-
|
Marco Boccitto
Funerali di Stato. Vaticano
La terra non smette di tremare e le macerie dell’Aquila continuano a restituire macerie (due donne che nessuno aveva fin qui cercato vengono ritrovate nella tarda mattinata di ieri), ma un primo punto e accapo alla strazio provocato dal terremoto provano a metterlo i funerali di stato celebrati nella piazza d’armi della Scuola ufficiali della Guardia di finanza, alle porte dell’Aquila. L’aspetto più eloquente della tragedia prende così una forma contundente e insopportabile nelle 205 bare allineate ai piedi del palco-altare, a rappresentare le ormai quasi trecento vittime fatte registrare dal sisma. Funerali di stato Vaticano, perché quello italiano non va molto aldilà della presenza muta – premier escluso, ovviamente - delle sue alte cariche e dei pennacchi dei carabinieri in alta uniforme.
La cerimonia comincia così sulla spinta di un organo, sotto un cielo lattiginoso ma asciutto, con la parola del papa affidata alla voce del suo segretario personale, mons. Georg Gaenswein. Messaggio piatto e poco ispirato, come ci ha abituati il pontefice, che ha dato la sua dispensa straordinaria per consentire eucarestia e messa funebre nel giorno in cui non si potrebbe che sfilare in via crucis. Ma certo il venerdì santo serve un assist prezioso al primo officiante, il Segretario di Stato Vaticano cardinale Tarcisio Bertone. Scatta automatico il ricorso al Libro dell’apocalisse di S. Giovanni apostolo, il mare che non c’è più, la nuova Gerusalemme (un’altra new town, legata a L’Aquila da rimandi topografici e non solo spirituali) che scende dal cielo, la voce potente che annuncia la dimora di Dio con gli uomini. E dunque una scontata salita al Golgota, la croce, l’aceto, il “tutto è compiuto e chinato il capo spirò”. Dunque la Resurrezione, naturalmente anche dalle macerie, la “vostra Pasqua indimenticabile”. E finalmente la certezza che “li rivedremo un giorno”.
Quel giorno ci sarà anche lui, c’è da scommetterci, con una elegante aureola al posto dei mille copricapi esibiti nella vita terrena, a far capoccella tra gli angeli. Silvio Berlusconi, unto dagli olii sacri e nutrito dal calice con cui Benedetto XVI ha voluto sponsorizzare la solenne cerimonia, si aggira tra i parenti con la sua umanità viscerale e anche un po’ dissacrante (“schiena dritta, non inginocchiatevi”), si agita in piedi dietro ai posti riservati alle autorità, si acciglia commosso e poi strappa un’ultima foto ricordo tra i vigili del fuoco.
Per il resto non c’è molta considerazione per chi dovesse invece essere convinto che i morti sono morti, purtroppo. Il vangelo al riguardo, se ben maneggiato, sa essere quasi sprezzante: chi ha davvero creduto alla loro dipartita è uno stolto. Ora li vedete così, prosegue Bertone, ma un giorno, “oro nel crogiolo di Dio”, risorgeranno per governare “le nazioni e i popoli”. Misteri della geopolitica celeste, se è vero che tutti saranno re. Un solo stato d’animo impone il momento, ed è quello di Giovanni sotto la croce.
La conoscenza diretta di molte vittime e dei loro parenti sembra invece scaldare le parole dell'arcivescovo metropolita dell'Aquila, monsignor Giuseppe Molinari, che alla “carezza gelida della morte“ e alla certezza del distacco preferisce opporre “la dolcezza della speranza”. Ma per qualcosa di più ecumenico bisogna aspettare il finale, affidato all’imam Mohammed Nour Dachan, presidente dell’Ucoii. Il quale anziché rivolgere un’orazione funebre alle sette vittime islamiche del sisma (5 macedoni e 2 palestinesi, le cui salme però sono già in viaggio verso casa) parla di “disegno unico”, di “un unico abbraccio solidale”, parla di “valori comuni” ed evoca “i profumi e i colori dell’Abruzzo”. Un breve discorso, in lingua italiana come sarebbe piaciuto ai leghisti, che però arriva quando il commiato e i “saluti affettuosi” del vescovo hanno già impresso un tono ultimativo alla cerimonia, allentando definitivamente ogni attenzione e raccoglimento. Dopo un po’ di confusione tra l’esercito di autisti dei carri funebri che sono stati chiamati a raccolta da tutto l’Abruzzo e dalle regioni vicine – “anche noi siamo volontari”, dice uno con orgoglio – i feretri vengono fatti uscire da un lato della piazza e caricati alla rinfusa per essere portati al cimitero dell’Aquila. Da lì, una volta regolato l’ingorgo dai soliti uomini della Protezione civile, verranno smistati verso le loro destinazioni finali. E’ il momento della disperazione dei parenti, l’inconsolabile vista della minuscola bara bianca appoggiata su quella di Bobu Marinca Mirandolina, la donna romena morta insieme alla figlioletta di 3 mesi. La rabbia per i troppi studenti uccisi dall’edilizia criminale e dalla politica clientelare, prima che dal terremoto. Nella piazza si incontrano tanti ragazzi che si erano persi di vista, perché fuggiti altrove o riparati in campi diversi. Un gruppo ricorda Dario, per il quale “dobbiamo organizzare una grande festa, ci sbronzeremo per bene. Subito dopo però ci faremo un tatuaggio che ci ricordi per sempre di lui e questa tragedia”. La vita deve ricominciare, ma nessuna catarsi potrà mai essere ammessa.
