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Loris Campetti
Guerriero licenziato in corteo con la Cgil
Oggi sarà a Roma anche lui, lo si potrà trovare dietro lo striscione della Tod's di Comunanza, provincia di Ascoli Piceno. Ieri, invece, era al suo paese, a Roccafluvione ad aggiustare la lamiera del pollaio danneggiata dal forte vento dei giorni scorsi. Di cognome si chiama Rossi, come il presidente della provincia Massimo, noto alle cronache per la più importante sperimentazione del bilancio partecipativo, a Grottammare. Lui, però, operaio calzaturiero del più telegenico dei padroni, Diego Della Valle che l'ha licenziato, di nome fa Guerriero. Nomina sunt omina, un destino. Adesso è costretto a combattere per riprendere possesso del suo posto di lavoro dove per anni si è recato ogni giorno, partendo alle 6 dalla sua casa in campagna per farvi ritorno alle 18. E' delegato della Filtea Cgil, politicamente impegnato come l'altro Rossi, Massimo, nel Prc. Non solo è stato licenziato dal re del made in Italy che è poi il suo padrone. In aggiunta la Tod's «ha prontamente informato la Prefettura, la Questura e il comando dei carabinieri dei comuni di competenza, ritenendo l'atteggiamento assunto dal dipendente fortemente minaccioso e di conseguenza pericoloso per la persona coinvolta», che poi sarebbe lo stesso Della Valle.
Che ha combinato di così grave il nostro Guerriero? Ha scritto una lettera al suo padrone per ricordargli che esistono i sindacati con cui gli imprenditori dovrebbero contrattare condizioni di lavoro, salari e tutto il resto. Ma l'elegante padrone della Tod's che dalla trasmissione di Santoro regala analisi, consigli e pacche sulle spalle a politici e lavoratori, i sindacati li vede come il fumo negli occhi. Se fosse lombardo direbbe «ghe pensi mi», ma è marchigiano, dichiara poco (salvo in tv) e agisce molto, tra lui e i suoi prestatori d'opera non vuole intrusi. Dopo aver rifiutato qualsiasi confronto con i sindacati ha deciso di «concedere» unilateralmente un premio, o bonus che dir si voglia; l'ha fatto nel 2008 e l'ha rifatto quest'anno pretendendo che tutti i lavoratori andassero da i suoi amministratori a firmare un sorta di «liberatoria» con cui accettavano il «regalo» fatto ad personam dall'imperatore ai suoi vassalli. Lui, Guerriero, non ha firmato quella lettera e purtroppo è stato l'unico nella sua fabbrica di Comunanza (persino gli altri due Rsu della Cgil hanno ceduto alla fine, così come i due Rsu dell'Ugil e e quello della Uil). «Ogni firma – scrive amareggiato Guerriero - è come un colpo di machete al corpo già martoriato del sindacato». Firme che, come ci raccontano i segretari della Filtea di Ascoli e Fermo, Paola Giovannozzi e Peppe Santarelli, sanno di paura e necessità. E si lamenta, Guerriero, di «un'Italietta da strapazzo fatta di servi, vigliacchi e traditori... e i potenti come te (della Valle, ndr), in questa palude, ci sguazzano». Guerriero ha contestato nella sua lettera vivace e cruda questo sistema da padre-padrone del suo datore di lavoro, tanto amato nei salotti e nei circoli di centrosinistra che ignorano o preferiscono dimenticare le troppe cause per antisindacalità da cui è stato investito; e nella sua lunga missiva, Guerriero ha avuto l'ardire di scrivere: «Sono un semplice operaio che non capisce niente. Sono un povero ignorante figlio di un operaio e una casalinga, cresciuto in una casa di