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FUORIPAGINA
21/03/2009
  •   |   Andrea Colombo
    Mickey Rourke, il corpo rifiutato dell'America

    Vent'anni dopo, l'America rampante di Ronald Reagan e di Wall Street, l'America di Milton Friedman e della finanziarizzazione, della rivoluzione dei ricchi a favore dei ricchi, è un corpaccione piegato e piagato, una faccia piena di pugni, un cuore che marcia a stento. Lo yuppie elegante e scanzonato che negli anni '80 sorseggiava drink assistendo allo spogliarello forse più noto della storia del cinema è ora un relitto segnato dalle cicatrici, maciullato dallo spettacolo che ha messo e continua a mettere in scena per arricchire “quelli che girano in Cadillac”, come li definisce Ram The Jam, il protagonista di ”Wrestler”. Quelli che si arricchiscono, senza mai rischiare niente, sulla pelle delle loro vittime: i lottatori che si massacrano per due soldi e quattro applausi, i giovani leoni della borsa che vengono portati alle stelle e poi buttati via come stracci vecchi.

    Forse “The Wrestler”, il capolavoro di Darren Aronofsky e Mickey Rourke, è stato scritto e pensato prima che la più devastante crisi dal dopoguerra in poi rivelasse, con l'immediatezza del fulmine che spezza l'albero per dimostrare quanto fosse marcio, il grande e nefasto inganno che per trent'anni ha imposto al mondo le sue regole feroci e bugiarde. Però, come illuminato da un presagio, descrive quel crollo con la precisione di una radiografia spietata. E ne rintraccia la genealogia. Ne indica le origini, che vanno ben oltre il casus belli dei mutui erogati alla cieca, dell'indebitamento di massa favorito per conciliare l'inconciliabile, salari bassi e consumi altissimi. Rintraccia le radici del disastro nei dorati anni '80, nella bolla non solo speculativa fatta di lustrini e apparenze, di sfruttamento feroce camuffato da facile successo e facile arricchimento.

    Ma “Wrestler” non si piega alla superficialità del moralismo saccente: di quella illusione segnala senza alcun sconto le menzogne e la ferocia, ma anche la vitalità e l'energia che ne accompagnarono, un ventennio fa, l'ascesa. E' l'omaggio finale, commosso, struggente, a chi di quell'illusione è stato a un tempo artefice e prima vittima, i campioni per un giorno, i ricchi di una sola stagione. Le Isabelle Biagini del mondo occidentale, passate dallo sfarzo della prima serata alle panchine dei nuovi hoboes.

    Lo sfruttamento e il dominio si esercitano sui corpi, prima e più che sulla fantasia, sull'intelligenza, sulle menti. I corpi esaltati e messi a profitto. Usati, spremuti, gettati via. Il corpo ingrassato di Isabella Biagini. Il corpo deturpato di Laura Antonelli. I corpi esposti sempre e ovunque eppure sempre e ovunque negati e nascosti nella loro fisicità reale, nella loro fragilità.

    “Wrestler” non è solo un film molto bello. E' un film rivoluzionario per la sua capacità di mettere in scena, sconfinando quasi nell'oscenità, la realtà dei corpi feriti, invecchiati, indolenziti: le cicatrici che fioriscono sul corpo statuario di Mickey Rourke, le rughe sul viso di Marisa Tomei, come la Kim Basinger di “Nove e settimane e mezzo” impegnata in erotiche lap dance, però non per diletto e in un attico di Manhattan: per sudato lavoro, in una bettola del Jersey.

    Forse non è un caso se i film migliori che accompagnano il tramonto del neoliberismo e della sua bugia fondata anche (forse soprattutto) sulla falsificazione dei corpi, sulla rimozione della loro fisicità, sono film che, al contrario, osano mettere al centro la realtà del corpo: il Clint Eastwood invecchiato, forse per la prima volta apertamente invecchiato, di “Gran Torino”, la ruvida, quasi scostante Kate Winslett di “The Reader”, l'insuperabile Mickey Rourke di “Wrestler”. La bolla è scoppiata, e non solo a Wall Street, e quei corpi invecchiati, imbolsiti,maciullati sono, forse, il segno di un risveglio.

