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FUORIPAGINA
28/04/2009
  •   |   Luigi Pintor
    "Un giornale comunista", l'editoriale di Pintor

     

     

     

    Molti ci hanno domandato in queste settimane, a volte con simpatia, altre volte con astio: ma perché fate un giornale quotidiano? Come pensate di riuscirci? E a che cosa potrà servire? Una nostra risposta a queste domande, ormai, sarebbe inutile e pedante. Una risposta seria potrà venire solo dalla vita stessa di queste quattro pagine, che ad oggi non sono più un'idea ma una realtà esposta al giudizio di tutti.

    Ma le intenzioni che ci hanno mosso, ad ogni modo, non sono un mistero. Sono le stesse intenzioni che ci hanno spinto, trenta anni fa, a rompere con la tradizione borghese che ci aveva regalato il fascismo e la guerra. Sono le stesse che ci hanno animato nella lunga milizia nel partito e nella stampa comunista, per la rivoluzione italiana. Sono le stesse che ci hanno fatto vedere nella ribellione operaia e studentesca di questi anni una nuova occasione storica per l'avanzata del comunismo.

    C'è chi ama la società in cui viviamo perché è al decimo posto nella produzione industriale mondiale. Per noi, è una società impastata di sfruttamento e di diseguaglianza, di cui sono vittime milioni di operai di fabbrica, le popolazioni meridionali prive di speranza, le giovani generazioni senza avvenire. C'è chi giudica democratico lo stato che abbiamo, solo perché non è fascista e non ha cancellato le libertà formali. Per noi, è uno stato fondato su leggi e strutture repressive, dove polizia e istituzioni, scuola e cultura ufficiale, forze politiche e maggioranze al potere, sono modellate per colpire o ingannare gli sfruttati e gli esclusi. O ancora c'è chi vive a suo agio nel mondo contemporaneo, giudicandolo passabilmente pacifico. Per noi, è invece un mondo odiosamente segnato dal genocidio imperialista, che solo un rilancio del processo rivoluzionario mondiale può mutare.

    Se dunque questo giornale dovesse soltanto servire a una protesta, a una battaglia ideale contro l'ordine delle cose esistente, già questa non sarebbe una fatica sprecata. In fondo, la stampa operaia ha sempre avuto prima di tutto questa funzione: di stabilire una linea di demarcazione, con animo che Gramsci chiamava partigiano, tra chi è contro l'ordine costituito e chi in esso si adagia.

    Ma questo non potrebbe bastare. Il quadro politico che abbiamo oggi di fronte esige molto più di un rifiuto. E' aperta nel nostro paese una partita dal cui esito può dipendere la sorte del movimento operaio per un intero periodo storico. Se non fosse questa la nostra convinzione, non ci saremmo impegnati in un lavoro e in una lotta che hanno per scopo ultimo la formazione di una nuova forza politica unitaria della sinistra di classe. E non faremmo, ora, questo giornale.

    Tutti ci accorgiamo, ogni giorno, di nuovi pericoli incombenti, di cui la ripresa del teppismo fascista è solo un sintomo. Padroni e governo, Agnelli e Colombo, democristiani e presunti socialisti, moltiplicano gli sforzi per chiudere in gabbia il movimento delle masse, intrecciando repressione ed elemosine. L'imperialismo americano regola il nostro destino, secondo le leggi della divisione del mondo in sfere di influenza. Il quadro europeo che ci sta attorno è oscurato, come mai nel dopoguerra, dall'involuzione delle società dell'est e dell'azione controrivoluzionaria dei gruppi che vi esercitano il potere. E sulle grandi organizzazioni del movimento operaio pesa l'antica illusione del riformismo, l'illusione maledetta che cinquant'anni fa condusse a una tragica sconfitta. Ma anche ci accorgiamo, ogni giorno, delle grandi possibilità di riscossa esistenti. Si è da poco celebrata la ricorrenza di una gloriosa insurrezione armata che non ebbe solo una ispirazione antifascista, ma un'ispirazione anticapitalista e rivoluzionaria che ha formato la nostra generazione ed è tuttora viva nella coscienza di grandi masse. Abbiamo alle spalle un decennio straordinario di offensiva operaia e di rivolta giovanile, che ha dimostrato come le fortezze dell'occidente possono essere prese d'assalto e scosse nelle fondamenta. Ancora oggi duecentomila operai del più grande complesso produttivo nazionale riscendono in lotta contro il vero nemico, contro l'organizzazione capitalistica del lavoro e del consumo. Su scala mondiale, lo scontro di classe non cede il passo né alla ferocia della guerra imperialista né alle insidie della diplomazia delle grandi potenze, e anzi ritrova nuovo alimento nella crescita della rivoluzione cinese.

    In questa situazione, noi pensiamo che l'orientamento delle grandi organizzazioni politiche e sindacali della classe operaia e per un altro verso i limiti e le divisioni dei gruppi della sinistra, non ridanno la forza necessaria a una prospettiva socialista, e neppure lasciano sperare in un esito vittorioso dello scontro in atto. Siamo convinti che c'è bisogno e urgenza di una forza rivoluzionaria rinnovata, di un nuovo schieramento, di una nuova unità della sinistra di classe, di un nuovo orientamento strategico complessivo. Pensiamo che solo per questa via sarà possibile mettere a frutto il patrimonio che le esperienze del passato e del presente hanno accumulato. Perciò ci siamo costituiti in gruppo politico, perciò vogliamo dar vita – con tutte le forze disponibili ma anche con le sole nostre forze – a un movimento politico organizzato, come tappa di un processo più generale.

