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FUORIPAGINA
26/02/2009
  •   |   Francesco Caruso
    Le contro-ronde vanno all'offensiva

    Le reazioni di indignazione seguite all’approvazione del decreto sulle ronde, per quanto blande, sono una risposta seppur parziale dinanzi ad un provvedimento intriso di xenofobia e razzismo.
    L’istituzionalizzazione delle ronde rappresenta infatti una inquietante mostruosità sociale, che però si pone su un terreno storicamente congeniale ai percorsi di autorganizzazione sociale: promuovere forme di autodifesa popolare, di controllo dal basso del territorio, di autogoverno della città, da oltre un secolo è sempre stato un terreno di sperimentazione dei movimenti popolari, dalle milizie operaie della Comune di Parigi agli Arditi del Popolo.
    Ma il contesto odierno sembra molto più simile alla Germania prenazista, con le Sturmabteilungen impegnate a perseguitare dissidenti, ebrei e altri “nemici interni”, persecuzioni funzionali per lo più a occultare i disastri delle crisi sistemiche del capitalismo, come la grande depressione di allora e la crisi economica attuale: tuttavia oggi non viviamo certo in uno scenario nel quale bisogna prendere le armi per affrontare “manu militari” milizie armate di parafascisti in procinto di instaurare la dittatura.
    La battaglia infatti va condotta non sul piano militare, ma sul piano culturale e sociale, facendo però attenzione, molta attenzione, a intrecciare i due piani - culturale e sociale - per non correre il rischio di rinchiudere e svilire questo terreno di battaglia all’interno di una dimensione accademica e autoreferenziale: la battaglia cioè non si gioca al chiuso di pur interessantissime e necessarie tavole rotonde sulla forza dilagante della Lega Nord, ma contendendo ad essa nelle periferie più degradate delle nostre metropoli, nei territori sempre più infettati dalla demagogia del razzismo, anche il tema delle ronde, inteso strategicamente come cessione di sovranità primaria dalle istituzioni alla società, tra l’altro sul terreno tanto delicato quanto strategico della sicurezza e della pace sociale.
    Su questo o si rimane attestati sulla difesa della legalità, delegando agli apparati di controllo e repressione statuale il contenimento dell’ esondazione culturale xenofoba, invocando finanche il rafforzamento delle forze dell’ordine in nome di una loro presunta imparzialità oppure è necessario rilanciare la sfida sul terreno della costruzione di nuova legalità dal basso, di riappropriazione e rovesciamento concettuale delle stesse categorie della sicurezza e della pace sociale.
    Per questo andrebbero praticate una sorta di contro-ronde (a qualcuno piacerà forse più il termine “presidi”) che intralcino il lavoro di queste milizie governative, ma soprattutto che si configurino come ronde sociali, contro il carovita - come già avviene a Roma ad opera dei compagni di Action - per denunciare gli speculatori del commercio, ronde contro il lavoro nero e il caporalato, per denunciare e sanzionare dal basso i covi più disumani dello sfruttamento, ronde contro l’omofobia, il razzismo, la precarietà, la devastazione ambientale.
    Ronde cioè in grado di attivare e organizzare energie e consenso sociale per sfidare l’egemonia culturale della destra, di passare dalla difesa dello status quo alla controffensiva sociale.
    Non basta dire, posate i bastoni contro gli immigrati: piuttosto bisognerebbe organizzare questa insofferenza contro coloro i quali realmente ci rendono ogni giorno la vità più insicura, precaria e insostenibile.
    E’ un impresa difficile? Certo, molto più complessa degli ingegneristici assemblamenti elettorali di segmenti di ceto politico preoccupati della propria sopravvivenza - in quanto autoproclamatisi rappresentanti e altrettanto autoproclamatisi di sinistra - protesi a ribaltare di fatto i ruoli, per cui l’azione e il conflitto sociale diventano meri strumenti funzionali all’allargamento degli spazi di rappresentanza politica e non viceversa.
    Ben vengano quindi non tanto gli amministratori illuminati che intralciano e boicottano la nascita delle ronde, ma anche e soprattutto coloro i quali avranno il coraggio di istituzionalizzare le ronde popolari contro il razzismo, il carovita, il lavoro nero, che però non nascono per decreto ma nella forza del radicamento sociale e nel coraggio di sporcarsi le mani.
    La sfida sul terreno della tanto decantata democrazia partecipativa si gioca anche su questo terreno.
    Si può anche scegliere di non intraprendere questo terreno di sfida, vuoi per una valutazione dei rapporti di forza o per un principio legalitario ancora molto radicato anche a sinistra.
    Ma anche in questo caso resta il problema di come contrastare l’istituzione delle ronde para-governative, tenendo presente che un’opposizione parlamentare nelle mani di Di Pietro o del PD rischia di dare semplicemente un ulteriore contributo peggiorativo in sede di conversione.
    Le controronde anche su questo piano sono l’unico strumento a disposizione per smacherare, attraverso la rottura dell’unidimensionalità, la presunta neutralità dietro la quale i partiti di governo cercano di nascondere la matrice politico-xenofoba che sottende questa istituzionalizzazione, spacciandolola come “sicurezza partecipata per il bene comune”: per questo sarebbe opportuna una vera e propria opera di profanazione, direbbe Agamben, cioè inserirsi nel cuore dei meccanismi di riproduzione del dispositivo al fine di mostrarne non solo la falsità ma soprattutto la matrice intrinsecamente politica da cui scaturisce.
    Potete strarne certi, dinanzi a controronde sociali saranno gli stessi benpensanti che oggi guardano le ronde con indifferenza o anche tacito consenso, ad indignarsi per questo clima da “far-west” e ad attivarsi in prima persona per smantellare ogni sorta di ronda.
    In tal caso non vinceranno gli indiani, ma almeno potremmo esser soddisfatti per aver disarmato questi falliti cow-boy di provincia.

