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FUORIPAGINA
24/03/2009
  •   |   Iaia Vantaggiato
    Dimenticare Benito? We can!

     

    Opportunismo o ripensamento? Quando si tratta di Gianfranco Fini il dubbio è sempre questo ma in questa occasione più che mai. “Pensa ancora che Mussolini sia il più grande statista del secolo?”, gli hanno chiesto ieri i giornalisti stranieri, con ancora vivo nella memoria il ricordo di quella altisonante definizione che quindici anni fa fece comprensibilmente scandalo. “La risposta – ha ribattuto Fini – sta in quel che ho fatto in questi anni”. E poi, rinunciando alla diplomazia iniziale: “La mia risposta è no, non sono dello stesso parere, altrimenti sarei schizofrenico... Bisogna avere un minimo di coerenza”.

    Può sembrare quasi una bazzeccola per un ex segretario del Msi che negli ultimi anni ha reso omaggio alla Resistenza, è entrato con la kippah in testa allo Yed Vashem ed è arrivato a definire il fascismo “male assoluto”. Però non è così, perché, come si sa, i particolari sono spesso più indicativi delle grandi affermazioni complessive, e costano anche di più.

    Compiutamente fascista, è noto, Gianfranco Fini non lo è mai stato. Nell'88, appena eletto per la prima volta segretario del Msi, rispose così (in un'intervista ripubblicata dall'ultimo numero dell' “Europeo”) alla domanda di Daniele Protti:  “Lei si dichiara fascista?”. “In alcune cose sì. Per altre no”. E poi: “Io sono un missino dei miei tempi. In questa società io ci vivo e non mi sarebbe piaciuto vivere in un'altra società. La amo e certe volte la detesto, ma mi sento figlio di questa società”. Con l'antisemitismo, poi, Fini non ha mai avuto niente a che spartire.

    Se c'è stato coraggio nel rinnegare definitivamente il fascismo e nel rendere omaggio allo Yed Vashem (il museo della Shoà a Gerusalemme), si tratta del coraggio di chi osa infine dire apertamente, magari sfidando l'impopolarità, quel che più o meno in segreto già pensava e lasciava trapelare da un bel pezzo. E persino sul coraggio, si potrebbe discutere. Quei gesti, certo, scontentarono una parte (molto limitata) della base tosta di An, ma in compenso aprirono a Fini ogni porta. In Italia, in Europa, persino in Israele. Il sospetto di cinismo opportunista era forse, anzi probabilmente, infondato, ma certo non ingiustificato o incomprensibile.

    Ma con Mussolini il discorso è diverso. Ancora a metà anni '90 - in piena svolta e a sdoganamento realizzato, con il Msi già seppellito a Fiuggi - nello studio del presidente della nuova An campeggiava l'opera omnia del cavalier Benito. Quella battuta sulle doti di statista del duce, iperbole a parte, non era una voce dal sen fuggita. Non era neppure un ipocrita omaggio alla base dura e pura sgomenta dopo la svolta di Fiuggi. Trattare Mussolini da statista di rilievo, in contrapposizione con la retorica (comprensibile ma per molti versi bugiarda) che lo riduceva a un risibile dittatore cialtronesco, costituiva il più intimo dna del partito che si voleva erede di Salò. Era il filo, sottile quanto si vuole ma d'acciaio, che legava Fini non tanto a Benito Mussolini quanto al suo vero padre politico, Giorgio Almirante.

    Quel filo, Fini ieri lo ha rotto, e senza aver studiato la mossa a effetto, senza averla prevista e calcolata. Quasi per caso.

    Si potrebbe dire che, proprio con l'estemporanea risposta di ieri, Fini ha portato a termine la sua personale e lunghissima parabola. Da tiepido erede del fascismo a leader politico certamente di destra, certamente distantissimo dalla sinistra, ma altrettanto certamente democratico. Anzi, più democratico e meno "ducesco" di quasi tutti gli altri generali e colonnelli del partito in cui è entrato, con tutta An, domenica scorsa. Inclusi quelli che vanterebbero ascendenze democratiche meno discutibili. 

    Ma si potrebbe anche dire che ieri Fini, rinnegando Almirante per interposto Mussolini, ha compiuto l'ennesima scelta dettata dal freddo calcolo dei vantaggi e delle opportunità.

    Chi scrive è convinta che la prima ipotesi sia quella più vera. E voi?


I COMMENTI:
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  • Non è paradossale se si definisce Fini democratico di oggi.
    E' assurdo definire democrazia quella in cui viviamo 26-03-2009 03:41 - Teo da+Matteoliopoli
  • bisognerebbe essere grati a Fini per aver gettato i semi per la nascita di una destra italiana di ispirazione europeista, democratica, e laica!!! speriamo che riesca a creare una destra di questo tipo perchè dei papisti sia di destra che di sinistra l'italia non ne può più. 26-03-2009 03:07 - Jonny
  • Nel maquillage che la destra sta ultimando in queste ore, non c’è nulla di nuovo; il capo padrone del PDL resta Berlusconi. Fini, con i suoi, si è consegnato nelle mani di Silvio Berlusconi. Se Fini&C hanno tentato, seppure solo con qualche timido segno, il loro mutato percorso politico (che sostanzialmente non c’è stato, si vedano le squadracce ancora attive, benissimo organizzate, e le idee di cui sono ancora farcite), per Berlusconi, invece, meno di zero : lui è rimasto immutato (nelle idee) ed immobile ad aspettare sulla riva del Tevere, che la corrente gli portasse i resti del MSI/AN. 26-03-2009 02:44 - Vincenzo Rocchino
  • Il baricentro della politica italiana si è spostato a destra da tempo. Fini ha capito, astutamente, di poter colmare il vuoto politico lasciato dalla sinistra in Italia. Se la sinistra non lo capisce, dovrà prepararsi al giorno in cui nascerà a destra di Fini un leader ancora più estremista di lui. Un tale potrebbe venire dai ranghi della Lega Nord, nelle cui fila militano i veri fascisti. In questo caso si potrebbe verificare un'altra, più temibile spaccatura: tra chi vorrebbe mantenere l'unità d'Italia e chi invece vorrebbe la 'Nazione padana'. Presa in una tale morsa, la sinistra non avrà più spazio di manovra, e scomparirà, forse per un tempo molto lungo. 26-03-2009 02:01 - gerardo
  • Solleva il fatto che Fini si distanzi nettamente dagli antidemocratici di ieri; lascia però un po' il tempo che trova, quando si allea sempre più strettamente con gli antidemocratici di oggi e domani...
    Staremo a vedere. 26-03-2009 01:38 - Alessandro
  • mi è difficile pensare che dietro le manovre di fini non ci sia un'astuzia ben congeniata, un'opportunismo che attira voti moderati. ma del resto di opportunisti c'è ne sono non pochi in politica, vedi di pietro, ceh cerca di arrffare voti a sinistra giovando a fare il masaniello 26-03-2009 01:13 - leonardo
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