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Clementina Colombo
Prodi, ve lo dico io com'è il Pd
La domanda di Fabio Fazio è di quelle che chiamano risposte velenose: “Cosa pensò quando Walter Veltroni annunciò la decisione del Pd di correre da solo alle elezioni politiche?”. La risposta però non è solo velenosa: è deflagrante. “Non ebbi bisogno di pensare perché la sera stessa si affacciò nel mio studio Clemente Mastella e mi disse: 'Se voi volete farmi fuori sarò io a fare fuori voi' “. Non era una minaccia a vuoto, era un de profundis per il secondo governo guidato da Romano Prodi, e il primo a capirlo fu proprio lui, il professore.
E' storia vicina, anche se sembra lontanissima. Il governo dell'Unione era ancora in piedi, pur se già assai traballante. La destra di Silvio Berlusconi non aveva ancora rotto una sostanziale parità di consensi che proseguiva da quasi quindici anni. Lo avrebbe fatto pochi mesi dopo, nelle elezioni del 14-15 aprile, ed è lecito pensare che quella scelta di Veltroni, oltre a rappresentare una sentenza capitale per il governo di centro sinistra, abbia anche contribuito a determinare quel catastrofico risultato elettorale.
Prodi, di sfuggita, se la prende anche con gli altri partiti della sua maggioranza, con le forze della sinistra, colpevoli di aver protestato in piazza contro le scelte peggiori del suo governo, pur senza far mai mancare (a differenza di tutti gli altri partiti dell'Unione) il loro voto nelle aule parlamentari.
Ma il bersaglio grosso resta l'ex pupillo Veltroni, quello che negli anni '90 Prodi vezzeggiava definendolo affettuosamente “Walterino”. Del resto si sa che, per essere un cattolico praticamente, il professore conosce pochissimo la virtù cristiana del perdono. Ha una memoria da elefante e conosce la massima secondo cui la vendetta è un piatto che si gusta freddo. Non a caso, per riprendere la tessera del Pd, ha atteso che “Walterino” uscisse di scena. E non a caso, di fronte alle telecamere di Fazio, ha deciso di bastonare definitivamente il can che affoga trattandolo da killer del suo governo.
Non che abbia torto, sia chiaro. La decisione solitaria di Veltroni fu davvero esiziale per il governo, e per la sinistra tutta, incluso lo stesso Pd. Però le ragioni di Romano Prodi finiscono qui. Beffardo, il verde Bettin ha segnalato che quando parla dei suoi due governi, sembra si rifersica all'Atene di Pericle. Lui stesso, il diretto interessato, rivendica le sue finanziarie di lacrime e sangue, necessarie perché “il risanamento era precondizione per la redistribuzione”. Assicura che, non l'avessero pugnalato alle spalle i soliti alleati, si sarebbe vista anche l'età dell'oro, dopo quella del piombo: “In tutte e due le occasioni, i miei governi sono caduti proprio quando il paese poteva iniziare a distendersi”.
Ma di tale mitica “seconda fase”, della sospirata redistribuzione, non s'è vista traccia neppure dopo la finanziaria “lacrime e sangue” del 2006. Si è visto, invece, il passo indietro rispetto al programma solennemente sottoscritto in campagna elettorale sulla riforma delle pensioni. Si è visto un protocollo sul welfare che con quel programma, e con l'ispirazione di un qualsiais governo anche vagamente di sinistra faceva a pugni. Si è vista la decisione, inspiegabile se non con l'intenzione di infliggere un colpo simbolico decisivo alle forze della sinistra, di ampliare la base di Vicenza. Si sono viste continue genuflessioni nei confronti degli imperativi vaticane e dei dikat delle aziende.
Che Veltroni abbia cinicamente inferto il colpo di grazia al governo dell'Unione è un fatto. Ma che quel governo fosse già agonizzante di suo è altrettanto certo. Prodi ha tutti ottimi motivi per condannare il suo ex protetto. Non ne ha alcuno per assolvere se stesso e il governo da lui guidato.
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Per questa brillante situazione possiamo ringraziare DS e Margherita che nel 2006 sono andate separate al Senato e Veltroni che con determinazione ha dato il colpo di grazia. 18-03-2009 00:43 - Paolo
Nel 2006 e con tre milioni di voti, il governo Prodi era quanto di più avanzato la sinistra potesse ottenere: è tutto dire, ma è la verità.
Nel 2008, dopo i No Tav, No Dal Molin, No inceneritori, no di qua e no di là, con 1 milione di voti e nessun parlamentare cosa possiamo chiedere?
Le menti brillanti che guidano i partiti di sinistra andranno alle europee in ordine sparso: pronti a gridare alla vittoria se uno prenderà due voti (perchè di tanto sarà la differenza) più dell'altro.
E se questi dirigenti andassero tutti a casa? 17-03-2009 22:44 - Pino
a me prodi non piaceva però a sinistra nessuno è stato meglio di lui. oggi lui sta in pensione, i suoi ex colleghi e alleati, sconfitti, sono tutti rimasti a fare politica. questo mi sembra un punto enorme a favore del professore. c'è poco da fare. 17-03-2009 22:39 - Francesco Armezzani
Mi date un suggerimento? 17-03-2009 21:44 - luciano
E' stato come vedere degli infiltrati del PD-con-la-L nel PD-senza-la-L all'opera, che distruggevano decenni di democrazia in pochi colpi ben assestati. Una distruzione che pur tentata non era riuscita alla P2 e a Berlusconi in 15 anni, come in un incubo,si è materializzata ed ho avuto il sospetto che fosse stato tutto in qualche modo pianificato.
Il sorriso mellifluo e invertebrato di Veltroni ha potuto tanto. 17-03-2009 19:38 - Patrizio Bella