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Anna Maria Merlo
Europa, ma la Francia canterà la Marsigliese?
Mentre Nicolas Sarkozy è obbligato a difendersi sulla scena europea dalle accuse di protezionismo (a causa del piano di rilancio di 26 miliardi di euro che condiziona gli aiuti all’industria alla rinuncia a ulteriori delocalizzazioni della
produzione), l’opposizione cerca di recuperare terreno in vista delle prossime elezioni europee flirtando anch’essa con la tentazione di chiusura dentro i confini nazionali.
E’ l’idea stessa di Europa comunitaria che rischia di fare le spese della
crisi in corso.
La sinistra della sinistra cerca un’intesa attorno a un denominatore comune: riunire attorno a un’unica lista la Francia del “no”, che nel 2005 aveva respinto il Trattato costituzionale europeo, per delle buone ragioni – contro l’Europa della concorrenza - ma anche per motivi meno nobili, che hanno a che fare con le sirene dell’appartenenza nazionale (ma in quest’area, le divisioni tradizionali rischiano di impedire un accordo finale per una lista unica: il Npa di Olivier
Besancenot non sembra avere l’intenzione di fare lista comune con il Pcf e il neonato Parti de gauche, che si stanno articolando con quello che resta dei collettivi per il no).
Il Ps, che tra mille polemiche e strappi, ha definito le liste per le europee lo scorso fine settimana, punta a risalire la china proponendosi come il “voto utile per un’Europa di sinistra”. Secondo la segretaria del Ps, Martine Aubry,, con il voto di giugno è possibile “un riorientamento della costruzione europea”.
Con quali contenuti? Dal referendum del 2005, il Ps è in grandi difficoltà sul fronte europeo, diviso tra i difensori del “si’” al trattato di Lisbona e l’ala che si era schierata per il “no”. Il compromesso raggiunto nel testo per le europee dà spazio alle posizioni del fronte del “no”: “l’Unione europea deve rivedere la strategia di Lisbona e considerare che la protezione e lo sviluppo delle sue industrie tradizionali devono figurare allo stesso titolo degli investimenti nell’economia verde, nelle industrie di punta e i servizi ad alto valore aggiunto”, recita il testo adottato dai 215 membri del consiglio nazionale del partito, con sole due astensioni e nessun voto contro.
Il deputato Arnaud Montebourg vi vede “la fine della deriva social-liberista del Ps”. Il testo del Ps propone un piano di “grandi lavori” europei calcato sulle esigenze francesi (Tav, trasporto merci su rotaia, trasporto fluviale, reti Internet), con la nota positiva di chiedere un “salario minimo europeo” (che significa pero’ anche eliminare la concorrenza dei dumping sociale dei paesi a bassi salari, cioè dei nuovi paesi dell’est).
Come obiettivo comune per le sinistre europee, i francesi propongono di cominciare da una candidatura unica per la presidenza della Commissione: il danese Poul Rasmussen contro il raddoppio di José Manuel Barroso.
- 31/03/2009 [30 commenti]
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tossici che lo stato disintossichera' con soldi pubblici. Una formula del ventennio fsscista del pubblicizzare le perdite, privatizzando i profitti.
La sinistra francese non ha speranza di raccogliere consenso fra le classi lavoratrici se non costruisce un partito di sinistra anticapitalista che metta al primo posto i diritti dei lavoratori .
Dimostri di avere una idea forte di societa socialista
del xxi secolo .Una societa' che cambi le cose oggi esistenti e credo che la marsigliese sara cantata da tutte le persone di buona volonta'........................ 03-03-2009 22:00 - carlo +lagrange
Certo, i valorosi imprenditori, che quando si tratta di stare sul mercato senza un centesimo di assistenza statale tremano, dislocherebbero altrove.
Ma sarebbe ugualmente un risultato. 03-03-2009 20:15 - Antonella