campagna tra l'orto e il pollaio. Questa famiglia così semplice, tuttavia, mi ha insegnato la cosa più importante: la consapevolezza della morte. Quando penso alla morte tutto assume un aspetto diverso. Così, approfitto dell'occasione per ricordarti che anche tu morirai, purtroppo. La tua carne marcirà, come la nostra, divorata dai vermi che se ne fregheranno del tuo conto in banca. In altre parole, puzzerai di morto come noi. Quindi, siccome sulla tua carcassa non cresceranno violette, un po' di umiltà non ti dovrebbe essere gravosa. Chissà com'è, mentre per quasi tutte le persone presenti sembravi un faro, la guida verso il nostro futuro, a me sei sembrato soltanto arrogante e superficiale». Parole che sembrano quelle della poesia di Totò «'A livella», quando «il nobile marchese signore di Rovigo e di Belluno» seppellito al cimitero vicino a «Esposito Gennaro – netturbino» s'indigna perché un potente come lui non può sopportare di stare accanto al pezzente puzzolente: «'Nu rre, 'nu maggistrato, 'nu grand'ommo,/ trasenno stu canciello ha fatt'o punto,/ c'ha perzo tutto, 'a vita e pure 'o nomme:/ tu non t'hè fatto ancora chistu cuntu?». Parole che però, al padrone telegenico che ha tanto a cuore gli operai purché si presentino uno alla volta con il cappello in mano, non sono andate giù. Forse non apprezza l'arte, di sicuro ha «prontamente informato la Prefettura, la Questura e il Comando dei carabinieri». Guerriero ha deciso di non rilasciare dichiarazioni, in attesa che venga vagliata la «procedura d'urgenza articolo 700» fatta dalla Cgil (provinciale di Ascoli e nazionale) per ottenere il reintegro. Poi, qualora la vicenda non dovesse risolversi rapidamente, i sindacati stanno preparando il ricorso unitariamente. Unitariamente si fa per dire: ci sono la Cgil, la Uil e persino la Ugl. Indovinate chi manca? Una cosa, però, Guerriero l'ha già detta a caldo e me la ripete mentre aggiusta il suo pollaio: «Ma quale minaccia, la morte non è una minaccia né un'ipotesi. E' una certezza». Della Valle, con la sua arroganza ha contribuito alla riuscita della manifestazione di oggi. Nelle tre provincie del distretto calzaturiero dove l'uomo dal foulard nero e i braccialetti colorati ha i suoi stabilimenti (Fermo, Ascoli e Macerata, un quarto è a Firenze), i tanti pullman prenotati per Roma si sono rivelati insufficienti a contenere tutti i «lavoratori che non capiscono niente» come Guerriero. In questa Marca ex-pontificia non c'è una tradizione di conflitto, padroncini e operai sono vicini di casa. I primi spesso sono artigiani diventati imprenditori, i secondi sopravvivono con bassi salari alla crisi – che si scarica comunque sugli immigrati e le lavoranti a domicilio - grazie alla casa di proprietà e a un pezzo di terra. Non come i francesi, ma anche i marchigiani, ogni tanto, si incazzano. Quando si incazzarono una quarantina di anni fa, scarpe in mano, fecero un '68. Questa volta la prendono un po' più bassa, per ora, e si traferiscono in massa a Roma. In difesa del contratto nazionale, proprio loro che non riescono a far sedere al tavolo il principale che invece gira nelle «sue» fabbriche spiegando che i sindacalisti non servono a difendere i diritti dei lavoratori ma solo a garantirsi «il loro stipendio». In difesa della loro dignità, partono per Roma, per non essere costretti a presentarsi uno alla volta al cospetto del padrone con il cappello in mano.
