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Alberto Piccinini
Mourinho, un alieno nel teatrino del calcio
L’allenatore dell’Inter Josè Mourinho, deferito al tribunale del calcio per le sue affermazioni sulla “prostituzione intellettuale” di allenatori e giornalisti italiani, ha molti fans anche non interisti e anche in questo giornale oltreché al "Foglio" e alla "Repubblica". Non perché “somiglia a D’Alema” (il Foglio). Semmai si dovrebbe sostenere il contrario. Neppure perché ci sia in lui qualcosa di leninista-maoista-decisionista (La Repubblica). Bisognerebbe sempre diffidare dei paragoni tra il calcio e la vita - la politica, la storia e tutto il resto. Il calcio è la vita. Punto e a capo. A proposito di paragoni, quando ci fu in ballo un film sulla vita di Mourinho, lui stesso indicò l’attore che avrebbe potuto interpretarlo sullo schermo: George Clooney. Nel florilegio delle sue dichiarazioni, poi, ce n’è una definitiva: “Non sono il migliore del mondo, ma penso che nessuno sia meglio di me”.
Sono un fans appassionato delle interviste dopopartita di Mourinho, al punto di seguirle con un colpo di telecomando nella loro esatta sequenza televisiva: Sky, Rai, Italia 1. Sapete di che si tratta: finte domande, finte risposte, domande che contengono già la risposta, risposte a domande mai pronunciate, e qualche volta né domande, né risposte. Ci si fa l’abitudine. Solo che a Mourinho basta uno sguardo soltanto per buttare giù tutto il teatrino. Sottotitolo: “Perché non la finiamo tutti di prenderci sul serio e andiamo a mangiare due spaghetti che ho fame?” Ecco, lo dice lo dice. Poi: se non lo ha detto stasera lo dirà sicuramente settimana prossima. E così via. Una volta su Sky, a Mario Sconcerti ha detto così: “Io a cena con te non vado perché non sei mio amico. Io vado a cena soltanto coi miei amici. Tu non sei mio amico. Se parliamo di calcio, parliamo di calcio”.
Due domeniche fa gli arriva questa domanda: “Adesso bisognerebbe parlare di scudetto. O lei non lo fa perché è scaramantico?”. “Non sono scaramantico – ha risposto lui – Sono razionalista. E siccome mancano ancora 33 punti alla fine del campionato, lo scudetto non lo abbiamo ancora vinto”. La parola chiave è “razionalista”, qualsiasi cosa voglia dire se applicata al calcio. La parola impronunciabile nel teatrino calcistico, “scudetto”, Mourinho invece l’ aveva già pronunciata anni prima, a metà stagione, quando guidava il Chelsea primo in classifica. Vinse effettivamente lo scudetto, ma perse altre cose non di poco conto tipo la Champions League, e allora finì per usare nello scontro polemico tutte le armi che adesso, nell’esternazione dell’altro ieri, ha messo in mano ai suoi nemici colleghi Spalletti e Ranieri: se la prese con l’allenatore del Manchester Alex Ferguson e con quello del Barcellona Rijkard perché avevano “troppa dimestichezza con gli arbitri”, diede ai calciatori delle squadre avversarie dei “cascatori”, e così via. Questo per dire che Mourinho è un alieno per il piccolo mondo del calcio italiano, quindi ci sta molto simpatico, ma poi è un allenatore come tutti gli altri.
La sua Inter per esempio “non fa la differenza”. “La fa solo nel risultato, ma non sempre i risultati sono espressione del gioco”, e questo lo dice oggi a ragione Zdenek Zeman, che in tv risultava più o meno come Mourinho, salvo una certa svagatezza surrealista che lo faceva sembrare troppo avanti, troppo fuori dal gioco. Un altro che non dava confidenza a nessuno, tanto meno ai giornalisti televisivi, è stato Fabio Capello, memorabile protagonista di interviste postpartita tra sordi più o meno. Mourinho aggiorna il personaggio, entra a gamba tesa nel teatrino del calcio e del giornalismo (calcistico?) italiano, fino a spingersi alla definitiva dichiarazione neosituazionista; “Io parlo con voi, parlo dopo le partite, perché ho un contratto, perché sono obbligato, perché il mio club ha un contratto”. Quindi restiamo sintonizzati. Se va avanti così possiamo attenderci grandi cose tipo sapere finalmente cosa vuol dire esattamente “giocare tra le linee”. O anche: D’Alema è ancora una speranza per una certa sinistra? Con Lenin allenatore la Roma avrebbe vinto più scudetti e avuto meno rigori contro? Balotelli si è buttato veramente?
- 31/03/2009 [30 commenti]
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A me ricorda tanto CAPEZZONE 15-03-2009 18:55 - MARCO
Poi, caro Piccinini, tra le tante definizioni che hai citato del "bel tenebroso" ti sei dimenticato quella che lui stesso si diede alla domanda su quale fose la sua collocazione politica: "sono un conservatore di destra" ... a cui piace il Bar Sport, aggiungo io. 05-03-2009 21:29 - Enrico Pescosolido
FORZA INTER
VIVA IL PRC 05-03-2009 20:36 - pietro
W Mou!! 05-03-2009 16:57 - Alessandro