-
|
Luigi Pintor
"Un giornale comunista", l'editoriale di Pintor
Molti ci hanno domandato in queste settimane, a volte con simpatia, altre volte con astio: ma perché fate un giornale quotidiano? Come pensate di riuscirci? E a che cosa potrà servire? Una nostra risposta a queste domande, ormai, sarebbe inutile e pedante. Una risposta seria potrà venire solo dalla vita stessa di queste quattro pagine, che ad oggi non sono più un'idea ma una realtà esposta al giudizio di tutti.
Ma le intenzioni che ci hanno mosso, ad ogni modo, non sono un mistero. Sono le stesse intenzioni che ci hanno spinto, trenta anni fa, a rompere con la tradizione borghese che ci aveva regalato il fascismo e la guerra. Sono le stesse che ci hanno animato nella lunga milizia nel partito e nella stampa comunista, per la rivoluzione italiana. Sono le stesse che ci hanno fatto vedere nella ribellione operaia e studentesca di questi anni una nuova occasione storica per l'avanzata del comunismo.
C'è chi ama la società in cui viviamo perché è al decimo posto nella produzione industriale mondiale. Per noi, è una società impastata di sfruttamento e di diseguaglianza, di cui sono vittime milioni di operai di fabbrica, le popolazioni meridionali prive di speranza, le giovani generazioni senza avvenire. C'è chi giudica democratico lo stato che abbiamo, solo perché non è fascista e non ha cancellato le libertà formali. Per noi, è uno stato fondato su leggi e strutture repressive, dove polizia e istituzioni, scuola e cultura ufficiale, forze politiche e maggioranze al potere, sono modellate per colpire o ingannare gli sfruttati e gli esclusi. O ancora c'è chi vive a suo agio nel mondo contemporaneo, giudicandolo passabilmente pacifico. Per noi, è invece un mondo odiosamente segnato dal genocidio imperialista, che solo un rilancio del processo rivoluzionario mondiale può mutare.
Se dunque questo giornale dovesse soltanto servire a una protesta, a una battaglia ideale contro l'ordine delle cose esistente, già questa non sarebbe una fatica sprecata. In fondo, la stampa operaia ha sempre avuto prima di tutto questa funzione: di stabilire una linea di demarcazione, con animo che Gramsci chiamava partigiano, tra chi è contro l'ordine costituito e chi in esso si adagia.
Ma questo non potrebbe bastare. Il quadro politico che abbiamo oggi di fronte esige molto più di un rifiuto. E' aperta nel nostro paese una partita dal cui esito può dipendere la sorte del movimento operaio per un intero periodo storico. Se non fosse questa la nostra convinzione, non ci saremmo impegnati in un lavoro e in una lotta che hanno per scopo ultimo la formazione di una nuova forza politica unitaria della sinistra di classe. E non faremmo, ora, questo giornale.
Tutti ci accorgiamo, ogni giorno, di nuovi pericoli incombenti, di cui la ripresa del teppismo fascista è solo un sintomo. Padroni e governo, Agnelli e Colombo, democristiani e presunti socialisti, moltiplicano gli sforzi per chiudere in gabbia il movimento delle masse, intrecciando repressione ed elemosine. L'imperialismo americano regola il nostro destino, secondo le leggi della divisione del mondo in sfere di influenza. Il quadro europeo che ci sta attorno è oscurato, come mai nel dopoguerra, dall'involuzione delle società dell'est e dell'azione controrivoluzionaria dei gruppi che vi esercitano il potere. E sulle grandi organizzazioni del movimento operaio pesa l'antica illusione del riformismo, l'illusione maledetta che cinquant'anni fa condusse a una tragica sconfitta. Ma anche ci accorgiamo, ogni giorno, delle grandi possibilità di riscossa esistenti. Si è da poco celebrata la ricorrenza di una gloriosa insurrezione armata che non ebbe solo una ispirazione antifascista, ma un'ispirazione anticapitalista e rivoluzionaria che ha formato la nostra generazione ed è tuttora viva nella coscienza di grandi masse. Abbiamo alle spalle un decennio straordinario di offensiva operaia e di rivolta giovanile, che ha dimostrato come le fortezze dell'occidente possono essere prese d'assalto e scosse nelle fondamenta. Ancora oggi duecentomila operai del più grande complesso produttivo nazionale riscendono in lotta contro il vero nemico, contro l'organizzazione capitalistica del lavoro e del consumo. Su scala mondiale, lo scontro di classe non cede il passo né alla ferocia della guerra imperialista né alle insidie della diplomazia delle grandi potenze, e anzi ritrova nuovo alimento nella crescita della rivoluzione cinese.
