come quello di Biologia. Un lungo striscione rosso, poco adatto per la campagna, che un vecchio contadino tentava di piazzare al suolo con una mazza. "Arma impropria", avrebbe sostenuto ubn poliziotto se lo avesse bloccato sull'Aurelia. Perchè bisogna dire che polizia e carabinieri si erano mobilitati in massa contro questa manifestazione. Diversi blocchi stradali, ognuno dei quali con 5 o 6 gazzelle, decine di poliziotti con mitra spianato perquisivano quasi ogni macchina, lungo tutto il percorso dell'Aurelia. Sul luogo un elicottero della polizia ha sorvolato per tutta la mattina il campo, e alla fine, dopo un ultimo giro a bassa quota, si è allontanato inseguito dalle urla di "scemo scemo".
    Sul palco, intercalati dai canti, gli interventi. Inutile elencare tutti i gruppi, collettivi, che si sono susseguiti al microfono. Unanime è stata la denuncia del progetto della centrale, marcate, in diversa misura le accentuazioni esplicitamente "politiche" ed il "respiro nazionale" comunque presenti. Il progetto coprirebbe una superficie di 300 ettari. Si dice che finora l'Enel abbia già trattato per 100 ettari al prezzo di 24 milioni l'uno. E' questa infatti la cifra che l'Enel offre in cambio di terre fertili, il cui prezzo di mercato si aggirava fino a ieri attorno ai 7 milioni. I grossi proprietari terrieri, che in primo tempo erano contrari alla centrale, cominciano a ripensarci e ad avvicinarsi a chi sostiene la sua costruzione. La Cgil-scuola di Viterbo, invece, ha deciso di impiegare le 150 ore per spiegare alla popolazione i caratteri dell'insediamento di una centrale atomica. Va infine rilevato un ultimo fatto finora abbastanza in ombra.
    Montalto di Castro dista da Tuscania una trentina di chilometri. E Tuscania meno di dieci anni fa, fu colpita da un terremoto di grandi proporzioni. Si è scelto quindi e deciso di costruire la centrale in una zona sismica, dove un terremoto potrebbe danneggiarla e provocare infiltrazioni. Ma pare, secondo i sostenitori del progetto, che la conformazione geologia di Montalto sia di natura diversa. Si è vista nel Friuli, la riuscita della previsione sismica attraverso lo studio preventivo del terreno.

    (il manifesto 22 marzo 1977)

     

     

    "Adesso si ricomincia, pare"

