domenica 17 febbraio 2013
Abbonamenti 2012

 
Forum
 
LA ROTTA D'EUROPA
Le crisi senza Unione
di Rossana Rossanda
OGGI IN EDICOLA
giornale domenica 17 febbraio 2013
ACQUISTA IL PDF
Ottobre 2011
 
 
 
In edicola
dal 18 Ottobre

a 3€ con il manifesto, a 1,70€ più il prezzo del giornale negli altri giorni
 
Tunisia, la vertigine di poter scegliere
di SERGE HALIMI
Fissione nel cuore del nucleare francese
di TRISTAN COLOMA
 
 
Condividi su facebooktwitteraddthis.com
FUORIPAGINA
06/04/2009
  •   |   Paolo Berdini
    Un Paese e una politica dai piedi d'argilla

     

    Sono crollati ospedali, edifici pubblici e scuole costruiti di recente. Dovevano rispettare rigorose norme antisismiche, ma il terremoto ha tragicamente svelato una realtà che viene sistematicamente occultata: siamo il paese delle regole scritte con solennità e violate con estrema facilità. Siamo il paese in cui le funzioni pubbliche di controllo sono state cancellate o messe nella condizione di non nuocere. Di fronte a questa realtà, il “piano casa” della Presidenza del Consiglio liberalizzava ulteriormente ogni intervento edilizio che poteva iniziare attraverso una semplice denuncia di inizio attività, e cioè in modo che la pubblica amministrazione perdesse per sempre ogni residua possibilità di controllo. Dappertutto, in zona sismica o in zona di rischio idrogeologico.

    Sono poi crollate in ogni parte anche le case private. Antiche, della prima o della seconda metà del novecento. Segno evidente che anche esse sono state costruite senza gli accorgimenti che ogni paese civile richiede. Invece di avviare questo processo, il piano casa del governo autorizzava aumenti automatici di cubatura (fino al 20%) senza contemporaneamente costringere i proprietari a rendere più efficienti le strutture. Chiunque chiude un balcone o una veranda, pur aumentando i pesi le case devono sopportare, non interviene sulle fondazioni o sulle strutture principali. E’ noto che questa anarchia e disorganicità è alla base di molti crolli e di molte vittime.

    La tragedia dell’Abruzzo mostra dunque di quale cinismo e arretratezza culturale fosse stato costruito il provvedimento tento reclamizzato da Berlusconi. Cinismo perché faceva balenare in ciascuno la possibilità di incrementare la proprietà senza tener conto dell’esistenza di equilibri più complessivi, senza cioè dover rispettare i beni comuni per eccellenza: le città.

    Arretratezza culturale perché il terremoto ha dimostrato ancora una volta che il vero problema del nostro paese è quello di avere i piedi di argilla. In un paese ad alto e diffuso rischio sismico, infrastrutture, servizi e abitazioni non sono in grado di resistere ai terremoti. Invece di agevolare la sistematica messa in sicurezza del territorio e del patrimonio edilizio, questo governo ha in mente una sola cultura: “aggiungere”. Nuove grandi opere, ad iniziare dal ponte sullo stretto e dalle centrali nucleari, nuove espansioni edilizie. Invece di consolidare l’enorme patrimonio edilizio esistente e rendere sicura la vita degli italiani, si continua con lo scellerato meccanismo della rendita speculativa.

    Stavolta la colpa non è di esclusiva responsabilità politica. E’ evidente in ogni settore un consenso esplicito ed entusiasta della Confindustria e della cosiddetta “classe dirigente”. Quella, per intenderci, di cui fa parte Claudio De Albertis, per molti anni presidente dei costruttori italiani e oggi presidente di quelli milanesi. In un recentissimo dibattito nella rete televisiva di La Repubblica ha avuto il coraggio di dire che in Italia mancano case popolari perché vengono costruite con troppa lungimiranza e durano troppo nel tempo. Ci dobbiamo abituare, ha aggiunto, a programmarne la vita in venti anni per poi rottamarle. Mentre tutti i paesi ad economia avanzata si interrogano su come ricostruire su basi solide un futuro possibile dopo la crisi, da noi governo e imprenditori del mattone pensano esclusivamente a nuovi affari senza farsi carico degli interessi generali.