    Questo è il nostro programma, e non ci sfiora l'idea che un foglio stampato possa supplire a questo lavoro di costruzione politica. Ma se questo giornale potrà favorire e accelerare un tale lavoro, offrire uno strumento di conoscenza, di intervento, di mobilitazione, segnare una presenza e stabilire un punto fermo già in questa fase cruciale dello scontro di classe, allora la sua ragione d'essere e la sua verità saranno chiare.

    Questo è tutto. Ed è qualcosa che appare a noi così essenziale che nessun limite, nessun ostacolo e nessun rischio ci è sembrato proibitivo. Perciò usciamo con solo quattro pagine, senza null'altro che un notiziario politico, senza abbellimenti o manipolazioni, nella persuasione che uno sforzo di semplicità e di chiarezza può valere più di tutto il resto. Perciò usciamo senza altro denaro che quello che ci è venuto e ci verrà dai compagni e dai lettori, dai quali interamente dipende la vita o la morte di questa impresa. Perciò ci accontentiamo di forze limitate e inesperte, ma fino in fondo disinteressate e impegnate, scontando difetti e lacune certe. In fin dei conti, non ci affidiamo ad altro che a un lavoro collettivo; a una passione militante; a ciò che molti chiamano utopia o estremismo e noi fiducia nelle masse e tranquilla coscienza; al sostegno di chiunque riconoscerà in queste pagine un impegno comunista e questo impegno vorrà condividere.

     


I COMMENTI:
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  • Il manifesto è il miglior giornale di sinistra, perchè non è influenzato dai partiti, critica tutti gli schieramenti. Anche perchè è un giornale che è ancora comunista.
    Non concordo assolutamente con l' ultimo commento. 23-05-2009 18:29 - Roberto
  • Paradossale. Pubblicare questo articolo quando ormai si è rinnegato tutto il suo contenuto. Quando orami si è piegata la testa di fronte alle sirene del riformismo e all'ascendenza dei parolai. Fa solo venire una forte rabbia leggere queste righe, così piene di ciò che oggi manca: una disambigua propensione verso il socialismo, e una disambigua quanto determinata critica al modello economico-politico-sociale attuale, sopratutto in un momento in cui mostra macroscopicamente ed inevitabilmente i suoi limiti. Il capitalismo va abbattuto non "ornamentato". Purtroppo oggi in troppi "si adagiano", come diceva il compagno Luigi.

    . . . venisse tolta almeno la beffa del "quotidiano comunista".
    Non ci crede più nessuno.

    Con amarezza.
    Niccolò Zanotelli 06-05-2009 12:10 - Niccolò Zanotelli
  • Mi sembra che la storia della 18 enne di Napoli Noemi e della sua famiglia ,e di PAPI, sia lo specchio del`Italia Mazzette e altro. Il Marchese del Grillo ve lo ricordate!!!!!!!!! 30-04-2009 16:33 - walter Dimatteo
  • è difficilissimo scrivere dopo un tale editoriale. ma devo per forza fare gli auguri dei 38 , non l'ho ancora fatto , ma al prossimo manifesto , tirerò le orecchie al giornale. 30-04-2009 12:29 - Gianpaolo Sartori
  • molte grazie 30-04-2009 12:09 - t.o.
  • Da vostro lettore, abbonato e sostenitore mi ha fatto piacere che abbiate onorato la memoria del mai troppo compianto compagno Luigi, mi ha però fatto anche un po' impressione avvertire un enorme distanza: le cose nel mondo hanno preso a correre velocemente, un punto di riferimento che fino a ieri sembrava certo oggi ci appare pieno di contraddizioni se non del tutto inadeguato, impegnamoci dunque ad attualizzare il nostro pensiero politico, con gli spunti critici più moderni a disposizione. Lo so, non sono molti ma questa è l'unica via di salvezza. Un saluto a pugno chiuso. 30-04-2009 11:48 - Pierolfo
  • il 28 aprile viene presentata in confernza stampa la lista comunista per le europee ed il"quotidiano comunista" non pubblica una riga.
    Complimenti!!!
    bel servizio a chi, come ci scrive, sta decidendo cosa votare (orientato a votare la lsita comunista ma con un dubbio per sinistra e libertà).
    l'editoriale di Pintor riesumato sembra la beffa della beffa.
    Qui non è questione di scelta ideologica o, legitiime, preferenze e simpatie, qui c''è un problema di corretta informazione.
    mi spiace, non vi comprerò più...ripiegherò su l'unità (non è interessante come ai tempi di Furio Colombo ma sono tempi da meno peggio...) 30-04-2009 10:00 - luca
  • quanto ci manca! mi sono spesso chiesta perchè il manifesto con giornalisti straordinari come Pintor Rossanda Castelina non abbia poi avuto la capacità di formare giornalisti altrettanto bravi (Norma Rangeri a parte e pochissimi altri). Forse perchè non erano solo giornalisti ma avevano un percorso politico comunista? 30-04-2009 07:52 - Serena
  • e viva il manifesto un giornale vero e sincero non molate 30-04-2009 06:43 - Michelangelo
  • e viva il manifesto c'e gente che non capisce nulla 30-04-2009 06:40 - Michelangelo
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