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Valentino Parlato
Valentino Parlato a tu per tu con i lettori
Innazitutto grazie a tutti voi, che avete avuto la pazienza di leggere il mio articolo (molto breve) e di essere intervenuti sul web del manifesto.
Provo a rispondervi brevemente e nominativamente, forse sarebbe più utile una risposta complessiva, ma rispondere ai singoli è più facile.
Per Nicola Andrea: Ami troppo i paradossi fino al punto di mettere insieme superprofitti e supersalari e negare l'esistenza della crisi. Mi sembra eccessivo come l'invito a mangiarci i bulloni. A Cesare Russo: D'accordo il sequestro dei manager non è politicamente produttivo, ma accade, grazie a Dio, solo all'estero. A Murmilus: Non so perché dissenti quando anche tu affermi che tra i fattori di un tempo e i manage di oggi c'è una certa rassomiglianza. Entrambi si arricchiscono alle spalle dei lavoratori, ma fregando anche i padroni. Per Giuliano: Possiamo, dobbiamo riparlarne ma parlare di comunismo ha ancora senso, almeno secondo me e, consenti, anche secondo te quando affermi che il motore della storia è il conflitto sociale. A Dino Barberini dico: Penso che tu abbia ragione, molti manager pensano solo al guadagno personale che realizzano anche attraverso speculazioni di borsa con il denaro dell'impresa (Cioè del padrone) e poi se ne fregano di come vada la baracca. Per Gabriele: Hai ragione in Italia abbiamo anche e pesa molto il "capitalismo molecolare", che può in qualche modo ammortizzare gli effetti distruttivi della crisi. La microimpresa viene colpita ma ha più margini di difesa. Penso io, posso sbagliare. A Giovanni Di Monte: Certo i manager si strapagano e si arricchiscono anche quando l'impresa fallisce. Ma il punto importante che tu poni è l'esistenza o meno del "proprietario". Il capitalismo non ha più volto umano. A Giulio Raffi rispondo: D'accordo i servi sono più realisti del re, tanto che fregano anche. E a Roberta: La mafia ha tante forme, ma c'è quasi sempre. A Stefano: Cercherò di essere più chiaro. E a Claudio: Giusta la segnalazione del libro, ottimo, di Luciano Gallino. Consiglio a tutti di leggerlo. Mentre a Daniele Castelnuovo suggerisco che c'è anche un progresso regressivo, che ci fa andare all'indietro. A Sergio Vallante la penultima risposta: Poni un problema serio del quale si discute poco, quello del cambiamento delle forme di sfruttamento e del lavore cognitivo. Infine Flavio: Sprezzante, ma forse giustificata dall'esperienza, la definizione che Raul Gardini dava del manager. Ma non dimentichiamo che Gardini si è suicidato.
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La termoelettrica di Huexca
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Bob Lutz in Gm, l'eterno ritornoBob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili.7 novembre 2011
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Lezioni di dissensoDomenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.7 novembre 2011
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di fpaterno - 26.11.2012 19:11











Non so se è corretto iniziare con:
Caro Valentino, fumi ancora le malboro che fanno male e molte.
Ci siamo visti più volte e una volta stretti la mano, e forse, rimanendo non solo comunista, ma anche: l'operaio che saprà farsi rispetatte dal più lecchino dei capi reparti avrà accanto alla sua catena di montaggio il suo miglio amico; il fucile.
te mi hai risposto che il tempo della rivolzione è finito.
rimaniamo comnisti.
Sono cresciuto in una famiglia, che quando era giovane, segiu voi giovani radiati dal pci.
mio padre era allora della figci.
Seguirono te, la Castellina, Magri Rossanda e tutti gli altri, e aprirono la sezione a sesto fiorentino con gli altri compagni.;
io a tredi anni vendevo il manifesto porta a porta la domenica.
poi il pisiup, poi d.p.
e poi sempre comunisti, ho visto i mieo spendere una vita di lotta in fabrica, e acquisire certi diritti, che ora stiamo perdendo.
non mi ricordo se ti dissi:
non ho mai votato, che è quasi vero, solo una volta rifondazione, hai tempi di cchetto, quando non mi piacque lo strapp.
Certo anche mao ha molti errori, e spesso il comunismo ne ha fatti; e credimi da agronomo piccolo picolo, se non la fcciamo noi la rivoluzione la fara la natura.
Vorrei che qualcuno leggesse qualche lbro di Jared Diamon ( Armi Acciao e Malattie; Collasso delle noste società) o Cavalli Sforza (chi Siamo) o Carls Darwin L'evoluzione della specie.
Basta leggere pochi libri per non dimentica da quanta ci siamo distaccati dalla realta, e nello stesso tempo molte cose ci accomunano a tutti gli animali:
la sopravvivenza, non importa n che modo.
"In natura la lotta per la sopravvivenza è una rivoluzione continua"
noi abbiamo cambiato solo i mezzi e i termini-
Nel lebretto Rosso c'è Scritto ( e te lo sai benissimo)
.........
La rivoluzione non è un premio letterario.
la Rvoluzione non è un prenzo di gale,
La rivoluzione non è un party.
........."La rivoluzione è un atto di violenza"
In natura una pianta non sopravvive se non ne soffoca un altra,
un carnivoro non sopravvive se non uccide un erbivoro, e via dicendo.
Sono vegetariano, ho un figlio che non vedo, perche i genitori di lei sanno che sono comunista.
e non faccio nessuna rivolzione.
