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Gabriele Polo
Il 25 aprile, non si addice alla destra
Alla commemorazione delle 335 vittime delle Fosse Ardeatine, il presidente della Repubblica ha invitato tutti «riflettere sulle lezioni della storia». Il presidente della Camera, l'ex missino Gianfranco Fini, gli ha fatto eco citando Calamandrei: «Quegli uomini salvarono la patria». Si riferiva, ovvimente, agli antifascisti uccisi per rappresaglia dopo l'attentato di via Rasella.
Più passa il tempo, più i conflitti profondi della storia italiana del '900 vengono riletti alla luce delle opportunità politiche e, ormai, non suona più strana l'acquisizione da parte della destra erede del fascismo delle date su cui fino a qualche anno fa ci si divideva ancora profondamente. Anche perché la presa di distanza dal ventennio mussoliniano – con vari distinguo – corrisponde alla messa in mora dell'antifascismo, che alla fine – attraverso questa operazione – viene anch'esso consegnato alla storia e reso «apolitico», non più attuale. Resta ancora solo una data su cui ci si divide, il 25 aprile. L'anniversario della Liberazione chiama in causa un conflitto – la triplice guerra: di liberazione nazionale, di classe, civile – che sembra irriducibile alle manipolazioni e ancor ieri La Russa affermava che era giusto non partecipare alle manifestazioni di quella giornata, consigliando il presidente del consiglio di non farlo. Stesso parere lo ha espresso il ministro Brunetta: «Io non lo festeggio e Berlusconi fa bene a non farlo». Sarà perché il 25 aprile rappresenta valori non piegabili a destra? E/o perché chi allora vinse oggi si troverebbe in minoranza, per dirla con uno slogan del manifesto, «dalla parte del torto»?
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è una festa !
ai partigiani , mi sento di dir grazie , per la liberazione , e per la costituzione , per la democrazia e per la repubblica. 30-03-2009 16:14 - Gianpaolo Sartori
Marco B. 29-03-2009 14:43 - Marco B.
diego pelizzari, missionario in Brasile, lettore del "Il Manifesto". 28-03-2009 12:48 - diego pelizzari
L’esplosione non uccise solo trentatre militari tedeschi, ma anche due civili italiani (di cui un bambino di 13 anni), ferendone anche altri quattro. Ai famigliari dei due civili morti nell’attentato non è mai stato riconosciuto alcun risarcimento dalla magistratura italiana, in quanto l’attacco è stato catalogato come legittimo atto di guerra.
L’attentato fu perpetrato dai partigiani nonostante fosse noto che i tedeschi applicassero sommariamente la rappresaglia per ogni attacco subito, come in numerosi altri casi.
La rappresaglia di 330 prigionieri si sarebbe potuta forse evitare (secondo quanto affermato dallo stesso generale Kappler che la ordinò), se gli attentatori si fossero consegnati alle autorità tedesche, come nel noto caso di Salvo_D’Acquisto. 27-03-2009 19:39 - Storia