    di Sandrone Dazieri

    Alle cinque del mattino qualcuno si alza e va al microfono del pullman. Ci sono dei blocchi, bisogna trovare un’altra strada. Il pullman accosta al lato della strada, subito imitato da altri che ci stanno dietro. Si consultano freneticamente cartine alla ricerca di un passaggio che ci faccia girare al largo dalla polizia. Non c’è. Bisogna proseguire a piedi. Si fa passaparola con le radio, saltiamo giù. Io ho freddo e sonno, non ho dormito un cazzo durante il viaggio, tenuto sveglio da quelli che cantavano e ridevano per tutto il tempo. Io non riesco mai a divertirmi prima, troppa tensione. Se rinasco, penso, rinasco di destra. Meno sbattimenti.
    Camminiamo nei campi con il buio, al seguito di qualcuno che dice di sapere la direzione. Il terreno sotto gli anfibi è umido e pesante. Dietro di noi la fila si ingrossa un po’ alla volta. Ci contiamo. Hanno fermato metà dei pullman all’uscita dell’autostrada. Saremo cinque o seicento. I suoni sono quelli di un plotone in marcia nella guerra '15-'18, passi e del fiato pesante. Verso le sei, ritroviamo una strada asfaltata scavalcando una recinzione e, poco più avanti, appare un’ombra nera sullo sfondo. E’ la Centrale Nucleare di Montalto di Castro. Costruenda, in realtà.
    La strada dove siamo è quella che fanno i camion degli operai che ci lavorano. Noi dobbiamo arrivare prima di loro e bloccarli, per almeno un giorno. E’ l’ultima manifestazione di una serie: Caorso, Trino Vercellese, il Pec del Brasimone. E’ stato un anno di campeggi antinucleari e cortei, soprattutto di scontri. La polizia carica sempre, il gioco è resistere il più possibile senza farsi massacrare. Quando siamo a cinquecento metri dai cancelli, la notte sparisce bruciata dalle fotoelettriche. Sono due, enormi, piazzate all’interno del perimetro. Finalmente vediamo. Davanti alla centrale ci sono centinaia di celerini in tenuta antissommossa, dietro i cancelli decine di blindati. Ci aspettavano, naturalmente.
    Un dirigente con il megafono ci chiede di liberare la strada. Noi ci guardiamo. Sotto le luci impietose sembriamo ancora più pochi. Per lo più ragazzi sui venti, da tutta Italia. Molti napoletani, moltissimi laziali, un gruppetto nutrito anche da Milano, tirato su dai collettivi autonomi e dagli anarchici. Io sono con il collettivo di Via dei Transiti, una casa occupata dagli anni settanta, dove qualche anno dopo andrò a vivere. Continuiamo a camminare. Ho lo stomaco stretto. Parte una sirena, che sembra quella di una fabbrica, poi la celere carica. Gli scontri avvengono nei campi, mentre il cielo rischiara. Lacrimogeni da una parte, dall’altra pietre e zolle di terra. Fiondate con le biglie. Io sono una pippa negli scontri, lo sono sempre stato. Più che altro faccio numero. Corro da una parte all’altra, guardo. Un ragazzo accanto a me si prende un lacrimogeno nel petto e sbocca sangue, una fila di celerini carica nei campi e si disperde sotto una pioggia di pietre che rimbalzano sui caschi e gli scudi. Urla, casino. Ci disperdiamo nei campi. Dopo un’ora, ci ritroviamo sulla strada principale, contusi e ansimanti. La celere è ferma tra i campi e la centrale. Loro sembrano ancora in forma, noi siamo al lumicino. Un funzionario della questura si incontra con uno dei Volsci. Potete rientrare in città, dicono, ma niente casino. Altrimenti sono cazzi amari.
    I cazzi arrivano lo stesso. Mentre camminiamo verso la tangenziale, ci caricano ancora a freddo. Non ne avevamo prese abbastanza. Ci disperdiamo in gruppetti, mentre i celerini ci abbattono a manganellate. Qualcuno scappa sui binari della ferrovia, qualcuno corre in mezzo alle auto sulla provinciale, qualcuno cerca di bloccare le corse dei blindati, che piombano in mezzo a noi con violenza e lacrimogeni, mettendo di traverso sulla strada i sostegni delle recinzioni divelte. La maggior parte corre e grida. Una mattanza. Se qualcuno fosse passato in elicottero da quelle parti, avrebbe visto sui campi e la strada aprirsi strane stelle marine formate da celerini, con al centro un manifestante appiattito dalle bastonate.
