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FUORIPAGINA
31/03/2009
  •   |   Valentino Parlato
    Dagli antichi fattori ai nuovi manager

    Una delle novità di questa crisi è che i padroni non ci sono più. Ci sono solo i manager: da punire, tassare, sequestrare. A pensarci un po' sembra di esser tornati alla civiltà contadina, quando i baroni proprietari stavano nei bei
    palazzi di città (quasi tutti gli agrari pugliesi abitavano a Napoli) e in campagna c’erano solo i fattori contro i quali si scatenava l’ira di braccianti e contadini.
    Questo fenomeno di oscuramento dei proprietari è cominciato da tempo: le Spa (società anonime) furono già un bell’esperimento di dissimulazione
    della proprietà, che continuava a sfruttare nascondendo il volto.
    Ma, forse, in questo nascondersi c’è anche un indebolimento del diritto di proprietà e vale ricordare che nelle campagne la proprietà assenteista apre le porte alla riforma agraria.


    E’ un dato di fatto che i manager, come i fattori di un tempo, con le stock option e altro hanno ridotto i guadagni del proprietario, che pur di rimaner nascosto accettava di pagare il tributo. E, anche in Italia, alcuni eccellenti manager
    (non farò nomi) si sono un po’ arricchiti alle spalle dello sfruttamento dei padroni sui lavoratori. Si potrebbe ancora aggiungere che la primazia dei managers potrebbe essere un primo passo per l’abolizione della proprietà, nel senso che i proprietari sono diventati rentiers.

    Intanto la rabbia dei lavoratori in Francia si scatena contro i manager, che sono gli attuali fattori. La storia delle campagne può insegnare qualcosa.


I COMMENTI:
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  • davvero interessante! ma io credevo che l'assenteismo dei baroni fosse anche quello che diede il via alla nascita della "mafia", il potere di offrire protezione e lavoro... 01-04-2009 18:57 - Roberta
  • Per stefano. Se solo tu riuscissi, nella sintesi che gli è propria, ad esprimere un decimo di quello che valentino Parlato esprime...saresti un grande giornalista, un grande pensatore e un politico - come lui è - onesto e puro. Brutta la presunzione 01-04-2009 18:20 - ale
  • Vi segnalo un ottimo libro a tal proposito; " La società irresponsabile" di L. Gallino. Analisi lucida e puntuale fatta in tempi non sospetti sulla deresponsabilizzazione delle società/corporation a causa della loro intrinseca struttura che predilige la quotazione in borsa alla produttività. 01-04-2009 16:40 - claudio
  • MANEGER qualifica prestigiosa che la persona che esercita questa professione e' un ibrido fra padrone e dipendente.Per cambiare le cose esistenti , per la socializzazione dei mezzi di produazione, compresi i poteri forti I MANEGER SONO LA DIMOSTRAZIONE CHE IL CAPITALISTA NON E' PIU' L'UNICO
    CHE PUO' AMMINISTRARE LA SUA
    AZIENDA , MA E' SOSTITUITO DAI PIU' CAPACI E PREPARATI
    MANEGER. IL CAMBIAMENTO DELLA SOCIETA' IN SENSO SOCIALISTA
    E' ATTUABILE.ORAMAI IL SISTEMA CAPITALISTA BEN NE DICANO I LORO SOSTENITORI E' FALLITO E NESSUNO MA NESSUNO LO PUO'NEGARE <.VEDERE LA CRISI IN CORSO>. ANCHE IL CAPITALISTA HA SUBITO LA DIVISIONE DEL LAVORO
    DELEGANDO AD UN DIPENDENTE LA
    GESTIONE DELLA IMPRESA . E' UNA OCCASIONE CHE COMUNISTI E TUTTI GLI ANTICAPITALISTI DOVREBBERO ELABORARE UNA NUOVA SOCIETA' SOCIALISTA. 01-04-2009 15:51 - camilo
  • Non sono di sinistra ma, a volte, trovo la vostra pagina interessante. Il fuoripagina di oggi fa un'analisi ideologica ma molto intelligente. Complimenti! 01-04-2009 14:38 - Michele Oliva
  • L'articolo finisce dove avrebbe dovuto iniziare:Parlato dà l'ennesima dimostrazione di confusione e poco altro. 01-04-2009 11:38 - Stefano
  • Molto preciso e sintetico. A me rimane l'"atroce" sospetto che l'evoluzione dei rapporti di produzione stia facendo - chissà perchè - regredire la società verso un modello medioevale, anche se, questa volta, su scala mondiale. Comandano i dirigenti delle 'corporations' con qualche borghese produttore fuori dal coro. 01-04-2009 08:55 - Daniele Castelnuovo
  • no! la storia delle campagne c'insegna che la proprietà assenteista apre le porte alla riforma fondiaria rigeneratrice di nuove forme di rendita, ma che sembra rendita resta. Viceversa la riforma agraria rende detentori del capitale i fattori che si appropriano della quota parte del surplus destinata al profitto trovando un giusto equilibrio con la rendita. Quindi nella tradizionale economia materiale si è sempre creato un equilibrio tra rendite e profitto. Ma oggi nell'economia immateriale della conoscenza il managment, detentore del capitale immateriale, di quale componente del plusvalore si appropria? Ed inoltre oggi la composizione organica del capitale, rapporto tra lavoro morto e lavoro vivo, come si va ad identificarla quando il rapporto tra inelligenza virtuale ed intelligenza viva è di difficile quantificazione perchè non riducibile ad ore di lavoro? Forse su questo versante la storia delle campagne non ci insegna molto. Ma tale storia sul versante di come saldare la nuova economia materiale, creata dalla rivoluzione delle biotecnologie e nanotecnologie, con la oramai matura economia immateriale della conoscenza, ci può dire molto con buona pace di manager e fattori. 01-04-2009 04:07 - Sergio Vellante
  • Cambiano gli attori ma la storia si ripete.....solidarietà a tutti i lavoratori che stanno pagando la crisi! 31-03-2009 22:53 - akopo
  • i manager sono quelli che raul gardini definiva "cani da riporto". sono quelli che si sono fatti un nome e un conto in banca perché hanno dimostrato di non vergognarsi nel cacciare dal lavoro migliaia di lavoratori senza batter ciglio, in italia e fuori. e molti anche a sinistra li hanno lasciati fare, quasi quasi rispettandoli. cani da riporto. non male, mi sembra che si adatti bene a molti di loro, tuttora in sella o già disarcionati. 31-03-2009 22:07 - flavio
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