Scusami, Valentino, vivo di ideologia e del passato, ma non ce la faccio a votare;
ho 46 anni, e forse sarò ancora in tempo per vedere la terza guerra mondiala che sarà solo per l'approvvigionamento delle fonti idriche, e solo per quelle.
L' H20 non è un bene reversibile.
quando finirà, finirà e basta.
Caro compagno, con affetto.
Giuliano da Fi. 04-04-2009 01:46 - giuliano trainotti
OGGI IPARTITI<<COMUNISTI> IQUALI
NON HANNO ANCORA OGGI ELBORATO
UNA PROPOSTA DI CAMBIAMENTO PER UNA SOCIETA' SOCIALISTA IN TERMINI ADATTI AL SECOLO IN CUI VIVIAMO. FORSE NON HANNO ANCORA METABOLIZZATO LA BATOSTA ELETTORALE.OGGI E' IL CAPITALISMO CHE STA ATTRAVERSANDO UNA CRISI NON SOLTANTO FINANZIARIA MA DI SISTEMA CIOE' E' FINITO UN CICLO. LE CURE CHE VORREBBERO ADOTTARE SONO SEMPRE LE STESSE
CIOE' ; LA CRISI LA DEBBONO PAGARE I LAVORATORI .VEDI QUELLO CHE SUCCEDE NELLA RIFORMA DEI CONTRATTI CHE HANNO DIVISO I SINDACATI. E' SEMPRE IL SINDACATO CISL E UIL
CHE DA UNA MANO A CONFINDUSTRIA PER FAR RETROCEDERE I POCHI DIRITTI DEI LAVORATORI ANCORA RIMASTI .
SI!! HA ANCORA UN SENSO PARLARE DI COMUNISMO. MA QUESTO IMPEGNARSI PER CAMBIARE LE COSE OGGI ESISTENTI COMPORTA IL CORAGGIO DI ELABORARE SISTEMI ECONOMICI E SOCIALI RIVOLUZIONARI ED ESSERE DEI COMUNISTI CHE LAVORINO ALLE POLITICHE SOCIALI PER IL RILANCIO DELLA SOCIETA' IN SENSO SOCIALISTA. IL FALLIMENTO CHE OGGI ABBIAMO SOTTO GLI OCCHI DI TUTTI DEL LIBERISMO COME PENSIERO UNICO NON PUO' CHE RAFFORZARE LE NOSTRE CONVINZIONI DI COMUNISTI.GLI USA PER USCIRE DALLA CRISI HANNO NAZIONALIZZATO GRANDI BANCHE E FABBRICHE. ALTRI PAESI A CAPITALISMO MATURO LO STANNO FACENDO. I SUBPRIME USA QUELLI CHE HANNO SCATENATO LA CRISI NON SONO L'UNICUS DELLA TEMPESTA PERFETTA MA E' SOLAMENTE LA PUNTA DELL'AISBERG CHE AFFIORA DALLE ACQUE E
COME UN TSNAMI DISTRUGGE TUTTO
QUELLO CHE RIMANE DEL LIBERISMO DA RAPINA.UN APPELLO A TUTTI I COMUNISTI CHE HANNO UNA FEDE INCROLLABILE NELLA RINASCITA DELLA' IDEA DI UNA NUOVO CONCETTO DI SOCIETA' NELLA DIREZIONE SOCIALISTA. DOBBIAMO COSTRUIRE UN CONSENSO ATTORNO ALL'IDEA DI UN ALTRO MONDO E' POSSIBILE CON LE IDEE COMUNISTE DI UNA SOCIETA' DI LIBERI ED EGUALI. 03-04-2009 23:26 - PETER DOMINIC
Credo che la sinistra, quella di estrazione marxiana almeno, dovrebbe in questa fase dedicarsi molto intensamente alla analisi socio/politica della situazione; per cio' ogni articolo o commento in questa direzione deve essere il benvenuto. Credo anche che la rilettura dei classici (Marx, Lenin) sarebbe un buon punto di partenza soprattutto per coloro che ritengono che la situazione sia sostanzialmente cambiata dagli inizi del secolo scorso. Credo anche che il manifesto dovrebbe farsi portavoce di questa necessita' in fuoripagina o altra sede con dibattiti allargati (l'unica vera innovazione di internet!) . Temo che altrimenti si vada sempre piu' verso una poverta` culturale/polica che vedo altrimenti inarrestabile. Saluti cordiali e scusami se ti do del tu. 03-04-2009 20:30 - murmillus
l'articolo dell'altro giorno e le tue risposte di oggi non riescono a convincermi. Capisco l'analisi: come i fattori di un tempo i manager si sono arricchiti sulla pelle dei lavoratori e dei padroni. Siamo d'accordo, ma sono passati decenni, addirittura un secolo, lotte, guerre, conquiste ... Poi siamo tornati indietro (in nome del progresso), fino alla fine dell'Ottocento o giù di lì. I padroni sono meno visibili, i manager guadagnano non cinque-dieci volte quel che prendeva un contadino, ma centinaia di volte lo stipendio di un oeraio. Perché dovremmo scandalizzarci di sequestri simbolici e non-violenti di manager miliardari che fanno le veci dei padroni? Non sono loro, gli odierni fattori che ci fanno i contratti precari e ci licenziano alla prima occasione e ci costringono ad una vita poco umana? Sì, ci sono le leggi, la politica, ma mi pare che la politica, aimè, la facciano proprio loro, i fattori, i servi più servi e realisti del re. Insomma, gli operai delle fabbriche francesi (per necessità) cercano di opporsi a questo stato di cose; mentre i manager, come i fattori un tempo, sono complici. 03-04-2009 20:29 - lorenzo