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Valentino Parlato
Dagli antichi fattori ai nuovi manager
Una delle novità di questa crisi è che i padroni non ci sono più. Ci sono solo i manager: da punire, tassare, sequestrare. A pensarci un po' sembra di esser tornati alla civiltà contadina, quando i baroni proprietari stavano nei bei
palazzi di città (quasi tutti gli agrari pugliesi abitavano a Napoli) e in campagna c’erano solo i fattori contro i quali si scatenava l’ira di braccianti e contadini.
Questo fenomeno di oscuramento dei proprietari è cominciato da tempo: le Spa (società anonime) furono già un bell’esperimento di dissimulazione
della proprietà, che continuava a sfruttare nascondendo il volto.
Ma, forse, in questo nascondersi c’è anche un indebolimento del diritto di proprietà e vale ricordare che nelle campagne la proprietà assenteista apre le porte alla riforma agraria.
E’ un dato di fatto che i manager, come i fattori di un tempo, con le stock option e altro hanno ridotto i guadagni del proprietario, che pur di rimaner nascosto accettava di pagare il tributo. E, anche in Italia, alcuni eccellenti manager
(non farò nomi) si sono un po’ arricchiti alle spalle dello sfruttamento dei padroni sui lavoratori. Si potrebbe ancora aggiungere che la primazia dei managers potrebbe essere un primo passo per l’abolizione della proprietà, nel senso che i proprietari sono diventati rentiers.Intanto la rabbia dei lavoratori in Francia si scatena contro i manager, che sono gli attuali fattori. La storia delle campagne può insegnare qualcosa.
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Ma che vuol dire? Ho provato ad analizzarla sintatticamente, grammaticamente, tecnicamente senza risultati: non fa proprio senso.
Se sono queste le analisi della sinistra, e temo di si, mala tempora currunt! 01-04-2009 21:25 - murmillus
Anche il web può produrre mostri culturali, per esempio un popolo di grafomani che che si credono grandi analisti politici. E siamo tutti a rischio di presunzione (leggo che la mia parola-codice di invio è idiocy...sarà un monito?)
Bella la definizione che Gardini dava dei manager. In Italia non li disarciona nessuno. Anzi, passano da un'azienda ad un'altra con grande fare distruttivo. 01-04-2009 20:45 - Antonella
A loro volta i manager sempre meno si sono preoccupati di far funzionare le aziende loro affidate. L'obiettivo era far sì che i risultati di borsa fossero tali da attirare risparmi di ogni tipo (i molto appetiti fondi pensione, ad esempio), anche manipolando i bilanci - come è successo sempre più con gli anni... fino al patatrac attuale 01-04-2009 19:37 - Dino Barberini
Ma in Italia abbiamo il capitalismo molecolare di cui parla Bonomi. "Le microimprese (con meno di 10 addetti) rappresentano il
94,9 per cento del totale. In esse si concentra il 47,8 per cento degli addetti,
il 24,8 per cento dei dipendenti, il 28,5 per cento del fatturato ed il 31,6 per
cento del valore aggiunto. Inoltre, il 65,7 per cento dell'occupazione è
costituito da lavoro indipendente" (fonte Istat). 01-04-2009 19:20 - Gabriele
Il problema è l'abnormità della sua retribuzione. Se negli anni '70 essa era circa 30 volte quella di un lavoratore medio, attualmente in alcuni grandi gruppi bancari i manger guadagnano oltre 800 volte un loro dipendente (si vedano le stock options di 35,7 mil. di euro dati lo scorso anno ad un solo maganer, di cui non faccio il nome, perchè mi paga lo stipendio).
Quest'anno lo stesso personaggio, per decenza, si è 'abbassato' il premio ad 'appena' 9 mil. di euro.
Una ulteriore questione è: esiste ancora il 'proprietario', visto che nei grandi gruppi le azioni sono polverizzate fra una miriade di risparmiatori e i pochi azionisti di controllo sono a loro volta rappresentati da altri manager?
Si crea il meccanismo per una sorta di 'autoreferenzialità', in base alla quale i manager si autonominano e si autostabiliscono le retribuzioni. 01-04-2009 19:14 - Giovanni Di Monte