    Arriviamo nella piazza del paese a piccoli gruppi. Ci contiamo, siamo la metà. Corrono voci di ogni genere: arresti di massa, torture, fucilazioni. Qualcuno dice che un grosso gruppo di manifestanti è bloccato dietro un autogrill, bisogna andare a vedere se è vero, chiederne la liberazione. Chi ci va? Io. Ho la faccia da bravo ragazzo, me lo dicono sempre. Magari non mi notano. Arrivo all’autogrill, a un chilometro dal punto di raccolta. Ci sono solo pullman vuoti. L’atmosfera è surreale. La tangenziale è chiusa al traffico, non si muove una foglia. Di manifestanti bloccati non se ne vedono. Scoprirò parecchi giorni dopo che il gruppo di quelli che mancava aveva deviato lungo un’altra strada, arrivando sano e salvo in paese. Decido di controllare dentro l’autogrill, da vero idiota. Capisco di essere tale appena passo le porte scorrevoli. Dentro ci sono solo divise che si riposano dopo gli scontri. Avessi messo un neon sulla testa sarei stato meno visibile. Cerco di uscire, non arrivo neanche alla porta. Mi prendono e mi caricano su un blindato. Chi mi arresta ha un occhio nero e mi fa vedere la visiera del casco. E’ forata da una biglia di metallo. Sei stato tu, mi chiede? Vorrei dire la verità e rispondere di no. Ma mi sembra una vigliaccheria, nei confronti di quelli che l’hanno fatto, e con i quali, verosimilmente, ero complice. Per cui sto zitto. Aspetto le mazzate. Che non arrivano. Loro sono stanchi, io innocuo.
    Il blindato passa i cancelli della centrale, dentro la quale, in un prefabbricato, è sistemata una sorta di questura mobile. I celerini mi tirano giù di peso, letteralmente non tocco terra e mi sbattono in una stanza dove ci sono un’altra decina di manifestanti arrestati durante le cariche. Sono tutti malmessi. Tagli in testa, dita rotte, lividi in faccia. Al confronto, io sono un fiore. L’unico che conosco è Daniele, con una mano fracassata. Lo metterò nei miei libri anni dopo, poi diventerà parlamentare. Visto che non sappiamo la nostra situazione fingiamo di non esserci mai incontrati prima. Anche tu sei di Milano, ma guarda.
    Un graduato ci esamina. Ha i baffi e la stazza del Sergente Garcia, e non gli stiamo molto simpatici. Visto che sono sano mi toglie gli occhiali e mi prende a sberle fino a quando un superiore gli dice di piantarla. Aspettiamo. L’atmosfera si rilassa un po’, ci fumiamo una sigaretta. Sentiamo, dalle altre stanze, le radio che raccontano di un corteo pacifico in paese, di un presidio, le voci dei blindati che comunicano le loro posizioni. Poi ci consegnano un verbale di arresto. Sul mio c’è scritto che mi hanno preso davanti alla centrale, con un bastone in mano e una fionda in tasca. Ci ammanettano. Mi stupisco di quanto siano leggere. Le guardo sui miei polsi mentre mi fanno salire sul cellulare. E’ una strana sensazione. Mentre il cellulare mi porta sino al carcere, penso a quello che sto perdendo. Una vita normale, probabilmente. La possibilità di passare ancora per bravo ragazzo. Di fare la carriera che mia madre aveva sperato per me, quando mi ero iscritto a Scienze Politiche.
    Mia madre che scoprirà di quello che mi è successo dal quotidiano "La Provincia". Titolo: E’ cremonese, l’autonomo arrestato a Montalto. Le arriveranno telefonate imbarazzate da parenti e colleghi. Valle a spiegare che era un corteo che doveva essere pacifico. Il cellulare mi scarica nel carcere di Civitavecchia. Il portone si chiude sulla mia vecchia vita. Era il 1986. Un anno dopo, un referendum sancirà l’abbandono del nucleare da parte dell’Italia.
    Adesso, pare, si ricomincia da capo.