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TOOD'S DI DELLAVALLE.. LO DESCRIVEVANO COME UN IMPRENDITORE ILLUMINATO . OGGI CON QUESTO TRATTAMENTO ALL' OPERAIO LICENZIATO SI E' SPENTA LA LUCE CHE I NOSTRI MEDIA GLI AVEVEANO DATO . QUANDO AL GOVERNO SI TROVANO PERSONE CHE L'UNICO VALORE E' IL PROFITTO BISOGNA PER FORZA DARE MANO LIBERA ALLE PERSONE CHE IL PROFITTO LO PRODUCONO SFRUTTANDO I LORO OPERAI . SOLIDARIETA ALL'OPERAIO LICENZIATO E UN APPELLO AI SINDACATI : QUESTE IMPOSIZIONI PADRONALI NON SI POSSONO FAR PASSARE COME UN SEMPLICE INCIDENTE DI PERCORSO . I PADRONI METTONO ALLA PROVA LA TENUTA DEL SINDACATO . QUESTI FATTI NON SONO TOLLERABILI IN UN PAESE DEMOCRATICO COME E' L'ITALIA. 04-04-2009 19:22 - peter dominic
Leggo su Repubblica online di oggi 4 Aprile:
"Voglio dire alla Cgil che è importante stare in piazza ma mai contro gli altri sindacati". E' questo l'appello lanciato dal segretario del Pd, Dario Franceschini. "Adesso - ha aggiunto - serve una stagione di unità, serve accantonare le divisioni, serve mettersi tutti insieme per difendere i diritti delle persone".
E d’altro canto ho letto nei giorni scorsi una lettera agli amministratori locali di Reggio Emilia da parte dell’Ufficio Stampa della CISL locale che recita:
“Dopo anni di rivendicazione dell’autonomia del sindacato dalla politica, ci ritroviamo ancora a ricordare che la politica deve essere lasciata fuori da un confronto che è tutto sindacale e che si inserisce nella spaccatura tra le confederazioni intervenuta dopo l’intesa sulla riforma del modello contrattuale”. E ancora: “Noi, agli amministratori, non abbiamo nulla da chiedere se non di valutare con piena oggettività le scelte che sono in campo. Allo stesso tempo vorremmo rammentare, però, nel rispetto dei reciproci e diversi ruoli, che le istituzioni e gli amministratori pubblici, nell’esercizio del proprio mandato rappresentano tutta la comunità e non solo una parte di essa. Seguendo questo ragionamento, siamo certi che nei nostri amministratori non prevarrà una logica di schieramento e di parte, ma la responsabilità che è propria di chi rappresenta un’intera comunità”.
Mi pare che entrambe le dichiarazioni siano sostanzialmente ipocrite.
Franceschini auspica un ritorno ad una stagione di unità, e fa questa dichiarazione nel momento in cui aderisce (all’ultimo minuto ed a titolo individuale) ad una manifestazione della sola CGIL, che ha convocato i 2.700.000 per opporsi al governo ed alla riforma del modello contrattuale firmata dagli altri due sindacati (e la CISL reggiana, a conferma della profondità delle divisioni tuttora esistenti con la CGIL, parla di “spaccatura tra le confederazioni intervenuta dopo l’intesa sulla riforma del modello contrattuale”!!). Per cui va bene l’ecumenismo di Franceschini che ci vuole tutti fratelli, ma nella fattispecie il segretario del PD dovrebbe spiegarci a quale ecumene si riferisce: a quella che ha brigato per firmare il patto - e cioè governo, confindustria e compagnia bella – oppure a quella che è scesa in piazza oggi?
La CISL reggiana parla giustamente di spaccatura tra le confederazioni, ma omette di dire che gli altri due sindacati, dopo la firma di quel modello di riforma, non hanno voluto fare, come invece chiedeva la CGIL, un referendum per verificare se i lavoratori italiani erano o no d’accordo con quel modello: vale a dire un referendum per capire se CISL e UIL rappresentano la comunità dei lavoratori o solo una parte minoritaria di essa. E omette soprattutto di ricordare che nelle settimane precedenti la firma di quell’intesa proprio coloro che oggi si appellano alla indipendenza del sindacato dalla politica hanno continuato a brigare per settimane con i politici di maggioranza, lasciando fuori dall’uscio il più grande sindacato italiano. Lo hanno fatto forse perché Epifani non può essere invitato a cena da lorsignori (e con lorsignori) perché non è un gentleman, o per preparare una politicissima polpetta avvelenata nel tentativo di far fuori la CGIL? È troppo facile, cara CISL, rivendicare l’autonomia del sindacato dalla politica solo quando fa comodo.
