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Roberto Duiz
Calcio, in campo scende l'odio razzista
Il pareggio dell’Inter contro la Juventus a Torino spegne ogni residua illusione
bianconera di riaggancio e, di conseguenza, ribadisce l’inattaccabilità del primato nerazzurro. Ma, ciò constatato, non è su questo che segue dibattito sui demeriti degli uni e sui meriti degli altri e così via. Lo strascico più vistoso di un
confronto che per tradizione non si esaurisce col fischio di chiusura si chiama
Mario Balotelli. Non ha ancora 19 anni, ma già numeri da fuoriclasse che gli valgono il soprannome di SuperMario. Ha la pelle nera e la cittadinanza italiana, come il nome, perché qui è nato (a Palermo, figlio di emigranti ghanesi) e cresciuto (adottato a tre anni da una famiglia di Brescia). Altri segni particolari sono un caratterino esuberante e l’incedere un po’ bullesco, cosa che raramente lo rende simpatico a chi ci gioca contro. Cosicché gli avversari più navigati sono soliti provocarlo, stimolandolo a dar fuori di testa e farsi
espellere, più che tentando di intimorirlo, impresa considerata impossibile.E fin qui ci può anche stare. In fondo il calcio, si sa, non è sport da boy scout. Non ci sta, però, che dagli spalti si levino cori razzisti. A SuperMario non è la prima volta che capita di subire quegli insopportabili «buuuh», perché questa insana abitudine (che definire «idiozia» è riduttivo e insanamente quasi assolutorio) è assai diffusa negli stadi italiani ma non solo. Però sabato sera, a Torino, quel tipo di gazzarra si è manifestata in modo più eclatante di altre volte e, come un mefitico contagio, dalla curva degli ultrà ha preso a rimbalzare tra diversi settori dello stadio, con ululati intercalati da slogan che non vale la pena
divulgare, perché vista l’aria che tira (non solo negli stadi, va sottolineato),
anziché come cattivi esempi molti potrebbero prenderli come spunti da sviluppare.
Balotelli, secondo propria indole, non si è fatto intimorire e quando gli è capitata la palla buona l’ha messa dentro senza esitare, dando il vantaggio all’Inter. Dicono gli avversari che facesse il cattivello a gioco fermo, quando l’arbitro era rivolto altrove. Mourinho, dal canto suo, dice di averlo sostituito a un certo punto perché gli juventini in campo continuavano a provocarlo. Il che, mixato coi cori dagli spalti rischiava di produrre un cocktail nervoso esplosivo per il suo baby-fenomeno, fino a lì capace di far perdere il controllo al bianconero Thiago, espulso per doppio fallo di quelli detti «di frustrazione» (il secondo dei quali su di lui), ma di mantenere il proprio.
Massimo Moratti, che tra tutti i presidenti è il più papà, non c’era, ma ha visto la
partita e sentito la colonna sonora. Poi ha ascoltato «certi commenti televisivi»,
come li ha definiti lui senza fare i nomi degli interpreti, e infine è sbottato. «Se
fossi stato allo stadio – ha detto – sarei sceso in campo e avrei ritirato la
squadra». Peccato che non ci sia stato. Un gesto del genere avrebbe creato certo uno choc, ma anche assunto una valenza esemplare e dato una scossa a quella sorta di torpore preoccupante che Moratti riconduce ai termini più appropriati: «assuefazione al razzismo».
Giustamente il patron interista non sorvola su un «caso» che molti archivierebbero volentieri sotto la voce «sfottò», magari un po’ eccessivo, pure antipatico ma sostanzialmente innocuo. Sull’argomento, Platini, presidente dell’Uefa, è tutt’altro che morbido e da tempo invoca misure più severe per punire le escandescenze razziste negli stadi, dando licenza all’arbitro di interrompere le partite ogni qualvolta si manifestino. Potere ancora negato in Italia a chi deve salvaguardare la regolarità del gioco. Il quale può solo prendere nota e compilare referti, in seguito ai quali si penalizzano le società con multe ridicole. Chi non è incline a sminuire il problema (non solo estetico) posto dagli imitatori del verso della scimmia ogni qualvolta un ragazzo di colore ha il pallone tra i piedi, invoca anche multe ben più salate delle attuali, squalifiche dello stadio in cui le gazzarre vanno in scena,
penalizzazioni di punti e quant’altro possa contribuire a mettere la sordina ai cori osceni e a stimolare le società a spargere semi di civiltà sulle loro tifoserie. Il giudice sportivo ha anticipato di 24 ore il proprio lavoro, condannando la Juventus a giocare la prossima partita casalinga a porte chiuse «per la gravità del fatto e per la pervicace reiterazione di tali deplorevoli comportamenti, che nulla hanno a che vedere con la passione sportiva». Sottolineando l'aggravante "dell'assenza di qualsiasi manifestazione dissociativa da parte di altri sostenitori ovvero di interventi dissociativi da parte della società".