     


I COMMENTI:
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  • non esageriamo... 21-03-2009 22:23 - pietro
  • Non illudetevi, cari ex rivoluzionari, il capitalismo è a tutt'oggi il miglior sistema creato dalla società umana, o forse il meno peggio. Rassegnatevi all'evidenza che il socialismo è morto perchè non funziona e che i suoi bellissimi ideali (sulla carta) sono una brutta copia di quello che aveva già detto il Cristo parecchio tempo prima di Marx. Quanto al film, questo, come altri, dimostra se non altro la grande libertà e capacità di autocritica della culla del capitalismo che voi avete sempre tanto denigrato. Ciao 21-03-2009 16:59 - Antonio
  • ...l'articolo di Andrea Colombo mi ricorda a un racconto di un scrittore sudamericano Jorge Luis Borges, EL ALEPH, ove il personaggio "l'argentinissimo" si passa giustificando perchè la sua poesia è un grande capolavoro. Un capolavoro unico e finalmente suo che non riuscirebbe nessun altro a farlo, come nel articolo di Colombo ove la sua critica domesticata e postplan marshal, ancora si riesci a sentire l'eterne gratitudine dell'italiano al popolo noertamericano. comunque se Andrea Colombo riesci a vedere tutto quello che scrisse vuoi dire che lui è pronto per scrivere una sceneggiattura perfetta, come solo lui può intendere la perfezzione dell'attuazione.
    Naturalmente il Rourke e il suo film son passati per venezia, di cannes o di hollywood da dove escono "i films" che sono considerati...Omero Occhipinti 21-03-2009 15:44 - omero
  • Ma almeno la distribuzione ci ha pagato qualcosa per la promotion? 21-03-2009 15:30 - Piero
  • Rourke è il film. Ho avuto modo di incrociarlo a Venezia, un uomo ammaccato, ma con un lampo negli occhi da tigre pronta a tentare il balzo. Tuttavia tenero, gentile, quasi pudico (cosa rara nei giovani, gasatissimi attorucoli italiani pompati da fiction di dubbio valore e promossi a suon di fanfara nei principali programmi ggiovani). Rourke è il film, lo ribadisco, eppure ho provato disagio nel guardarlo poichè non riesco a scindere il vero dal fittizio: vedo un uomo che soffre, che sceglie di vivere "a modo suo", che sceglie la sua fine e il suo finale, vedo il grande, redivivo Mickey Rourke ed la voglia di urlare che a stento trattiene tra le labbra tumefatte. La tristezza che mi accompagnato ben oltre la visione del film temo non sia imputabile alla sospensione dell'incredulità. Rourke non è, sia chiaro, recitativamente parlando migliore di Sean Penn che è perfetto in Milk (ed è maestoso ovunque, alla faccia della compiaciuta incompetenza di taluni recensori de Gli spietati), ma perchè ha il talento di Bukowski, non quello di Shakespere si intende, ma un talento meravigliosamente sporco, ibrido, incazzato.
    Mickey e Sean sono speculari boccate d'aria fresca in un panorama tutto sommato asfittico. 21-03-2009 13:54 - Lilly
  • Sono corpi maciullati , invecchiati e hanno la stessa
    figura degli operai che si accomunano nel destino di tutti gli sfruttati del mondo globalizzato e liberista per far strarrichire chi è gia' ricco.
    Il lottatore che fa la rivoluzione dei ricchi per i ricchi non è una novita.'I lottatori sono stati e lo sono anche oggi tutti quelli che vogliono un mondo migliore cambiando le cose esistenti. 21-03-2009 10:31 - MICHELE di LANDO
  • ma li rileggete gli articoli prima di pubblicarli? 21-03-2009 10:02 - alessandro
  • Mah... 21-03-2009 06:16 - Piero
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