     


I COMMENTI:
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  • Non credo che possano servire le ronde di sinistra. Serve essere presenti sul territorio e offrire un modello ed un esempio differente. Per questo basterebbe ispirarsi ai tradizionali valori della sinistra democratica, e, se non si vuole essere proprio comunisti, potrebbe essere sufficiente ispirarsi alla nostra costituzione. Un po' come hanno fatto e stanno facendo Englaro (che è un esempio di civismo e rettitudine), Rodotà, Marino e Camilleri per la questione del testamento biologico. Ognuno con i mezzi che ha, ed in prima persona. Perchè la sinistra istituzionale è morta (col de profundis cantato in dal solisto veltroni col piccolo coro del pd e degli "scomparsi-dagli-scranni"). Il problema prioritario, adesso, è non la costruzione della società futura, ma l'emergenza di una convivenza divenuta impossibile. 27-02-2009 07:39 - giò
  • Caruso? 27-02-2009 07:32 - Piero
  • L'articolo di Francesco Caruso potrebbe essere un ottimo spunto per un racconto di fantascienza. 27-02-2009 07:13 - gianni
  • ma vi pare che ci mettiamo a fare le controronde?!
    facciamo guerriglia urbana, ci lamentiamo che fanno le ronde quelli della lega e noi rispondiamo cn altre ronde??????
    ma vi pare logico?
    ci sono le europee tra poco, pensiamo a ripartire riconquistandoci almeno la dignità storica e politica di esistere e di tornare a crescere! Sarebbe già tanto. 27-02-2009 01:28 - anonimo sinistroide
  • L'imbarbarimento della politica impone alla snistra un ripensamento serio sule strategie e le tattiche da intraprendere. La base va mobilitata e i temi selzionati. Non so se le controronde possano funzionare, ma so che il fenomeno della Lega e del nord in particolare non e' mai stato preso seriamente da nessuno. Conoscendo bene e direttamente le valli bergamasche e la gente che le abita posso tranquillamente e con tristezza dire che nessuno a sinistra si e' sforzato di capire. Non vogli dare lezioni a nessuno ovviamente ma vorrei dire, volendo schematizzare al massimo, che la Lega trova una solida base nelle aree dell'ex lobardo veneto austriaco dove la democrazia cristiana ha sempre dominato. Dove l'intransigenza cattolica si e' sposata con l'idea calvinista del lavoro come elemento essenziale e qualificante dell'individuo. Dove i "terroni" (leggi meridionali) e' gente che non vuole lavorare e Roma la citta' della corruzione che permette a chi non lavora di vivere senza fare nente. Insomma, la reale e drammatica corruzione della politica italiana, dei sindacati e dei partiti che danno lavoro ai raccomandati e non ai meritevoli cosi' come tutte le istituzioni pubbliche, sono alla base del successo della lega. Naturalmete cio' non toglie che in tutto questo ci sia una ovvia ipocrisia e contraddizioni, ma il cattolicesimo e' in se ipocrisia. Il mio punto. La sinistra deve partire dalla base, forse le ronde sono un punto di partenza, ma sicuramente la lotta alla corruzione e' indispensabile alla sinistra per riprendere un po' di ossigeno. 27-02-2009 00:40 - murmillus
  • Visto che ormai non servite a niente (come tutta la sinistra, si intende)vi uso per qualcosa di nobile e utile. Se va in porto l'affare, uso il ricavato per comprare i "quaderni del Carcere" di Gramsci. Costano 60 euro troppo per un operaio...

