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Andrea Colombo
Mickey Rourke, il corpo rifiutato dell'America
Vent'anni dopo, l'America rampante di Ronald Reagan e di Wall Street, l'America di Milton Friedman e della finanziarizzazione, della rivoluzione dei ricchi a favore dei ricchi, è un corpaccione piegato e piagato, una faccia piena di pugni, un cuore che marcia a stento. Lo yuppie elegante e scanzonato che negli anni '80 sorseggiava drink assistendo allo spogliarello forse più noto della storia del cinema è ora un relitto segnato dalle cicatrici, maciullato dallo spettacolo che ha messo e continua a mettere in scena per arricchire “quelli che girano in Cadillac”, come li definisce Ram The Jam, il protagonista di ”Wrestler”. Quelli che si arricchiscono, senza mai rischiare niente, sulla pelle delle loro vittime: i lottatori che si massacrano per due soldi e quattro applausi, i giovani leoni della borsa che vengono portati alle stelle e poi buttati via come stracci vecchi.
Forse “The Wrestler”, il capolavoro di Darren Aronofsky e Mickey Rourke, è stato scritto e pensato prima che la più devastante crisi dal dopoguerra in poi rivelasse, con l'immediatezza del fulmine che spezza l'albero per dimostrare quanto fosse marcio, il grande e nefasto inganno che per trent'anni ha imposto al mondo le sue regole feroci e bugiarde. Però, come illuminato da un presagio, descrive quel crollo con la precisione di una radiografia spietata. E ne rintraccia la genealogia. Ne indica le origini, che vanno ben oltre il casus belli dei mutui erogati alla cieca, dell'indebitamento di massa favorito per conciliare l'inconciliabile, salari bassi e consumi altissimi. Rintraccia le radici del disastro nei dorati anni '80, nella bolla non solo speculativa fatta di lustrini e apparenze, di sfruttamento feroce camuffato da facile successo e facile arricchimento.
Ma “Wrestler” non si piega alla superficialità del moralismo saccente: di quella illusione segnala senza alcun sconto le menzogne e la ferocia, ma anche la vitalità e l'energia che ne accompagnarono, un ventennio fa, l'ascesa. E' l'omaggio finale, commosso, struggente, a chi di quell'illusione è stato a un tempo artefice e prima vittima, i campioni per un giorno, i ricchi di una sola stagione. Le Isabelle Biagini del mondo occidentale, passate dallo sfarzo della prima serata alle panchine dei nuovi hoboes.
Lo sfruttamento e il dominio si esercitano sui corpi, prima e più che sulla fantasia, sull'intelligenza, sulle menti. I corpi esaltati e messi a profitto. Usati, spremuti, gettati via. Il corpo ingrassato di Isabella Biagini. Il corpo deturpato di Laura Antonelli. I corpi esposti sempre e ovunque eppure sempre e ovunque negati e nascosti nella loro fisicità reale, nella loro fragilità.
“Wrestler” non è solo un film molto bello. E' un film rivoluzionario per la sua capacità di mettere in scena, sconfinando quasi nell'oscenità, la realtà dei corpi feriti, invecchiati, indolenziti: le cicatrici che fioriscono sul corpo statuario di Mickey Rourke, le rughe sul viso di Marisa Tomei, come la Kim Basinger di “Nove e settimane e mezzo” impegnata in erotiche lap dance, però non per diletto e in un attico di Manhattan: per sudato lavoro, in una bettola del Jersey.
Forse non è un caso se i film migliori che accompagnano il tramonto del neoliberismo e della sua bugia fondata anche (forse soprattutto) sulla falsificazione dei corpi, sulla rimozione della loro fisicità, sono film che, al contrario, osano mettere al centro la realtà del corpo: il Clint Eastwood invecchiato, forse per la prima volta apertamente invecchiato, di “Gran Torino”, la ruvida, quasi scostante Kate Winslett di “The Reader”, l'insuperabile Mickey Rourke di “Wrestler”. La bolla è scoppiata, e non solo a Wall Street, e quei corpi invecchiati, imbolsiti,maciullati sono, forse, il segno di un risveglio.
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non siamo al macello comunale dove si da il colpo di grazia! Mi sembra che ce lo avrebbe potuto insegnare abbastanza la storia della guerra civile spagnola che alla fine nel ´39 ha partorito mostri come Franco!
Qui si tratta di rimboccarsi le maniche, guardarsi allo specchio e rincominciare a costruire dai nostri giovani! Che esempi hanno da questa marcia societa´che é solo spettacolo? Da questa societa´di cui
noi vecchi siamo i responsabili! Noi italiani siamo maestri di esterioritá e di superficialitá "elevate" a merce attraverso gli scaltri speculatori del mondo dei media che noi abbiamo creato e che ci governano. Il senso di schifo e di vergogna sembra proprio che non abbia mai fine. Noi siamo responsabili di noi stessi e di tutto cio´che ci circonda! La ´ America di questo bel film é un riflesso di tutto ció che abbiamo anche noi a casa nostra. Gettiamo per favore la televisione dalla finestra e incominciamo a parlare sinceramente coi nostri giovani! Un affettuoso saluto. nino da Stoccolma. 23-03-2009 12:09 - Nino Monastra
Non potrebbe essere il corpo di un"sovietico" rimasto come quei giapponesi, perso nel tempo e nella giungla "?
O quello di un stakanovich (avete mai visto una sua foto ?)
Questo è pensiero unidirezionale o relativistico ? Bah ! 22-03-2009 13:07 - alvise bojago