Tra gli slogan dedicati a SuperMario ce n’è uno che magari è meno virulento degli altri ma più di tutti mortifica il civile buon senso. Rimpalla da un po’ anche tra siti Internet e recita così: «Non ci sono negri italiani». A chi ci si identifica
basterebbe far vedere e rivedere a sfinimento, come in un «trattamento» alla
"Arancia meccanica", la foto della nazionale francese campione del mondo del ’98, in cui più della metà erano ragazzi di colore. Balotelli non è il primo "italiano" a vestire l’azzurro (Under 21 nel suo caso), prima c’erano già stati Ferrari e Liverani. Di lui però si parla molto di un approdo alla nazionale maggiore, in vista del Mondiale in Sudafrica dell’anno prossimo. Alla luce del suo caratterino, che anche Mourinho fa fatica a incanalare in traiettorie proficue per lui e per la squadra intera, Lippi, già alle prese con la spina-Cassano, non si pronuncia ancora ma lo osserva di sottecchi. Diventasse un emblema di una lotta davvero seria al razzismo negli stadi, avrebbe una ragione in più per smussare qualche spigolo caratteriale e gli azzurri si ritroverebbero in organico una potenziale star del prossimo Mondiale. Un Eusebio, o anche «solo» un Drogba italiano, finalmente.
- 30/04/2009 [16 commenti]
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A coloro che lo difendono per la sua età voglio dire: gli altri giovani Marchisio, Giovinco, Pato hanno gli stessi comportamenti di Balotelli..
crdo proprio di no 21-04-2009 16:34 - ciccio
quindi mi chiedo è veramente giusto punire solo la Juve e non Balotelli che è odiato da tutte le tifoserie italiane per i suoi comportamenti vergognosi?
p.s.
ma quando i tifosi dell'inter facevano cori razzisti contro i napoletani, perchè nessuno ha detto niente? 21-04-2009 16:25 - ciccio
Ma è possibile che l'Italia è piombata in una tale condizione di sottocultura meschina e becera, al punto che la gente non distingue un aggettivo (nero) da un'offesa (negro di merda)?
Che le tifoserie siano intrise di violenza e razzismo lo si sapeva, e non da ora. Onestamente cosa ci sarà, ormai, di spettacolare in una giostra stracolma di denaro, che gira se oliata da compensi miliardari ai giocatori...
E in cui viene tollerato qualunque atteggiamento scorretto, nel migliore dei casi, violento per routine proprio perché le tifoserie sono grandi affari. E siccome pecunia non olet... 21-04-2009 15:19 - Antonella
Rispondo a Luciano (nome interessante) per chiarire alcune cosette.
Il signor Zoro, regolarmente insultato in tutti gli stadi (purtroppo) decise di fare quella sceneggiata quando 4 gatti (episodio comunque grave) lo insultarono (a memoria, tra parentesi, non ricordo prove sonore al riguardo).Perché lo fece?
Già da un paio di settimane si sapeve che avrebbe dovuto partecipare(su Rai 3) ad una trasmissione a parlare di razzismo (interessante, visto che il succitato come calciatore era abbastanza un Carneade)... Una simpatica coincidenza,considerato che il sig.Zoro era al soldo di tale Moggi (è lui il Luciano che scrive qui)? militando in una squadra notoriamente in mano a Moggi (il Messina, per fortuna scomparso).
Ovviamente, di tutti gli insulti anche la squadra avversaria scelta si trattò di una coincidenza, vero Luciano?
Una cosa un tantino diversa da uno stadio gremito in cui ad urlarlo erano i 9/10 dei presenti.
Cosa ancor più grave poiché molti han negato l'evidenza (Con scuse del tipo: "no eran solo fischi" "gli altri giocatori di colore non son stati insultati" e via delirando) o, peggio ancora, dicendo "Colpa sua, è un provocatore".
Ma stiamo scherzando? Io DETESTO il comportamento di Balotelli in campo, e non sono tifoso di alcuna squadra italiana. Ma cerchiamo di essere ONESTI.
Questo ragazzo s'è sorbito per 90 minuti "Sei solo un negro di merda".
Ora io non dico d'imparare un po' di civiltà sportiva e sostenere i propri beniamini anzichè insultare quelli altrui (sarebbe pretendere troppo dagli Italiani), ma se proprio IL MOTIVO era l'antipatia verso il ragazzo l'insulto razzista era evitabile!
Da censuare anche la Juventus che prima manda un comunicato di scuse e poi fa ricorso contro la squalifica. E poi si sta a discutere per gli episodi altrui?
Ora vorrei un segnale forte e vederlo al più presto con la maglia dell'Italia... I mondiali sono in Sud Africa, non so se rendo...
Spero davvero questa mia lettere non venga censurata. 21-04-2009 14:52 - John Zorn
Il problema è che nelle curve italiane domina ormai incontrastata l'ideologia razzista e fascista, con celtiche, svastiche e saluti romani, con continui insulti, cori e striscioni di matrice leghista o nazi-fascista. Non solo nelle curve ma anche in ogni parte dello stadio. Una cultura Italiana ma non solo.
Il fronte antirazzista ultras resistenza (fra cui le gloriose BAL) è stato spazzato via da vere e proprie ritorsioni discriminatorie da parte dello stato e degli apparati sportivi.
Adesso questa gente, politici e ciarlatani del calcio, si dichiara indignata dicendo che non ci sarà più un'altra volta, ma succede periodicamente in tutti o quasi gli stadi. L'arbitro doveva far rispettare il regolamento antirazzista e sospendere la partita, ma questo, naturale siamo in Italia, non è avvenuto per l'ennesiam volta e si è lasciata libertà di agire a questa gente di merda!
Cosa volete che sia una giornata di squalifica? Tanto la gioia di insultare un ragazzo di colore per la nostra cultura e la nostra gente vale molto di più di saltare una semplice partita.
Resistenza ultras siempre, contro il fascismo nelle curve e negli stadi.
AVANTI BAL! 21-04-2009 13:37 - Simone