    Sono così miopi da non vedere che c’è invece un altro modo per rilanciare la macchina dell’edilizia. Basterebbero tre mosse. Prendere atto che il nostro patrimonio abitativo è fatiscente e lo Stato ha il dovere di favorirne la messa in sicurezza, attraverso norme e finanziamenti. E se ci fosse qualcuno che afferma che in questo modo si spendono soldi pubblici, si potrebbe rispondere che stiamo spendendoli per acquistare i fondi tossici delle banche. Perché non potrebbero essere utilizzati anche per non veder morire intere famiglie? Eppoi, gli interventi dentro una nuova concezione dell’edilizia favorirebbero la nascita di nuove industrie in grado di realizzare e gestire sistemi di risparmio energetico. In pochi anni i benefici complessivi supererebbero le spese di investimento iniziale: basta soltanto dare il colpo di grazia alla rendita immobiliare, come fanno in Europa.

    Secondo. Prendere atto che nell’ultimo decennio si è costruito troppo e che è venuto il momento di dire basta ad ogni ulteriore consumo di suolo agricolo. Da qualche mese è nata su iniziativa del sindaco di Cassinetta di Lugagnano la rete “stop al consumo di territorio” e sono molti i primi cittadini che vogliono voltare pagina. La popolazione italiana non cresce più ed è economicamente molto più conveniente riqualificare l’esistente.

    Terzo. La definizione di un grande (stavolta sì) programma di messa in sicurezza degli edifici pubblici. Il volto dello stato si vede da come si presentano le scuole dell’obbligo. L’ottanta per cento di esse è fatiscente o non rispetta le norme di sicurezza. Stesso discorso vale per gli ospedali e per gli altri servizi. Una grande opera di ricostruzione del volto dei luoghi pubblici e delle città, che sono gli elementi portanti della convivenza civile di ogni paese civile. E se qualcuno obiettasse spudoratamente che in questo modo si spendono soldi pubblici, basterebbe mostrargli i volti dei giovani che in Abruzzo hanno perso la vita soltanto perché l’ideologia liberista ha imposto in questi anni la distruzione di ogni funzione pubblica.

    Paolo Berdini

     

     