In questa situazione, noi pensiamo che l'orientamento delle grandi organizzazioni politiche e sindacali della classe operaia e per un altro verso i limiti e le divisioni dei gruppi della sinistra, non ridanno la forza necessaria a una prospettiva socialista, e neppure lasciano sperare in un esito vittorioso dello scontro in atto. Siamo convinti che c'è bisogno e urgenza di una forza rivoluzionaria rinnovata, di un nuovo schieramento, di una nuova unità della sinistra di classe, di un nuovo orientamento strategico complessivo. Pensiamo che solo per questa via sarà possibile mettere a frutto il patrimonio che le esperienze del passato e del presente hanno accumulato. Perciò ci siamo costituiti in gruppo politico, perciò vogliamo dar vita – con tutte le forze disponibili ma anche con le sole nostre forze – a un movimento politico organizzato, come tappa di un processo più generale.
Questo è il nostro programma, e non ci sfiora l'idea che un foglio stampato possa supplire a questo lavoro di costruzione politica. Ma se questo giornale potrà favorire e accelerare un tale lavoro, offrire uno strumento di conoscenza, di intervento, di mobilitazione, segnare una presenza e stabilire un punto fermo già in questa fase cruciale dello scontro di classe, allora la sua ragione d'essere e la sua verità saranno chiare.
Questo è tutto. Ed è qualcosa che appare a noi così essenziale che nessun limite, nessun ostacolo e nessun rischio ci è sembrato proibitivo. Perciò usciamo con solo quattro pagine, senza null'altro che un notiziario politico, senza abbellimenti o manipolazioni, nella persuasione che uno sforzo di semplicità e di chiarezza può valere più di tutto il resto. Perciò usciamo senza altro denaro che quello che ci è venuto e ci verrà dai compagni e dai lettori, dai quali interamente dipende la vita o la morte di questa impresa. Perciò ci accontentiamo di forze limitate e inesperte, ma fino in fondo disinteressate e impegnate, scontando difetti e lacune certe. In fin dei conti, non ci affidiamo ad altro che a un lavoro collettivo; a una passione militante; a ciò che molti chiamano utopia o estremismo e noi fiducia nelle masse e tranquilla coscienza; al sostegno di chiunque riconoscerà in queste pagine un impegno comunista e questo impegno vorrà condividere.
- 30/04/2009 [16 commenti]
- 30/04/2009 [38 commenti]
- 28/04/2009 [26 commenti]
- 28/04/2009 [17 commenti]
- 28/04/2009 [18 commenti]
- 27/04/2009 [27 commenti]
- 25/04/2009 [99 commenti]
- 25/04/2009 [16 commenti]
- 22/04/2009 [22 commenti]
- 22/04/2009 [6 commenti]
- 22/04/2009 [48 commenti]
- 20/04/2009 [50 commenti]
- 20/04/2009 [37 commenti]
- 19/04/2009 [14 commenti]
- 18/04/2009 [93 commenti]
- 18/04/2009 [154 commenti]
- 17/04/2009 [13 commenti]
- 15/04/2009 [277 commenti]
- 13/04/2009 [189 commenti]
- 10/04/2009 [113 commenti]
- 09/04/2009 [67 commenti]
- 09/04/2009 [16 commenti]
- 07/04/2009 [20 commenti]
- 07/04/2009 [32 commenti]
- 06/04/2009 [52 commenti]
- 06/04/2009 [39 commenti]
- 04/04/2009 [17 commenti]
- 03/04/2009 [18 commenti]
- 03/04/2009 [20 commenti]
- 02/04/2009 [36 commenti]
-
La Somalia va a pesca
| di Giorgia Fletcher del 21.12.2012 -
La termoelettrica di Huexca
| di Fulvio Gioanetto del 20.12.2012
-
Bob Lutz in Gm, l'eterno ritornoBob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili.7 novembre 2011
-
Lezioni di dissensoDomenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.7 novembre 2011
-
Mahony: Ombra sul Conclave
di luca celada - 16.02.2013 20:02
-
Gentile cavaliere, scenda dalla sella
di Luisa Betti - 15.02.2013 18:02
-
Sulla gerontocrazia e i “grandi vecchi”
di massimozucchetti - 14.02.2013 22:02
-
Scuola: “Concorso-truffa”, seconda parte
di Roberto Ciccarelli - 13.02.2013 09:02
-
Matrimonio per tutti: l’Assemblée approva, 329 a favore, 299 contro
di Anna Maria - 12.02.2013 18:02
-
Dead Writers, annusa il profumo della letteratura
di arianna - 08.02.2013 09:02
-
Revolution: J.J. Abrams e i suoi errori
di nefeli - 04.02.2013 08:02
-
Full Metal Jacket, il diario in una App per Ipad
di Filippo Brunamonti - 02.02.2013 20:02
-
Metti Jac all’Ara Pacis: quadretti di un’esposizione
di Andrea - 20.01.2013 19:01
-
Un mezzo trasloco
di a. d. - 16.01.2013 15:01
-
Gomorra2, e che fiction sia
di francesca - 13.01.2013 16:01
-
I comunicati zapatisti / 2 e fine
di gianni - 10.01.2013 03:01
-
Ford Fiesta, MyKey è la tua
di fpaterno - 26.11.2012 19:11










Chi parla piu' di "imperialismo americano (che ) regola il nostro destino, secondo le leggi della divisione del mondo in sfere di influenza" o riconosce nella resistenza "una gloriosa insurrezione armata che non ebbe solo una ispirazione antifascista, ma un'ispirazione anticapitalista e rivoluzionaria".