Ricordo infine che ipocrisia significa “simulazione di virtù allo scopo di ingannare”: vedo una simulazione di virtù in entrambi i casi. E mi pare che l’inganno, nel caso di Franceschini, sia nel tentare di blandire la base più a sinistra del suo elettorato: quella – per capirci - destinata poi sempre a fare i famosi sacrifici. Nel caso della CISL reggiana nel rivolgersi sotto elezioni agli amministratori per ricordare loro che i filo-CGIL non saranno ben visti in questa tornata elettorale. I cislini reggiani fanno politica! Altro che! In difesa della parte cattolica e moderata del PD. 04-04-2009 17:55 - Dino Angelini - Reggio Emilia
x Maria Francesca
Sai, nel tuo ottimo post, ci sono tutte le ragioni per le quali abbiamo ragione, mentre nei toni dell'articolo e della vicenda Guerrieri in sé, ci sono tutte quelle per cui non riusciamo a dimostrarlo. Perchè, purtroppo, è inutile citare "a' livèlla": se tutti i lavoratori firmano "un accordo" diventa davvero difficile sostenere, almeno all'interno di un sistema "democratico" come il nostro, dire che non sia "giusto"...
Certo, si potrà sempre obiettare, giustamente, che il lavoratore è più debole. Mi chiedo però fino a che punto possa davvero essere com-prensibile tale atteggiamento di "ignavia" ( o di pura "Meschinità" civile, per quel che mi riguarda) nell’ambito della pura “ingiustizia subita”. Insomma, magari sarò un pò duro ed estremista, ma nel momento in cui si smette di fare analisi sociale, allora si è condannati alla sconfitta, pur avendo ragione! (Gramsci insegna!).
Credo che il modo in cui la Sinistra Italiana (e con e essa il movimento sindacale) stia affrontando la crisi, sia forse il peggiore dei modi possibili (manifestazione a parte).
Mai come in questo momento infatti, è evidente che la Montagna partorisce il topolino...
Poco fa vedevo, sul canale "La Sette", la diretta sulla grande manifestazione di Roma. Ebbene tra tutti i leader presenti, (Franceschini, D'Alema, Ferrero, Vendola...) compreso Sansonetti in studio, al di là delle legittime "grandi analisi politiche", non è arrivata neanche una proposta "concreta" di politica economica, cioè di qualcosa attuabile domani mattina con uno dei Decreti Legge che tanto piacciono al nostro Governo, in grado di “raddrizzare”, in maniera stabile, la situazione a vantaggio dei lavoratori.
Insomma io credo che continuare a "combattere" il Governo sul terreno delle politiche economiche e sociali, mettendo però continuamente in discussione il "metro di valutazione" delle cose è inutile. Voglio dire: si, certo, Noi tutti pensiamo, nel nostro intimo (almeno credo) che "a' livèll" sia proprio il "succo e l'essenza" della vita, ed in fondo è proprio per questo che siamo di Sinistra...
Eppure oggi, paradossalmente, c'è bisogno di molto meno, per la piena realizzazione della Società Socialista e ricorrere alla “livèll”, ovvero addirittura al tema della vita e della morte, per giustificare la necessità di una società più giusta, rischia di essere, se non altro di fronte agli egoismi corporativi che inevitabilmente le misure di politica economica scatenano, altamente improduttivo…
L’illusione liberista è ormai svanita… Oggi, basterebbero alcune proposte "capitali", pochi "tocchi da Maestri" nei "punti giusti" e la Grande Illusione Capitalista svanirà del tutto (e per molto, molto tempo a venire…).
