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Sara Farolfi
Se Franceschini si risveglia Robin Hood
Un contributo straordinario a carico dei redditi più alti da destinare ai più poveri. La proposta del neosegretario Pd Enrico Franceschini apre una breccia nel governo e raccoglie il plauso della Lega. Si può fare, lascia intendere Umberto Bossi, «in questo momento è un bene che chi più ha più contribuisca». Ma per il resto, tra Forza Italia e An, è un coro di «no» quello che arriva. Tace Tremonti. Pochi mesi fa, era il ministro dell’economia a improvvisarsi novello Robin Hood con la sua tassa sui petrolieri (la “Robin Hood tax”) per iniettare risorse sulla social card. Come è finita si sa, più o meno a tarallucci e vino con la tassa trasformata in un più comodo contributo volontario delle imprese. «In tempi straordinari servono forme di prelievo straordinarie», diceva allora (ma erano solo sei mesi fa) il ministro. Ma la crisi ancora doveva arrivare.
La proposta di Franceschini - la terza negli ultimi giorni dopo l’assegno ai disoccupati e la moratoria sui licenziamenti dei precari nella pubblica amministrazione - è arrivata al termine di un incontro tra il segretario Pd e diverse associazioni che lavorano nel volontariato. Un quadro drammatico, in quel contesto Franceschini ha avanzato la proposta un contributo, in termini di un maggiore prelievo per due punti di Irpef, a carico dei redditi superiori ai 120 mila euro all’anno. In cima alla lista, i parlamentari. Obiettivo: reperire 500 milioni di euro da destinare ai comuni (e a quel Fondo sociale «decurtato dal governo di circa 300 milioni di euro») e alle associazioni di volontariato per il contrasto alla povertà più estrema. Non una rivoluzione, insomma, ma «una risposta parziale, che riguarderebbe tra le 150 e le 200 mila persone», come lo stesso Franceschini ammette, «che dovrebbe essere accompagnata da misure strutturali, come la lotta all’evasione fiscale». «Berlusconi non è ottimista ma finge di esserlo e questo non è un atteggiamento onesto - attacca Franceschini - La crisi non va negata, ma affrontata».
Nulla da fare. Nell’affastellarsi convulsivo di reazioni dentro il governo, il contributo una tantum per i più poveri fa più o meno la stessa fine dell’assegno ai disoccupati o della proposta di moratoria sui licenziamenti dei precari nella pubblica amministrazione: scomodando di tutto, si torna a parlare del «peggiore statalismo» (che non figura però quando si tratta di socializzare le perdite), di terapia tutta «assistenzialismo e tasse» e giù in basso scendendo. L’unica apertura è quella di Umberto Bossi, da giorni impegnato in una battaglia contro banche e banchieri, ’rei’ di avarizia nei confronti delle piccole imprese (di cui è innervato in Nordest) strozzate dalla crisi e dai debiti. Ma anche il senatùr viene liquidato in fretta e furia dal vicepresidente dei deputati Pdl Maurizio Lupi: «Non è una proposta di governo, non è nel nostro programma e quindi le sensibilità possono essere diverse, Bossi la pensa in modo e io in un altro, ci confronteremo. E comunque non è aumentando le tasse o pensando che i ricchi devono piangere siccome piangono i poveri, che si esprime la solidarietà». Dal governo l’unica voce che si leva è quella solita del ministro Brunetta, ed è per sfottere: «Il Pd chi?», risponde ai giornalisti, «non conosco nessun Pd».
Per quanto riguarda le parti sociali, la proposta di Franceschini - versione soft di quella avanzata da Guglielmo Epifani qualche settimana fa sull’aumento del prelievo fiscale per i redditi sopra i 150 mila euro - piace, con qualche distinguo, ai sindacati, e incontra il «no» degli industriali. «C’è bisogno di aumentare le risorse verso le fasce sociali più svantaggiate», dice Epifani, «perciò condivido la proposta nel merito e nel metodo». «E’ utile un contributo una tantum - secondo il segretario della Cisl Bonanni - Ma a questa proposta ne va affiancata un’altra, che punti a rendere operativa l’anagrafe fiscale e più funzionale la tracciabilità dei pagamenti». «No», invece, da parte di Confindustria: «Non sono queste le misure che risolvono la crisi - dice il vicepresidente Bombassei - Avevo già criticato la proposta della Cgil sull’inasprimento della tassazione per i redditi sopra i 150 mila euro, e questa proposta non è poi così diversa».
All’interno del Pd, l’attivissimo Franceschini piace. «L’idea che a partire dal reddito dei parlamentari in su ci sia un contributo straordinario per i più disagiati è una proposta utile e realistica», dice Pierluigi Bersani. Mentre al coro di critiche si aggiunge anche il segretario del Prc Ferrero, che non usa mezze parole e parla «di un’elemosina di stato, per giunta una tantum, che non ha nessuna relazione con la soluzione della crisi economica e con il crescente disagio sociale».
- Strano Ferrero,elui quando ha distribuito il pane ad un prezzo politico cosa voleva fare? 12-03-2009 12:30 - Adolfo Meglio
- Meglio tardi che mai 12-03-2009 12:27 - lucio
- bravo Ferrero, continua così, "il problema è un altro", bisogna sentirsi sempre più a sinistra degli altri, oltre, nel blu dipinto di blu. 12-03-2009 12:06 - francesco
- Difficile chiedere ulteriori sforzi ai contribuenti italiani fino a quando i loro soldi vengono gettati dalla finestra dalle varie pubbliche amministrazioni. Esempio: la Provincia Autonoma di Bolzano destinerà nel 2009 circa 2 milioni di euro al "museo dei trenini", vari milioni alle Terme di Merano e tanto altro ancora. Così almeno i disoccupati sapranno come passare il loro tempo senza annoiarsi... 12-03-2009 12:05 - Giovanni Podda
- Ferrero risponde inneggiando all'elemosina di stato; eppure per quanto si è potuto vedere in questo ultimo periodo la tanto osannata figura dei Veri Comunisti è stata in silenzio. duri e puri ma non quando si tratta di salvaguardare interessi maggiori: molto probabilmente - come ha ammesso lo stesso Franceschini - queste sono misure parallele che non hanno diretta influenza sulla fuoriuscita dalla crisi (anche se, a mio parere, per salvaguardare i consumi è necessario agire in favore degli stipendi) che è ben più strutturale nonostante il Cavaliere lo neghi ed i suoi Paggi e Stallieri affermino la medesima cosa. il punto è che una società giusta è quella in cui ognuno dà secondo le proprie possibilità; in tempo di grassa come in tempo di magra, anzi. SOPRATTUTTO in tempo di magra, in cui è necessario reperire fondi per portare avanti determinate politiche di appoggio ai redditi più bassi o a chi si trova a risultare privo di reddito, una richiesta tanto semplice è quantomai necessaria. si sa perfettamente a cosa porta la miseria, eppure continuiamo a dirci - o a farci dire - che la miseria non esiste. o che è solo una proiezione schizofrenica di gente che vede tutto nero. O Rosso, in questo caso. 12-03-2009 11:42 - Annalisa
- 31/03/2009 [30 commenti]
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