Eppure invece di andare a sinistra o almeno migliorare la qualita' della democrazia parlamentare in Italia, ma anche nel Mondo, la democrazia borgese sta scivolando sempre piu' verso una plutocrazia che governa a livello mondiale imponendo brutalmente la propria logica del profitto. Persino i passi che si vogliono fare per eliminare il surriscaldamento del pianeta sono mossi esclusivamente dalla logica dei profitti.
Per cocludere vorrei dire che le parole di Pintor dimostrano che il marxismo e' attualisssimo, il materialismo storico anche: il problema sono i cervelli, che mancano perche' devastati da una societa' consumista e pavida che lascia pochissimi margini all'intelligenza. 30-04-2009 01:51 - murmillus
che tristezza oggi, e che incazzatura, consentitemelo.
Per anni ed anni vi ho letto "focosamente", sostenendovi in quei momenti difficili che la vostra e la nostra storia attraversava. Nell'ultimo anno mi ero ripromesso di darvi quel piccolo aiuto che le mie tasche, da disoccupato per l'ennesima volta, mi consentivano, cioè quello di comprarvi quotidianamente... piccola cosa? Vi assicuro che oltre proprio non potevo e non posso andare.
Ho dovuto scegliere tra voi e Liberazione, il giornale del mio partito, ho scelto voi non per altro perchè ho preferito un'informazione slegata da tutto, da ogni obbligo, e poi perchè al cuor non si comanda...
Ma arriva stamattina, aspetto di leggere un vostro commento sulle liste che PRC e PdCi hanno approntato. Sfoglio, risfoglio, ma nulla. Nemmeno un trafiletto, una riga. Ma che è... siamo definitivamente scomparsi? C'erano notizie più impellenti? Stiamo definitivamente sui cosìdetti anche a voi? Posso anche capire che il progetto non vi piaccia, che la pensiate in maniera del tutto opposta, ma, santoiddio, una riga si dedica anche al più coglione dei sinistrorsi...
Si, mi sono incazzato, ma molto e, come credo sappiate, non sono l'unico. Da questo profondo sud di merda, dove ancora oggi chi vi legge viene preso sistematicamente per il culo (...ancora stì comunisti), ci faceva piacere avere un vostro commento, anche critico, nei confronti della nostra lista. Abbiamo investito su di voi e non parlo di vil danaro (anche se conta, care/i compagne/i, e purtroppo tanto), ma tempo e fiducia, e non ci avete rispettato, ci avete ignorati e questo atteggiamento da parte vostra e quanto di più deludente e triste potevate fare.
Ora qui, a Sessa Aurunca, triste comune casertano, quelle 4/5 copie che arrivavano non credo saranno più lette e non è ridicola ritorsione ma la constatazione che se dobbiamo "investire" un euro lo si fa dove qualche notizia in più ci viene data
Cordiali saluti
Silvio Izzo 29-04-2009 23:45 - Silvio
Io da poco leggo il vostro quotidiano e se ho scelto di leggerlo e consultarlo è perché lo trovo completo.
Cordiali saluti e buon anniversario. 29-04-2009 20:47 - Simon
non so quanti di quelli che scrivono a questo blog possano vantare l’onore di avere votato il vostro partito-giornale la prima volta di una luga vita da scrupoloso elettore. Tant’è: io l’ho fatto.