I COMMENTI:
  pagina:  5/6  | prima  | precedente  | successiva  | ultima
  • Non si fermano davanti alla morte? Questo raggionamento contorto mi sconvolge. Non si tratta di sfruttare dei morti per fare politica. Le critiche sono state espresse anche prima se fossero state ascoltate, molti dei morti sarebbero ancora vivi e molti feriti sarebbero in buona salute. Quando una persona viene assassinata si cerca l'assassino per evitare altri delitti: farlo è forse una "strumentalizzazione". Dobbiamo solidarità ai vivi e rispetto ai morti. Ma il rispetto ai morti implica che indichiamo le colpe e i colpevoli perché destini simili non si ripetano più. Non è una strumentalizzazione indebita, indicare queste colpe e questi colpevoli, è un dovere morale!
    Franz, Volterra 07-04-2009 09:35 - Franz
  • Vergognatevi...rispettate i morti e la tragedia. Ancora la guerra contro Berlusconi, ancora l'Italia un paese... critiche... colpevolismi...intanto rischiate di chiudere e come sinistra Italiana vi state annullando da soli. C'è di buono che la storia vi sta lentamente cancellando. 07-04-2009 09:12 - aa
  • Normalmente sarebbe fuori luogo fare analisi ed esprimere giudizi, anche politici, su quanto accaduto, considerando che si scava ancora nella speranza di salvare anche una sola vita umana in più. Siamo tutti consapevoli, però, che superata l'onda emotiva (ci vorranno pochi giorni), di questa catastrofe annunciata rimarrà solo la retorica del caso. Annunciata non dal ricercatore Giulani ma dalla totale inadeguatezza della stragrande maggioranza degli edifici locati sul nostro territorio, di fronte al rischio sismico. E' proprio questo il momento di dire ai nostri governanti, palazzinari e palazzinanti, di riflettere ulteriormente sulle 'Grandi opere', di informarsi, di capire cosa significhi un territorio da un punto di vista ambientale e sociale.
    Non c'è da piangere, c'è solo da provare tanta rabbia. 07-04-2009 08:51 - Umberto Mezzacapo
  • Su due cose erano d'accordo i vari esperti intervenuti nelle varie trasmissioni televisive realizzate subito dopo la catastrofe dell'Abruzzo :
    La prima è che è quasi impossibile prevedere i terremoti, ma nelle zone sismiche italiane non si fa sufficiente opera di informazione e prevenzione.
    La seconda è che se un terremoto di una simile magnitudo ( non eccezionale ) fosse avvenuto in Giappone e in California, zone notoriamente iper-sismiche, non ci sarebbe stato neanche un morto. 07-04-2009 06:56 - gianni
  • è chiaro che l'attuale governo pur di fare propaganda è disposto a mettere a rischio la vita di molte persone. a questo aggiungerei un' altra osservazione: dove, il sig. berlusconi, vorrebbe costruire le centrali nucleari?
    perchè non direttamente nel vesuvio o sull'e etna, perchè no... 07-04-2009 01:04 - leonardo
  • Quello dell'eldilizia e dell'urbnistica è un argomento storicamente travagliato in Italia, che ovviamente non può essere risolto con un articolo di giornale, ma vorrei aggiungere anche una cosa a qeullo che lei scrive. La scuola, oltre ad essere demolita nei suoi edifici, rischia di esserlo anche nel suo contenuto sociale... mi piacerebbe un programma politico che prevedesse l'innalzamento della scuola dell'obbligo di 1 anno, il tempo pieno per tutto il periodo, il necessario adeguamento degli edifici scolastici con mense e aule/uffici per i docenti, e ovviamente tutto quello che si può immaginare per la formazione. A chi chiede dove si prendono i soldi per fare queste riforme dico che se non c'è una volontà politica non ci potrà essere una progettazione e neanche una previsione di spesa da considerare. 07-04-2009 00:59 - daniele
  • Forse è un po' fuori tema forse no quello che voglio dire. Per i motivi esposti da Berdini credo che NON si debba partecipare ad alcuna colletta per supplire ai doveri dello Stato. Caso mai diamo soldi a chi in Abruzzo è impegnato a sostenere questo punto di vista, ma non capisco l'appello della Cisl a versare un'ora di lavoro. Abbiano il coraggio di tassarci se occorre 07-04-2009 00:39 - paolo hutter
  • L'ITALIA E,PIU'DI OGNI ALTRA NAZIONE EUROPEA ,UN PAESE DI MAFIOSI E DI LOSCHI AFFARISTI,
    CAPACI DI PASSARE SENZA NESSUN SCRUPOLO SUI CADAVERI DELLA GENTE PUR DI FAR SOLDI. NON OSTANTE GLI SFORZI DEGLI ITALIANI ONESTI E PERBENE , DUBITO CHE POSSA MAI CAMBIARE QUALCOSA . NON CI RIMANE CHE PIANGERE CHI E' MORTO E AIUTARE PER CIO' CHE SI PUO' CHI E' RIMASTO VIVO E SENZA PIU' NULLA . 07-04-2009 00:36 - marco
  • ma dove pensi di vivere...in SVEZIA o in un altro paese civile?.Siamo in un paese del quarto mondo che vota in massa il mafioso do Arcore! 06-04-2009 23:35 - marzio
  • riuscite a strumentalizzare politicamente anche i morti, tra i quali anche i bambini. Vergogna! 06-04-2009 23:23 - obama abbronzato
I COMMENTI:
  pagina:  5/6  | prima  | precedente  | successiva  | ultima
INVIA UN COMMENTO
* richiesto
Nome   *
E-mail  
Immagine CAPTCHA per prevenire lo SPAM
Se non riesci a leggere la parola, clicca qui.
Codice   *
Commento   *
 
INDICE
freccia
ottobre 2011 [ 106 ]
freccia
freccia
agosto 2011 [ 112 ]
freccia
luglio 2011 [ 111 ]
freccia
giugno 2011 [ 129 ]
freccia
maggio 2011 [ 132 ]
freccia
aprile 2011 [ 100 ]
freccia
marzo 2011 [ 99 ]
freccia
freccia
gennaio 2011 [ 100 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
marzo 2010 [ 62 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
marzo 2009 [ 27 ]
freccia
freccia
TERRA TERRA
  • Bob Lutz in Gm, l'eterno ritorno
    Bob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili. 
    7 novembre 2011
  • Lezioni di dissenso
    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
    7 novembre 2011
MANIFESTO BLOG
LOSANGELISTA Luca Celada
freccia
ANTIVIOLENZA Luisa Betti
freccia
LO SCIENZIATO BORDERLINE Massimo Zucchetti
freccia
QUINTOSTATO Roberto Ciccarelli
freccia
FRANCIAEUROPA Anna Maria Merlo
freccia
ROVESCI D'ARTE Arianna Di Genova
freccia
POLTERGEIST Nefeli Misuraca
freccia
HORROR VACUO Filippo Brunamonti
freccia
NUVOLETTA ROSSA Andrea Voglino
freccia
ESTESTEST Astrit Dakli
freccia
NAPOLI CENTRALE Francesca Pilla
freccia
POPOCATÉPETL Gianni Proiettis
freccia
AUTOCRITICA Francesco Paternò
freccia
SERVIZI