    Vendesi "album di Famiglia" de il Manifesto", completo di figurine (già attaccate). 70 euro (trattabili).
    Chi è interessato scriva a "antonioacatania@yahoo.it".


    Grazie, salutatemi Vendola, Ferrero, Grassi e le loro poltrone... 26-02-2009 23:12 - Antonio Catania
  • ...In alcune zone del Sud Italia...le ronde già ci sono..da diversi secoli..e si chiamano clan camorristici, mafiosi, ndrangheta!!..Nessuno si chiede mai come mai..in paesi con alta densità camorristica, nn avvengono episodi di micro-criminalità??!!Paradossalmente in certi posti la "sicurezza" come minaccia del quotidiano..nn è un problema..proprio perchè ci sono i clan..a garanzia dell'ordine costituito..da loro stessi, cioè dello sfruttamento, del caporalato, ecc!!Ecco vorrei chiedere..a Francesco Caruso, in quest'ottica...quale cittadino comune che abita a Scampia, a Castelvolturno, a Casal di Principe, a Ponticelli, scenderebbe così in strada..assieme ai suoi amici per denunciare...le violenze del caporalato, le estorsioni, le rapine ecc ecc..senza rischiare minimamente..di essere gambizzato o peggio ancora!!

    Le contro-ronde..sarebbero stupende...ma qualche volta bisognerebbe scendere più spesso tra i meandri della realtà...pura e cruda..dove persino chi scrive...viene..minacciato..di morte..figuriamoci il cittadino comune che si mette d'intralcio a cielo aperto con gli interessi camorristici!!

    In questo Paese tutti i problemi..bisogna guardarli con prospettive diverse...da Roma in sù..e da Roma in giù..

    è triste..ma è la cruda realtà!! 26-02-2009 23:09 - ezio
  • A bologna abbiamo comnciato bene... le "ronde" hnno già bastonato un gruppo di ragazzi appartenenti ad un noto centro sociale... naturalmente a finire in questura sono stati gli stessi ragazzi... con queste premesse non la vedo affatto facile contrastarle... 26-02-2009 19:44 - Dario
  • Vedi l'articolo di Benni pubblicato ieri 26-02-2009 19:02 - Carlo A. Silenzi
  • interessantissimo articolo. e' vero, chiunque può spacciarsi per un rondaiolo, ci avevo pensato anch'io in questi giorni alla eventualità di rispondere colpo su colpo a queste schifose provocazioni. basta indossare una fascia con scritto "ronda xy.." e ci sarà da divertirsi! auguri ai benpensanti dalle menti deboli! 26-02-2009 18:57 - laura
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