     

    (http://sandronedazieri.nova100.ilsole24ore.com)


I COMMENTI:
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  • vero che domani 2 marzo 2009 a Capalbio ci sarà una manifestazione antinucleare?Ben venga, ma vorrei saperne di più, se qualcuno mi aiuta..... 01-03-2009 18:16 - karim
  • Il nucleare è solo un grazioso cadeau di Berlusca alla Confindustria e alle acciaierie Marcegaglia. Una boiata pazzesca in spregio dei cattivi che nel 1987 fermarono -con un refendum che non risolse il problema, ma almeno evitò altri sperperi di denaro pubblico in 4 centrali che non avrebbero certo fatto la differenza- il cammino del nucleare. La sua efficienza potrebbe essere paragonata solo alla distruzioen dell'Alitalia per fare la CAI: un regalo a Carlo Toto in deficit con la sua Airone a scapito dei cittadini. Da fermare assolutamente. Con le lampadine a risparmio energetico non si fa energia elettrica, ma se ne risparmia molta di più di quanta se ne produca con il nucleare. E se avessimo davvero i tetti fotovoltaici e -o solari, smetteremmo di pagare il pizzo all'ENEL e all'ENI. E che caspita. 27-02-2009 20:40 - Graziano
  • No, Manuela, nessuno ti picchia ma costruire centrali nucleari anche in Italia perché ce ne sono tante in Francia è un non senso. Sarebbe come invocare l'apertura dei marciapiedi al traffico delle auto perché nella strada ne passano tante. Quanto al signor Ballola, meno male che non ci troviamo a dover gestire tutti i vecchi mostri atomici che l'Enel voleva fare e in parte ha fatto in Italia negli anni '80. Il nucleare è una delle maniere più pericolose (ed energivore) di costruire centrali elettriche che sia mai stata concepita ed è del tutto anacronistico aprire cantieri nucleari ora che Germania, Spagna, Danimarca, Stati Uniti e in parte anche l'Italia stanno dimostrando la potenza della generazione eolica. Questa sì che è una strada da battere, tanti impianti piccoli, facilmente realizzabili, senza emissioni di alcun tipo, facili da smantellare quando non servono più. Senza bisogno di militarizzare il territorio e di irradiarlo per millenni. Assurda in questo senso l'opposizione di due anni fa all'impianto eolico marino davanti alle coste del Molise, proprio di fronte all'inquinante centrale a turbogas, quella sì chissà perché tanto in voga tra i nostri politici. Solo nel 2008 sono stati installati in Italia 1000 MW di eolico, praticamente una centrale nucleare, ma senza radiazioni. Per altri dettagli
    pianetaserra.wordpress.com 27-02-2009 15:27 - Vittorio Marletto
  • lo so,il pericolo di 1a centrale esiste,è reale,ma......siamo un Paese che hai suoi confini ha una bella cornicetta non di disegnini fatti con i colori,ma con le centrali della Francia,inoltre se non l'avessimo abolita decenni fa ora gli studi sarebbero più avanti.adesso ci ritroviamo centrali nucleari francesi cm se fossero da noi se capita un incidente,solo che l'energia la compriamo e pure cara!!!!Maggior prezzo e maggior pericolo; allora mi chiedo e mi domando non è più utile costruircele?(Non pikiatemi please....ma RX) 27-02-2009 12:38 - Manuela
  • Antonella hai ragione! Purtroppo non è accaduto solo ultimamente. Basta cercare articoli archiviati di "Le Canard Enchainé" per essere informati di tutto gli incidenti accaduti in tutti questi anni. Purtroppo la censura dei diversi governi francesi (Incluso quello di Mitterand)era ed è all'ordine del giorno! Francesca Blache 27-02-2009 10:17 - francesca
  • Fra l'altro in Francia negli ultimi tempi ci sono stati diversi incidenti in diverse centrali nucleari. E in Italia, naturalmente, si sceglie il nucleare di tecnologia francese.
    Che scelte intelligenti! 26-02-2009 19:18 - Antonella
  • Segue mia di ieri.da sottolineare che questa non è una questione di essere di sinistra o di destra,rifacciamo il caso Englaro?,è solo una questione di saggezza,capacità e responsabilità.In questo momento in Italia,siamo tutti alle dipendenze di un solo uomo,il quale ormai in delirio,decide per tutti,dunque lui desiderava ardentemente recitare la sua parte con Sarko,felice lo hafatto mettendo in atto un suo desiderio,ormai quando si fissa si fissa,e nessuno può fermarlo.A parte che dovrebbero parlare gli esperti,noi non siamo in grado nemmeno di stoccare i rifiuti nucleari sanitari,figuriamocci quelli della centrale nuc.,(a parte che quelli delle vecchie centrali,sono ancora in condizioni pericolosissime)il governatore <Lombardo,altra disgrazia della Sicilia,(mia adorata terra) ha dichiarato che con le dovute cautele lui è disposto a costruire una centrale nuc.voi non lo sapete ma il posto prescelto è Ragusa,dove c'è un bel mare,una bella posizione e sopratutto grandi coltivazioni di prodotti biologici.Ditemi voi se non è una scelta criminale e mafiosa.Tra l'altro,mi volete spiegare perchè i referendum in questo paese non valgono niente?Ora dico a questo punto di incapacità e incoscienza politica spetta agli italiani farsi avanti,che si sveglino e reclamino almeno il diritto di vivere sereni,(che già devono far fronte ad altri inquinamenti)qualcuno dica loro che eventualmente si risolverebbe il problema eletttrico e non termico,qualcuno spieghi loro che il costo è elevatissimo,qualcuno spieghi loro che nessuna centrale che usi l'uranio è sicura e le emissioni non sono per niente pulite etc..etc..etc.. 26-02-2009 17:12 - maria grazia
  • Ottimo il commento di Alan Ross: le centrali nucleari impongono la revisione del modello di distribuzione e della rete fisica; l'uranio bisogna comprarlo da Australia, Russia (con Uzbekistan e Kazakistan), Canada, Usa, Sudafrica e pochi altri paesi; le riserve di uranio non sono eterne, anzi potrebbero finire anche prima del petrolio; il costo dell'U235 è cresciuto di otto volte in vent'anni e nel suo ciclo di vita (che comprende la produzione dell'U235) una centrale nucleare inquina moltissimo. Per questo e altro ORA sono contrario al nucleare e favorevole all'energia eolica o geotermica. Ma trent'anni fa era molto diverso. E per questo ripeto che le lotte del '77 e il referendum dell'87 furono un grave errore.
    Allora il nucleare era una strategia energetica (e credo, anche se non lo posso sostenere, che il PCI lo avesse capito), oggi è una tattica per ridar fiato all'industria, e lo ha capito Berlusconi e il suo amico d'oltralpe. 26-02-2009 16:05 - Giampiero Carli+Ballola
  • Pare che sia molto di moda incarnare la parodia che l'Ottavo Nano faceva dei politici destrorsi (do you remember Vito?), quelli che urlavano all'interlocutore "comunisti, comunisti, comunisti". Naturalmente senza alcun argomento di rilievo. Né nella esilarante parodia, né nella realtà dei dibattiti televisivi.
    Da alcuni commenti su questo forum, evidentemente commenti di elettori di destra, si deduce che sul refrain sia stata addestrata anche parte della base elettorale, e non solo i politicanti sguinzagliati nelle diverse tribune televisive.