- 30/04/2009 [16 commenti]
- 30/04/2009 [38 commenti]
- 28/04/2009 [26 commenti]
- 28/04/2009 [17 commenti]
- 28/04/2009 [18 commenti]
- 27/04/2009 [27 commenti]
- 25/04/2009 [99 commenti]
- 25/04/2009 [16 commenti]
- 22/04/2009 [22 commenti]
- 22/04/2009 [6 commenti]
- 22/04/2009 [48 commenti]
- 20/04/2009 [50 commenti]
- 20/04/2009 [37 commenti]
- 19/04/2009 [14 commenti]
- 18/04/2009 [93 commenti]
- 18/04/2009 [154 commenti]
- 17/04/2009 [13 commenti]
- 15/04/2009 [277 commenti]
- 13/04/2009 [189 commenti]
- 10/04/2009 [113 commenti]
- 09/04/2009 [67 commenti]
- 09/04/2009 [16 commenti]
- 07/04/2009 [20 commenti]
- 07/04/2009 [32 commenti]
- 06/04/2009 [52 commenti]
- 06/04/2009 [39 commenti]
- 04/04/2009 [17 commenti]
- 03/04/2009 [18 commenti]
- 03/04/2009 [20 commenti]
- 02/04/2009 [36 commenti]
-
La Somalia va a pesca
| di Giorgia Fletcher del 21.12.2012 -
La termoelettrica di Huexca
| di Fulvio Gioanetto del 20.12.2012
-
Bob Lutz in Gm, l'eterno ritornoBob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili.7 novembre 2011
-
Lezioni di dissensoDomenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.7 novembre 2011
-
Mahony: Ombra sul Conclave
di luca celada - 16.02.2013 20:02
-
Gentile cavaliere, scenda dalla sella
di Luisa Betti - 15.02.2013 18:02
-
Sulla gerontocrazia e i “grandi vecchi”
di massimozucchetti - 14.02.2013 22:02
-
Scuola: “Concorso-truffa”, seconda parte
di Roberto Ciccarelli - 13.02.2013 09:02
-
Matrimonio per tutti: l’Assemblée approva, 329 a favore, 299 contro
di Anna Maria - 12.02.2013 18:02
-
Dead Writers, annusa il profumo della letteratura
di arianna - 08.02.2013 09:02
-
Revolution: J.J. Abrams e i suoi errori
di nefeli - 04.02.2013 08:02
-
Full Metal Jacket, il diario in una App per Ipad
di Filippo Brunamonti - 02.02.2013 20:02
-
Metti Jac all’Ara Pacis: quadretti di un’esposizione
di Andrea - 20.01.2013 19:01
-
Un mezzo trasloco
di a. d. - 16.01.2013 15:01
-
Gomorra2, e che fiction sia
di francesca - 13.01.2013 16:01
-
I comunicati zapatisti / 2 e fine
di gianni - 10.01.2013 03:01
-
Ford Fiesta, MyKey è la tua
di fpaterno - 26.11.2012 19:11











Entrando nel merito, l'articolo che ho letto non è affatto irrispettoso bensì un po' triste, non me ne voglia il Boccitto. E' triste perché consiste di una descrizione rassegnata di una cerimonia strana, celebrata in una atmosfera da "in illo tempore". Personalmente, credo che qualche domanda sulla storia religiosa di questo Paese e sul rapporto che questa ha col presente dovrebbe sorgere spontanea. Nella condizione in cui versa questa repubblica, probabilmente la rassegnazione dovremmo rinviarla al fine di continuare a porci interrogativi. 13-04-2009 15:57 - Gaetano Quattromani
Attenti he il TG1 ha appena dato la notizia e mostrato le immagini di ruspe che stanno rimuovendo i detriti edilizi, accumulandoli e mescolandoli. Stanno così eliminando i "corpi del reato" ? 13-04-2009 14:45 - biutifulcauntri
Governo e Chiesa si sono fatti i loro spottoni sulla pelle dei terremotati e per i mononeuronici baciapile non si deve dire. Che squallidi servi. 13-04-2009 13:51 - Syd
Boccitto mi spiace per le offese, l'articolo non sarà il massimo della leggibilità ma fa un suo effetto.E a chi dà fastidio, che si rivolgano ad un prete per rendere candida di nuovo l'anima.Ma prima allontanate da lui i bambini. 13-04-2009 11:07 - simo
Mi pare che medesima sorte stia toccando a Santoro; la stampa fa il suo mestiere bene o male, meglio sarebbe se certe virulente forze si scagliassero contro chi nei decenni ha permesso una sistematica quanto incontrollata devastazione del paese ( che è di tutti, ma proprio tutti, sia quelli che ci sono nati che nò). 13-04-2009 10:57 - emilio
Purtroppo ,veramente,non mi meravigliano affatto,in un'Italia che sta tornando alle sue origini piu' "autentiche",un'Italia sempre piu' borbonica e catto-oscurantista,i cui principi si accaniscono a brigare per creare o ricreare una nuova plebe. 13-04-2009 10:53 - Giovanni