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FUORIPAGINA
10/04/2009
  •   |   Marco Boccitto
    Funerali di Stato. Vaticano

    La terra non smette di tremare e le macerie dell’Aquila continuano a restituire macerie (due donne che nessuno aveva fin qui cercato vengono ritrovate nella tarda mattinata di ieri), ma un primo punto e accapo alla strazio provocato dal terremoto provano a metterlo i funerali di stato celebrati nella piazza d’armi della Scuola ufficiali della Guardia di finanza, alle porte dell’Aquila. L’aspetto più eloquente della tragedia prende così una forma contundente e insopportabile nelle 205 bare allineate ai piedi del palco-altare, a rappresentare le ormai quasi trecento vittime fatte registrare dal sisma. Funerali di stato Vaticano, perché quello italiano non va molto aldilà della presenza muta – premier escluso, ovviamente - delle sue alte cariche e dei pennacchi dei carabinieri in alta uniforme.
    La cerimonia comincia così sulla spinta di un organo, sotto un cielo lattiginoso ma asciutto, con la parola del papa affidata alla voce del suo segretario personale, mons. Georg Gaenswein.  Messaggio piatto e poco ispirato, come ci ha abituati il pontefice, che ha dato la sua dispensa straordinaria per consentire eucarestia e messa funebre nel giorno in cui non si potrebbe che sfilare in via crucis. Ma certo il venerdì santo serve un assist prezioso al primo officiante, il Segretario di Stato Vaticano cardinale Tarcisio Bertone. Scatta automatico il ricorso al Libro dell’apocalisse di S. Giovanni apostolo, il mare che non c’è più, la nuova Gerusalemme (un’altra new town, legata a L’Aquila da rimandi topografici e non solo spirituali) che scende dal cielo, la voce potente che annuncia la dimora di Dio con gli uomini. E dunque una scontata salita al Golgota, la croce, l’aceto, il “tutto è compiuto e chinato il capo spirò”. Dunque la Resurrezione, naturalmente anche dalle macerie, la “vostra Pasqua indimenticabile”. E finalmente la certezza che “li rivedremo un giorno”.
    Quel giorno ci sarà anche lui, c’è da scommetterci, con una elegante aureola al posto dei mille copricapi esibiti nella vita terrena, a far capoccella tra gli angeli. Silvio Berlusconi, unto dagli olii sacri e nutrito dal calice con cui Benedetto XVI ha voluto sponsorizzare la solenne cerimonia, si aggira tra i parenti con la sua umanità viscerale e anche un po’ dissacrante (“schiena dritta, non inginocchiatevi”), si agita in piedi dietro ai posti riservati alle autorità, si acciglia commosso e poi strappa un’ultima foto ricordo tra i vigili del fuoco.
    Per il resto non c’è molta considerazione per chi dovesse invece essere convinto che i morti sono morti, purtroppo. Il vangelo al riguardo, se ben maneggiato, sa essere quasi sprezzante: chi ha davvero creduto alla loro dipartita è uno stolto. Ora li vedete così, prosegue Bertone, ma un giorno, “oro nel crogiolo di Dio”, risorgeranno per governare “le nazioni e i popoli”. Misteri della geopolitica celeste, se è vero che tutti saranno re. Un solo stato d’animo impone il momento, ed è quello di Giovanni sotto la croce.
    La conoscenza diretta di molte vittime e dei loro parenti sembra invece scaldare le parole dell'arcivescovo metropolita dell'Aquila, monsignor Giuseppe Molinari, che alla “carezza gelida della morte“ e alla certezza del distacco preferisce opporre “la dolcezza della speranza”. Ma per qualcosa di più ecumenico bisogna aspettare il finale, affidato all’imam Mohammed Nour Dachan, presidente dell’Ucoii. Il quale anziché rivolgere un’orazione funebre alle sette vittime islamiche del sisma (5 macedoni e 2 palestinesi, le cui salme però sono già in viaggio verso casa)  parla di “disegno unico”, di “un unico abbraccio solidale”, parla di “valori comuni” ed evoca “i profumi e i colori dell’Abruzzo”. Un breve discorso, in lingua italiana come sarebbe piaciuto ai leghisti, che però arriva quando il commiato e i “saluti affettuosi” del vescovo hanno già impresso un tono ultimativo alla cerimonia, allentando definitivamente ogni attenzione e raccoglimento. Dopo un po’ di confusione tra l’esercito di autisti dei carri funebri che sono stati chiamati a raccolta da tutto l’Abruzzo e dalle regioni vicine – “anche noi siamo volontari”, dice uno con orgoglio – i feretri vengono fatti uscire da un lato della piazza e caricati alla rinfusa per essere portati al cimitero dell’Aquila. Da lì, una volta regolato l’ingorgo dai soliti uomini della Protezione civile, verranno smistati verso le loro destinazioni finali. E’ il momento della disperazione dei parenti, l’inconsolabile vista della minuscola bara bianca appoggiata su quella di Bobu Marinca Mirandolina, la donna romena morta insieme alla figlioletta di 3 mesi. La rabbia per i troppi studenti uccisi dall’edilizia criminale e dalla politica clientelare, prima che dal terremoto. Nella piazza si incontrano tanti ragazzi che si erano persi di vista, perché fuggiti altrove o riparati in campi diversi. Un gruppo ricorda Dario, per il quale “dobbiamo organizzare una grande festa, ci sbronzeremo per bene. Subito dopo però ci faremo un tatuaggio che ci ricordi per sempre di lui e questa tragedia”. La vita deve ricominciare, ma nessuna catarsi potrà mai essere ammessa.  


