-
|
Clementina Colombo
Fini e Bertinotti, la "strana coppia"
Chi avrebbe immaginato, anche solo un paio d'anni fa, di leggere su un giornale di sinistra, in occasione del 25 aprile, un editoriale firmato da Gianfranco Fini? E chi avrebbe creduto possibile che quell'editoriale fosse a fianco di un altro articolo di fondo, per la penna di Fausto Bertinotti?
Il presidente della camera e il suo predecessore compaiono invece insieme sulla prima pagina di un quotidiano che ancora non è in edicola ma ci sarà presto, dal prossimo primo maggio: “l'Altro”, diretto da Piero Sansonetti. Il numero zero del nuovo giornale era stato distribuito, gratuitamente, il giorno della manifestazione dei metalmeccanici a Roma, 4 aprile. Questo secondo numero zero sarà a sua volta distribuito gratuitamente il 25 aprile.
Il pezzo forte, va da sé, è il lungo articolo dell'ultimo segretario del Msi. Un pezzo impegnato, in cui Fini ripete cose in parte già dette ma con una nettezza e una drasticità sinora inedite. La guerra civile del 1943-45, scrive Fini citando lo storico di sinistra Claudio Pavone, “portò allo scontro frontale tra due diverse idee di nazione. L'una, nutrita dal nazionalismo fascista, conduceva all'espansionismo, al razzismo e all'annullamento dei diritti dell'uomo. L'altra, indissolubilmente legata ai valori della libertà e della democrazia, portava alla costruzione di una nuova stagione di progresso civile per l'Italia”.
Certo, il leader di An (o di quel che ne resta) non rinuncia a segnalare la presenza di una componente non democratica nella Resistenza, ma lo fa con toni infinitamente distanti da quelli adoperati da Silvio Berlusconi. Prosegue infatti così: “Non c'è dubbio che l'idea 'giusta' di nazione fosse la seconda. Solo dopo averlo affermato senza reticenze si può poi rilevare che non tutto lo schieramento antifascista fosse ispirato da princìpi democratici. Si può rilevare che ci furono formazioni partigianeche videro il conflitto fascismo-antifascismo più come lotta di classe che come battaglia per la libertà della nazione”. E anche qui è marcata la suggestione delle tesi di Pavone, nel suo insuperato “Una guerra civile”.
Sia chiaro, la visione di Fini è distantissima da quella di Bertinotti che, al contrario, rintraccia proprio nella istanza egualitaria che animava la Resistenza il suo lascito più attuale e utile per ricostruire una sinistra distrutta. E tuttavia non c'è dubbio che tra la visione dei due inquilini di Montecitorio esista una base di valori condivisi, se non per quanto riguarda l'eguaglianza almeno sul fronte della libertà e della accettazione piena della democrazia.
Ed è altrettanto certo che, accettando l'invito di Sansonetti, Fini ha voluto prendere, nella maniera più plateale possibile, le distanze non tanto dai vari La Russa e colonneli vari quanto da Silvio Berlusconi e dalla sua ben più profonda e pericolosa ambiguità.
- 30/04/2009 [16 commenti]
- 30/04/2009 [38 commenti]
- 28/04/2009 [26 commenti]
- 28/04/2009 [17 commenti]
- 28/04/2009 [18 commenti]
- 27/04/2009 [27 commenti]
- 25/04/2009 [99 commenti]
- 25/04/2009 [16 commenti]
- 22/04/2009 [22 commenti]
- 22/04/2009 [6 commenti]
- 22/04/2009 [48 commenti]
- 20/04/2009 [50 commenti]
- 20/04/2009 [37 commenti]
- 19/04/2009 [14 commenti]
- 18/04/2009 [93 commenti]
- 18/04/2009 [154 commenti]
- 17/04/2009 [13 commenti]
- 15/04/2009 [277 commenti]
- 13/04/2009 [189 commenti]
- 10/04/2009 [113 commenti]
- 09/04/2009 [67 commenti]
- 09/04/2009 [16 commenti]
- 07/04/2009 [20 commenti]
- 07/04/2009 [32 commenti]
- 06/04/2009 [52 commenti]
- 06/04/2009 [39 commenti]
- 04/04/2009 [17 commenti]
- 03/04/2009 [18 commenti]
- 03/04/2009 [20 commenti]
- 02/04/2009 [36 commenti]
-
La Somalia va a pesca
| di Giorgia Fletcher del 21.12.2012 -
La termoelettrica di Huexca
| di Fulvio Gioanetto del 20.12.2012
-
Bob Lutz in Gm, l'eterno ritornoBob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili.7 novembre 2011
-
Lezioni di dissensoDomenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.7 novembre 2011
-
Mahony: Ombra sul Conclave
di luca celada - 16.02.2013 20:02
-
Gentile cavaliere, scenda dalla sella
di Luisa Betti - 15.02.2013 18:02
-
Sulla gerontocrazia e i “grandi vecchi”
di massimozucchetti - 14.02.2013 22:02
-
Scuola: “Concorso-truffa”, seconda parte
di Roberto Ciccarelli - 13.02.2013 09:02
-
Matrimonio per tutti: l’Assemblée approva, 329 a favore, 299 contro
di Anna Maria - 12.02.2013 18:02
-
Dead Writers, annusa il profumo della letteratura
di arianna - 08.02.2013 09:02
-
Revolution: J.J. Abrams e i suoi errori
di nefeli - 04.02.2013 08:02
-
Full Metal Jacket, il diario in una App per Ipad
di Filippo Brunamonti - 02.02.2013 20:02
-
Metti Jac all’Ara Pacis: quadretti di un’esposizione
di Andrea - 20.01.2013 19:01
-
Un mezzo trasloco
di a. d. - 16.01.2013 15:01
-
Gomorra2, e che fiction sia
di francesca - 13.01.2013 16:01
-
I comunicati zapatisti / 2 e fine
di gianni - 10.01.2013 03:01
-
Ford Fiesta, MyKey è la tua
di fpaterno - 26.11.2012 19:11











in un modo o nell'altro è sempre presente il riferimento ai compagni partigiani.
non si può negare che questo pensiero di Fini lasci un pochino con la bocca aperta, in positivo probabilmente, ma molto strano da uno che non troppi anni fa la pensava molto diversamentee... ma non completamente!
w la resistenza 22-04-2009 13:39 - Simone
Secondo voi il pericolo del fascismo in Italia è più lontano oggi, con il "ripensamento" dell' on.Fini o era più lontano nel 1960, quando il governo Tambroni, per il solo appoggio esterno ricevuto dal movimento sociale, cadde sotto una forte ondata di protesta popolare in tutta italia?
Come mai, compagni del manifesto e non, invece di denunciare che il ritorno al potere di questi fascisti ripuliti minaccia le nostre libertà, facciamo il loro gioco dandogli credito su valori per i quali noi abbiamo lottato e siamo morti per mano loro?
Non sarà che inconsciamente, oltre a non essere più comunisti, non siamo più neanche antifascisti?
"A giocare col nero perdi sempre" 22-04-2009 13:29 - Luigi