    "Le anime belle"( comunisti! comunisti! comunist!) guardano, per esempio, alla proposta del Presidente degli Stai Uniti d'America, che spero non sia rappresentato come bolscevico, oltre che "abbronzato", nell'immaginario della destra italiana. Questo progetto consisterebbe in massicci investimenti nel settore dell'energia pulita e ricalcherebbe l'esperienza già fatta in California, il cui governatore si chiama Arnold Schwarzenegger.

    E adesso un pò di gossip: sul Pianete per energia pulita non si intende "nucleare". Altro pettegolezzo: Arnold Schwarzenegger non è un democratico; è un repubblicano, il che lo colloca nell'area conservatrice della politica statunitense. Dunque Arnold Schwarzenegger è un uomo di destra. 26-02-2009 15:26 - Antonella
  • Oggi come allora la sinistra arriva divisa ad un appuntamento, la scelta sul nucleare, che assume necessariamente significati più ampi. Malauguratamente la forza della sinistra non sarebbe sufficiente a tutelarci da questa iattura neanche se fosse unita. La lotta contro il nucleare assume oltre a tutte le ragioni già identificate nel 1987 anche quella odierna di anti-economicità.
    Sui significati paralleli rimarcherei l'anti fascismo (perchè il governo che si appresta a riaprire al militare è un governo fascista), l'anti-capitalismo (che è un valore di cui riappropriarci in positivo vista la debacle del sistema economico vigente), l'anti-militarismo (perchè mi devono spiegare perchè se le centrali le fanno in Iran saranno usate dai militari e in Italia no).
    Nell'attesa di trovare il "lider maximo" che ci riunisca sotto un'unica insegna tentiamo di ritrovarci sui fondamentali. 26-02-2009 15:18 - umberto
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