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FUORIPAGINA
05/03/2009
  •   |   Cristina Piccino
    Anni Settanta, censura in Prima Linea

    All'inizio c’è “Miccia corta”, il romanzo (Derive&Approdi) in cui Sergio Segio, nome di battaglia «comandante Sirio», tra i fondatori di Prima Linea, racconta gli anni Settanta, le lotte, i movimenti, cosa portò alla scelta della lotta armata, le stragi istituzionali e fasciste concentrandosi su una giornata, il 3 gennaio del 1982, quando il gruppo attaccò il carcere di Rovigo per liberare quattro compagne tra cui Susanna Ronconi che Segio aveva sposato in carcere. Il crollo del muro uccise per sbaglio Angelo Furlan, un pensionato che era uscito col cane. Però alla notizia del film la figlia di Furlan, Maria Teresa, aveva detto che sì, che dovevano farlo, lei i terroristi li aveva perdonati...

    Eppure quando il progetto di “Miccia corta”, film divenuto “La prima linea” (produce la Lucky Red con la regia di Renato De Maria), è arrivato al ministero si è scatenato, come sempre ogni volta che si toccano gli anni Settanta, il putiferio.

    Il ministro Bondi dapprima sembrava deciso a rifiutare il finanziamento, poi c'era stata una seduta straordinaria, il 19 settembre, a cui avevano partecipato gli autori, la produzione, le associazioni dei familiari delle vittime del terrorismo, che aveva rinviato ancora la decisione chiedendo nuove modifiche alla sceneggiatura.

    Infine il 19 dicembre scorso il film aveva ottenuto il finanziamento ministeriale di 1,5 milioni di euro. Le ragioni, spiegate nelle note sul sito del ministero stesso, sono sostanzialmente legate al valore della sceneggiatura di Sandro Petraglia, Ivan Cotroneo, Fidel Signorile (31 punti su 35 di massimo), di cui si apprezzavano i cambiamenti fatti raccogliendo le richieste delle associazioni e del ministero stesso. Che ha imposto comunque altre condizioni tipo comunicare ogni variazione, il divieto di partecipare alla promozione del film per i protagonisti reali (quindi Segio e Susanna Ronconi), ai quali non deve andare nessuno provente.

     
    Il comune di Milano, intanto, aveva concesso un patrocinio visto che la storia si svolge anche nel capoluogo lombardo e molte scene saranno girate lì . Però dopo nuove proteste di familiari e politici lo ha ritirato. « Non ci ho dormito la notte su quella delibera... Pensavo che i problemi coi familiari delle vittime fossero stati chiariti» ha dichiarato Giovanni Terzi, assessore al tempo libero per il comune di Milano. Plaude la decisione, invocando Bondi a fare lo stesso, il procuratore Armando Spataro, coordinatore del dipartimento antiterrorismo alla procura di Milano. Supportato ieri (sul ”Corriere della sera”) da altre voci, che polemizzano con la scelta di fiction della storia con il troppo bello Riccardo Scamarcio nel ruolo di Segio (ma non è che uno brutto equivale lombrosianamente, e per fortuna, a uno cattivo) e Giovanna Mezzogiorno in quello di Susanna Ronconi.
    Tutta questa storia, purtroppo, suona come un copione abusato, pronto ogni volta che si parla degli anni settanta, il «grande tabù». È accaduto anche la scorsa estate, con il film di Gianfranco Pannone, “Il sol dell'avvenire”, ispirato alla storia dell'ex-br Franceschini, lì Bondi aveva minacciato nuove regole di censura preventiva. E anche a sinistra si preferisce assecondare i cori ipocriti, con quell'aria grave sfoderata in queste occasioni di cose che non si possono pronunciare, temibili, tutte sbagliate. Per questo è sempre più insopportabile, e pericoloso visti i metodi dinsinvolti dell'attuale classe politica al governo. Inoltre: come si fa a giudicare un film senza vederlo, anzi prima di girarlo?
    Non che il cinema italiano sia immune da queste ansie, ogni volta che si fa un film su quegli anni è sempre brutto, o autocensorio, come se i registi, anche i più lucidi, fossero paralizzati (in questo senso il migliore resta “La tragedia dell'uomo ridicolo” di Bertolucci). Per conoscere gli anni settanta bisogna vedere i film di chi li raccontava in contemporanea – infatti semiclandestini e mai «studiati» da quasi nessun nostro regista – da Grifi a Antonello Branca, dove di quel periodo si vedono conflitti, contraddizioni, e soprattutto viene restituita, come nel libro di Segio, anche se con scelte politiche diverse, la violenza di stato contro operai, studenti, e dissenso (non solo armato) che non si può cancellare quando se ne parla. Anni di lotte non solo di pallottole come la strumentale retorica di oggi continua a dire. Gli anni settanta sono molto di più dell'equazione terrorismo/lotta armata, forse per questo un film così doveva essere «indipendente», e in realtà, se non avesse ottenuto i finanziamenti di Rai Cinema e Medusa, più Sky per i diritti pay-per-view, poteva essere interamente prodotto all’estero, visto che è appoggiato da Euroimage e gode della coproduzione, al 20% dei fratelli Dardenne. Però non sarebbe giusto. Perché la questione fondamentale resta una sola: non è possibile che in Italia venga cancellata la libertà di raccontare. Che l’immaginario - già non vivissimo - debba essere appiattito su cose gradevoli, o lacrimose o piatte, basta che non diano fastidio, che non tocchino la contemporaneità, che non provochino dubbi, domande, diversa conoscenza. Quindi “Gomorra” che non è sopportabile perché offre una cattiva immagine dell’Italia, e se è un buon film conta poco salvo dopo averlo attaccato scandalizzarsi per la mancata nomination agli Oscar.
    Gli autori di “La prima linea” hanno scelto per ora il silenzio. Li capiamo, si creerebbero discussioni inutili sul niente. Vedremo il film, li ascolteremo al momento giusto.
    Sergio Segio ha pagato la sua pena con ventidue anni di carcere. Non è che riflettere su logiche e motivazioni di un passato così vicino, e appunto così irrisolto, significhi mancanza di rispetto per le vittime. Anzi. È un fatto di cultura e di conoscenza, cose queste sì molto svalutate da noi oggi.