AL G20 di Londra si sono fatte proposte epocali, nel senso della “smitizzazione” delle “virtù del capitale”: gli accordi per combattere (almeno nelle dichiarazioni) i paradisi fiscali sono davvero illuminanti, in tal senso…
Mancano però al momento, in Italia, proposte “concretamente rivoluzionarie”, che nessun leader di Sinistra ha ancora fatto (al di là della “ovvia” estensione degli ammortizzatori sociali, che pure hanno già richiesto il sacrificio di buona parte dei FAS regionali, scelta che però peserà inevitabilmente sul futuro). Già: e quali sono queste proposte? Beh, una su tutte, per esempio: RI-RENDERE PUBBLICA LA BANCA D’ITALIA (che oggi è una s.p.a. completamente privatizzata...).
Sansonetti, in studio, ha appena dichiarato che "non ha mai studiato economia". Beh, compagni, è' un peccato davvero, è lo è sopratutto nel momento in cui si vuole essere "riformisti", proprio nei giorni il capitalismo si sta dichiaratamente (e necessariamente, riformando).
In definitiva, forse MAI COME ORA, la "rivoluzione socialista" è vicina al compimento: chi scrive è un'economista, compagni/e, ma prima un ragazzo, un ragazzo che sente di poter lanciare un grido che è di speranza, ma anche di dolore: se non riusciamo a concretizzare, ORA, con proposte "immediatamente realizzzabili" (in Italia ce ne sarebbero a "iosa": dall'abolizione degli ordini professionali, alla liberalizzazione di farmacie, panifici, distributori, assicurazioni ecc..)le istanze di una Società Migliore, allora tutto sarà perduto. "A' livella" è certo l'essenza, ma di fronte allo strapotere (mediatico e sostanziale) dei G20 e dei G8, con tutti gli stuoli di “economisti” (gran parte dei quali, purtroppo, assoldati dai Grandi Intermediari Finanziari e per questo inaffidabili…) bisogna avere l'ardire di entrare (a testa alta e senza timori “reverenziali”!) nella cabina di regia, avendo la consapevolezza piena che la "ragione”, ovvero quella delle Scienze Sociali prima di tutto (e l'economia è una di queste!) sono dalla nostra parte. Guai se, la Sinistra italiana si lascerà sfuggire questa grande occasione per attuare, riforme come quelle sul controllo di Bankitalia e l’abolizione degli Ordini: del resto se l’obiettivo è difendere tutti (ma proprio tutti!) i lavoratori, allora neanche il Sig. Della Valle, e questo è certo, avrà qualcosa da ridire (e così, strada facendo…forse oltre alla concretezza ri-troveremo l'Unità e, quindi, la Vittoria!)
Saluti 04-04-2009 17:41 - Antonio-Foggia
Sembra quasi che continuino a persistere le dinamiche novecentesche. Operaio contro padrone.
Ma se questi si fondessero? 04-04-2009 17:29 - Teo da+Matteoliopoli
C'è un Guerriero in tutti NOI.
Non sono andato a Roma, oggi lavoro e nemmeno sarò pagato, il padrone ha bisogno di soldi e del mio tempo. Mi ritengo, nel marasma generale della crisi, un privilegiato, per ora ho ancora un lavoro, non so se avrò un futuro stabile però.
Mi sono guardato quel poco di manifestazione su RAI 3 vicino alla mia bimba di 4 mesi e mi tengo tutt'ora in contatto con amici che sono al Circo Massimo.
Mamma mia, quanti sono. Quante bandiere Rosse, Falce e Martello.
Quante compagne e compagni, quante bandiere della pace, del Che, le felpe rosse della FIOM, della CGIL...
C'è un Guerriero in tutti VOI!
ECCOCI! 04-04-2009 15:50 - Simone