A quei tempi, la maggiore età si raggiungeva a ventuno anni e nel giugno del 1972 apposi la mia “croce” accanto al vostro simbolo e scrissi, quando ancora la candidatura di lista era a carico della coscienza del singolo cittadino, il nome di Pietro Valpreda. Potrei raccontarvi dell’atmosfera di quel lunedì al seggio dove giunsi trafelata alla fine della lezione, e del vestito che indossavo e l’orgoglio di essere la prima della famiglia che ufficialmente ( avevo già partecipato ad occupazioni, collettivi e manifestazioni) stava a sinistra della rosata sinistra familiare. Ero orgogliosa di quella scelta anche se non nutrivo grande simpatia per le donne del vostro partito. Un’antipatia di piccola provinciale per Rossana Rossanda e quello che mi sembrava arroganza, l’ ostentare il bel viso senza ritocchi né capelli tinti. Morivo d’invidia, compagni. Una che poteva permetterselo mi sembrava, e che si esibiva spavaldamente davanti alle donnette, come mia madre, costrette a tinteggiarsi per non essere relegate nel ghetto delle asessuate, espropriate anche dell’identità di specie.
A quei tempi erano di uso comune le parole di Pintor: “tradizione borghese, milizia nel partito, stampa comunista, rivoluzione italiana, ribellione operaia e studentesca, avanzata del comunismo, genocidio imperialista, rivoluzione mondiale, movimento operaio, movimento delle masse”.
A quei tempi il 25 Aprile si definiva “ricorrenza di una gloriosa insurrezione armata che non ebbe solo ispirazione antifascista, ma anticapitalista e rivoluzionaria”.
Già questa ultima frase stride con quello che è accaduto sabato scorso quando il nostro Napoleone ha proposto di rinominarla festa della Libertà, parola che per lui è sinonimo di libertinaggio. Grazie al PD, da ringraziare per tutto quello che combina. Del resto questo partito non è che il burocrate liquidatore di quello che fu tutto ciò che le parole di Pintor di quarant’anni fa, definiva. Parole ormai svuotate di significato, nell’unica rivoluzione materializzatasi: quella semantica, in cui le arcaiche parole tutt’al più evocano un mondo da tutti condannato, compresa la sinistra che ha buttato il bambino assieme all’acqua sporca.
A quei tempi i partiti della sinistra rappresentavano il movimento operaio. Oggi ne contendono alla lega i resti e si pregiano di rappresentarne i figli che non sono né borghesi né operai, ma consumatori quando dismettono i panni di risorse umane, indossati nei posti di lavoro.
A quei tempi il nemico aveva un volto o meglio ci si illudeva l’avesse. Era quell’Amerika che la caduta di Bush ha svelato essere uno dei tanti tasselli del potere demoniaco del denaro che come Alien ha un caldo rifugio virtuale, di cui si intuisce la presenza, ma di cui si ignora la tana. Potere che temo distruggerà l’onesto presidente abbronzato, che non sembra essere in grado di poter contenerlo.
Ma A quei tempi come di questi tempi “le popolazioni meridionali rimangono prive di speranza e le giovani generazioni sono senza avvenire”, a cui debbo aggiungere la desertificazione a forza del napalm mediatico delle menti giovanili, rincretinite dai cellulari, dai deretani e dalle tette delle veline e dei tronisti. E poi la scuola sacrificata al cretinismo e al bilancio.
Sono una vecchia pessimista? Niente affatto. Credo nella Nemesi e nella legge del Contrappasso. E poi Fidel è ancora vivo. Dopo l’abbraccio di Woitilia ( o come si scrive) mi aspetto anche quello di Obama. 29-04-2009 13:31 - maria francesca
l'impegno considerato comune è ormai l'utopia consapevole di pochi.
noi nuove generazioni siamo coloro che possono definire una svolta.un punto di rottura, ma non ne abbiamo la forza. nati e cresciuti nel sistema capitalistico che le nostre madri e i nostri padri con tanta passione e sofferenza, cercarono di contrastare.
non possediamo i mezzi per ridefinire le classi, assuefatti dalle distrazioni mediatiche e politiche (misogine e gerarchiche).
dobbiamo ridefinire i valori ed i progetti per cui lottare, distaccandoci dal fantasma del 68.
Non dobbiamo confondere il potere gerarchico (naturalmente verticale) dall'unione delle forze e delle idee comuni ( potere orizzontale).
La cultura è la dote fondamentale di un rivoluzionario, e questa è una "postilla", che i giornali che si definiscono "comunisti" dimenticano molto spesso.
Continuiamo a lottare per i nostri diritti, l'istruzione pubblica e la ricerca per lo sviluppo personale ma soprattutto collettivo è essenziale. 29-04-2009 11:12 - eva