I COMMENTI:
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  • Io so che con queste affermazioni scandalizzerò i benpensanti che proliferano in questo paese in ogni possibile collocazione, desdtra centro ma, anche a sinistra, compresi i tanti lettori del Manifesto che urlavano all'assassino sulla vicenda di Cesare Battisti. Ora questa storia delle vittime chiamate ogni volta in causa come giudici ultimi su ciò che è di rilevanza storica, anche su fatti recenti, sta diventando una pesante cappa che impedisce qualsiasi analisi obiettiva su fatti che hanno segnato i tempi trascorsi e che per molti di noi hanno significato un coinvolgente travaglio. Accetto pure che vite innocenti siano state travolte da quegli eventi, alcune spesso al di là delle intenzioni degli esecutori. E' giusto, o meglio, è umano quindi che i famigliari non accettino di giustificare quelle che loro chiamano efferatezze perpetraste dai protagonisti di quegli episodi, ma la storia è sempre più complessa delle singole vicende umane.Essa è fatta di sfaccettasture da inserire in un contesto più ampio. La storia di quegli anni poi era inserita in torpide manovre che rendevano quasi impossibile separare i giusti dai malvagi così, chi si buttò nella lotta armata, mosso da buone e meritorie intenzioni, finì spesso per sparare nel mucchio, in questo guidato da coloro che alimentavano proprio quel torpido che serviva a mantenere sotto controllo un regime asservito a logiche di potere che avevano i propri santuari fuori da ogni contesto democratico. Ecco che i film o la letteratura che tratta di quei tempi dovrebbero servire a ridare quella luce che fu impossibile allora distinguere in quelle tenebre.Che poi è ciò che ci aspettiamo sempre dalla storia! 06-03-2009 18:54 - giulio raffi
  • Vero ogni volta che un film affronta la storia degli anni 70 si va incontro alla censura questo perchè secondo me non si sono ancora fatti i conti con quel periodo si vorrebbero cancellare quegli anni. 06-03-2009 18:29 - red67ag
  • Quando si tratta di terrorismo si tocca ancora oggi dei nervi scoperti,ed è
    comprensibile.Il terrorismo è stato per la sinistra e per l'italia una sciagura terribile.
    Ha lasciato nella disperazione i famigliari delle vittime.Capisco che fa parte della nostra storia piu' recente ,ma quando si fa cultura cinematografica evocando questi anni di piombo bisogna evocarli stando attenti a non fare delle immagini una scusante del terrorismo. E' pericoloso per i giovani che non hanno vissuto quel periodo che va' si storicizzato ma nell'alveo della corretezza e verita' storica................ 06-03-2009 15:42 - cenfuegos
  • Vorrei segnalare che l'intera polemica nata sulla decisione del Comune di Milano di patrocinare il film è priva di logica perchè le scene milanesi sull'omicidio Alessandrini sono state GIA' GIRATE prima della polemica stessa e dei suoi esiti congelatori
    http://sisifofelice.blogspot.com/2009/02/omicidio-in-diretta.html 06-03-2009 13:58 - Mario