I COMMENTI:
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  • Quando l'ideologia supera la ragione e anche la più elementare pietà umana si arriva a scrivere articoli del genere. è davvero una trsitezza... si possono non condivedere le idee (politiche e religiose), ma il rispetto è sempre e comunque dovuto, in particolaree in un momento così tragico. "Disapprovo quello che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo" è una celebre frase di Voltaire, personaggio che tanto sbandierate come simbolo. Il vostro modo di pensare e di agire è molto simile a quello del fanatismo religioso(da quello musulmano a quello sionista passando anche per quello cattolico) che nega l'evidenza e diprezza tutto ciò che non è conforme ad esso in nome di un'ideologia. 11-04-2009 10:51 - paolo
  • Beati i poveri di spirito, perchè saranno con dio (ovviamente in compagnia di ratzinger e bertone, ... e anche berlusconi). I meno poveri di spirito si accontenteranno di leggere il manifesto, ancora una volta voce fuori dal coro. 11-04-2009 10:46 - Stesang
  • In questo giorno questo è quello che riuscite a vedere? Questa è la vostra prima pagina?
    Questo è il loro vostro pensiero per le vittime del terremoto?
    Questa è la notizia del giorno?
    La cultura cristiana appartiene alla cultura Italiana, anche solo come patrimonio di tradizione, è stato un rito libero dove si sono ricordate delle persone morte e calpestate ulteriormente da un giornalismo fazioso e politicizzato ben lontano da una visione nitida della realtà.
    Qualcuno si ricordi che il comunismo è morto da tempo e non resusciterà mai. 11-04-2009 09:15 - Davide
  • Sino a quando riusciremo a tollerare le follie del presente, alcune delle quali sono sottolineate dall'articolo, tollerando e dimenticando con una sbronza, significa che siamo stati "educati" alla tolleranza anche se mortifica la nostra stessa intelligenza. Forse sarebbe necessario rivedere ciò che insegnamo ai nostri figli. 11-04-2009 08:30 - Rosamaria Musumeci
  • Questo articolo mi lascia un dubbio: è forse meglio
    dei trucidi editoriali di Vittorio Feltri? Povero giornalismo italiano.
    Un fatto è certo: finché certa sinistra non saprà mettersi in sintonìa coi sentimenti profondi delle persone
    (ma Boccitto si è mai interrogato in vita sua sul significato della preghiera?), Berlusconi e i suoi eredi continueranno a fare i comodacci loro. 11-04-2009 08:14 - francesco musotti
  • LA TRAGEDIA D'ABRUZZO E' UN DOLORE IMMANE CHE COLPISCE L'UMANITA' INTERA. PERSONE CHE HANNO PERSO TUTTO; FIGLI , PADRI , FRATELLI , PARENTI, NON HANNO PIU' NULLA. MANCANO LE COSE MATERIALI MA MANCA LA COSA PIU' IMPORTANTE GLI AFFETTI DEI PROPRI CARI CHE IL TERREMOTO HA PORTATO VIA PER SEMPRE. HA RAGIONE IL PRESIDENTE NAPOLITANO QUANDO DICE QUESTA CATASROFE NON E' SOLO COLPA DEL TERREMOTO QUALCUNO NE HA LA RESPONSABILITA'. FINALMENTE UNA CONSIDERAZIONE CHE CONSTATA GLI ERRORI COMMESSI.
    UN GIORNO TRISTE QUELLO DEI FUNERALI DELLE VITTIME DEL TERREMOTO. MA BISOGNA PENSARE AL FUTURO DI QUESTI SOPRAVISSUTI DANDOGLI LA
    CERTEZZA DI UNA RICOSTRUZIONE
    DELLE CITTA E PAESI D'ABRUZZO
    CON DELLE ABITAZIONI ANTISISMICHE CHE SCONGIURINO ALTRE TRAGEDIE COME QUELLE VISSUTE DALLA POPOLAZIONI ABRUZZESI 11-04-2009 00:04 - michele di lando
  • Perché tanta acrimonia? Perché tanta rabbia poco controllata nei confronti di chi ha fede?
    Altro che funerale di stato Vaticano... Se i parenti delle vittime non avessero voluto dei funerali religiosi, non li avrebbero fatti! Forse lei non ha notato la quantità di persone che hanno fatto la Comunione!
    E il fatto che al rappresentante dell'Ucoii sia stato lasciato un breve spazio alla fine è semplicemente dovuto al fatto che 205 bare su 205, "evidentemente", contenevano persone per le quali i parenti volevano dei funerali cristiani.
    Le 7 vittime musulmane, infatti, come ha detto lei, erano già in viaggio verso casa.
    Perché, allora, tanta acidità? Che cosa le ha dato così fastidio? Forse il raccoglimento, il dolore composto, la preghiera? 10-04-2009 23:55 - Pulce
  • VERGOGNATEVI ! Nemmeno di fronte a tanta tragedia siete capaci di un minimo di raccoglimento e di umanità. Ironia del tutto fuori posto che denota solo arroganza e intolleranza.
    Un ex-comunista ! 10-04-2009 23:54 - Rino
  • Nell'articolo di Marco Boccitto non c'è una riga, dico una, una sola che sia rispettosa.
    Ma anche in queste situazioni volete divertire con le vostre boutades ? Mi vergognerei come un ladro di leggere il vs giornale. Probabilmente i vs lettori sono sciacalli. Non siete umani. Fortuna che state sparendo dalla storia (interesserete non l'archeologia politica ma, forse, l'antiquariata, quello dei ferri vecchi. Vergognoso 10-04-2009 23:48 - lino franzoloso
  • Pensavo che ero il solo ad aver notato la mancanza dello stato a questi funerali "di stato"ci sarebbe bisogno di allargare la discussione e capire perche il capo dello stato si presti a tutto questo. 10-04-2009 23:33 - francesco
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