    la logica è che ci fa rabbrividire lo stemma del comune di Milano di fianco all'esaltazione di 2 assassini!!!!! 06-03-2009 15:17 - Giorgio Bazzega
  • E' propio vero....il sonno della ragione genera solo mostri. Ma se sono 5 anni che ci stracciano il cazzo con i loro film revisionisti sul duce!!!!...e i documentari? e gli speciali?? Vergogna. 06-03-2009 14:41 - BEK67
  • Vorrei segnalare che l'intera polemica nata sulla decisione del Comune di Milano di patrocinare il film è priva di logica perchè le scene milanesi sull'omicidio Alessandrini sono state GIA' GIRATE prima della polemica stessa e dei suoi esiti congelatori
    http://sisifofelice.blogspot.com/2009/02/omicidio-in-diretta.html 06-03-2009 13:58 - Mario
  • Sono Giorgio Bazzega, uno dei famigliari che hanno protestato, vorrei fare un chiarimento contro la manipolazione della realtà fatta nell'articolo ed in qualche commento:
    1- Nessuno vuole censurare niente, e siamo stati chiari nel dirlo, il film può tranquillamente essere fatto con finanziamenti privati, non pubblici.
    2- In questo caso non si può parlare di "informazione" fatta dal film per 2 semplici motivi che sono: la mancanza di cultura generale ,soprattutto nelle generazioni più giovani, di quello che sono stati quegli anni, quindi con due attori come Scamarcio e la Mezzogiorno si rischia di travisare il messaggio ovvero trasformare 2 vili assassini in modelli di identificazione per i giovani, è successo per romanzo criminale, per la fiction su Riina, vogliamo che succeda ancora?
    La vita di tanta gente inerme ed innocente è stata spezzata insieme alle proprie famiglie da gente che si sentiva investita del potere di vita e di morte! Sono questi eroi? Oppure i veri eroi sono quanti nella quotidianità portano avanti le proprie idee con l'esempio ed i sacrifici di una vita? Perchè di questi ultimi non parla mai nessuno?
    3-Vi allego dedica di Segio in apertura del suo libro:“ A tutti i figli e le figlie dei nostri compagni. Perché crescendo e cominciando a sapere e a capire, non gli venga mai meno la certezza che i loro genitori sono state persone buone e leali… e che hanno lottato con generosità e coraggio, per un mondo migliore e più giusto”.
    Obbiettivamente, chi ha assassinato padri di famiglia, anche davanti alle scuole dei figli, può permettersi adesso di farsi passare per un bravuomo che ha sterminato solo boia che se lo meritavano(chi intellettualmente onesto sia andato a vedere l'elenco dei caduti e le rivendicazioni fatte può capire quanto gli obiettivi colpiti fossero lontani dalla loro dichiarazione d'intenti) e reso orfani i figli dei boia? Nel nostro paese purtroppo c'è troppa partigianeria nei confronti di chi tanto sangue innocente ha versato, ci manca solo che questa mistificazione della realtà venga anche propagandata con i soldi dello stato che volevano abbattere. Tutto il resto sono chiacchere ed attacchi gratuiti... no problem, è da quando avevo 2 anni e 1/2 che sono abituato ad essere il "figlio di un boia"!!!
    Spero solo che l'ideologia di chi legge lasci spazio alla ragione, ci sono tanti modi per diffondere conoscenza su quegli anni ed in prima persona ne sono coinvolto con la costituzione della "casa della memoria per le vittime di terrorismo e stragi", fare un film del genere è solo un'operazione commerciale e di marketing, nulla ha che vedere con la storia!!!! 06-03-2009 13:35 - Giorgio Bazzega
  • segio è un cittadino italiano come gli altri ,che ha pagato il suo debito con la collettività e ha diritto a dire e fare quello che vuole ,compreso richiedere finanziamenti pubblici per un'attività artistica.altrettanto lecita è la protesta dei familiari nel non volere sentire o vedere una visione degli anni 70'diversa dai propri ricordi ed emozioni:basta non andare al cinema! 06-03-2009 13:19 - anna
  • i comunisti non devono essere vendicativi, ma giusti, e quindi difendiamo la libertà di espressione se vogliamo salvaguardare la nostra; la memoria democratica popolare, sà discernere e non dimentica che il periodo dal 68 in avanti fu periodo di anni formidabili, anni di grandi lotte sociali per i diritti. 06-03-2009 12:01 - roberto grienti
  • Protestare sì. Ma qui stiamo parlando di censura, di negare (indebitamente, visto che i meriti artistici ci sono tutti) i soldi necessari, usare i cordoni della borsa come arma di ricatto. Troppo comodo. 06-03-2009 10:13 - x beba
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